minsgame, giorno 21

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Siamo arrivati alla terza settimana e a 126 oggetti, che si sommano ai 28 della prima settimana e ai 77 della seconda, per un totale di 231 per ogni partecipante. Complimenti a tutti, compresi naturalmente quelli che sono arrivati a mese iniziato, o che non hanno applicato le regole in modo rigoroso, ma si sono mossi in modo più personale. Lo scopo è liberarci di un po’ di superfluo, quindi tutto va bene, non c’è bisogno di dirlo. Siamo già arrivati a un terzo del cammino, e alcuni di voi sono talmente entusiasti da voler replicare ogni settimana/mese/anno 🙂

Confessione: anche io, in realtà, sto giocando in modo anarchico. Non seleziono il numero di oggetti previsto ogni giorno, ma penso in più in termini di totale settimanale. Ho piazzato appena fuori dalla portafinestra della terrazza uno scatolone (questa settimana è un sacchetto), e man mano ci butto gli oggetti da eliminare; il conto lo tengo su Evernote. La settimana scorsa, una spedizione nell’Expedit in ufficio e nel cassetto della biancheria mi hanno fruttato ben 74 oggetti, con i quali mi sono portata avanti rispetto alla terza settimana. Nel weekend abbiamo preparato la terrazza per la bella stagione,e come ogni anno abbiamo buttato una quantità di schifezze cose (circa 30). Dal bagno ne sono arrivate un’altra ventina abbondante. E poi c’erano una serie di ebook che tenevo da parte da mesi senza leggerli: ho fatto piazza pulita anche di quelli, e per il futuro voglio fortissimamente voglio cercare di limitarmi anche da questo punto di vista, e di non farmi ingolosire. Il superfluo virtuale è problematico: non occupa spazio fisico, e quindi ci sembra meno “pesante”; ma occupa più spazio “mentale”, o almeno è così per me.

Più vado avanti, più penso che sarà difficile calcolando il totale della settimana, più vedo che difficile non è per niente. Ho anche notato che molto di quel che elimino finisce senza appello nel cassonetto, perché è arrivato alla fine del suo ciclo di vita, e questo è sicuramente positivo. Altrettanto positivo è essere riusciti a donare alcuni oggetti utilizzabili (ad esempio la tonnellata di piatti che spuntavano da ogni angolo della dispensa) a chi ne farà buon uso.

Ma permangono sacche di resistenza.

Altra confessione: ho anche buttato cose che non erano arrivate a fine vita, perché non c’era (o non vedevo) altra soluzione. Piccoli oggetti di poco valore che tentare di vendere è una perdita di tempo e che non saprei a chi regalare. Forse è anche una forma di pigrizia. Molti arrivavano dall’ufficio: un vecchio mouse senza filo, chiavette USB dalle forme improbabili, roba del genere. Sono queste le cose che mi creano più problemi: vorrei avere un posto dove portarle, vorrei che qualcuno si occupasse di rimetterle in circolo, per evitare tutto questo spreco… e anche per evitare a me questo senso di colpa. Del quale posso solo fare tesoro, tenermelo da parte per quando mi verrà voglia di acquisire un altro oggettino, un altro gadget, un’altra cosa piccola o grande che non mi serve veramente. Certo, dopo anni a scrivere di minimalismo, di decluttering, di superfluo, ci si aspetterebbe che non mi trovassi più in queste situazioni. E invece eccomi qua. Conclusione: nella lotta contro il superfluo non si può mai abbassare la guardia.

Problemi da primo mondo, sì. Decisamente.

Come lettura per il fine settimana, vi lascio questo: “The One Question You Need to Ask Before Your Next Purchase”

… e ci vediamo la settimana prossima 🙂

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