più che un oggetto, un incubo (decluttering fase 2)

offertaminimo è nato, lo saprete, come blog sul decluttering, termine allora piuttosto misterioso e oggi molto di moda, che riunisce due concetti, rimozione del superfluo e ordine. All’epoca, infervorata ed entusiasta, avevo “aggredito” ogni stanza della casa, e per ognuna (più o rcano) avevo scritto un post, più un altro di riepilogo. Risultato: eliminazione di una quantità di oggetti che se ci penso mi viene ancora male. Dove per eliminazione intendo genericamente sia il lancio nel cassonetto che la vendita, attraverso vari canali (qualcosa ho anche regalato). Diciamo che quella è stata la prima fase del mio decluttering

Sono passati tre anni abbondanti, e ora mi trovo a un’impasse. Sono ferma da mesi, e non perché in casa non ci sia più niente da rimuovere. Anzi.
Dopo essermi goduta per un po’ l’iniziale e inebriante sensazione di liberazione, sempre più spesso sento riaffiorare quella, fastidiosissima anzi diciamo pure odiosa, di essere circondata da mille cose che non sono né sufficientemente utili, né sufficientemente belle, da meritarsi un posto nella mia vita. E che di conseguenza mi rubano spazio (e tempo).
Eppure nicchio. Il sacro fuoco cova sotto la cenere: ma lo strato di cenere è molto spesso.

Qual è il problema? Ci ho riflettuto e sono arrivata a qualche conclusione. Conclusioni che, naturalmente, possono non essere valide in generale; ma che vorrei condividere qui, sperando che siano utili a chi si trova in una situazione analoga e anche a chi con il decluttering deve ancora cominciare.

Quella prima fase di decluttering, da un lato è sempre frustrante e stancante, fisicamente ed emotivamente. C’è tantissimo da fare, bisogna dosarsi perché la fatica del superfluo è veramente grande, all’improvviso ci troviamo davanti un muro di cose che abbiamo comprato e usato poco o niente: il corrispondente spreco di soldi, di tempo e di energie è scoraggiante. Diciamolo pure: ci sentiamo dei gran cretini.
D’altro lato, è un processo esaltante (leggete qui, ad esempio). Se ci mettiamo nel giusto ordine di idee (“lo spreco c’è già stato, il passato è passato, tiriamoci su le maniche e vediamo cosa possiamo fare per il presente, e per il futuro”), ogni angolo di casa diventa fonte di soddisfazione, di liberazione appunto, dalla piccolezza del cassetto della misericordia all’enormità del guardaroba. In questo senso, è anche un processo relativamente semplice.

Il fatto è che, per quanto entusiasti e decisi possiamo essere, c’è sempre un insieme di cose che sopravvive e non dovrebbe, uno zoccolo duro di superfluo costituito da due categorie di oggetti:
a) oggetti con un valore affettivo molto elevato, con i quali ci identifichiamo o che rappresentano una fase della nostra vita dalla quale non ci vogliamo staccare
b) oggetti con un valore economico molto elevato (o, meglio, per i quali abbiamo pagato una somma elevata)
A volte si tratta anche di oggetti ingombranti, e questo complica ulteriormente le cose.

Della prima categoria c’è poco da dire, e quel poco l’abbiamo già detto.
Noi non siamo quello che possediamo; e se lo siamo, forse è il caso di fare qualcosa 🙂 Cominciamo con il tagliare il cordone ombelicale con gli oggetti che appartengono al passato: un passato magari nemmeno così felice, e che in ogni caso fa parte di noi comunque, che lo vogliamo o no… anche se decidiamo di buttare finalmente le Smemorande del liceo e i jeans taglia 28 nei quali non entriamo più neanche a piangere.
Quindi out with the old. Facciamo un bel respiro e diamo il benvenuto al presente.

La seconda categoria è insidiosa: buttare semplicemente nel cassonetto qualcosa che abbiamo pagato una bella quantità dei nostri sudati guadagni non è bello, è uno spreco. E allora? Due strade:
– troviamo qualcuno a cui regalare quel qualcosa
– cerchiamo di trarne un seppur minimo guadagno, vendendolo o barattandolo

Il mio problema, in questo momento, è che per me la prima opzione ha sempre funzionato poco.
La seconda, con la quale ho abbastanza esperienza, comporta un certo sforzo (andare in un negozio dell’usato, creare un annuncio su eBay che poi va gestito…).
La pigrizia (del superfluo) mi vince. Anche perché so che devo considerare questo tipo di attività più come un hobby, che come una fonte di guadagno.
Il baratto non lo considero, o lo considero molto poco, sia perché vorrei evitare l’arrivo in casa di altri oggetti, sia perché le alternative locali scarseggiano.

La soluzione la conosco ed è sempre la stessa: affrontare il superfluo un oggetto alla volta, senza farmi prendere dall’ansia. Sarà la seconda fase del mio decluttering.
Molto più lenta, credo. Meno spossante fisicamente, meno frustrante, forse, ma probabilmente non meno difficile. O esaltante. Mi prendo un impegno, comunque, e vi farò sapere come va.

Piccola nota conclusiva: a volte le due categorie, valore affettivo + valore economico, si sovrappongono, e in quel caso son dolori.
Non c’è niente di peggio di un casco Arai costato un occhio della testa, che ti ricorda di quando eri una zavorra (cosa che non sarai mai più), e anche di quando hai smesso di esserlo (molto improvvisamente e molto dolorosamente)
Più che oggetti, sono incubi. Fermaporte mentali. Occupano spazio, occupano energie, sai che dovresti liberartene ma ti viene male al pensiero, e non sai come gestirli. E allora fai finta di niente, rimandi, li nascondi in un angolo buio del cervello, e dell’armadio.

… A qualcuno serve per caso un casco nero opaco tanto ma tanto ma tanto bello? 🙂

Commenti, come sempre, estremamente benvenuti.

E per finire… da qualche giorno su Facebook c’è anche un gruppo dedicato alle tematiche di minimo. Se vi interessa, unitevi a noi.

minimo è anche su Facebook e su Twitter

15 thoughts on “più che un oggetto, un incubo (decluttering fase 2)

  1. Ma magari mi potesse servire di nuovo un casco nero opaco tanto ma tanto ma tanto bello!
    Vorrebbe dire che ho ripreso a girare in moto e non sai quanto mi manca.
    Tant’è. Per ora la famiglia ci vieta questa piccola libertà.
    Quanto alla fase 2 del decluttering, ho bisogno di affrontarla anch’io e non riesca decidermi. Magari meditare sulle tue parole può farmi bene…
    polepole di recente ha scritto #FACCEdaBA: Storia di una splendida giornata (in arancione)

      1. Pardon, ho bisogno di sapere a quanto lo vendi.
        Perché lo vendi, no?
        Così per ogni evenienza posso dare un’indicazione e rimandare al blog (una scusa ulteriore per diffondere il verbo, ehm).

        1. Forse viene meglio se ci sentiamo via e-mail, così ti mando anche delle foto e ti do le caratteristiche esatte. Comunque era costato circa 400€, direi la metà più o meno

  2. Idem…sono bloccata alla fase 2 con tutti quegli oggetti difficili da gestire 🙁
    Ne ho venduti già alcuni di grossi scogli (la bici che alla fine non posso usare, la chitarra che non suono più…) ma ci sono cose che ancora stanno lì..una è la tastiera Roland, un sogno di adolescenza poi finito.
    Speriamo di trovare il coraggio di occuparmene, la prima cosa è fare le foto…
    yliharma di recente ha scritto [Pubblicità regresso] Una bottiglia di plastica al giorno…

  3. Al momento di trasclocare nella ns.casa da quella dei gentori c’è stato un gran decluttering…forzato direi, perchè lo spazio è minore, ma soprattutto volontario: non volevo iniziare una nuova vita con attaccate addosso zavorre della mia identità precendete, tanto che molto cose non mi appartenevano piu’.
    Ho venduto molte cose su Ebay, qualcosa ho regalato,e qualcosa ho portato da Mercatopoli. Ecco quest’ultima soluzione è quella che mi è piaciuta meno, in quanto gli oggetti portati vengono valutati molto al di sotto del loro valore, e si tengono pure una percentuale sul guadagno. A questo punto preferisco far da sola su ebay e su subito, o eventualmente regalare a chi ha bisogno.

    1. Nemmeno a me piace molto, in generale.
      D’altra parte la soluzione Mecatopoli ovvia alla mia difficoltà ad utilizzare siti come eBay (anche di annunci gratuiti). Ho notato poi che sull’oggettistica il prezzo proposto è parecchio opinabile, mentre per la tecnologia fanno almeno riferimento all’usato venduto su eBay, appunto, o a siti di collezionismo: almeno pe quella mi sento abbastanza sicura.

      1. Forse dipende anche dal gestore del negozio. La mia esperienza è sempre stata positiva: nel punto vendita di Casale per ogni oggetto verificano online il prezzo del nuovo, se appena possibile, e poi ti *propongono* il loro prezzo di vendita. A me è sempre sembrato equo, forse perché quelli che porto da Mercatopoli sono oggetti che non riuscirei a vendere comunque, insomma è un po’ l’ultima spiaggia. E oggettivamente (!) tramite loro sono riuscita a ricavare qualcosa anche da oggetti che mai più avrei pensato di poter vendere (tipo un rotolo di carta per foderare i cassetti…!). Ovviamente un guadagno loro ci deve essere, e ovviamente bisogna fidarsi un minimo: sicuramente vendendo su eBay e siti di annunci vari si ricava di più, ma (l’abbiamo detto tante volte) ci vuole un certo sbattimento (bisogna anche saperli usare), e non sono indicati per tutti i tipi di oggetti.

  4. Ciao!

    Come ti capisco. Sono mesi che rimando un trasloco doveroso, persa tra l’attesa inconscia che il mio ex tornasse a vivere con me e il terrore di una missione decluttering piu grande di me. Devo farlo. Soprattutto in prospettiva del mio next step (viaggiare). E’ giunto il momento.
    Ho accumulato cosi tante cose che non so neppure da dove partire. Incoraggiata dai tuoi post e altri blog che seguo, ho iniziato a fare una lista di tutte le cose che fanno parte della categoria B. Ho pure fatto le foto agli oggetti per metterli su ebay. Niente. Sono ancora qui accatastati in una pila come se potessero sparire da soli. Hahah!
    Fortunatamente la categoria A e’ quasi esclusivamente a casa dei miei: lontano dagli occhi-lontano dal cuore (e dal senso di colpa in questo caso!).
    Forse ora che so che il mio ex ha scelto il mare e non me, e’ giunto il momento di fare pulizie. Emotive e materiali.
    Un abbraccio

  5. A proposito di decluttering: la scorsa settimana ho acquistato un tapis roulant su subito.it, oggetto che desideravo da tanto. Corro da 2 anni ma quando si avvicina l’inverno per tenere un allenamento regolare dovevo sempre iscrivermi in palestra, che non mi piace per nulla ed è pure costosa.
    Contentissima del mio acquisto…peccato che l’ingresso del tapis roulant in camera è coinciso forzatamente con l’uscita di altre cose..tra cui i miei vecchi libri dellì’universita’..che fatica…
    Francesca di recente ha scritto Silence

    1. Ecco… prendo al volo l’accenno di Francesca per chiedere:
      come fare per liberarsi dei testi universitari che dopo anni non avete ancora venduto, il Libraccio non vi acquista e nessun mercato dell’usato / baratto / ecc. vi ha tolto dai piedi?
      Possibile che l’unico destino sia ammuffire o venir gettati e riciclati? 🙁

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