guardaroba minimo: la pratica (1)

cwLa mia impresa semi-eroica, ovvero domare il guardaroba una volta per tutte, è stata rallentata dall’improvvisa ondata di caldo (io ODIO il caldo) e di super-lavoro: per fortuna mi ero già portata avanti.

Quale metodo di eliminazione del superfluo ho applicato? Una via di mezzo tra i due indicati qui. Vi spiego.

Ero partita con l’intenzione di realizzare un decluttering definitivo o quasi: quando mi ci sono messa, però (immaginatemi davanti alla cabina armadio aperta con le mani sui fianchi e l’espressione un po’ così), mi sono resa conto che la situazione era diversa da come pensavo.
Vi avevo già scritto che il decluttering del guardaroba è quello che ho ripetuto più volte eppure quello che ha dato meno frutti: e invece mi sono resa conto che tutti quei “turni” di eliminazione qualche risultato l’avevano portato. Con un’eccezione anzi due; ma a quelle arriviamo.

Per ora mi sono limitata ai capi estivi, e il risultato è stato sorprendente. Ho eliminato un paio di jeans, comprati (usati) quando ero al mio minimo come peso, e nei quali non penso realisticamente di rientrare a breve (e probabilmente nemmeno a lungo!); e qualche robetta da casa, rovinata/usurata.
Il resto del guardaroba, fatto ponendomi mentalmente la domanda “Quand’è l’ultima volta che l’ho messo” (mi sono resa conto che, alla fine, è l’unica che conta), ha superato il test:

cinque o sei vestiti di lunghezze variabili
una gonna lunga
tre (mini)gonne di cui una di jeans
tre paia di jeans (che ovviamente metto anche d’inverno)
quattro paia di pantaloni leggeri
una decina di t-shirt, includendone molte che uso anche in casa e in palestra, e altrettante polo
un paio di maglioncini di cotone

A tutto questo si aggiungono i pigiami; l’abbigliamento “specializzato”: nel mio caso da trekking, da running e da palestra (e qualcosina ina per il mare), ma con sovrapposizioni; e la biancheria, che ho sistemato recentemente, durante il nostro minsgame.

Tutto bene quindi? Fino a un certo punto. Come vi dicevo, restano fuori due eccezioni, per motivi uguali e opposti. La prima sono le scarpe, la seconda le borse. 

Di scarpe non sono particolarmente appassionata, anzi; e da un paio di anni devo usare un plantare. Ergo:
ho una serie di paia acquistati prima del plantare, che non ci vanno d’accordo (e che quindi posso portare molto poco prima di iniziare a soffrire). Per queste scarpe (alcune molto, molto amate) vale il discorso “sono nuove/sono ancora belle/quanto le ho pagate”. E quindi, anche se esiste una controindicazione che più oggettiva non si può al fatto di portarle, sono ancora lì che stazionano nella scarpiera. Anche perché, se vendere abbigliamento è difficile, vendere scarpe è praticamente impossibile.
posso portare solo certi tipi di scarpe, praticamente solo sneaker e simili. Fortunatamente non ho mai amato i tacchi e vesto molto casual; ma devo comunque trovare qualcosa che sia sufficientemente discreto e il più portabile possibile; e che non faccia proprio a cazzotti con gonne e abiti, che sono parte integrante del mio guardaroba, anche invernale. Non facile.

Le borse: l’ho già scritto mille volte, le borse sono la mia debolezza. Tante ne ho vendute, alcune le ho regalate; tante semplicemente ho evitato di comprarle (!).
Da un po’ cercavo la borsa definitiva, o almeno una borsa definitiva per l’autunno-inverno e una per la primavera-estate: e l’ho trovata, in realtà.
Il problema ora è separarmi dalle altre: alcune proprio non le uso più, altre più “specifiche” occasionalmente sì, ma per quelle rimaste la strada “vendita” è risultata impercorribile. E così continuano a starsene lì appese, provocandomi moti di nervoso che non vi dico ogni volta che mi ci cascano gli occhi sopra. Di buttarle veramente mi manca il cuore: dovrei informarmi per donarle, magari a un’associazione benefica (e qui interviene la pigrizia).

A questo punto che si fa? Si applica il metodo Project 333, ovvero:

a) seleziono capi (tra quelli elencati sopra), scarpe, borsA e accessori che mi piacciono e che uso di più. Questi andranno a costituire il mio capsule wardrobe per l’estate. Non so se saranno proprio 33, forse qualcosa in più, ma il concetto è quello;

b) tutto il resto va “in storage”, cioè viene temporaneamente messo da parte.
Sono arrivata alla conclusione che si tratta dell’unico modo per sperimentare seriamente un mini-guardaroba, senza farmi distrarre dal “e di tutto il resto che me ne faccio ma allora tanto vale”.
E ho il forte sospetto che, quando avrò “eliminato ma non eliminato” scarpe e borse in più, e provato l’ebbrezza del mini-guardaroba…  la spinta a eliminare-per-davvero sarà molto molto più forte.

Al momento il problema principale è che in cabina armadio sono presenti insieme capi estivi e invernali; e di questi ultimi, come dicevo, non mi sono ancora occupata. Mi piacerebbe ritrovarmi davvero ad avere solo e soltanto il capsule wardrobe, e così avere anche la possibilità di appendere tutti i capi, maglie comprese, anziché tenerli in parte piegati; ma temo che per ora non sia logisticamente fattibile. Non vi nascondo, peraltro, che mi prudono moltissimo le mani, e che se non ho ancora attaccato cappotti e maglioni probabilmente è solo colpa del caldo…

La lezione che ho imparato: che per l’armadio funzionano meglio (almeno per me) il decluttering a piccoli passi, anziché fare terra bruciata in un colpo solo; e soprattutto la tecnica del mettere temporaneamente da parte anziché eliminare: consigliata da tutti e da sempre, ma che io ho sempre schifato perché mi sembrava un po’ un prendersi in giro.
Funziona, in questo caso, credo, perché nel fare questo particolare decluttering ci scontriamo contro resistenze psicologiche ed economiche più complicate rispetto ad altri ambiti. Eliminare-senza-eliminare ci mette meno ansia, perché non è definitivo, e allo stesso tempo ci permette di toccare con mano i vantaggi di un guardaroba ridotto all’essenziale.

Appuntamento al prossimo post per una sbirciatina, se vi interessa, sul mio capsule wardrobe (e una sorpresa, chissà…). Per una volta ci saranno più foto che parole, o almeno quella è l’idea, anche se nel ruolo di modella non mi ritrovo proprio benissimo (!). Voi fatemi sapere come procede il vostro decluttering dell’armadio, se procede!, e cosa pensate di questa idea del capsule wardrobe.

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2 thoughts on “guardaroba minimo: la pratica (1)

  1. ciao Laura,
    molto bello e razionale, e probabilmente anche più sensato della piazza pulita tutta e subito, hai ragione. Speravo avessi la dritta definitiva per la vendita borse: non mi spiego perché fino all’anno scorso le ho sempre vendute su e-bay o Subito senza problemi, e da un po’ non si batte chiodo! Eppure, le mie le compro sempre usate…
    Se hai cose firmate, c’è ANGELO vintage che rileva.
    Poi c’era quella app dell’iPhone… come si chiamava?
    Saluti cari,
    Paola

    1. Si chiamava DePop, credo 🙂 Ma sono un po’ in fase di stanca per quanto riguarda le vendite… non ho proprio voglia di mettermici.

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