petunia (!) non olet

11810005_436294996556644_1356662926_nHo scoperto recentemente che esistono (tanti) corsi su decluttering, minimalismo e compagnia. La faccenda mi lascia perplessa. O forse sono solo invidiosa del fatto che tutti sembrano avere volontà e capacità di monetizzare, eccetto la sottoscritta. Tenete ben presente questa possibilità nel leggere quanto segue (incidentalmente: corsi, tanti; siti con contenuti fruibili e sostanziali, pochi per non dire nessuno).

Non faccio nomi, e non metto link, perché quelle che ho visto mi paiono (senza eccezioni: ma se voi ne conoscete, segnalatemele) una serie di bieche operazioni di marketing, non proprio ben condotte, tra parentesi, per sfruttare quella che ormai è diventata una moda, probabilmente anche sull’onda del successo stratosferico del libro di Marie Kondo.

Senonché, almeno in Italia e almeno a giudicare da come se n’è parlato sui media, social e non, l’impressione è che “Il magico potere del riordino” (affiliate link. AH! Ma allora vedete che monetizzo anche io!) sia diventato famoso per i motivi sbagliati. Per i dettagli vi rimando alla mia recensione, ma il succo del discorso è che un libro sul decluttering, e sul potere trasformativo del, viene celebrato come un manuale per piegare i calzini. Operazione che chiaramente è molto più facile, produce tanti bei cassetti ordinati, perfetti da pubblicare su Instagram, ma è anche molto meno trasformativa.
Detto questo, in un certo senso tutto fa brodo: e se anche un solo lettore italofono ne ha ricavato una spinta ad alleggerirsi, bene così.

Per tornare a quanto dicevo all’inizio del post, però, intravedo un elemento in comune tra l’accoglienza nel Bel Paese del libro della Kondo e questa pletora di corsi, corsetti, corsettini, ebook (sì, è vero, ne ho pubblicato uno anche io), cd, dvd, certificazioni (!) su come semplificarsi la vita, fare decluttering e vivere felici.
Prima di tutto, nel 99,9% dei casi passa l’equivalenza minimalismo = decluttering.
Ora, una definizione codificata di minimalismo come stile di vita non esiste, ma mi sento di affermare con sicumera che i due concetti non si equivalgono, anzi, il primo include il secondo. In particolare non si equivalgono nel momento in cui viene fatta un’altra equivalenza, anche questa apparentemente diffusa: decluttering = liberarsi delle cose. Voi direte: “Embè?”. Ecco, in parte è vero, chiaramente. In parte, assolutamente no. O meglio: il decluttering che esiste nel vuoto, che non parte da nient’altro e non arriva a nient’altro rispetto al ridurre il numero di oggetti che possediamo (magari perché ne abbiamo sentito parlare su Internet: insomma, perché è diventato di moda e nessuno si senta escluso), di trasformativo non ha niente. È un’operazione cosmetica, tanto quanto fare le pulizie di primavera. Nulla da dire sulle operazioni cosmetiche, niente di più bello che trovarsi la casa pulita e profumata, le tende lavate e stirate, i vetri splendenti. Ma le pulizie, di primavera (e non), per definizione vanno ripetute periodicamente.
Se sgombrare l’armadio, o tutta la casa, non si accompagna a un minimo di riflessione (prima e dopo) sul perché abbiamo sentito l’esigenza di farlo, su come siamo arrivati ad accumulare così tanto superfluo e (di solito questa parte discende naturalmente dalle altre) su come fare per evitare di riaccumularlo in futuro, ve lo garantisco: tempo zero vi ritroverete messi peggio di prima.
Come il “famigerato” metodo KonMari di piegatura degli abiti riduce lo spazio che occupano, dandovi l’impressione di averne meno, così voi, anziché avvertire la fatica del superfluo, vi sentirete galvanizzati da tutto quello spazio vuoto… pronto per essere riempito di tanto bel superfluo nuovo e scintillante.

Non è che facendo decluttering “pensato” si risolvano i problemi del mondo, chiaramente. Ma facendolo “nel vuoto” non risolverete nemmeno quello originale, di avere troppo di tutto, e la sensazione di essere soffocati dalle cose; se non per un breve periodo. Al primo temporale, i vostri vetri ripuliti con tanto amore (e fatica! Non dimentichiamo la fatica!) si sporcheranno di nuovo. Alla prima tentazione, alla prima stagione di saldi, al primo pomeriggio “no” perché è andato male qualcosa al lavoro, o avete litigato con il vostro partner, o vi guardate allo specchio e vi fate proprio schifo (uff, se succede); o viceversa, quando qualcosa sarà andato bene e vorrete “premiarvi”… tornerete al punto di partenza. La differenza essenziale è che i temporali non possiamo evitarli (mannaggia ai vetri, i miei fanno sempre piuttosto schifo); per non riaccumulare superfluo, invece, la soluzione esiste, ed è quella di guardarsi dentro un po’ più seriamente e andare al di là del circolo vizioso “vedo voglio compro”.

Tutto questo per dire (ma ricordate sempre che magari la mia è tutta invidia): quando valutate uno di questi cosiddetti corsi, chiedetevi cosa vi stanno vendendo.
Confezionare in modo più o meno attraente quei tre concetti per aiutarvi a liberarvi del superfluo (perché parliamone: quelli sono, quelli restano, non è ingegneria nucleare) può essere relativamente facile (anche se guardando certi siti non si direbbe). Aiutarvi a guardarvi dentro, a porvi certe domande, e soprattutto a estrarre le risposte sepolte in mezzo ai libri che non leggerete mai, ai jeans che non vi entrano più, allo smartphone che non sapete veramente usare, per non parlare dei rapporti “malati” con le persone che vi rendono la vita un po’ più amara… beh, per quello ci vuole ben altro che un sito ben fatto e una presenza social attraente.

A proposito, prossimamente tengo un corso sul decluttering, ve l’ho detto? 😉

(il titolo del post è gentilmente offerto dall’associazione “Tanti saluti al SEO”)

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4 thoughts on “petunia (!) non olet

  1. Uff, ma il tuo libro è solo per kindle? e se io ho un altro lettore?
    (sempre per dire che il decluttering è passato anche dalla libreria, mi è costato moltissima fatica mentale ma ha avuto un gran successo perché finalmente ho capito molti dei motivi per cui accumulavo libri e non riuscivo a liberarli…)

    Comunque sì, hai ragione da vendere (vedi?): da quando ho iniziato lento e continuo il percorso di pulizia primaverile della mente è successo qualcosa, è scattato un meccanismo e ora il circolovizioso è solo il mio posto preferito dove ritirarmi a meditare su questo e quello. I vetri son sempre sporchi ma la mente pian pianino si libera. 🙂
    Grazie di questa riflessione, alla faccia del SEO! 🙂

    p.s.: sarà che andava tanto di moda e io sono allergica alle mode ma il libro della Kondo non l’ho ancora letto…
    polepole di recente ha scritto Cosa succede a casa? Elisa e Quello che ci piace

  2. Completamente d’accordo con le tue riflessioni.
    Girando e rigirando tra libri e blog ho solo perso tempo, perché non ho trovato nulla che sia meglio del “mio personale minimalismo”.
    Il Minimalismo oggi è , a mio giudizio, un sostanzioso e potente concetto-guida, sminuito da uno sfruttamento fastidiosamente trendy.
    E ti dirò: il libro della Kondo l’ho trovato piacevole, ma tutto sommato cosa dice di rivoluzionario?

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