Amsterdam

AmsCome spesso avviene con lo scambio casa (e con molte altre belle cose della vita), è successo tutto molto in fretta: un paio di giorni dal primo messaggio di contatto alla prenotazione del biglietto aereo. Altra cosa che succede spesso, la destinazione originale era completamente diversa (Londra), e non pensavamo di andare via esattamente per Natale: invece siamo partiti proprio il 25 dicembre, destinazione Amsterdam.

Ci eravamo già stati qualche anno fa, in albergo. Ovviamente la città ci era piaciuta (sfido chiunque). Altrettanto ovviamente questa esperienza è stata molto diversa dalla precedente, e non ho potuto fare a meno di confrontarle. Eccovi allora l’Amsterdam di minimo: all’insegna di quel che c’era e non c’è stato più, e di quel che non c’era e c’è stato questa volta.

C’era e non c’è stato più l’albergo sui canali. Albergo lussuosetto, avevamo appena ricominciato a viaggiare dopo l’incidente e volevamo premiarci (!): una bomboniera di cuscini morbidi, luci soffuse, il Singel dalla finestra, tutto molto comme il faut. Le colazioni e le cene fuori. Il Dam e limitrofi invivibili, squallidi, dopo le sei di sera: oggi tutta la zona è stata completamente riqualificata, qualcuno direbbe “gentrificata”. Sono apparsi i soliti negozi di catena che si vedono ormai dappertutto, i soliti Starbucks, i soliti fast food. Ma rispetto alla prima volta, il miglioramento è sicuramente notevole e palpabile.
La visita alla casa di Anna Frank, che non sono riuscita a replicare malgrado i ripetuti tentativi, a causa dei km di coda tutti i giorni a tutte le ore del giorno (sì, lo so, si può saltare la coda facendo il biglietto online; ma alla fine “andare a vedere la coda di fronte alla casa di Anna Frank” era diventato quasi un rito!).
Il piacere di visitare il museo Van Gogh: troppa gente, troppo caos, e anche un’enorme tristezza per l’esperienza di vita terribile che si nasconde dietro a quei gialli e a quei blu, a quei quadri apparentemente così “facili” da leggere e da sentire. Lo sapevo già, ma questa volta il contrasto mi è apparso molto più stridente. Forse sono io, o forse mi hanno indisposto la folla e certi commenti (molti dei “soliti” italiani).
Gli acquisti. Non ho comprato nulla, eccetto un magnetino con un autoritratto di Rembrandt (yep, molto originale).

Non c’era e c’è stato questa volta: la “nostra” casa. Completa di gatti, chiaramente. Una casa pieeeeena di cose (siete autorizzati a ridere 🙂 ), circondata dall’acqua su tre lati. La luce cambia completamente quando vivi sull’acqua. Io, che sono gente di pianura, non lo sapevo e sono rimasta affascinata.
I mezzi pubblici, che abbiamo sfruttato grazie a un biglietto 7 giorni + 2 (spesa totale meno di 60€, un vero affare): tram, autobus e perfino la metro, altra cosa che all’epoca non c’era. E forse, visto che i mezzi di superficie sono così tanti, puntuali e capillari, non si capisce bene a cosa serva, ma vabbè.
La visita a una quantità di musei, grazie alla Museumkaart, suggeritaci dalle padrone di casa; poco pubblicizzata per i turisti, permette di entrare gratis, a volte anche saltando la coda, in tutti i musei olandesi. Costa 60€, quindi vale la pena se si rimane più di un weekend o si prevede di andare oltre la classica triade Rijks/Van Gogh/Anna Frank (che già da soli arrivano a una quarantina di euro); noi l’abbiamo sfruttata tantissimo. In particolare, siamo andati due volte al Rijksmuseum, usufruendo della bellissima app (che ricalca la guida multimediale), per seguire due itinerari guidati ed evitare di vagare per ore senza meta.
Le decorazioni natalizie: ogni casa, ogni finestra, e perfino i canali, risplendevano di luci e di decorazioni. Metteteci che gli olandesi odiano le tende, ed evidentemente sono ben felici di mettere in mostra le loro bellissime case a chi passa, e avrete già capito: la sottoscritta, sbirciatrice seriale, ha trascorso 10 giorni a guardare dentro le finestre altrui, a volte incrociando lo sguardo dei padroni di casa (!). E invariabilmente chiedendosi come sarebbe, vivere in una di quelle case. Sì, Amsterdam è un posto dove potrei decisamente vivere (!!).
La frustrazione per aver portato troppi bagagli: all’epoca non mi ponevo proprio il problema; oggi sono consapevole di avere ancora moltissima strada da fare. Finisco invariabilmente per esagerare, anche quando so di avere a disposizione una lavatrice: avevamo due trolley, ne sarebbe bastato tranquillamente uno. E le nostre colleghe di scambio sono partite con uno zainetto. UNO ZAINETTO IN DUE! Mi sono vergognata moltissimo e ho promesso a me stessa che non ricadrò mai più nella trappola del “potrebbe sempre servirmi”.
Le crocchette olandesi (bitterballen), che abbiamo gustato insieme alle nostre ospiti in un ristorante al riva al mare (le spiagge dei paesi nordici, come Olanda e Belgio, e la loro luce, meriterebbero un post a parte). Eravamo a mezz’ora da Amsterdam, ma avremmo potuto trovarci sull’altra faccia della luna.
Le visite al supermercato dove, abbiamo scoperto, non accettano la carta di credito. In Olanda, tranne ovviamente nei luoghi prettamente turistici (ma anche lì, non è detto), apparentemente è molto più diffuso il Bancomat. Da archiviare alla voce “cose che non sapevo assolutamente e che non mi sarei mai aspettata”.
I fuochi artificiali per Capodanno: sono cominciati verso le 17 del 31 e continuati ininterrottamente finché ha fatto chiaro. La cosa bizzarra (per noi) è che non si trattava di spettacoli organizzati, ma di singoli armati di fuochi e botti (tanti botti. Tantissimi botti) sparati tranquillamente in mezzo alla strada. Dico “bizzarro”, ma in realtà trovarcisi in mezzo non è stato piacevole: molto molto meglio rientrare e goderci lo spettacolo dalle finestre di casa (sì, siamo anzyani, che ci volete fare).
Gli scooter sulle piste ciclabili (incredibile).
La possibilità di vedere un film in un cinema diciamo… speciale.

Continuano a esserci: le torme di ragazzini bevuti e fumati. Le code fuori dai Coffee Shop, dalla casa di Anna Frank, dal museo Van Gogh, dall’Heineken Experience, il Madame Tussaud o l’Amsterdam Dungeon. Niente folla, invece, per entrare al Rijks, o all’interessantissimo Museo della Resistenza. Vorrà dire qualcosa? Chissà. Il mercato dei fiori, iper-turistico ma bellissimo uguale. I negozietti di ricordini tutti identici.  La quantità di fast food perfetti per la fame chimica. Le cattedrali di fianco alle prostitute in vetrina. I ponti, i riflessi, la luce e le luci.

Mi sono anche (ri)detta, al ritorno, che devo fare ogni sforzo, economico e non solo, per viaggiare il più possibile e il più a lungo possibile. Quando non ti muovi per un po’, come purtroppo era successo a noi per vari motivi, ti dimentichi quanto sia bello, quanto faccia bene, quanto smuova e rinnovi e rinfreschi.

Ora che rileggo, mi rendo conto che il bilancio è decisamente a favore dell’esperienza-scambio casa. Perché non sono stupita? 🙂

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2 thoughts on “Amsterdam

  1. ciao, il tuo post mi capita a fagiolo visto che finalmente, dopo anni di affitto, ho una casa di proprietà e vorrei provare l’esperienza dello scambio casa, anche se a dirla tutta sono ancora un po’ scettica. Parli della tua esperienza con entusiasmo, ma hai mai avuto esperienze negative e di che genere? Si risparmia davvero rispetto all’albergo/residence oppure alla fine conta solo il valore dell’esperienza? Mi consigli di rivolgermi ad Homelink o conosci anche altri siti affidabili dove non è necessario pagare per iscriversi? (quest’ultimo aspetto mi frena alquanto 🙂 Scusa la raffica di domande e grazie in anticipo Hob

    1. Ciao!
      In parte a queste domande ho risposto nei vari post che ho scritto sull’argomento (sul blog c’è una categoria apposita, se ti va di dedicare un po’ di tempo a spulciarli). Spendo solo due parole per dirti che, visto con lo scambio casa risparmi interamente sul costo dell’alloggio (e a volte anche sull’eventuale noleggio auto, per non parlare del fatto che volendo puoi evitare di mangiare fuori), il centinaio di euro che ti richiedono le associazioni più diffuse, che esistono da più tempo e in definitiva più affidabili sono più che ben spesi. Noi siamo iscritti a Homelink e a Intervac; personalmente non mi affiderei e non fiderei mai a un sito “qualunque” dove tutto è lasciato ai singoli iscritti e dove non esiste alcun controllo diciamo centralizzato.
      Aggiungo anche che quella dello scambio casa è un’esperienza bellissima e profondamente arricchente, ma (o proprio per questo) io la sconsiglio CALDAMENTE a chiunque non sia totalmente convinto e voglia provare solo o principalmente per viaggiare risparmiando.

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