regali di natale: il post definitivo

unastradanelboscoQui l’originale: “The Case Against Buying Christmas Presents” (“Contro l’acquisto dei regali di Natale”), di Leo Babauta.

“Amo il Natale. Amo la neve finta piazzata dappertutto (la amavo anche quando vivevo ai Tropici), e i Babbi Natale e gli elfi e le renne e i pupazzi di neve e i dolci natalizi. Amo perfino le canzoni di Natale riprodotte a ciclo continuo per due mesi.

Ma soprattutto, amo ritrovarmi con la mia famiglia, per mangiare dolci, cantare, ridere e chiacchierare insieme. È davvero bellissimo.

Quel che invece non amo è lo shopping: il consumismo esasperato, la frenesia folle dei centri commerciali, il debito (!) al consumo, lo spreco, il tempo buttato facendo pacchetti, l’accumulo di superfluo.

Amo il Natale, ma lo shopping va eliminato. Di seguito vi dico perché. Occhio perché la mia sarà una tirata di proporzioni epiche.

1. Quel che conta è comprare, non condividere. Mi piace l’idea di dare a chi amo, ma è un’idea che è stata stravolta. Diventiamo matti per comprare comprare comprare, come vampiri famelici. Facciamo shopping per un mese, una mattina spacchettiamo, e il giorno dopo è tutto dimenticato. Tutto questo c’entra con il dare, o con il comprare?

2. La generosità è una cosa stupenda, ma comprare non è la risposta. Lo ripeto, dare per me è una cosa meravigliosa… ma c’è bisogno di comprare per farlo? Apparentemente, siamo convinti che comprare sia la soluzione a tutti i problemi, ma è questo atteggiamento che ci ha portato a essere pieni di debiti e sommersi da pile di superfluo. Ci sono altri modi per dare: cucinare, lavare la macchina di qualcuno, fare da babysitter a una coppia di amici perché possano uscire una sera, mettere insieme un album di foto, dare una mano quando serve.

3. Lo spreco, lo spreco (lalalala lala lala). Partiamo dai pacchetti: il volume dell’imballo di qualsiasi giocattolo è doppio rispetto a quello del suo contenuto. Dal cartone alla plastica alle fascette, è una cosa oscena. E poi, ogni singolo articolo che compriamo vien via con il suo sacchetto. E, spesso, lo mettiamo in una scatola. E poi lo avvolgiamo con la carta da regalo. Tutto questo viene buttato la mattina di Natale. E per finire, ovviamente, c’è il regalo vero e proprio: riceviamo talmente tanta roba che è impossibile apprezzare tutto. E così, molte cose finiscono in un armadio e vengono dimenticate.

4. I debiti. La maggioranza delle persone spende centinaia se non migliaia di dollari in regali e pacchetti. Per non parlare di tutti i soldi in benzina per spostarsi in auto da un negozio all’altro, e in cibo (iper-calorico) nei ristoranti dei centri commerciali. Tutti questi soldi si accumulano sulle carte di credito (e sulle nostre panze), costringendoci a ripagarli (con interessi altissimi) durante tutto l’anno. E anche se non facciamo debiti, stiamo comunque spendendo denaro guadagnato lavorando duramente per giorni: è davvero così che vogliamo trascorrere la vita, spendendo per cose superflue e arricchendo i grandi marchi?

5. L’orrenda, insipida, oscena pubblicità. Non sopporto la pubblicità, e a Natale peggiora in modo esponenziale. Gli spot ci martellano senza sosta finché non cediamo: e funzionano. È scientificamente provato: gli spot ci fanno comprare di più, volere di più, desiderare di sfoderare la carta di credito. Non guardo la TV, non leggo riviste o quotidiani, e blocco le pubblicità nel mio browser (AdBlock) proprio per non subire tutto questo.

6. Il carburante. Se ci spostiamo in auto per fare acquisti, usiamo parecchio carburante. Anche se ordiniamo online, serve carburante per consegnarci a casa tutti quegli articoli (consegna rapida, ovviamente). E per produrli, per portare le materie prime negli stabilimenti, lavorarle, trasportare il prodotto finito nei negozi o nei magazzini di tutto il mondo (dalla Cina, probabilmente), per non parlare del carburante utilizzato per produrre e consegnare i materiali da imballaggio. Si tratta di alcuni milioni di tonnellate cube di carburante, tutto sprecato per regali che (di nuovo) verranno ben presto dimenticati.

7. Al mondo c’è ancora chi ha fame. Presi e persi nella frenesia degli acquisti natalizi, sprechiamo quantità oscene di denaro, mentre anche vicino a noi c’è chi fatica per procurarsi cibo, medicine, riparo, acqua potabile. Spendiamo per dare sfogo alla nostra ansia consumistica, e gli stessi soldi potrebbero sfamare decine di famiglie. Se avete denaro da sprecare, considerate una donazione a un’organizzazione che aiuta questo tipo di persone. So che suona moralista, ma dico sul serio: in tempi come questi, vale la pena di ripeterlo.

8. Il superfluo infinito. Cosa succede a tutti quei regali? Finiscono sui nostri scaffali, nei nostri armadi, sul pavimento. Abbiamo già così tanto superfluo: ce ne serve ancora? È già problematico decidere cosa fare di tutto quello che possediamo. Perché dovremmo desiderare di riempirci ulteriormente la casa? Perché dovremmo imporre il superfluo anche ai nostri cari, costringendoli a trovare spazio nelle loro case già straripanti per questi benedetti regali; e tutto per evitare di offenderci quando andiamo a trovarli? È un regalo, o un’imposizione?

Domande

D: E i bambini?
R: I bambini amano i regali (avendone sei, lo so bene). Lo stesso valeva per me, quando ero piccolo. Li stiamo privando di questa esperienza? È una domanda difficile, ma consideriamo anche l’altro lato dell’equazione, ovvero quale insegnamento stiamo trasmettendo ai nostri figli. I bambini non si limitano a partecipare alla fase di apertura dei pacchetti, ma assorbono anche tutte quelle che lo precedono. Insegniamo loro a comprare senza limiti, ad attribuire ai beni materiali la massima importanza. Immaginiamoceli da adulti, impegnati in una vita di shopping, debito e spreco, perché sono quelle le cose che contano, giusto? In cambio del piacere di aprire qualche pacchetto per un paio d’ore la mattina di Natale, stiamo trasmettendo loro valori consumistici che dureranno una vita.

Penso allora che questa possa essere un’ottima opportunità per tenere una discussione sincera sul comprare, sullo spendere e sui debiti. Avete ricevuto questo tipo di educazione quando eravate bambini? Se così fosse stato, ora vivreste meglio? L’opportunità è ideale anche per insegnare ai bambini il valore della generosità verso gli altri, del volontariato e dell’aiutare i meno fortunati, trovando modi per trascorrere tempo con i propri cari che non implichino l’andare per negozi. I miei bambini vogliono sicuramente dei regali: ma io, dal canto mio, non voglio che pensino che il significato del Natale si esaurisce lì. Abbiamo già avviato questa discussione, e la continueremo nel corso di questo mese.

D: E i parenti?
R: I parenti, credeteci o no, sopravviveranno anche senza i nostri pacchetti. Continueranno a fare acquisti e regali: semplicemente diremo loro che quest’anno non vogliamo partecipare. Possiamo anche mandare loro questo post per spiegare loro il perché.

Ecco un’ottima opportunità (un’altra! Come vedete sono bravissimo a trasformare i problemi in opportunità!) per creare nuove tradizioni: addobbare l’albero, cucinare o giocare insieme, fare volontariato.

D: Ma io adoro fare regali!
R: Come tutti, credo. E probabilmente adori anche fare shopping. Lo shopping, per molti, è un piacere senza paragoni. Questo, credo, può essere un problema: magari usiamo lo shopping per procurarci un po’ di felicità a breve termine, per colmare un vuoto, per combattere la depressione, lo stress, la solitudine. Non sto dicendo che sia per forza così, ma è sicuramente così per molti, e rifletterci sopra è necessario. Possiamo trovare una felicità più ricca di significato in cose più semplici, che non richiedono alcuna spesa: trascorrere tempo con i propri cari, essere creativi, leggere, fare attività all’aria aperta.

Anche non se siamo dipendenti dallo shopping, può darsi che semplicemente ci piaccia fare regali. Non c’è nulla di male ovviamente, ma prendiamo in considerazione regali più significativi, che non richiedano uno shopping sfrenato. Creare un album di fotografie per qualcuno richiede tempo e impegno; sfoderare la carta di credito in un negozio, no.

D: Come faccio per convincere mio marito o mia moglie, che è convinto/a dell’equivalenza tra affetto e regali costosi?
R: Non è sicuramente facile. Ma è un discorso da fare. E dovremo farlo evitando le accuse, i risentimenti, e di far sentire l’altra persona messa all’angolo. Introduciamo l’argomento come un tema sul quale stiamo riflettendo, magari partendo da questo post.

Si tratta di una discussione importante anche perché molte coppie si trovano a essere fortemente indebitate proprio per questo motivo: uno dei due ha una diversa visione dei beni materiali, dello shopping, dei debiti, dei regali, e così via, l’altro vuole evitare di litigare, e quindi non se ne parla. I soldi sono anche uno dei principali motivi per cui le coppie si separano. Di conseguenza, trovare un modo sano di parlare di valori, di obiettivi finanziari, di come desideriamo vivere la nostra vita, è essenziale. Ed è altrettanto essenziale riuscire a farlo con delicatezza ed empatia, come due membri della stessa squadra, anziché come avversari.

Un buon modo per cominciare è scrivere un post o una lettera al proprio partner in cui descriviamo i nostri sentimenti, sempre senza animosità. Spieghiamo perché preferiamo evitare i regali, che amiamo l’altra persona ma preferiamo dimostrarlo con modalità non consumistiche, e che ci sono altre tradizioni che possiamo iniziare insieme, come coppia, per dimostrarci il nostro affetto.

Alternative agli acquisti

Le possibilità sono parecchie; eccone alcune:

Dedicarsi ad altre attività con i propri famigliari: cucinare, guardare un film natalizio…
Fare volontariato tutti insieme in un rifugio per senzatetto o simili
Chiedere una donazione a proprio nome a un’organizzazione benefica
Organizzare uno scambio di doni che comprensa qualcosa che già possediamo e che è particolarmente prezioso per noi
Regalare cibo cucinato da noi
Sostituire i beni materiali con un’esperienza: fare qualcosa di divertente insieme
Trovare speranza. Il Natale è ricco del potenziale per essere molto di più del semplice scambio di beni materiali: può essere un momento di speranza, di rinnovamento, di ispirazione, di contemplazione. Parliamone con i nostri famigliari: come possiamo fare per trovare speranza, gratitudine, vicinanza? Per essere più presenti, anziché preoccupati solo di trovare il regalo giusto?”

***
Come al solito, ai post di Zen Habits c’è ben poco da aggiungere.
Come la penso, lo sapete perfettamente. Se seguite minimo da poco e volete farvi una cultura (!), eccovi tutti i post del blog sul Natale; in particolare vi era piaciuto questo, che parla proprio di regali, ma con una prospettiva un po’… alternativa.

Aggiungo solo una nota piccola piccola: forse il vero problema, in questo caso come in tanti altri analoghi, non siamo noi, le nostre convinzioni e i nostri desideri, che spesso ci sono assolutamente chiari; ma il famoso, eterno, celeberrimo, famigerato “cosa penserà la gente. Cosa penseranno i parenti e gli amici e il mondo di nostra questa idea di evitare lo shopping, lo spreco, i regali spesso inutili, spesso fatti “tanto per fare”.
Ecco, se posso farmi e farvi un augurio, è questo: che non ci lasciamo fregare. Soprattutto adesso, che (almeno a stare ai giornali), ci ritroviamo in tasca qualche euro in più.
Che riusciamo a superare la paura di fare brutta figura; di sembrare quelli strani, quelli alternativi, quelli che “non apprezzano lo spirito natalizio” (ahahhahah), o semplicemente quelli che non hanno soldi da buttare  (ma esiste davvero qualcuno che ha soldi e tempo da sprecare per comprare cose inutili?).
Può sembrare una piccola cosa, ma in fondo si tratta di venir meno alle proprie convinzioni, e per cosa? Per non farci sparlare dietro le spalle da gente che probabilmente lo farà comunque?

Se vogliamo e possiamo regalare, lasciamo perdere gli oggetti e buttiamoci su altro: tempo, disponibilità, esperienze (qui trovate tantissime idee per tutti, bambini e adulti; e se avete pazienza fino alla settimana prossima, sta per arrivare anche un post con i miei personalissimi suggerimenti di “regalo minimalista”).
Chi ci vuole bene lo apprezzerà più di qualsiasi pacchetto. Gli altri, beh… ci siamo capiti.

minimo è anche su Facebook e su Twitter

5 thoughts on “regali di natale: il post definitivo

  1. Stando ai giornali, sì, hai detto bene. Qui va ancora peggio.

    La cosa dei regali noi siamo riusciti a superarla da qualche anno, non tanto per il discorso economico quanto perché abbiamo sempre preferito regalarci viaggi e scoperte. Quest’anno non sarà possibile, ma il tempo per stare insieme sarà il dono più prezioso di tutti.
    Buon Natale di Cuore!
    polepole di recente ha scritto Il primo post non si scorda mai! Il compleanno del CircoloVizioso.

  2. In poche righe tutto quello che penso ma che non ero mai riuscita a stigmatizzare, nella testa e nella vita. Condivido tutto. Ed è bello sapere di non essere la sola a pensare che condividere il tempo sia il regalo.
    Buon Natale

  3. Ciao! Ho scoperto il tuo blog da pochissimo e sto leggendo gli ultimi post che hai pubblicato. Naturalmente sono in netto ritardo rispetto alle festività, ma può essere valida per le prossime!
    Premetto che non è farina del mio sacco, ma è un’idea che ho trovato sul web e che ho messo in pratica. Ho due figli abbastanza grandi, 10 e 14 anni, un’età in cui hai difficoltà a scegliere cosa regalare loro, oltre alle mie limitate possibilità economiche, così quest’anno, oltre a qualcosa di abbigliamento che era necessario e ad un paio di libri, che non possono mancare, ho regalato loro un blocchetto di coupon che da loro diverse opportunità: la scelta del film da guardare (siamo sempre in combutta!), quella del “menù del giorno”, del gioco da fare tutti insieme, del mio tempo tempo con loro… E’ stato un azzardo.. riuscitissimo, i ragazzi erano entusiasti!!! Spero possa essere utile a qualcuno.
    Ciao!!

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