Stoccolma minima

14374405_186195678458031_7904834_nA volte, anzi spesso, i nostri scambi casa ci portano in posti che non avremmo mai pensato (com’è capitato la primissima volta, con la costa del Belgio), o in zone alternative di una città molto turistica (è successo a Parigi). Altre volte, molto più rare devo dire, abbiamo la fortuna di riuscire ad andare esattamente dove volevamo: è successo il mese scorso con Stoccolma , città che puntavamo fin dall’anno scorso, quando eravamo stati a Karlstad, sempre in scambio, ma non avevamo avuto l’opportunità di andare a visitare la capitale. Che si è rivelata bella bella bella esattamente quanto ce la immaginavamo. 

Non voglio sembrarvi noiosa ripetendo per la milionesima volta che è stata un’esperienza bellissima. E quindi cercherò di concentrarmi sull’aspetto “minimo” della vacanza, in questo caso particolarmente importante perché, come saprete, il costo della vita nei paesi nordici è elevato.
Lo sapevamo ed eravamo preparati a trovarci un bel totale sulla carta di credito al nostro rientro; e invece, sorpresa: abbiamo speso *meno* del mese precedente (che abbiamo trascorso a casa, senza spese particolari). Qualche osservazione sparsa di seguito su come abbiamo fatto.

La prima osservazione è che non ci siamo imposti una particolare frugalità, se non in un ambito: quello del cibo, anzi più precisamente del pranzo, che per forza di cose consumavamo fuori casa. Dopo un paio di giorni ci siamo resi conto che non c’era verso di spendere meno di 20/30 euro, per pranzare con un panino o simili; che diventavamo facilmente più di 50 avendo l’ambizione di mangiare qualcosa di più, come un piatto con contorno, o anche solo una bella insalata. Tendenzialmente quando siamo in giro non andiamo alla ricerca del “pasto-piedi-sotto-il-tavolo”, anzi, ma mangiare panini o equivalenti ogni giorno non è il massimo; e certamente non lo è quando per farlo devi spendere quelle cifre. Così, ci siamo detti, se panino doveva essere, che almeno fosse preparato da noi: o meglio da Marco, ogni mattina, imbustato nel suo sacchettino Ikea e poi consumato in giro.
Abbiamo potuto realizzare questo piano anche grazie a) a un settembre svedese (ci hanno detto) particolarmente mite: abbiamo avuto sole tutti i giorni, cielo azzurro e temperature superiori ai 20 gradi; b) al fatto che Stoccolma è strapiena di parchi, panchine, aree verdi… e in generale luoghi perfetti per mangiare all’aperto.
La sera, poi, cenando in casa avevamo la possibilità di “compensare” con un pasto più sano e completo; e dato che i prezzi nei supermercati erano decisamente meno elevati, in proporzione, rispetto a quelli dei ristoranti, ce la siamo cavata veramente con poco.

La nostra principale voce di spesa è stata rappresentata dagli ingressi nei musei, che a Stoccolma sono presenti in quantità, con un biglietto che non costa quasi mai meno dell’equivalente di 10 euro. D’altro lato, quasi sempre l’ingresso include un’audioguida; e molti musei sono gratuiti, ad esempio quello di Arte moderna e quello sulla Stoccolma medievale.
Sicuramente, però, la palma del rapporto qualità-prezzo va al Museo Vasa, dove siamo rimasti letteralmente tutta la giornata. Oltre al reperto principale (e già ce ne sarebbe d’avanzo), 4 piani di materiale relativo alla nave, alla sua storia, al naufragio e alle sue conseguenze, la vita a bordo e così via, tutto allestito in modo molto intelligente, a piccole “isole” tematiche. Considerazioni economiche a parte, è tra i musei (se vogliamo chiamarlo così) più belli che abbia mai visitato; davvero imperdibile se andate a Stoccolma.
Altra tappa obbligata (almeno per me): il Fotografiska, o museo della fotografia, dove per una coincidenza fortunatissima abbiamo potuto ammirare la mostra di uno dei miei idoli, Anton Corbijn. Che posso dire? Assolutamente commovente.

Mezzi pubblici: i padroni di casa ci avevamo lasciato le loro tessere, sulle quali abbiamo caricato un abbonamento 7 giorni illimitato, al costo di 30 euro a testa. Non vi stupirà sapere che i mezzi pubblici svedesi funzionano perfettamente e la rete è ultra-capillare. Bonus: le stazioni della metropolitana (noi ne avevamo una a pochi minuti di cammino da casa) spesso sono vere opere d’arte sotterranee. E profumano invariabilmente di cannella (così come quelle di Bruxelles profumano di zucchero a velo). Praticamente la mia idea di paradiso. Altra cosa che non vi stupirà sapere, ciclabili e percorsi pedonali sono onnipresenti: con le biciclette gentilmente fornite dai padroni di casa, in mezz’ora potevamo raggiungere il centro pedalando immersi nel verde, costeggiando uno dei mille canali della città (il verde era quello degli alberi, ma anche della nostra invidia. Vabbé). Comunque, per tornare al discorso finanziario, esistono anche abbonamenti di durata inferiore, sempre illimitati e sempre molto convenienti. Da questo punto di vista, nessun problema.

Varie ed eventuali: dei contanti potete tranquillamente fare a meno, dappertutto prendono carte e Bancomat, e anzi in molti posti i contanti non sono proprio accettati.
Se usate una carta di credito senza PIN (ma, a volte, anche quando ce l’ha), vi verrà richiesto un documento d’identità: e qui possono sorgere difficoltà. Abbiamo intuito che, per confermare la transazione, il cassiere deve inserire un qualche tipo di dato (forse la data di nascita? abbiamo provato a chiedere ma non ci hanno dato grandi spiegazioni) che si trova sul documento; alle prese con un documento straniero (nello specifico, la nostra puzzosissima carta d’identità cartacea…), non lo trova e va in crisi. Questo ci è successo soprattutto, ma non solo, al supermercato, dove probabilmente capitano meno spesso acquirenti stranieri; in alcuni casi il cassiere ha dato uno sguardo al documento e digitato questa benedetta informazione senza battere ciglio, in altri, evidentemente non avendo la più pallida idea di cosa fare, ha dovuto chiamare un collega/superiore.
La lingua non è un problema… nel senso che assolutamente tutti parlano inglese. Lo svedese, invece, è diciamo impegnativo, ma io mi sono aiutata iniziando a studiarlo prima, con il meraviglioso Duolingo, ben sapendo che il mio cervello avrebbe trascorso tutta la vacanza cercando di tradurre ogni singola parola e scritta (peraltro, ho continuato anche dopo il nostro rientro).

A mantenere il budget entro limiti ragionevoli ha contributo anche il fatto di tenerci lontani da ricordi, ricordini, magliette, renne (eccettuata la “solita” calamita), cavalli di legno dipinti, elmi vichinghi e altre cose del genere; ma, soprattutto, dai meravigliosi oggetti di design svedese presenti un po’ dappertutto, casa “nostra” compresa.
Casa sulla quale devo per forza aprirvi una parentesi per dire che raramente mi sono sentita così immediatamente a mio agio in una casa “di scambio”. Abbiamo avuto la fortuna di stare in posti sempre accoglienti e, mediamente, sempre molto belli. Ma questa aveva qualcosa in più. Forse erano i mobili, forse erano i pezzi di design, il terrazzino sull’acqua, le mille luci sparse dappertutto, la chaise longue in cucina (che detta così sembra una cosa fuori luogo, ma appena ti ci sdrai, ecco che… capisci, e ne vorresti immediatamente una), la pista ciclopedonale letteralmente sotto casa che si estendeva per chilometri. Dal mio punto di vista, mancava solo un gatto 🙂 E come sempre, rientrare dopo una lunga giornata in giro per la città e avere una disposizione una casa intera, anziché una stanza d’albergo, è un lusso enorme.

In sintesi, anche a Stoccolma abbiamo lasciato un pezzettino di cuore, e se abbiamo potuto godercela senza svenarci è merito di Intervac, dello scambio casa e delle sue meraviglie. Se volete vedere qualche foto, le trovate qui.
Sempre a proposito di scambio casa, da poco sono diventata Ambassador di Intervac per l’Italia. Quindi, se avete dubbi, domande e curiosità al riguardo, sapete a chi chiedere! 🙂

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