minimalism: a documentary about the important things

Arrivo con ritardo enorme, e dopo un silenzio di due mesi (!), a parlarvi di “Minimalism: A documentary about the Important Things”, il documentario di The Minimalists che da poco potete vedere su Netflix anche in Italia (oltre che su Vimeo, Amazon, iTunes e praticamente qualsiasi altra piattaforma nota all’uomo). 

Sul nostro gruppo Facebook (che recentemente è arrivato a 1000 membri: grazie a tutti!), a qualcuno che mi aveva chiesto se avessi  visto “Minimalism”, avevo risposto “Non ancora. Lo guarderò sicuramente, ma seguo il blog da parecchio, e non mi aspetto grandi rivelazioni”. Una risposta che (lo so) può sembrare quasi snob, molto “been there done that“. Dopo averlo visto, posso confermare: non ho avuto grandi rivelazioni. Però lo consiglio, anzi lo straconsiglio, a tutti.

Un po’ perché ho visto e sentito parlare persone che seguo e di cui leggo i blog da anni (come Patrick Rhone, autore di The Minimal Mac e senza il quale minimo non esisterebbe). Un po’ perché le cose che ho sentito dire sono le stesse, a volte parola per parola, che anche io ho scritto qui tante volte.

Che nessuno vuole fare proseliti, ma solo “condividere una ricetta dalla quale ognuno potrà ricavare, magari, gli ingredienti più adatti a lui e alla sua vita”.

Che non è il consumismo il problema, ma la mancanza di consapevolezza.

Che in troppi e troppo spesso viviamo con il pilota automatico. E più le scelte sono importanti, più andiamo di seguito e meno ci fermiamo a farci le domande che contano. Pensate a quando cerchiamo casa: il punto di partenza non è mai “quanto spazio mi serve”, ma “quanti soldi posso spendere” (o, meglio: quanti soldi riesco a farmi dare dalla banca. Che, tra l’altro, non è proprio la stessa cosa).
E questo andare di seguito nelle decisioni che più contano nella vita è spaventoso. Forse è per quello che facciamo così fatica a smettere: perché per smettere, bisogna prima ammettere di averlo già fatto un milione di volte, magari con conseguenze alle quali proprio non vogliamo fermarci a pensare.

Che a contare non sono mai e poi mai le cose, ma solo (il tempo e) le persone. Detto e letto così, è banale, ma quanto spesso riusciamo a fare un passo indietro, disinserire il pilota automatico, e decidere che questa banalità deve guidare davvero le nostre scelte nella vita?

Ma soprattutto che, alla fine, il minimalismo sta tutto in una frase:

“Love people, use things: the other way round never works”

Molto molto più difficile che rinunciare alla ventesima maglietta di Zara o eliminare il terzo servizio di piatti, vero?

(Nota bene: il decluttering, finalmente e vivaddio, nel documentario non ha nessuno spazio a sé; perché è giustamente considerato un mezzo e non un fine)

Per approfondire, se volete, in ordine rigorosamente sparso (se ho dimenticato qualche contributo significativo, segnalatemelo!):

I libri di The Minimalists, su Amazon e negli altri formati

Be More With Less Courtney Carver, e la pagina dedicata al Project 333. Qui trovate la traduzione italiana di “The Land of Enough“, di cui ho avuto il piacere di occuparmi

ZenHabits di Leo Babauta, e i suoi libri, su Amazon e negli altri formati

RowdyKittens di Tammy Strobel, inclusa la cronaca della sua esperienza di vita in una tiny house (ora conclusa)

Becoming minimalist di Joshua Becker, e i suoi libri, su Amazon e negli altri formati

minimo è anche su Facebook e su Twitter

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