mi sento massimalista

C’è un motivo se scrivo così poco, e non è solo un problema di tempo.

Il motivo è che in questo momento, e da un po’, mi sento tutto tranne che minimalista. Anzi, mi sento massimalista un bel po’.

Premetto che tutto quelle che leggerete di seguito va archiviato alla voce “Problemi da primo mondo”, che  ne sono consapevole, e che pertanto mi piacerebbe veder evitati i commenti tipo “Poverina eh, li avessi io i tuoi problemi”. Dato che questo è il mio blog, lo utilizzo per parlare del mio percorso. E il mio percorso in questo momento comprende alcune componenti che minimaliste non lo sono proprio.

  1. Abbiamo più soldi. Perché lavoriamo di più, ma anche perché, forti di tutte le riflessioni fatte in questi anni, spendiamo di meno e quindi risparmiamo di più. Ciò non toglie che la tentazione di acquistare anche quello che non serve aumenti, con tutto il suo corollario di alibi e false giustificazioni; e tutto sommato mi serveche problema c’è e i soldi sono fatti per essere spesi.
    Mi sono astenuta dal far fumare (troppo) la carta di credito, anche se devo ammettere che mi è costato più sforzo del giusto; ma l’ultimo concetto in parte lo condivido: nel senso che vivere male e accumulare euro per il gusto di veder crescere il saldo del conto corrente non la vedo come una mossa molto intelligente. Il che mi porta al punto successivo
  2. Vogliamo trasferirci. Siamo stufi di vivere in provincia, in particolare siamo stufi di vivere a Valenza dove, a causa della crisi economica ma non solo, la situazione si è deteriorata sempre di più. Marco ormai lavora fisso a Milano, e fare il pendolare inizia a pesargli (finisce anche); e anche a me, per vari motivi, oggi farebbe comodo una posizione più “metropolitana”. Per fare qualsiasi cosa dobbiamo stare in macchina un’ora: dieci anni fa non ci pesava, oggi sì. Insomma, è venuto il momento.
    Qualche tempo fa c’era stata la concreta possibilità di trasferirci a Bologna: non è andata in porto ma noi ci siamo guardati e ci siamo detti che da Valenza volevamo venir via comunque. E così (a dicembre) abbiamo messo in vendita la nostra casa. La casa dalla quale dieci anni fa avevo dichiarato che non me ne sarei andata mai e poi mai.
    Sapete quando si dice “location location location”? Ecco, casa nostra è il contrario: un appartamento bellissimo (me lo dico da sola. Però, fidatevi, lo è) in un posto che vabbè. Risultato: abbiamo ricevuto grandi complimenti e un’offerta inferiore di 40.000 Euro rispetto alla nostra richiesta.
    Nel frattempo, ho iniziato a consultare freneticamente e ossessivamente tutti i siti di annunci immobiliari noti all’uomo. Ma senza concretizzare nulla.
    Anche perché (indovinate) ho delle pretese. Voglio abitare in una bella zona, ben servita, e voglio una bella casa, possibilmente un loft (che sogno da sempre). Non voglio più comprare ma andare in affitto. Non voglio/non posso abitare in 30 mq.
    Non è che le case così non ci siano: è che costano un rene. Noi, oggi e in teoria, questo rene potremmo pure permettercelo. Ma ogni volta che vedo un annuncio papabile, anziché fare clic su “Richiedi informazioni” mi blocco. Perché mi conosco, e so che, se iniziamo a fissare visite, non si torna più indietro. Tempo zero abbiamo firmato un contratto e stiamo imbustando i gatti.
    E allora che facciamo, i minimalisti con due case? Eddai.
    D’altro canto, se non stiamo più bene dove stiamo, e possiamo permetterci di stare meglio, chi ce lo fa fare?
    Ma d’altro canto ancora, non c’è mica bisogno di andare a stare nel loft di design sui Navigli da 100 mq, giusto? Ci sono anche le vie di mezzo no? Perché non approfittarne per scegliere una casa più piccina, visto che ci trasferiremmo proprio per goderci tutte le opportunità che Milano ha da offrire, e che a Valenza ci scordiamo, e quindi in casa trascorreremmo (molto) meno tempo? È vero, io lavoro in casa, però esistono i co-working, e comunque non c’è mica bisogno di affittare l’equivalente meneghino di una tiny house, vero? VERO?
    Poi guardo gli annunci delle “case più piccole” e invariabilmente la tristezza mi colpisce come un carico di mattoni sulla nuca. O magari sono anche carine (eccezioni risicate): ma io ripenso alle esperienze fatte in case belle & “minime”, Parma soprattutto, e di recente anche Milano, in occasione della seconda parte del nostro scambio con la Svezia (gli svedesi sono venuti da noi e noi ce ne siamo andati in Piazza Napoli con AirBnB). E anche se adesso le modalità del mio lavoro sono in parte cambiate e stanno cambiando, e non è più detto ad esempio che abbia necessariamente bisogno di un ufficio a sé, non posso fare a meno di domandarmi:

    “Non sarà un’enorme minchiata?”

    (scusate il francese).
    Perché pulire casa in 10 minuti è bellissimo, ma passare giornate intere in 40 mq è la scorciatoia per la follia. E io in casa ci passo moltissimo tempo comunque; e tra l’altro sono già discretamente fuori di mio.
    Del resto, potrei davvero pensare al co-working, e quando siamo stati a Milano in casa in realtà ci sono rimasta davvero poco; credo anzi di aver visto più gente in quella settimana di quanto normalmente mi capiti in un mese (sì, lo so, faccio una vita triste, non dite niente).

    Certo che quel loft era proprio BELLO BELLO BELLO.

…e il ciclo ricomincia. Ciclo che sta diventando estenuante. Sto iniziando ad avere la nausea al solo pensiero di aprire immobiliare.it (per non parlare dell’idea di avere a che fare con le agenzie immobiliari). Il mio lato fatalista e Zen aspetta che sulla testa mi piova la casa perfetta senza muovere un dito (perché io valgo). Il mio lato razionale è consapevole che se non ci muoviamo ora, non ci muoviamo più, e probabilmente lo rimpiangeremo per sempre (e questo fa un po’ paura).

E quindi, con la promessa di mantenervi aggiornati sulle nostre avventure immobiliari (che, se devo giudicare dal passato, saranno più che mirabolanti), mi affido all’infinita saggezza dell’InterneZ e aspetto consigli e commenti. Astenersi perditempo. Se poi

volete un attico bellissimo a Valenza

o

avete un loft bellissimo da affittare a Milano

beh, cosa state aspettando? 🙂

minimo è anche su Facebook e su Twitter

6 thoughts on “mi sento massimalista

  1. Ciao Laura,
    lo troverai. Cercare casa è un lavoro, ma a un certo punto salterà fuori qualcosa di bello e papabile! e anche un acquirente: come dice mio marito, basta che piaccia a uno, mica a cento.
    Ti consiglio di spulciare anche Homepal che è un portale tra privati senza agenzie.
    Lascia perdere però il discorso “tanto in casa ci sto poco/di meno”: no, no e no! “non avere mai nulla che non ti piaccia fino in fondo”, chi è che lo diceva?
    Proprio non molto tempo fa avevo visto un annuncio carino, eccolo qua, su Facebook:
    https://www.facebook.com/lavinia.salvadori (Lav Inia)
    dice dal 1° maggio

    Auguri per tutto, sono belli questi cambiamenti!
    Paola

    1. Ciao Paola, e grazie. La casa che segnali è molto carina ma fuori zona per noi :/ Comunque sì, tutto sommato anche io sono contenta, il cambiamento è sempre positivo anche se mentre ci sei dentro a volte… “fa fatica”!

  2. Ciao Laura ho da poco letto i tuoi libri e mi hanno molto aiutata. Come hai scritto anche tu da qualche parte essere minimalisti non vuol dire per tutti la stessa cosa e secondo me non vuol dire definitivamente che uno deve vivere in 30mq. Per me è necessario concentrarsi sulle proprie priorità e se uno ha bisogno di spazio e di stare in centro e ce la fa ad arrivarci rinunciando ad altro ben venga. Quindi coraggio con la ricerca! Io ho cercato casa per quattro anni prima di accorgermi che mi stavo prendendo in giro perché con il mutuo ci saremmo potuti permettere una casa piccina piccina mentre in affitto ci possiamo permettere di stare in città e in una casa piú grande ed ho capito che non voglio rinunciarci finché posso. In bocca al lupo!

    1. Ciao Rossella, grazie per il tuo commento e… complimenti, perché la tua presa di consapevolezza non è da tutti, in particolare sull’argomento comprare casa/restare in affitto, che resta *molto* controverso anche dopo tutto quello che è successo (crisi economica, crollo del valore degli immobili etc.). E per quanto mi/ci riguarda, incrociamo le dita e speriamo bene 😉

  3. Ciao,
    per me questo post è molto interessante, forse il più interessante che tu abbia mai scritto!
    Io sono milanese e faccio fatica a concepire i lati positivi del vivere in città.. per me che ci sono nata, Milano offre indubbiamente molto sul piano lavorativo, culturale, commerciale (negozi ecc), ma secondo me la qualità della vita in città è bassa, e molto “anti-mindful” (se così si può definire).. non per niente il Milanese Imbruttito ha avuto tanto successo! Le persone a Milano seguono un ritmo di vita insano e tutto votato al ciclo lavoro-consumo-lavoro, basta vedere come guidano per restare agghiacciati.. c’è un grado di aggressività e di incuranza verso il prossimo che fa spavento (per dire, Milano è la capitale europea del consumo di coca.. e secondo me si vede da come si comporta la gente).
    Il clima è fetido, l’inquinamento alle stelle (e la giunta fa proprio pochino per contrastarlo), tanto che i morti causati dalle polveri sottili sono circa 800 l’anno (più gli ammalati cronici prematuri, gli asmatici, ecc ecc). Nelle giornate estive caldissime è consigliabile rimanere a casa tappati con condizionatore, perché fuori non si respira (polveri sottili + caldo = ancora più inquinamento). I pollini sono alle stelle, anche perché il verde urbano non viene curato nelle periferie.
    La rete di trasporti pubblici, pur capillare, è comunque insufficiente, soprattutto per spostarsi da Milano verso l’hinterland. Quindi occorre comunque un’auto, con tutte le spese annesse (e Milano primeggia per i furti auto, quindi assicurazione alle stelle).
    Inoltre, mentre alcune zone centrali e semicentrali sono state riqualificate e sono davvero carine, le periferie languono nell’abbandono, ci sono tantissimi edifici dismessi occupati da disperati e squatter che poi di giorno bivaccano nei giardinetti o delinquono in giro.. i furti in appartamento sono all’ordine del giorno (mi raccomando, qualunque tipo di casa prendiate, assicuratevi che abbia porte blindate, finestre in sicurezza, e/o un sistema di allarme.. è un investimento assolutamente necessario).

    Non ti dico queste cose per spaventarti, tu Milano la conosci e sicuramente hai riflettuto e capito che per il tuo stile di vita questa città è più adeguata che la tua attuale cittadina di provincia.. ognuno è diverso e le esigenze di ognuno sono diverse. Mi interessa solo capire meglio (se ti va di spiegarlo) come mai il vivere in provincia non ti soddisfa più (a parte la questione spostamenti). Io ho ben presente i limiti del vivere in una città come Milano, e forse idealizzo un po’ la verde provincia.. quindi mi sarebbe utile avere il tuo punto di vista opposto.
    Grazie mille!

    1. Dunque. Intanto grazie per il tuo (lungo e articolato) commento, perché sì, Milano la conosco abbastanza ma ovviamente viverci è un’altra cosa. Il primo problema della “provincia verde” è che è verde fino a un certo punto: nel senso che a Valenza non c’è un solo parco, ci sono delle aree verdi diciamo “non gestite”, posti dove puoi al limite andare a fare una passeggiata, ma sono giusto due/tre, sempre quelle; l’alternativa è muoversi verso le colline, ma anche lì: il potenziale sarebbe enorme, nella realtà c’è qualche percorso del CAI, segnato fino a un certo punto, e basta. Quindi sì, siamo ai bordi del Monferrato, colline verde tutto bellissimo, ma in pratica di “fruibile” c’è ben poco (e te lo dice una che è tutto meno che pigra…).
      Il secondo problema è quello degli spostamenti, ma ti assicuro che non è secondario: mio marito lavora a Milano, e i collegamenti ferroviari Valenza/MI vanno sempre peggio. Di nuovo, “in teoria” c’è un comodissimo treno (ma solo uno al giorno) che in 50′ arriva a Porta Genova; in pratica quel treno è spessissimo in ritardo quando non viene proprio soppresso; e a parte quel diretto, ci si mette un’ora e mezza. In tutto, Marco butta via ogni giorno della sua vita quasi tre ore per andare e tornare dall’ufficio. Inoltre anche io, pur lavorando tendenzialmente in casa, per vari motivi oggi come oggi gravito molto di più su Milano, o meglio graviterei se gestire gli spostamenti da qui fosse praticabile.
      Terzo e ultimo (macro) problema: anche per motivi legati all’economia molto particolare del territorio, qui la crisi economica ha avuto degli effetti esponenzialmente più forti rispetto ad altre zone, e le conseguenze si vedono a cascata in tutti gli ambiti, dall’arredo urbano/strade/infrastrutture totalmente trascurati e lasciati andare perché mancano le risorse, alla mancanza totale di eventi culturali, opportunità e “cose da fare” in genere, ai negozi che hanno chiuso e chiudono in massa… in una parola, una grande desolazione, anche psicologica e di atteggiamento delle persone. Ovviamente è un cane che si morde la coda: la crisi e le sue conseguenze influenzano le persone, l’atteggiamento delle persone aggrava i problemi esistenti. Ma il risultato finale è che qui oggi non si vive bene, o almeno noi non ci viviamo (più) bene. È vero, non c’è traffico, non c’è criminalità (più o meno… discorso lungo), e l’inquinamento è inferiore a quello di Milano (ma Alessandria è comunque una delle città più inquinate d’Italia, grazie anche a una politica più che scellerata completamente assente per quanto riguarda i mezzi pubblici, figlia della scarsa volontà politica prima che della mancanza di risorse. Ti dico solo che a Valenza, dove la stazione ferroviaria è fuori città, non esiste un servizio di navette degno di questo nome per arrivarci!); ma rendersi conto un fine settimana sì e uno sì a che in zona l’unica attività che possiamo svolgere è quella di andare all’outlet di Serravalle, oppure a fare un giro sul corso in Alessandria dove peraltro metà negozi sono chiusi, oppure l’ennesima passeggiata “nel verde” fatta e rifatta sei milioni di volte… insomma, io dalla mia vita voglio altre cose. Questo non significa che io non vada a Milano, ci resti tre anni (o sei o dieci) e poi decida che voglio cambiare di nuovo; come dice qualcuno non siamo piante e non abbiamo le radici 🙂

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