trasloco minimo: com’è andata

Come vi ho già detto anche qui, a fine luglio abbiamo traslocato.
Mi sembra una vita, anche se non è passato nemmeno un mese; e due settimane fa, a esattamente 22 giorni dalla data fatidica, abbiamo svuotato l’ultimo scatolone. Praticamente un record, visto che abbiamo eliminato relativamente poco tempo fa scatoloni che risalivano al trasloco precedente, rimasti ben chiusi in cantina per più di dodici anni…

Chiaramente, non tutto è già perfettamente a posto, anche perché (come per la casa precedente), abbiamo abbracciato il metodo dell’acquisizione lenta, di cui magari vi parlerò meglio in un post dedicato.
Rispetto a 12 anni fa, comunque, le cose sono andate in modo nettamente diverso.
Ci ho riflettuto un po’, e voglio condividere con voi le mie conclusioni, o se volete le lezioni che ho imparato da questo “trasloco minimo” (se così si può definire), sperando che vi siano utili.

  1. Il decluttering aiuta il trasloco…
    Ero abbastanza curiosa (e anche un po’ ansiosa) di vedere se tutto l’eliminare degli ultimi anni avrebbe fatto la differenza; perché avevo la sensazione che gli oggetti in casa fossero sempre e comunque tantissimi. Devo dire che è andata bene.
    A parte qualche momento di panico dell’ultim’ora (aiuto aiuto aiuto non ce la faremo mai), le sensazioni sono state positive; non abbiamo nemmeno utilizzato tutti gli  gli scatoloni (15) messici a disposizione dall’impresa di traslochi, che alla fine ci ha fatto lo sconto “perché non pensavamo di metterci così poco” (!).
    Soprattutto, e credo sia il risultato più importante, quel che c’era doveva esserci.
  2. …Ma anche il trasloco aiuta il decluttering
    Il primo consiglio che sentirete, che si tratti di fare decluttering di un cassetto o di un armadio, sarà sempre quello di svuotarlo completamente e di disporne il contenuto da qualche parte. Serve, ovviamente, a prendere consapevolezza delle cose che possediamo (o che ci possiedono…): da questo punto di vista, il trasloco diventa per forza di cose un momento topico, perché siamo costretti a prendere coscienza delle cose presenti in ogni singolo punto della casa. La reazione, di solito, è di sconcerto misto ad angoscia (ma quanto cacchio di roba abbiamo escono dalle fottute pareti).
    Noi ne abbiamo approfittato per affrontare definitivamente una categoria di oggetti molto “sensibile”: libri, CD e DVD. Anche se ne avevamo già venduti/donati veramente tantissimi (soprattutto libri), ne rimanevano sempre un buon numero, abbastanza da riempire le due librerie ai lati del camino; in effetti, eravamo frenati dal fatto che svuotarle avrebbe fatto un brutto effetto dal punto di vista estetico: il trasloco ha risolto il problema e ci ha dato la spinta definitiva.
    Tre viaggi al Libraccio carichi come muli et voilà: sono bastati due scatoloni. Che rispetto alla volta precedente (15 tendenti ai 20!) mi è sembrato un miracolo.
    Sicuramente l’idea (e la fatica) di dover inscatolare, caricare, scaricare e poi risistemare nella nuova casa ci hanno dato la prospettiva e la spinta giuste per valutare cosa valesse la pena tenere: ad esempio, ho definitivamente gestito un contenitore in cui l’anno scorso avevo riposto alcuni capi sui quali ero dubbiosa; alcuni sono stati definitivamente “rimessi in servizio”, gli altri sono stati donati.
  3. Less things (furniture), less problems
    Abbiamo deciso fin da subito che avremmo portato con noi solo una parte dei nostri mobili. Letto, scrivania, 2 Expedit, le sedie e un carrello da cucina, un paio di mobiletti da bagno, gli IVAR di cabina armadio* e dispensa, ottimi mobili “jolly” facilmente riutilizzabili (o, al limite, molto facilmente rivendibili).
    E per tutto il resto (cucina eccettuata, che nella nuova casa c’era già)… ci saremmo arrangiati.
    Questo ha significato: un trasloco meno complicato, e quindi meno costoso; ma soprattutto la possibilità di vivere i nuovi spazi e renderci conto di cosa effettivamente ci serve, prima di spendere per nuovi mobili.
    Per il resto, e in particolare per il guardaroba, abbiamo riutilizzato gli IVAR che avevamo: in assoluto il mobile con il più incredibile rapporto qualità/prezzo che abbiamo mai comprato. Magari tra qualche tempo avremo voglia e soldi da investire in un armadio vero; ma nel frattempo, per sistemare tutto sono bastati i mobili che avevamo… e qualche bella scatola presa all’Ikea.
  4. Corollario del punto sopra: occhio all’ammortamento.
    Come ho scritto spesso in questi anni, non abbiamo mai investito grosse somme in arredamento. In questo caso si è rivelata una scelta azzeccata, perché tutto quello che avevamo era già ampiamente ammortizzato: e, quindi, abbiamo potuto decidere serenamente se si adattava alla nuova casa, e quindi se portarlo con noi; se provare a metterlo in vendita a un prezzo appetibile; oppure donarlo/liberarcene. Tutto senza il patema d’animo del “cosa ne faccio di questa madia B&B da 5.000 euro”.
    Abbiamo in effetti venduto parecchio, tramite un gruppo Facebook locale; e il ricavato di queste vendite (tra mobili e libri/CD/DVD) ha finanziato buona parte del trasloco.
    Rimangono solo gli unici pezzi non IKEA, più difficili da smontare e quindi da vendere: la cucina e una libreria. Contiamo comunque di riuscire a vendere pure quelli senza rimetterci: per farvi un esempio la cucina ci era costata 5.000 euro 12 anni fa, in pratica circa 400€ l’anno.
    Se la rivenderemo o anche solo a 600€, andrà già più che bene… ma quanto cambierebbe questo discorso se all’epoca avessimo speso 10/15/20.000 euro?
    In una parola: almeno per quella che è la mia esperienza, l’acquisto di qualsiasi oggetto va valutato in termini non solo di costo “vivo”, ma anche di “spese di gestione”, rivendibilità e… ammortamento. Altrimenti rischiamo di rimetterci parecchio (e di assicurarci un gran rodimento di fegato); questo, ovviamente, non vuol dire comprare solo robaccia (anzi!); ma valutare bene dove e come vale la pena spendere.
  5. Chi ha tempo…
    Il nostro trasloco è praticamente durato 6 settimane. Non appena trovata la nuova casa e prenotata una data indicativa con i traslocatori, abbiamo iniziato a imballare (e a mettere in vendita i mobili). Questo ha significato vivere per quasi due mesi in una situazione che è diventata sempre più provvisoria; e vi confesso che è stato difficile davvero, dal punto di vista psicologico più che pratico.
    Ma ha anche voluto dire avere tutto il tempo per valutare cosa aveva senso portare con noi; poterci permettere di non annullare una vacanza organizzata mesi fa, esattamente per la settimana precedente al trasloco; e, soprattutto, evitare di cadere nella tentazione del “vabbè portiamoci tutto poi vedremo”.
    Un classico dei traslochi è che si inizia a imballare con le migliori intenzioni di approfittarne per fare selezione: ma come ben sappiamo, fare decluttering è stressante e difficile di per sé, figuriamoci in associazione a un trasloco. Risultato: al terzo scatolone la stanchezza prende il sopravvento, si smette di selezionare e si finisce per portare nella nuova casa tutto il superfluo della vecchia, salvo poi (com’era successo a noi) tenerlo per anni a occupare spazio in cantina…
    In questo caso, anche se la selezione era in gran parte già avvenuta, ai primi segni di stanchezza avevo la possibilità di fermarmi e di riprendere poi a mente fresca. Vi assicuro che ha fatto la differenza (anche in termini di organizzazione degli scatoloni!).
  6. Il Web è la risposta
    Visto che traslocare è già abbastanza complicato, perché non semplificarsi la vita (e risparmiare tempo, se non denaro) quando è possibile?
    Per quasi tutte le pratiche burocratiche legate al trasloco sono riuscita a evitare di uscire di casa (!):
    – per la disdetta dell’energia elettrica (Servizio Elettrico Nazionale, ex Enel per capirci) è bastata una telefonata, con distacco immediato; per il gas un’e-mail; per l’ADSL c’è voluta una raccomandata, ma me la sono cavata con la raccomandata online dal sito delle Poste, un servizio che uso raramente ma che, quando serve, fa davvero molto comodo. Per i casi come questi ma non solo, è comodissimo secondo me tenere sempre a portata di mano (dove “a portata di mano” = “nel cloud”, ad esempio su Dropbox) una copia digitale dei propri documenti d’identità
    – anche per comunicare il nuovo indirizzo, ad esempio alla banca e agli emittenti di carte di credito, quando non c’era un modulo apposito è bastato un fax, sfruttando siti come questo, che consentono di inviare fax online e gratuitamente
    – per il cambio di residenza siamo andati fisicamente all’Anagrafe, ma volendo anche in questo caso avremmo potuto fare tutto online, visto che il Comune di Milano consente di inviare la richiesta tramite e-mail a un indirizzo dedicato (ah, il progresso…)
    – per la scelta del medico ho dovuto andare di persona presso l’ASL centrale di Corso Italia: ma, come mi ha informato un gentile operatore del Call Center dedicato, chi è già in possesso della Carta dei Servizi della regione Lombardia, può eseguire online anche questa procedura (tra le altre).

Voi che ne pensate? Avete traslocato spesso, magari sia prima che dopo un’eventuale svolta minimalista (chiamiamola così), e avete notato delle differenze? Avete altri suggerimenti e/o riflessioni sul trasloco à la minimal? Aspetto i vostri commenti qui o, come sempre, su Facebook.

*as featured on Ikea Hackers! 🙂

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