Il trucco

lattinaNegli ultimi due mesi mi sono comprata (ben) due paia di scarpe: un paio da da running (il precedente era arrivato a fine corsa, non solo metaforicamente), e un altro “da diporto”, perché avevo bisogno (e non per motivi di semplice voglia) di un paio di scarpe il più possibile comode ma anche il più possibile “discrete” e portabili.  Questo secondo paio l’ho preso all’outlet, dopo mille giri e valutazioni, online e non, per la (folle?) cifra di 99€.
Ebbene: mi sento in colpa.
Mi dico che avrei potuto spendere meno, o rimandare; che forse il secondo paio non era così necessario, che avrei potuto arrangiarmi con quello che avevo, o almeno aspettare di aver sgombrato ancora un po’ la scarpiera (a proposito, grazie Paola!)…

A volte mi sembra di essere circondata (sui social, ma anche nella vita reale. Del resto i social sono la vita reale, in un certo senso. E in un altro no, assolutamente no) solo da persone che spendono e spandono e spendono e spandono (spendono e spandono l’ho già detto?). Matrimoni da 200 invitati in villa, viaggi e vacanze, cellulari e aggeggi elettronici vari, borse, vestiti, scarpe (non certo da 99€), o anche piccole cose, ma ogni giorno, ogni ora. E tutte debitamente fotografate, linkate, condivise.
E allo stesso tempo tutti (tutti!) si lamentano della crisi, dei soldi, dell’economia che non gira.

Io/noi saremmo dei criminali se ci lamentassimo di quel che guadagniamo: ma un mese se ci lasciamo andare appena un po’, sentiamo la differenza (e non sto parlando di migliaia di euro). E, soprattutto, riusciamo a mettere da parte molto meno di quel che vorremmo.

Così, non posso fare a meno di domandarmi dove sia il trucco (ci sarà un trucco?).

La maggioranza dei nostri conoscenti e amici sta economicamente molto meglio di noi, e anche molto meglio di quello che loro stessi sostengono?
Siamo noi che stiamo sbagliando qualcosa, e pur considerandoci non dico frugali, ma comunque attenti ai soldi che spendiamo, in realtà siamo degli spreconi (ohi ohi, quelle scarpe…)? Di recente abbiamo iniziato a usare MoneyWiz: vedere entrate e uscite nero su bianco, suddivise per categoria, e seguirne l’andamento del tempo fa effetto. E non abbiamo nemmeno cominciato a fissare dei budget per le varie categorie di spese, che sarebbe il nostro obiettivo!

E quindi, all’estremo opposto, forse siamo addirittura esagerati, ci preoccupiamo troppo di una situazione che è invece molto più rosea di quel che ci sembra? Ci facciamo troppi problemi, e dovremmo prendere tutto, soldi compresi, con più leggerezza (l’avete capito, no, che faccio un sacco di fatica a prendere le cose con leggerezza?)?

Oppure le persone intorno a noi vivono costantemente al di sopra delle loro possibilità?
E come fanno? Sfruttano il prestito al consumo (però ci sarà anche un limite), non mettono da parte nulla e sperano che non capitino mai emergenze, magari contano sull’aiuto dei genitori senza farsi troppi problemi?

Non sono domande retoriche: non ho davvero idea della risposta, o se magari la soluzione al mio dilemma sia ancora un’altra, alla quale non ho pensato (tipo che non c’è nessun dilemma e dovrei sbattermene. Tipo).
Voi l’avete capito, qual è il trucco? Se ne avete voglia, lasciate un commento e fatemi sapere cosa pensate.

minimo è anche su Facebook e su Twitter

10 thoughts on “Il trucco

  1. mmmm la mia risposta è: boh!!! 😀
    Me lo chiedo anch’io come facciano e non lo so. Probabilmente la loro percezione è quella di essere “poveri” nel senso che vorrebbero avere molti più soldi da spendere, ma in realtà se la passano benissimo.
    Io non mi lamento, anche perché sono a casa di mia madre e non pago affitto (contribuisco pagando luce, gas, internet e facendo la spesa settimanale, frutta e verdura escluse), quindi tolte le spese fisse per l’auto e la palestra e mettendo da parte un misero cinquantino al mese per il futuro, mi resta di che uscire con gli amici e comprare libri senza farmi troppi problemi.
    Qualcosa da parte c’è, ma in generale sono dell’idea che, anche se non si può vivere sconsideratamente, preoccuparsi troppo per un futuro che potrebbe non arrivare mai è un po’ una perdita di tempo ed energie.

    ps. per le scarpe: hai intenzione di usarle finché non si rompono giusto? Allora direi che hai fatto un buon acquisto 🙂 Tra l’altro la salute dei piedi è fondamentale, non vedo cosa ci avresti guadagnato a comprare un paio da 50 euro che magari si rompono più in fretta e ti fanno anche venire le vesciche…

    1. Lo so, lo so, ma mi sento in colpa lo stesso 🙂
      Sì, penso che tu abbia ragione, è una questione di percezione (loro e mia… e anche di social che deformano paurosamente la prospettiva)

  2. Spendacciona ed io che mi stavo autoflagellando per averne spesi quasi 60€ sempre per un paio di scarpe.
    Scherzi a parte, credo che i social siano solo parte della realtà e che molti non parlino veramente delle loro reali condizioni economiche, da qualche tempo mi sono chiesta come mi potrebbero vedere le persone attraverso i social ed attraverso il blog se non mi conoscessero personalmente e ne ho dedotto che mi considererebbero ricca.
    Dico questo perchè ad esempio quest’ anno ci siamo concessi due viaggi, uno invernale e le vacanze estive (partiamo domani e facciamo 10 giorni), in realtà quello invernale ce lo hanno regalato, ma la gente che ne sa? domani partiamo per Cefalonia, che dopo Karpathos è l’isola più economica del mediterraneo; potrei sembrare benestante perchè ricamo molto (e chi ricama sa quanto costino i materiali), ma la maggior parte sono commissioni e quindi i materiali si ripagano da soli, quello che guadagno (pochissimo in realtà) è ciò che investo per pura passione.
    Vedi a volte è solo la nostra interpretazione a quello che vediamo che è solo parte di un’intera esistenza ben più complessa.
    Trovo però patetiche le foto condivise degli acquisti, borse, scarpe, abiti, onestamente che ci frega a noi?
    Mi piace invece chi condivide le propie capacità, tutorial, ricette, cose che veramente potrebbero essere utili.
    Altri però è vero vivono al di sopra delle loro possibilità (ne conosco molti) e arrivano a dissanguare anche i genitori, cosa che a me fa ribrezzo.
    Flavia di recente ha scritto Bagno Vignoni

  3. Da qualche anno io sono molto attento a queste dinamiche. Pur non impazzendo per le categorizzazioni forzate, direi che essenzialmente oggi in Italia ci sono due categorie di persone potenzialmente in grado di consumare oltre l’indispensabile. Nella prima categoria metto le persone che, come me fino al 2008, hanno uno stipendio fisso, non necessariamente altissimo. Queste persone sanno (pensano) che quello stipendio ci sarà anche il mese prossimo, quello dopo e quello dopo ancora, sia che effettivamente lavorino sia che estremizzando, se ne stiano un mese a casa in malattia. Contano dunque su un flusso di denaro costante. Questo le porta ovviamente a una certa tranquillità che permette loro, talvolta, di azzerare del tutto nel giro di 30 giorni la loro entrata mensile. Vado oltre (ripeto, per averlo fatto io per primo): vanno tranquillamente ad erodere il loro risparmio accumulato negli anni (magari dai genitori). Non ragionano su 1500 o 2000 euro al mese, ma su 1500 o 2000 euro OGNI mese. Non sto parlando di cicale e formiche, sto parlando di una differente forma mentis. Nella seconda categoria, di cui io oggi faccio parte, metto invece chi non ha uno stipendio fisso, non sa esattamente quanto guadagnerà il prossimo mese (o meglio sa che non guadagnerà molto di più di quanto ha fatto questo mese, o probabilmente di meno). Non ha garanzia di un flusso costante di denaro. È, come si dice oggi, precario economicamente. Qui dentro ci sono ovviamente anche i professionisti da 10.000 euro a fattura, ma immagino che tu non ti stupisca di come facciano a spendere e spandere quelli lì. E ci sono soprattutto i ‘liberi’ professionisti loro malgrado, sempre più numerosi. Quelli che magari non è che abbiano una verve imprenditoriale che li rende comunque ottimisti anche davanti a una contrazione del lavoro. Sanno magari che più di 30.000 euro lordi l’anno non fattureranno per non essere costretti ad uscire dal regime fiscale agevolato che permette loro una tassazione più leggera. Quindi da una parte sanno che devono lavorare meno di quanto potrebbero, e dall’altra sono terrorizzati che il mese successivo non riescano a fatturare… l’indispensabile. E qui c’è l’assurdo che tanto assurdo non è: quelli che hanno redditi non garantiti e, in molti casi, più bassi, sono più attenti a risparmiare e ad accumulare per i tempi di magra. Quelli che invece hanno redditi “garantiti” (e le virgolette, data la cronaca degli ultimi tempi, sono d’obbligo) lo sono di meno. Si lamentano anche loro della crisi, ma la loro forma mentis è quella, e non rinunciano alla vacanza o all’ultimo modello di iPhone. Se lo possono comunque permettere. Le tue preoccupazioni sono inutili? Non lo so, ti risponderei di no perché sono anche le mie. Io sono preoccupato per il futuro di questo paese, per quello di mio figlio e anche per la mia vecchiaia. Ma fondamentalmente credo che sia tutto un problema di incertezza. Cerchiamo delle sicurezze. Tutti ne abbiamo bisogno di fronte a un mondo che ci appare sempre più ostile. C’è chi queste sicurezze le trova (o crede di trovarle) in una busta paga costante, e chi nei risparmi accumulati gradualmente sotto un qualche tipo di materasso. Sono sicurezze reali? Ovviamente no. Nessuna delle due sopravviverebbe a lungo in un ipotetico scenario ‘catastrofico’. Ma per tutto quello che è meno di catastrofico, generalmente ce le facciamo bastare. E quello che possiamo, compriamo.

    1. Alberto, come sempre, dici parole di grandi verità 🙂
      Però quel “E quel che possiamo, compriamo” mi ha un po’ agghiacciato.
      Ci sarebbe tanto da discutere sul cosa vuol dire davvero (non) “poter” comprare. E altrettanto su quelli da 10.000€ NON a fattura. Ovvero quelli che spendono e spandono… ma rigorosamente in contanti (!). E ancora quelli all’opposto, che spendono e spandono con soldi rigorosamente virtuali, non perché usano i pagamenti elettronici ma perché usano soldi che non hanno (o, come dice Flavia, “dissanguano” i risparmi di altri).

  4. Anche io dovrei cambiare le scarpe da running, perchè le mie sono letteralmente a pezzi, e spenderò 100 euro beneficiando dei saldi. E’ il modello con cui ho sempre corso, da ormai 7 anni.
    Anche a me pesa spenderli questi soldi, ma non perchè non li abbia, semmai perchè a differenza di qualche anno fa faccio più attenzione alle uscite e penso che potrei farne ancora di più, sperando di non esagerare e farla diventare un’ossessione al risparmio.
    Qui sta in parte la differenza: nella consapevolezza. Come con la sua risposta Alberto scrive, c’è chi ha un discreto/buono stipendio fisso mensile e lo consuma tutto, comprensibilmente, tanto continuerà ad arrivare e poi, dopo tutto quel mazzo, qualche sfizio uno se lo vorrà pure togliere, e c’è chi invece risparmia perchè deve e perchè ha progetti di downshifting, limitazione dei consumi e simili.
    I secondi si sentono poveri e stanno ben attenti, ma in realtà sono i primi ad esserlo, che danno fondo a tutte le risorse faticosamente guadagnate, che convertono il tempo buttato via dietro la scrivania in oggetti che non valgono minimamente tutto quel tempo (che non torna più).
    Poi in Italia abbiamo una certa mentalità, ci piacciono le cene fuori, il SUV, l’abito firmato, l’iPhone da 700 euro che dopo 1 anno è vecchio, i matrimoni supercostosi, ecc. Non che all’estero questo non succeda, ma da noi un po’ di più, nonostante tutto. Per la maggior parte delle persone questo è “godersi la vita”, pensano così e per loro la soglia che fa scattare l’allarme è spostata molto più in avanti (probabilmente quando nell’azienda in cui lavorano comincia a tirare un’aria sinistra, ma a quel punto è già troppo tardi e scatta il panico esistenziale).
    Chi ha progetti, invece, è più attento. Quei 99 euro di scarpe sappiamo quanto ci sono costati e quanto peseranno. Magari esageriamo un po’ nella preoccupazione, oppure no, in ogni caso porsi il problema è mille volte meglio che non porselo. Ciao!

    1. Fabio, ti prego, cambia quelle scarpe che mi vien male per te 😉

      È molto vero il discorso della soglia di allarme spostata molto più in avanti. O magari gli allarmi scattano, o sono scattati da un bel po’ ma si fa di tutto per ignorarli e continuare a “godersi la vita”…

      1. Le cambierò, al ritorno delle vacanze, promesso 🙂
        Per ora però, parto per un lungo viaggio in bici per l’Europa. Me lo sono meritato, e guadagnato! 🙂
        Ciao

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