guardaroba minimo

particolareSe c’è una tematica minimalista che suscita sempre interesse, è il decluttering (nel bene e nel male); in quel contesto, credo che l’ambito più sentito, e più complicato, sia quello del guardaroba minimo.
La cabina armadio è l’area di casa alla quale ho messo mano più volte, con i risultati meno evidenti; quella dalla quale ho eliminato di più e quella in cui mi sembra rimanga più superfluo. Credo di non essere la sola.

Il motivo principale credo sia questo: i capi di abbigliamento sono la categoria di oggetti che più spesso compriamo in base alla persona che vorremmo essere e non a quella che siamo. E questo ci porta a commettere errori continui: colore, taglio, taglia, stile…
Vorremmo essere più magre o più formose, più alte, meno pallide, più toniche… la lista potrebbe continuare all’infinito; e anziché comprare quel che va bene, e sta bene, alla me stessa reale, compriamo per la me stessa ideale. Ma dato che la mattina, al momento di vestirci, davanti allo specchio c’è la prima, finiamo per indossare sempre le stesse cose, quelle che ci stanno bene e ci fanno sentire bene, si abbinano tra loro e con il nostro stile di vita (ovviamente). Il resto rimane parcheggiato nell’armadio, a ricordarci costantemente quanti soldi abbiamo buttato nell’assurdo tentativo di adattare noi stesse ai vestiti “giusti”, anziché il contrario.

Al momento di di liberarci di quei capi, ci scontriamo quindi con i problemi* “classici” del decluttering, elevati all’ennesima potenza:

  • economico: una perdita monetaria importante che difficilmente riusciamo a compensare, anche perché vendere abbigliamento usato (anche firmato) è davvero complicato;
  • psicologico: eliminare gli ormai celeberrimi 501 taglia 28 in cui sono riuscita a entrare per sei mesi (tra i peggiori della mia vita, per inciso) significa lasciar andare anche la me stessa “ideale” che quei jeans, appunto, riesce a infilarseli

E una volta eliminato il superfluo, rimane l’altrettanto grosso problema di stabilire cosa ci sta davvero bene, per evitare di ritrovarci punto e a capo tra qualche mese.

Non è stupefacente, insomma, che il guardaroba risulti così difficile da “domare”.
Io, dopo l’ennesima tornata di decluttering che alla cabina armadio non s’è nemmeno praticamente avvicinata (pensa un po’ che roba strana), ho deciso di affrontare la questione di petto e (spero) una volta per tutte:

  • fase 1: elimino il superfluo, cercando di superare i due problemi di cui sopra;
  • fase 2: mi dedico a (ri)mettere insieme un guardaroba davvero minimo, necessario e sufficiente, composto solo da capi che mi piacciono e mi stanno bene.

Tutto questo per la bella stagione, con l’idea di ripetere per i capi autunno-inverno.

C’è bisogno di dire che vi toccherà una serie di post a tema? 🙂
Confessione: dato che sono pur sempre una donna anche io, la fase due è già a un ottimo punto, la fase 1 un po’ meno (!).
Se avete voglia di seguirmi, e magari di provare anche a voi a domare il vostro guardaroba, vi do appuntamento per la settimana prossima, con una raccolta di post e risorse a tema per informarci, ispirarci e… farci coraggio.

*disclaimer: sì, state sereni, mi rendo ben conto da sola che i veri problemi della vita sono altri

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3 thoughts on “guardaroba minimo

  1. Completamente d’accordo e impegnata nello stesso obiettivo, fase 1 e fase 2, per cui seguirò senz’altro i prossimi post.
    Però..posso dire? Io i 501 taglia 28 li terrei. Come “memento”, per non debordare troppo con il passare degli anni. Intendiamoci, senza ansie dietetiche, senza illusioni, con la serena consapevolezza che indietro non si torna e tantomeno si ringiovanisce. Però con un po’ di attività fisica e qualche regola alimentare si può rientrare in quei 501 all’età in cui di solito si diventa nonne, come è successo a me. E ti assicuro che la soddisfazione è grande!

    1. Per fortuna, anche se i jeans non ci sono più, sono riuscita a non “debordare” troppo comunque… diciamo che non mi servono (più) “memento” fisici per mantenermi ragionevolmente in forma 😉

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