guardaroba minimo: la pratica (2)

CW1Qui la teoria e qui la pratica, prima parte.

Come avrete forse notato, questo post ha tardato ad arrivare, e non solo per motivi di mancanza di tempo e di caldo che, come ogni estate, mi riduce ai minimi termini; ma anche perché (lo confesso) ero in difficoltà.

Mi sono creata un guardaroba minimo che mi fa proprio felice, ma ho esitato a condividerlo con voi per vari motivi. Prima di tutto perché non mi sono limitata a selezionare quello che già avevo: questa tecnica funzionerà perfettamente per la stagione fredda, ma per quella estiva avevo bisogno di qualcosa di più. In altre parole avevo bisogno di (argh) comprare.  Ovunque si legge di quanto l’abbigliamento sia la seconda industria più inquinante del pianeta, io stessa vi ho spesso parlato della fast fashion e delle sue deleterie conseguenze. Ma dopo aver escluso la fast fashion a priori, mi sono detta, che faccio? L’idea di girare per negozi non mi allettava, e sapevo che senza un piano preciso avrei sicuramente finito per comprare capi scoordinati tra loro.
La risposta è arrivata sotto forma di: “Scrivo a Diana” (che è anche una vecchia conoscenza di minimo). E le chiedo se ha voglia di aiutarmi a mettere insieme un mini-guardaroba.

Lei fortunatamente ha detto di sì, e questa scelta mi ha consentito di ottenere capi belli, di qualità, unici, su misura, di provenienza certa e praticamente a Km 0; nonché (se vogliamo) di favorire una micro-impresa femminile e italiana al 100%. Una scelta sostenibile, minimalista per molti versi, ma che per alcuni non sarà “frugale”.
Voglio chiarire subito (non si sa mai) che Diana è stata regolarmente pagata per il suo lavoro, ma mi ha applicato uno sconto in considerazione del numero di capi che ho ordinato e anche della visibilità che avrebbe ottenuto su minimo (visibilità che spero sia enorme e la ripaghi alla ventesima potenza). Questa quindi non è un’operazione sponsorizzata: sono io che mi sono rivolta a lei, perché conosco la qualità del suo lavoro.
Fatta questa doverosa precisazione, torno a bomba per dire che per questo benedetto capsule wardrobe (d’ora in poi “CW”) ho.speso.dei.soldi. Il rapporto qualità/prezzo è ottimo e dato il numero di volte che ho già indossato questi capi, l’investimento si è già ripagato; ma non si è trattato una cifra minima in assoluto: parliamo di circa 300€. Ora, mi rendo conto che non tutti hanno il privilegio di poter decidere di sborsare 300€ così, senza pensarci. O meglio, pensandoci parecchio, però ci siamo capiti. Mi piacerebbe se possibile che questo elemento non sviasse l’attenzione dal discorso più ampio che gira intorno al concetto di CW; vi chiedo di considerare questa cifra (ripeto, non risibile, lo capisco) per quello che è: un investimento, appunto.

Altro motivo di esitazione: non sapevo bene come fare per mostrarvi il mio CW. Io non sono una modella, anzi, quando hanno distribuito foto/telegenia ero in coda per le patatine fritte. Sono grado di fare due foto quasi decenti per divertimento, ma da qui a fotografarMI ce ne passa e pure parecchio.
Alla fine mi sono resa conto che stava passando troppo tempo, e che rischiavo di parlarvi del mio bellissimo CW primavera-estate a novembre (!), così mi sono decisa.
Vedrete quindi i vari “pezzi” così come me li metto e li uso ogni giorno, compresa qualche piega di troppo perché io e il ferro da stiro non andiamo molto d’accordo. Le mie foto non rendono giustizia alle creazioni di Diana, ma hanno il grosso vantaggio di essere vere. In particolare quelli che io chiamo “vestitoni” (perché li ho voluto lunghi fin quasi alle caviglie) e che porto in modo semi-ossessivo (con una maglietta, una canottiera, una camicia…), nelle mie foto non rendono niente. Mi sono rassegnata perché non potevo non mostrarveli, ma vi assicuro che dal vivo sono un’altra cosa (anche se a indossarli sono io!).
Sullo shop di Diana al momento trovate relativamente poco perché tutto viene fatto su richiesta e su misura, le vacanze sono cominciate e ovviamente… non c’è magazzino. Ma con Diana e di Diana torneremo a parlare a settembre, con una sorpresa per i lettori di minimo. Considerate le foto una specie di assaggio: potete anche andare sul suo profilo Instagram e sul suo sito.

Terzo disclaimer e spero ultimo: il mio CW non è costituito solo dai capi che vedrete nelle foto. Ho scelto tre cosiddetti outfit (che fa molto fashion blogger) da mettere in evidenza. Ma non c’è moltissimo di più: due paia di jeans che uso anche d’inverno, un paio di gonne al ginocchio, due paia di pantaloni leggeri, due o tre abiti non “oni”, qualche maglietta e qualche polo. Mentre sto davvero usando una sola borsa (la adoro); e un solo paio di scarpe per il 98% del tempo. Ho ancora nella scarpiera qualcosa di elegante, o meglio di non-sportivo; finora non ho dovuto farne uso, ma da questo punto di vista sono in una situazione particolare (ve ne ho parlato qui); alla maggioranza delle persone serviranno per forza di cose almeno un paio di scarpe non-sportive, ovviamente.
Completano il tutto un paio di pashmine e qualche cosiddetto gioiello, soprattutto i miei adorati anelli extra-large, tutti regalo del mio altrettanto adorato marito 🙂

Conclusioni: sono una donna molto felice. So sempre cosa mettermi, senza starci a pensare nemmeno un secondo e senza perdere tempo, perché tutto sta bene con tutto. Un paio di settimane fa siamo stati via per il weekend e fare i bagagli mi ha richiesto un tempo totale di circa 10 minuti. Posso ancora migliorare, come sapete molte cose le ho semplicemente messe da parte (e non eliminate), ma l’esperimento è stato un successo clamoroso (come mi aspettavo, del resto). Non c’è bisogno di dire che questo CW è il mio CW, tarato sulle mie esigenze, il mio gusto e il mio stile di vita: quindi non fatevi frenare, se quello che vedete non vi piace, o se comprare online non fa per voi. Potete anche fare una prova semplicemente “isolando” i vostri capi e accessori preferiti e indossando solo quelli per un mese, senza bisogno di eliminare nulla, di contare fino a 33 o a 100, o di darvi alle grandi manovre.

E ora, siccome sono troppo poco paracula, concludo raccontandovi perché penso che questa cosa geniale del CW non sia decisamente per tutti.

Dicevamo qui che (per una donna ma non solo) il guardaroba è un’area di decluttering più problematica della media, e che l’abbigliamento è un ambito in cui ci ritroviamo spesso a comprare per la persona che vorremmo essere, più che per quella che siamo davvero. C’entrano (anche) l’autostima, l’immagine che abbiamo di noi, quanto ci vogliamo bene e riusciamo ad accettarci.
Io devo dirvi con sincerità che, probabilmente, cinque anni fa o dieci questo esperimento per me sarebbe fallito in una nuvola di fumo e macerie, e non solo perché non avevo fatto certe riflessioni sul superfluo (cinque anni fa minimo esisteva già); sarebbe fallito perché quando mi guardavo allo specchio non mi piacevo per niente, ero sovrappeso, fuori forma, e quello che ritenevo essere “il mio stile personale” (che tutto sommato avevo già individuato) non andava d’accordo con il mio stato fisico. Hai voglia comprare belle cose se poi ti stanno male…
Un po’ compravo per la me stessa ideale che pesava 10 kg di meno e non aveva la panzella; un po’ cercavo di tamponare andando alla ricerca di capi che avrebbero dovuto donarmi di più o comunque mettere meno in evidenza i kg di troppo e i miei difetti, veri o presunti. Strada che sarebbe stata anche sensata, ormai lo sanno anche i sassi che ognuno di noi ha un tipo fisico che va più d’accordo con certi tagli/colori/stili e meno con altri. Ma io la percorrevo in modo non razionale, cercando la soluzione magica che mi trasformasse in quello che non ero. Il risultato, credo, lo immaginiate facilmente; e ci sono voluti anni (e quanti soldi sprecati!) per liberarmi delle conseguenze.
Con questo non voglio dire che oggi ho un fisico da modella (AHAHAHAHAH); ma che, un po’ grazie all’attività fisica, un po’ grazie all’età che avanza e un minimo di buon senso e di consapevolezza in più te li regala, sono arrivata ad accettarmi e a volermi un po’ più bene.*

Se non fosse così non potrei essere soddisfatta di nessun guardaroba, minimo o massimo che sia. Il che (è un’ovvietà ma meglio prevenire che curare) non vuol dire che il capsule wardrobe sia riservato alle donne “magre” (qualunque cosa voglia dire. E in ogni caso io potrei essere definita magra solo in base a parametri boteriani). Vuol dire che, almeno secondo me, richiede di conoscersi, di accettarsi  e di volersi bene, almeno un po’. Che è sicuramente più difficile che scegliere dieci capi coordinati tra loro, o eliminare tre quarti del nostro guardaroba. Però è anche infinitamente più importante.

E ora bando alle ciance, che ho parlato anche troppo 😉

Ditemi cosa ne pensate e… buon mese di agosto a tutti voi.

*Incidentale: non mi peso più, ma quando mi lascio andare un po’ di più col cibo, o riduco l’attività fisica, lo sento e lo vedo immediatamente. L’età ti regala anche questo, oltre alla consapevolezza e al buon senso. Sarà per fare media. La differenza rispetto al passato è che faccio subito qualcosa. Non mi dispero né mi straccio le vesti, e non do la colpa al destino baro e crudele: esco a correre una volta di più, mangio una pizza di meno.

minimo è anche su Facebook e su Twitter

14 thoughts on “guardaroba minimo: la pratica (2)

  1. Tutto molto semplice e pratico, come mi sembri tu 😊 l’idea e i consigli sono ottimi, ora mi faccio un giro sulle pagine di Diana!

  2. Molto interessante ma ho un problema: ogni anno le cose dell’anno precedente non mi entrano per varie ragioni.
    Che fare? Cercare di avere sempre la stessa taglia e’ impossibile ma anche comprare vestiti “per la crescita” e’ troppo!

    1. Non rispondermi se la domanda è troppo personale ma perché “cercare di avere sempre la stessa taglia è impossibile”? Comunque, se prendi peso costantemente forse il capsule wardrobe è il minore dei problemi, mi preoccuperei anzitutto della salute 🙂

        1. Non voglio entrare nel merito, però le cose che citi sono temporanee, insomma finiscono. Dal tuo commento, invece, mi pare di capire che il tuo acquisto di peso sia costante anno dopo anno. Sinceramente non saprei proprio come gestire una situazione del genere dal punto di vista guardaroba.

    1. Sììììììì
      Peccato che la foto e la modella! non rendano loro giustizia, davvero. Devo pensare a una soluzione alternativa per il prossimo post 😉

  3. Sei stata grande, molto coraggiosa in un certo senso a mostrarci le tue scelte e secondo me sono azzeccatissime. baci!!!

  4. Mi piace come scrivi, mi piace la tua spontaneità e sincerità. Sono contenta di aver scoperto questo blog grazie a Diana.
    (No non ho ancora un CW, ma ci sto arrivando a piccoli passi… ma la roba per la palestra etica dove si recupera, giusto per sapere? qualche idea?)

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