priorità

vedettaTra i post più letti su minimo ci sono quelli dedicati allo spazio, come questo, e alla casa; tra le chiavi di ricerca ricorrenti, stringhe come “vivere in n mq” o “quanto è grande la vostra casa” o “quanti mq di abitazione per n persone” (e anche altre meno ovvie: tipo “quanti mq a gatto in una stanza“. La risposta è “Il numero è assolutamente indifferente, tanto qualsiasi gatto si approprierà comunque di tutto lo spazio disponibile“). Sull’argomento (non dei gatti, dello spazio), io vi devo un post da qualche mese. 

Da settembre 2013 ad aprile 2014 abbiamo vissuto a Parma, più o meno fissi, in un appartamento in affitto. Qui scrivevo (scusate l’autocitazione):
“[…] ricordate quando vi parlavo della nostra voglia di vivere in una casa più piccola ma in una città più grande, più viva, di barattare l’interno con l’esterno (meno metri quadri in casa, più spazi e opportunità da vivere fuori)? È il risultato che abbiamo ottenuto qui: la casa dove stiamo è molto più piccola, ma in una zona centrale (e bellissima), con tutto a portata di mano. […]”
Sono stata molto fortunata, insomma, perché ho avuto l’opportunità di fare un piccolo esperimento: andare a vivere temporaneamente in una casa molto più piccola, ma in una città più grande e più viva.
In realtà, le case sono state due: il primo appartamento di dimensioni medie (una sessantina di mq) con camera da letto separata, una cucina (anche se piccola) e un armadio vero; il secondo forse 30 metri quadri, suddivisi tra un locale cucina, con un bel tavolo comodo, e un locale living con divano letto e un armadio (molto) minimo.

Nella prima casa ho lavorato sul divano, perché la cucina era troppo angusta per passarci tutta la giornata. Nel secondo avevo a disposizione un tavolo e una sedia comodi, ma… finiva lì. Per cambiare aria o semplicemente “prospettiva” (cosa che, lavorando in casa, è essenziale per evitare di dar di testa!), dovevo per forza uscire, cosa non sempre possibile.
Chiaramente c’erano anche lati (molto) positivi: vivere nel centro storico di una città bellissima e viva, avere a portata di piede due parchi e una serie di percorsi perfetti per correre, metterci letteralmente qualche minuto per pulire e riordinare casa.

Di seguito, in ordine sparso, le conclusioni cui sono arrivata, dopo averci riflettuto (parecchio).
Di Parma, insomma dell’esterno, mi sono innamorata (bella forza), e mi ci trasferirei senza pensarci due volte;  a Valenza mi sento un po’ sacrificata. Non è solo una questione di opportunità, e di cose da fare, ma anche del fatto che vivere in mezzo alla bellezza migliora la qualità della vita. Uscire e trovarsi davanti la Pilotta, oppure un palazzone anonimo, cambia parecchio.

Ovviamente, vivere a Parma (o in una città paragonabile) costa ben di più che a Valenza. E dato che le nostre risorse economiche non sono infinite, quanto del mio interno sarei eventualmente disposta a sacrificare?

In teoria molto. In pratica, ho capito che non posso permettermelo.
Per molte persone che conosco la casa è una specie di stazione di posta: serve per farci tappa, mangiare, dormire, lavarsi, ma la maggior parte del tempo lo trascorrono altrove. Per me, nel bene e nel male, è il contrario. Questo mi porta a un altro elemento importante, e molto difficile da ritrovare o riprodurre: casa nostra è incredibilmente tranquilla e silenziosa (non ci siamo resi conto di quanto finché non abbiamo abitato altrove).
Non posso vivere e non posso lavorare in una casa rumorosa e dalla quale io senta l’esigenza di uscire (spesso), perché in casa mi capita di passare anche giorni o settimane intere. Per modificare questo stato di cose, dovrei cambiare lavoro, o andare a lavorare fuori casa. Mai dire mai, ma non penso che succederà, né lo desidero particolarmente.

Ho la fortuna di vivere in una casa grande e che adoro. Mi piacerebbe abitare in un posto diverso? Assolutamente sì, ma non se per farlo devo sacrificare certe caratteristiche del mio interno. Che, purtroppo, sono anche quelle che incidono sul costo di una casa: spazio e tranquillità. Tutto questo, ovviamente, sempre a patto di poter scegliere.
Sono molto grata di aver potuto toccare con mano a cosa non posso rinunciare. Se e quando dovessimo avere la possibilità (o essere costretti!) a trasferirci, sarà una lezione estremamente preziosa.

E voi? Avete mai pensate a quali siano le vostre priorità dal punto di vista abitativo? Sono elementi presenti nella situazione attuale, oppure avete dovuto scendere a compromessi e per questo vorreste cambiare? Lasciate un commento che ne parliamo 🙂

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7 thoughts on “priorità

  1. Post interessante, soprattutto per me che dall’affitto sto cercando di passare ad una casetta di proprietà insieme al mio compagno.

    Sono web editor freelance e anche io lavoro da casa: forse è proprio per questo che quello che per molti è un accessorio, per me è uno degli elementi più importanti. Io devo assolutamente avere un giardino. Vero. Privato. Con una siepe alta abbastanza da lavorare all’aperto quanto più possibile senza sentirmi in una piazza pubblica. E, possibilmente, senza vicini del piano di sopra che scambino il suddetto giardino per una discarica, come invece accade ora…

  2. Molto interessante questo post!
    Ti posso dire (per esperienza di vari amici) che anche se lavori fuori casa la sera quando torni al nido è fondamentale che tu ci possa stare bene: i vicini poco rispettosi, il dover girare a lungo per trovare un parcheggio, un bar rumoroso sotto le finestre, sono tutte cose che aggiungono stress e tolgono “vita”.
    Per me la casa è un rifugio: anche se non rinuncerei più a vivere in una città che mi dà qualche opzione in più del paesino in cui sono nata, di sicuro non vivrei nè in una metropoli come Roma o Milano, né nel centro storico…troppo “stretto”, troppo ammassato. Ho bisogno di vedere i monti dalla finestra 🙂
    Ma invece vivere in periferia a Parma? Se i mezzi pubblici sono buoni e i prezzi migliori che in centro potresti prendere i classici 2 piccioni con 1 fava…

    1. Al momento mi tengo stretta casa mia modello cozza, ma in ogni caso la penso diversamente da te rispetto a vivere in un centro storico. Sarei felice di starci, purché sia davvero “bello” nel senso che dicevo nel post. Stare in periferia non è la stessa cosa 🙂

  3. ciao Laura,
    mi trovo d’accordo con te. Chi lavora a casa ha bisogno di un ambiente gradevole e accogliente, e so bene che molti non capiscono questa esigenza, così come quella del silenzio. Troppo spesso si sente dire “eh un po’ di tolleranza”: ebbene, no. Io dalle 2 finestra e vetrata+ portafinestra vedo verde, i miei fiori, il tavolo esterno con le sedie. Sono appena tornata dalla Corsica, ed è stato bello pure cambiare vista: mare e macchia anziché prato e vigneto.
    Saluti,
    Paola

  4. Dunque, come sai, io son passata da appartamento grande in semicentro a Torino a minicasa -28mq , mica pizza e fichi – a Nizza. Se tolgo alcuni difetti gravissimi della minicasa a cui non posso rimediare, cioè costo astronomico dell’affitto, in chiaro piu’ di quanto pagano i miei inquilini in Italia, e mancanza di balcone, per il resto son felice e contenta. Vivo in una casa vecchiotta con tutti o limiti che quaesto puo’ portare, e d’altronde questo è, perchè non mi posso permettere un appartamento piu’ nuovo o un pelo piu’ centrale (o meno in salita, uff! pero’ risparmio in palestra). Ma in cambio sto al mare, sant’iddio! e in un posto meraviglioso. Certo, a Torino ci sono piu’ opportunità culturali, ma alla fine, se son sincera, non è che abbia passato la vita a visitare i musei o ad andare all’opera o a pascermi di mostre. Qui vado sempre a piedi. Ci metto un’ora a fare le pulizie. Io lavoro fuori casa, e tornare nella minicasa è un conforto. Mi accontento, è vero, ma devo dire che, potendo scegliere starei piu’ in una casa sui 40mq, ecco. Sicuramente mi son resa conto che la grande città è invivibile, ma in un piccolo paese non potrei mai e poi mai stare. Palla al centro, insomma

    1. Intanto hat off per i 28 mq. Mi risponderai che fai di necessità virtù, ma ti ammiro lo stesso 🙂 Io non ho mai vissuto in una grande città, e sarei curiosa di provarci (il problema è che “provarci” non è proprio semplice…); ma sicuramente, come dici tu, il micro paese non si affronta.

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