Il magico potere del riordino – Marie Kondo

mariekondoIl magico potere del riordino” di Marie Kondo è diventato, forse inaspettatamente?, un best-seller. Repubblica ci informa che c’è addirittura un hashtag (#konmaritunnel) per pubblicare le foto dei propri cassetti e guardaroba “dopo la cura”.

Potevo forse sottrarmi? Ovviamente no! E allora eccovi la mia recensione. Ordinata e strutturata, ovviamente, come un paio di calzini perfettamente ripiegati (!)

Per prima cosa: per me fare decluttering è positivo, quindi è positivo anche tutto quello che “diffonde il verbo”.
Detto questo, se avete letto anche un solo articolo o libro a proposito di decluttering, sapete bene che l’operazione consiste nell’eliminare il superfluo, e da questo punto di vista Marie Kondo non dice nulla di sensazionale. Del resto, come potrebbe: come l’autrice del libro, anche io attribuisco al decluttering una valenza importante, potenzialmente trasformativa; ma la logistica del gesto, per così dire, quella è.

Qui le particolarità sono essenzialmente tre:
1) Anziché procedere per gradi, MK consiglia di compiere tutta l’operazione in una volta sola e andando per categoria di oggetti anziché stanza per stanza (quindi tutti i libri, tutti i capi di abbigliamento, etc.).
Qui viene al pettine quello che secondo me è il grande problema del libro, pensato per una realtà e una cultura estremamente diverse dalla nostra. Noterete che l’autrice fa spesso riferimento non alla casa, ma a una stanza, e in particolare quasi solo a un locale che dalla descrizione sembrerebbe una camera da letto, ma non solo.
Senza addentrarci, anche perché non sono certo esperta!, è usuale che, in una casa giapponese (a parte cucina, bagno e un ingresso), le stanze siano multifunzione, e si trasformino da soggiorno a camera da letto a studio, anche grazie all’uso dei tatami e del particolare stile di arredamento. Sono anche molto diffusi quelli che noi chiameremmo monolocali, di superficie ridottissima (una decina di metri quadri).
Capite bene che questi due elementi (locali di permanenza che nascono come multifunzionali e percentuale elevata di single che vivono in monolocali piccolissimi, a tutti gli effetti “stanze”, appunto), fanno una grande differenza.

2)  La particolare filosofia che considera le cose come entità semi-senzienti: la casa va salutata e onorata prima di iniziare l’opera di decluttering, i vestiti impilati “soffrono”, gli oggetti vanno ringraziati per il servizio che ci hanno reso prima di liberarcene, e così via. Ma soprattutto, il criterio che MK consiglia di utilizzare per selezionare gli oggetti, che vanno tutti esposti e toccati:  vanno conservati solo se ci comunicano sensazioni positive, se “ispirano gioia”. Altrimenti, li ringraziamo e ce ne liberiamo.
Queste idee (a me personalmente, a istinto, piacciono molto ma) che al nostro orecchio occidentale potranno suonare decisamente bizzarre, sono in effetti derivate dal shintoismo.

3) Altro elemento che balza all’occhio: molta parte del libro di concentra sull’armadio/guardaroba. Se pensate a quello che ho scritto più sopra circa le case giapponesi, capirete perché: in un monolocale da 10 mq, o in una casa da più stanze ma multifunzionali, gli armadi saranno essenziali. E qui arriviamo all’elemento del libro forse più pratico, e sul quale si è concentrata l’attenzione di molti (compreso l’articolo di Repubblica che parla di “guru del calzino ripiegato”…): il metodo di piegatura dei capi di abbigliamento consigliato nel libro, che qui potete vedere applicato a una maglia a maniche lunghe. L’idea è che (quasi) tutto va piegato in quel modo e riposto nei cassetti in verticale, avendo l’accortezza di mettere man mano sul fondo i capi appena lavati. In questo modo, diversamente da quello che succede impilandoli, i capi sono sempre tutti visibili e si evita di indossare sempre e solo quelli in cima.
E qui vi devo dire che MK vince e convince: ho adottato questo metodo e sto piano piano “convertendo” tutta la mia cabina armadio. Funziona, è comodissimo, ho recuperato davvero una quantità di spazio, e tutto sommato è pure divertente.

Per il resto, come accennavo sopra, penso che questo libro possa risultare di grande impatto per chi non si è mai avvicinato all’argomento prima.
Gli spunti interessanti non mancano (ad esempio utilizzare del semplice cartone per creare divisori all’interno dei cassetti, ed evitare di comprare mille scatole e contenitori; o svuotare la borsa ogni sera al rientro a casa: forse questa cosa mi ha colpito perché io lo facevo già da parecchio!). È sacrosanta l’idea che la soluzione non sia organizzare e riorganizzare mille volte il caos, ma finalmente ridurlo una volta per tutte. Così come quella di “dare l’addio” agli oggetti senza rimpianti; che in fondo è un altro modo per dire che, se una cosa non ci serve, lo spreco ormai c’è stato e tanto vale liberarsene senza aggravare ulteriormente la situazione (per quanto ci dispiaccia o ci secchi).

Quando si entra nei dettagli pratici (il “metodo giapponese” del sottotitolo), però, molti risultano di difficile applicazione in un contesto così diverso. Ho anche avuto l’impressione che l’idea del “decluttering in botta unica” funzioni bene, o meglio, quando c’è un professionista che ti segue (è il lavoro dell’autrice), rispetto al caso molto più comune in cui siamo da soli ad affrontare l’impresa.
Forse anche a causa di questo, leggendo in giro mi pare che quello che rimane impresso del libro sia il famoso metodo di piegatura (che di problemi di distanza culturale ovviamente non soffre), e in generale la componente di organizzazione; più che l’importanza e il potenziale valore del decluttering come pratica “che trasforma la vita”, un elemento sul quale l’autrice peraltro insiste. Ovviamente, riordinare il guardaroba (tra l’altro recuperando spazio, con conseguente sensazione di “avere meno”) è molto più facile e molto più immediatamente soddisfacente, che non imbarcarsi nella rimozione del superfluo…
Non che nell’organizzazione e nel riordino ci sia nulla di male, anzi, ma si tratta di cose ben diverse. Mi pare estremamente indicativo, in questo senso, che nel titolo italiano la parola decluttering sia stata tradotta come “riordino”…

Voi cosa ne pensate? Se l’avete letto, quali spunti ne avete tratto? Se non l’avete letto, siete incuriositi? Fatemi sapere!

Marie Kondo – “Il magico potere del riordino -Il metodo giapponese che trasforma i vostri spazi e la vostra vita” – Vallardi Editore – traduzione di Francesca Di Berardino – 247 pagine

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24 thoughts on “Il magico potere del riordino – Marie Kondo

  1. Di gran lunga sopravvalutato. Questa è stata la mia impressione già durante la lettura, poi è troppo ripetitivo, e l’autrice mi ha fatto venire i brividi con qualche osservazione un tantino antica sui generi che spero non rifletta la realtà giapponese o stanno messi parecchio male.
    Comunque qualche spunto in più va sempre bene, l’ho dato anche ai miei che non avevano mai letto niente sull’argomento e in effetti con loro ha funzionato e mio padre pian piano ha svuotato il suo studio.
    Forse le vendite riflettono più che altro il desiderio che abbiamo di liberarci di tante cose.

    1. Come dicevo nel post c’è un problema culturale importante, che probabilmente era insuperabile senza snaturare completamente il libro. Anche il tono molto didascalico e paternalistico a me è suonato bizzarro, quasi fastidioso (e su quello secondo me si poteva lavorare in termini di traduzione). Sicuramente il libro è arrivato al grande pubblico al posto giusto e nel momento giusto ma (di nuovo) chi conosce un po’ la tematica lo troverà poco sensazionale.

  2. Mi hai tolto le parole di bocca… anzi dal blog, perché avevo pensato anche io di scrivere qualcosa sul libro, nel momento in cui l’avessi finito. Direi che ha davvero poco da insegnare a chi è già pratico della tematica, e sul web le risorse, probabilmente anche declinate più opportunamente, non mancano. Insomma, io lo sto trovando piuttosto noioso, ripetitivo, poco utile. E non mi spiegavo il clamore che ha suscitato e sta suscitando. Probabilmente risiede proprio nel fatto che il formato ‘fisico’ ne ha favorito la diffusione presso un pubblico diverso da quello del web, probabilmente all’oscuro o quasi di tutta la ‘letteratura’ virtuale e non, esistente sull’argomento. L’aspetto positivo sta nel fatto che ha evidentemente soddisfatto un bisogno che, come potevamo immaginare, era diffuso ma di cui c’era scarsa consapevolezza… Il resto è una massiccia dose di marketing…

  3. Leggo diversi blog e articoli su minimalismo e decluttering, e già da un pò vedevo tessere lodi su questo libro. Io non l’ho letto e mi sembra molto interessante, ma da qualche anteprima letta in giro, e in base anche a quello che hai detto tu, per chi già è avvezzo delle tematiche trattate potrebbe non essere nulla di così innovativo.
    Se c’è una cosa che non mi convince del tutto però del metodo è l’idea di tenere solo quelle cose che “ci fanno felici”: non so se anche qui è una questione culturale(diverse società, diversi stili di vita), ma per quanto da un lato io mi trovi d’accordo su questa affermazione, da un altro non riesco a non pensare che ci sono comunque oggetti che non mi trasmettono una sensazione di felicità, ma che comunque servono uno scopo, e che quindi non possono essere gettati così facilmente(documenti importanti in primis). Tu he ne pensi? Avevi fatto caso a questo o non è un problema concreto a tuo parere?

    1. Mah, intanto bisognerebbe capire cosa c’è scritto esattamente nella versione giapponese… problemi di traduzione a parte, comunque, decluttering > rimozione del “superfluo”. Documenti importanti e similari non rientrano nella categoria, direi 🙂

  4. Anche io ho letto il libro e non mi ha dato nulla di nuovo, forse appunto perchè l’argomento mi interessa e ho letto altri libri/siti/articoli ecc. in merito.
    In alcuni punti l’ho trovato veramente estremista: quando dice “perchè tenere tutto un libro che abbiamo letto, quando ci sono solo alcune pagine che ci interessano veramente? Basta STRAPPARLE e buttare via il resto del libro”… ecco, no grazie!!! O anche quando insiste sul BUTTARE via tutto… mi sembra uno spreco totale, forse il mio non è un atteggiamento minimalista ma io preferisco “ricollocare” le cose dove possono essere utili, la discarica è proprio l’ultima spiaggia!
    In ogni caso un suo insegnamento l’ho seguito e ho rivenduto il libro subito dopo averlo finito 😉

    1. Sul fatto di strappare le pagine dei libri, lasciamo perdere…
      Sul buttare via tutto, ecco, anche lì io vorrei sapere cosa dice l’originale (!)

  5. Ciao, devo dire che su una neofita del decluttering come me il libro ha avuto un effetto enorme. Mi ero già accostata al tema del decluttering sul web, ma pur apprezzando molto diversi blog italiani (il tuo in primis) e stranieri sul tema, nulla fino a ora era stato in grado di spingermi effettivamente all’azione. Credo che sia stato proprio l’approccio radicale, “tutto in una volta”, ad avermi dato la spinta giusta: vedere risultati concreti da subito aiuta moltissimo, cosa che non succede con gli approcci più graduali (del tipo “elimina una cosa al giorno per 30 giorni”).
    E’ anche da sottolineare che per “tutto in una volta” Kondo intende un lasso di tempo di circa 6 mesi, quindi tutto è relativo 😉
    Io l’ho interpretato come “tutta una categoria in una volta”, cioè decluttering di tutti i top in una volta, poi di tutti i bottom, più avanti tutte le pentole e così via. In un weekend completato decluttering e sistemazione dei vestiti, in un altro di tutti gli accessori per cucinare e della dispensa, e cosa incredibile riesco a mantenere l’ordine ottenuto senza alcuna fatica.
    L’altro elemento interessante è proprio l’enfasi sul procedere per categorie e non per stanze. Sembrerà ovvio ma per me è stato illuminante.
    Sono comunque d’accordo con le perplessità sulla traduzione, o meglio sull’adattamento a un contesto culturale così diverso, che probabilmente avrebbe richiesto qualche sforzo in più.
    Un’ultima cosa sul sistema di piegatura dei vestiti: personalmente mi trovo meglio con la piegatura a pacchetto, anche se temo che Marie avrebbe un mancamento a vederla

    1. Sono contenta di sentire l’opinione di una neofita! Come dicevo per me tutto fa brodo, se questo libro ti è stato utile e ti ha dato la spinta giusta, ben venga. Quanto all’approccio “per gradi”: diciamo che io sono più favorevole a una via di mezzo. Se avessi proceduto un oggetto alla volta sarei ancora qui con gli armadi a muro strapieni; ma quello che si ricava dal libro è esattamente l’opposto (a prescindere da come poi ognuno di noi lo voglia interpretare in base alle sue esigenze, e giustamente!). Poi non stupisce che sui social e sui giornali si senta parlare quasi solo di come piegare i calzini, mentre l’aspetto di decluttering vero e proprio (termine che, fateci caso, nel titolo italiano è diventato “riordino”…) viene messo in secondo piano.

  6. Non l’ho letto ma sono sempre più curiosa di farlo. Penso che il libro e il relativo metodo saranno l’ideale visto che a breve dovrò sbaraccare tutta la casa per ristrutturare. Dovrò per forza liberarmi di molte cose superflue che so di avere e anche che non so di avere. Mi sono fatta l’idea che sia adatto per un’occasione di questo tipo, in cui il cambiamento e il decluttering devono essere profondi, efficaci e veloci.

    1. Un trasloco o comunque una situazione come la tua è ideale per fare decluttering in modo radicale, ma (non per scoraggiarti) tieni presente che la Kondo, forse, la fa sembrare più facile di quel che è, per i motivi “logistici” e culturali cui accennavo nel mio post. In una parola non sono certissima che decluttering profondo, efficace e veloce vadano d’accordo; o come minimo per farli coincidere ci vogliono grande impegno e dedizione, ecco. In bocca al lupo comunque! 🙂

  7. Prima di tutto voglio farti i complimenti per il blog, grazie al quale ho scoperto il decluttering un paio di anni fa.
    Dato che ci sto prendendo la mano (anche se già so che non diventerò mai minimalista ;-)) ho deciso di leggere questo libro come primo dell’anno, di provare il metodo e di scriverne un post.
    In effetti abbiamo notato gli stessi difetti (la struttura delle case giapponesi, il fatto di buttare, che mi ha lasciato perplessa), probabilmente dovuti alla differenza di cultura.
    Tuttavia a me è piaciuto l’approccio emotivo di MK, anche se secondo me va meglio per chi fa decluttering già da un po’, perchè eliminare oggetti è una cosa difficile all’inizio e , pur essendo contraria al metodo di una cosa alla volta, credo che possa essere difficile iniziare subito svuotando tutta la casa!!

    Però mi piace molto il metodo di piegare i vestiti, perchè ho notato che i miei cassetti finalmente si chiudono bene e gli abiti non si sgualciscono, e anche l’idea shintoista dell’anima degli oggetti.

    In fin dei conti per me l’acquisto di questo ebook (ho scelto questo formato, giusto per essere coerente ^_^) è stato proficuo.

  8. Eccomi qua – in buon ritardo sulla pubblicazione del post, ma pazienza.
    Sto leggendo il libro della Kondo, ma soprattutto lo sto applicando. Non nel senso che sto facendo decluttering (quello, come sai, lo faccio già da tempo), ma nel senso che ho deciso di punto in bianco, una mattina che “mi è partito l’embolo”, di adottare il suo “metodo”, in tutta la sua splendida drasticità.
    Mi sono data cinque mesi secchi per vedere se, come credo, posso effettivamente fare un decluttering profondo e massivo – e, ancor meglio, definitivo.
    Credo che stia funzionando per me perché, oltre ad essermici accesa la lampadina al momento giusto, non sto partendo da zero: leggere di certi cambiamenti forti non mi ha spaventato o inibito, al contrario; ed in più ho già un minimo (aha!) di esperienza (come si procede, come ci si sente durante e dopo, ecc.).
    Insomma, pare che la pensi come Clizia: forse mi ha catturato, pur non essendo io neofita, perché chiede di non avere mezzi termini. O lo getti nel fuoco, o accetti la sfida…

    Riguardo al declutterare per categoria piuttosto che per stanza, è vero: è certamente più facile, e più spontaneo, immaginare di farlo in un contesto come quello giapponese.
    Oppure, ed è il mio caso al momento, se ci si deve occupare di farlo esclusivamente nella propria stanza (più una parte di un’altra, e garage e cantina, ma vabbeh).
    In generale però trovo che, spontanea o meno, questa scelta abbia il pregio, come scrive lei, di darci una panoramica integrale di ciò che abbiamo per ogni tipo di cosa (non dev’essere per forza tutto: se abbiamo troppi vestiti per pensare di metterli tutti insieme, faremo prima tutte le camicie, poi tutti pantaloni, e via dicendo). E poter valutare tutto insieme, o quasi, secondo me fa una bella differenza. Se la fa in piccolo, figuriamoci in grande, su un’intera casa.

    E’ un vero peccato, come fai notare tu, che in italiano si parli esclusivamente di “riordino”: non avevo pensato a problemi di traduzione, ma in effetti il termine mi lascia ogni volta una sensazione strana (perché lo si usa indifferentemente intendendo riordino oppure decluttering, e solo chi sappia qual è la differenza lo nota e non si confonde).
    La Kondo stessa insiste appunto che non ci si possa limitare a modificare la disposizione degli oggetti, o a riporli al loro posto PRIMA di aver buttato (ma diciamo pure regalato, venduto) ciò che abbiamo scelto di non tenere.
    A tal proposito: so che l’idea di buttare punto e basta infastidisce molti, e io stessa non immagino nemmeno di utilizzare quest’unica opzione.
    Tuttavia, andando avanti ed accorgendomi che scarto sempre più cose, mentre il tempo passa e mi rendo conto che il decluttering non basta mai finché non è totale – la vita migliora, lo testimonio: ma ora sento esserci un abisso tra “un po’” oppure “tanto”, e “tutto” -, capisco che più avanzo più il fastidio di buttare diminuisce.
    Magari eviterò sempre di buttare categorie sensibili di oggetti (es.: libri, ad eccezione di quelli di scuola di decenni fa, e neanche tutti!), ma in generale sì: buttare fa bene. Spesso è meno “un delitto” di quanto tendiamo a pensare, e sgrava di molti pesi.

    Ancora: mi piace molto l’idea di valutare, di volta in volta, in particolare (ma non solo) se l’oggetto ci suscita sentimenti positivi, quasi di affetto: non è l’unico criterio, ma forse noi occidentali – nell’intento pur sacrosanto di evitare di trattenere cumuli di cose che non vogliamo, ma nemmeno abbiamo il coraggio di lasciar andare – passiamo sopra questo aspetto un tantino di fretta. Per non scottarci?
    Ho trovato che soffermarmi per tutto il tempo necessario, di solito lunghi minuti, e con una certa concentrazione su ogni singolo oggetto mi ha fatto fare un ulteriore scatto in avanti.

    Strappare le pagine dei libri? Proprio no (capisco una rivista che poi butteremo, ma un libro no).
    Però ecco una cosa su cui dissento dalla Kondo: è certamente controproducente e generatore di altra carta il tentativo di raccogliere in un quaderno i brani che abbiamo trovato interessanti, in un libro che però nel suo insieme non lo è abbastanza per restare.
    Ma perché non farlo digitalmente? Io da un po’ di tempo trascrivo tutto ciò che desidero ricordare, non è poi una faccenda così lunga, in un file .txt apposito. Zero spazio occupato, persino su disco, e nulla va perso 🙂

    Solo qualche breve considerazione, ecco 😀

  9. Sono una neofita e sto leggendo ora il libro. Di base trovo che dica cose giuste e apra la mente ad una disordinata/accumulatrice come me. Voglio provare appena finito di leggere… Intanto ho piegato un cassetto col suo metodo e mi ha gasata! Riguardo al discorso del “buttare”, a noi viene in mente piuttosto di regalare o vendere nei mercatini dell’usato. In Giappone non è ben visto… In pratica a loro fa schifo comprare cose usate da altri, quindi questo tipo di mercato non attecchisce. Quando sono stata in Giappone ho fatto grandi affari comprando a prezzi bassissimi una quantità di cose, tenute tra l’altro in maniera impeccabile, come libri, cd e bambole. Perché poi l’usato è svalutato tantissimo. Di vestiti invece non ho trovato quasi nulla, si e no un paio di negozi. Per questo per loro è più naturale l’idea di buttare.
    Riguardo al riordino, io vivo con i miei e mia sorella e ognuno di noi ha la sua dose di disordine… Sul libro c’è scritto che se cominci poi gli altri seguono il tuo esempio… Voi che siete più esperti, è vero o mi ritroverò a cambiare solo io e i miei spazi e lottare per gli spazi comuni?

    1. Grazie per la spiegazione riguardo all’atteggiamento verso l’usato in Giappone (che mi conferma quanto il libro della Kondo avrebbe dovuto essere “gestito” diversamente; ma evidentemente è andata bene così).
      Riguardo alla tua domanda, sì, in parte è vero; di sicuro l’esempio fa moltissimo. E sicuramente non funziona per niente cercare di forzare al decluttering che vive con te, se lui/lei non è convinto per primo/a.
      In bocca al lupo!

  10. L’ho letto e messo in pratica subito. Mi ha fatto in partire in quarta e in questi giorni di festa sto svuotando tantissimo. I consigli sono perfetti,ma ripetitivi. L’unica cosa che ho avuto difficoltà ad eliminare sono stati i libri. Su trecento ne ho eliminati circa una ventina.
    Consiglio a Marie Kondo di continuare ad occuparti di vestiti,bagno e cucina. e di non toccare i libri.

    1. Sono in tanti (io per prima) a inorridire di fronte al metodo consigliato dalla Kondo per “gestire” i libri, ma dato che fino a prova contraria lei ha venduto un miliardo di copie (e noi siamo a qui a parlarne), forse il nostro orrore vale pochino… 😉

  11. Ne ho tirati giù 300 e ne ho eliminati solo 15. Ho provato a dare colpi sul libro,battere le mani, ma non faceva effetto. Davanti ai miei autori preferiti,libri sulle mie passioni o su opere importanti mi bloccavo e mi dicevo ma che cavolo sto facendo.

  12. Ciao, ho un altro punto in cui mi trovo in difficoltà: i cd musicali. Io adoro la musica e ne ho tanti, per ora ne ho eliminati solo 3. Musica e libri sono la mia droga. Devo provare un’emozione fortissima per tenerli? Se non sento questa emozione fortissima li butto tutti?

    1. Guarda che io non ho risposte pronte o regole fisse da fornire a nessuno, anche perché non esistono, o almeno io la penso così. Ognuno deve valutare (con onestà) in base alla propria situazione. Se eliminare libri e CD ti fa star male, lascia semplicemente perdere e concentrati su altro. Evidentemente per te non sono “superfluo”.

      1. Grazie per la risposta. Infatti Marie Kondo dice che se delle cose ti piacciono e non ne puoi fare meno, devi tenerle.

  13. Mi inserisco nei commenti un po’ in ritardo, ma ho letto il libro solo ora. Pur essendo farcito di “giapponesate” e nonostante in piu’ punti sia stata sfiorata dal pensiero che l’autrice fosse completamente svitata, a me ha dato una grossa spinta per iniziare il decluttering. Ed e’ proprio vero che il decluttering migliora la vita! Superi l’attaccamento alle cose, capisci che non e’ vero che non hai niente da mettere, ridefinisci i tuoi gusti, saluti con affetto quello che eri dieci o venti anni fa. Insomma, su di me il decluttering sta avendo un effetto terapeutico. E’ un po’ come se facessi il decluttering della mia anima, ecco.

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