10 aspetti essenziali ma trascurati del minimalismo

Sono silente da un po’, e i motivi ve li dirò in un altro post. Ma continuo (naturalmente) sia a gestire il gruppo Facebook di minimo, sia a seguire tutte le mie fonti sull’argomento. E mi sembra di percepire un certo scollamento tra chi scrive di minimalismo, dai blogger più noti a quelli meno, e il mondo “reale”. Non da oggi, peraltro, mi sembra che le idee siano un po’ confuse rispetto a cosa (non) significa “vivere minimal”; che si avverta il desiderio di intraprendere la strada, ma senza sapere bene quale sia la destinazione. Con il post di oggi vorrei provare a fare un po’ di chiarezza, sempre partendo dalla mia esperienza naturalmente. Eccovi allora 10 aspetti essenziali ma trascurati del minimalismo:

  1. Primo e più importante: non esiste un set di regole codificate da seguire per diventare “bravi minimalisti”. E forse il problema è proprio questo: vediamo foto di case perfette, leggiamo di persone che dicono di aver trovato la felicità grazie al minimalismo, e vorremmo la soluzione pronta, il manuale da seguire. Che non c’è, naturalmente, e per un motivo molto semplice:
  2. Essere minimalisti significa cose diverse per persone diverse: e, quindi, per ognuno la strada sarà diversa. Decluttering, risparmio economico, riduzione delle ore lavorative per dedicarsi maggiormente ai propri hobby o alle persone care, maggiore sensibilità ecologica… sono tutte declinazioni di un’idea di semplificazione che assume aspetti diversi per ciascuno. Con una conseguenza ovvia  (?) ma importante:
  3. È assurdo far diventare il minimalismo una gara: a chi spende di meno, a chi riduce di più, a chi usa meno plastica, a chi elimina più oggetti, mangia più “sano”, produce meno rifiuti… potrei continuare per ore. E in particolare:
  4. Minimalismo non significa spendere di meno sempre e in assoluto: anzi. Per me, ad esempio, (l’ho detto mille volte e sarete anche stufi di sentirlo) minimalismo significa fare di ogni acquisto un investimento, e questo 9 volte su 10 significa scegliere l’alternativa più costosa o, comunque, scartare a priori quella meno costosa. D’altro lato, ci sono ambiti in cui a me non interessa la prospettiva di lungo periodo, e quindi, anziché optare per l’oggetto di qualità che mi seppellirà, mi oriento su una scelta meno valida in assoluto (e che quindi sarà meno costosa, almeno di regola), ma funzionale per le mie esigenze.
    Ambiti in cui preferiamo “investire”: abbigliamento, elettronica, (piccoli) elettrodomestici, dotazioni per la casa (come pentole, teglie, coltelleria…)
    Un esempio di ambito in cui, invece, preferiamo “risparmiare”: l’arredamento. Per casa nostra abbiamo acquistato praticamente tutto all’Ikea: sono mobili stupendi che durano una vita? Assolutamente no. Ma erano funzionali per le nostre esigenze e i nostri gusti e ci hanno consentito di arredare casa senza svenarci. La differenza tra una cucina Lube e una Arclinea la vedo (chi non la vede ha evidenti problemi, ecco…), e non vi verrò a raccontare che la Lube mi piace di più: ma, semplicemente, vi dirò che per me non aveva senso investire 30.000 euro in una cucina e che sono più che soddisfatta di averne spesi 5000. Questo mi porta al punto successivo:
  5. Il minimalismo non ha a che fare con il numero di oggetti presenti in casa o i soldi spesi in un mese, ma con le priorità di ognuno. La mia priorità è viaggiare di più? Investirò tutte le mie risorse in quella direzione, e non parlo solo di risorse monetarie: mi troverò un lavoro che mi dia la possibilità di partire spesso senza troppi problemi, ad esempio; e poi, certo, chiaramente nelle mie scelte di spesa darò la priorità al prossimo viaggio, anziché ad altri acquisti per me superflui, alla luce del fatto che do più importanza al viaggiare che non al possedere l’ultimo modello di iPhone, o a rinnovare spesso il guardaroba. Ma questo significa che:
  6. Devo avere chiare le mie priorità: ed è molto più semplice a dirsi che a farsi. A parole tutti vogliamo un po’ le stesse cose, o molte delle stesse cose. Vogliamo lavorare di meno, viaggiare di più, essere meno stressati, più in forma, più sereni, avere più tempo da dedicare a noi stessi e ai nostri cari, risparmiare di più, sprecare di meno; e che bello il guardaroba minimal, e che idee geniali Marie Kondo, e che splendore le case su Pinterest dopo il decluttering selvaggio, e che meraviglia viaggiare zaino in spalla. Ma al di là delle mode, e di quel che “suona bene” nelle conversazioni davanti alla macchinetta del caffè, noi vogliamo davvero queste cose? O meglio: abbiamo davvero voglia di accettare le rinunce e gli sforzi che comportano? Perché nessuno di quei guardaroba è nato minimal, nessuna di quelle case è nata perfetta; nessuna di quelle persone che si fanno selfie sorridenti davanti a una cascata o a un monumento ci si sono semplicemente “trovate”.
  7. Il minimalismo richiede impegno, lavoro, sforzo costante. Un lavoro che, di nuovo, non ha niente a che vedere con l’andare in discarica con una macchinata di oggetti o con l’usare ossessivamente il Kakebo per tracciare le nostre spese. Un lavoro che inizia da noi stessi, dal valutare con obiettività chi e dove siamo oggi, e ammettere magari che si tratta di una persona e di una condizione molto, molto diverse da quelle che vorremmo. Che abbiamo commesso degli errori, magari anche pesanti, e che per correggerli, e arrivare al “chi” e al “dove” desiderati, la strada è lunga e faticosa. Che magari passa dalla discarica e dal Kakebo, ma si tratta di mezzi, di tappe intermedie, non della destinazione finale. Altra consapevolezza importantissima da acquisire:
  8. Nel minimalismo (come nella vita) la fortuna e la sfortuna non esistono: esistono la consapevolezza di cosa vogliamo davvero, il coraggio di provarci e la volontà di non nascondersi dietro a mille scuse. Perché:
  9. Quando diciamo che qualcosa “è impossibile”, di solito quello che vogliamo veramente dire è “non ho voglia di far fatica per riuscirci”. Avere una casa che sembra uscita da Pinterest non è impossibile: ma comporta un sacco di lavoro (anche psicologico), e di rinunce. Correre una maratona (tanto per tornare di un tema che mi è caro) non è impossibile, lo fanno milioni di persone ogni anno, di ogni età e di ogni condizioni fisica: solo che per riuscirci bisogna allenarsi con costanza per mesi, mangiare in un certo modo, insomma fare una gran fatica.
    Per noi viaggiare è sempre stato importantissimo, ma è anche un’attività molto costosa. Esistono modi per farlo risparmiando, ci siamo detti? Sì, ad esempi esiste lo scambio casa.
    Noi ci abbiamo provato e abbiamo scoperto un’esperienza meravigliosa; ma per tanti è una soluzione che comporta rischi e disagi inaffrontabili e, quindi, decidono di non utilizzarla, con la conseguenza di viaggiare di meno (o viaggiare con altrettanta frequenza, spendendo di più). Ma si tratta di una decisione consapevole, non del destino baro e crudele che a noi ha fornito la bacchetta magica per viaggiare gratis, e a tutto il resto del mondo no…
    E questo discorso, ovvero che la strada c’è quasi sempre, ma bisogna vedere quanta voglia abbiamo davvero di percorrerla, vale per la stragrande maggioranza degli obiettivi che vi ho citato sopra: risparmiare di più, lavorare di meno, stare meglio, e naturalmente il Santo Graal di tutti, minimalisti in potenza (e non):
  10. “Avere più tempo” per questo o quello. Può sembrare un’ovvietà, ma il tempo è una quantità finita, la stessa per tutti: e tutti lo impieghiamo in base alle nostre priorità. Quelle autentiche,  però, non quelle che fingiamo di avere su Facebook quando condividiamo le frasette motivazionali sul fatto che “i soldi non fanno la felicità” e “comprate esperienze non oggetti”…

Per me, molto banalmente, minimalismo significa essere più libera, e questa libertà assume forme molto diverse. Meno oggetti da gestire e di cui preoccuparmi, più tranquillità dal punto di vista finanziario, possibilità di viaggiare di più, meno tempo sprecato a decidere cosa mettermi… Mille cose piccole e grandi, ma che nell’insieme mi avvicinano alla persona che vorrei essere e alla vita che vorrei vivere.
Aspetto di sapere cosa pensate di quanto ho scritto sopra, e cosa significa minimalismo per voi. 

minimo è anche su Facebook e su Twitter

6 thoughts on “10 aspetti essenziali ma trascurati del minimalismo

  1. Sacrosanto, questo post. Mi sembra sempre più una gara a chi ha “meno” e deve dimostrare di star bene lo stesso… Ma che senso ha?
    Sulla questione delle priorità, invece, sono parzialmente d’accordo. Verissimo che è importante averle chiare, ma si può iniziare anche senza chiarezza e poi piano piano vengono fuori. Nel mio caso, per esempio, ho iniziato perché non ne potevo più della casa in disordine e sono venute fuori con il tempo un sacco di altre cose.

  2. Per quanto mi riguarda, vivo il minimalismo come una sorta di training necessario per capire veramente a cosa posso rinunciare e a cosa invece assolutamente no, partendo da una mia tendenza di base molto pronunciata, che è l’accumulo. Nel corso del tempo ho avuti momenti molto critici, nei quali ho capito che non sarò mai la “perfetta minimalista”, ma mi va bene così, perché il mio obiettivo ora, è vivere un’esistenza felice in una casa in cui mi senta a mio agio, facendo un lavoro che mi consenta di avere tempo da dedicare alle mie passioni ma anche una base economica con cui sostenere tutto questo. Ho trovato la ricetta perfetta per avere ciò che desidero? No. Però il minimalismo mi offre soluzioni valide da sperimentare per capire meglio dove sfoltire. E credo che l’arricchimento sia proprio questo: avere molti buoni strumenti a disposizione e poterli usare, sperimentale, ed eventualmente acquisire per un certo tempo, senza l’obbligo di tenerli tutti per sempre ( o di diventare cintura nera di alcuni. 🙂

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