Chiudere bottega

bustedQui l’articolo originale, come vedete pubblicato su un blog a tema piccole imprese e piccola imprenditoria. E allora perché parlarne qui? Perché questo elenco di “cinque cose in grado di farvi definitivamente chiudere bottega” si applica benissimo, con piccoli aggiustamenti, anche alla dimensione personale: basta sostituire “chiudere bottega” con “non sentirsi realizzati”; essere in difficoltà dal punto di vista finanziario; ritrovarsi bloccati in una situazione lavorativa non soddisfacente perché senza quello stipendio non potremmo più sostenere il nostro stile di vita; avere l’impressione che le persone intorno a noi non ci capiscano davvero… in una parola, non essere felici

Eccole qui:

1. La domanda per i nostri prodotti o servizi non è sufficiente

ovvero

Nessuno è insostituibile, qualsiasi lavoro facciamo e qualunque sia la nostra posizione. Una lezione che in tempi di crisi molti hanno imparato nel modo peggiore. Vale per tutti, dipendenti, dirigenti, consulenti: mai smettere di aggiornarsi, di crescere, di formarsi, di pensare a nuovi modi per dare il nostro contributo.

2. Cattiva contabilità
Il problema non è (quasi mai) quanto guadagniamo, ma quanto spendiamo. È fondamentale tenere sotto controllo le spese, sapere con (ragionevole) precisione quanti soldi entrano e quanti escono, avere da parte una cifra accettabile per far fronte alle emergenze.

3. Costi fuori controllo

ovvero

Viviamo al di sopra delle nostre possibilità. Un mutuo (o un affitto) troppo alto, rate mensili e finanziamenti vari per oggetti e servizi superflui che in contanti non ci saremmo mai potuti permettere, due macchine quando una sarebbe sufficiente, frequenti sessioni di shopping per “tirarci su”, spese fisse ma assolutamente non essenziali nell’ordine delle centinaia (migliaia?) di euro al mese… e la tendenza a evitare il più possibile di tirare le somme e di affrontare la situazione.

4. Dirigenti disfunzionali

ovvero

Le persone che influenzano le nostre scelte, con cui ci confrontiamo costantemente, che magari cerchiamo di imitare; quelle che “compensiamo” con il nostro tempo e le nostre energie (anziché con uno stipendio) sono vampiri, sono poverini o semplicemente, in questo momento della nostra vita, rappresentano modelli sbagliati.

5. Assenza di piani che considerino le tecnologie future ed emergenti

ovvero

Evitiamo accuratamente di pensare al futuro, non solo in termini di pianificazione finanziaria. Dove saremo tra un anno o cinque, ma soprattutto dove vorremmo essere? È altamente probabile che, per arrivarci, dobbiamo iniziare a lavorare da subito, e questo significa apportare cambiamenti concreti nel presente.

Lo so, così nero su bianco fa paura… ed è perfettamente normale. Ma iniziare a porci le domande giuste è il primo passo, forse quello più importante. Cosa ne pensate?

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5 thoughts on “Chiudere bottega

  1. Aggiungerei anche “incapacità di utilizzare gli asset a disposizione”, ovvero non riuscire a massimizzare ciò che già si possiede o studiare usi nuovi per strumenti vecchi.

  2. Dico brevemente la mia punto per punto:

    1) nessuno è insostituibile: sul piano esistenziale, questa è una grande sciocchezza. Sul piano aziendale, è la normalità, perchè sei solo un ingranaggio. Magari che rasenta la perfezione, ma parte di un sistema.
    2 e 3) cattiva contabilità: d’accordissimo, prima di lamentarsi dello stipendio e dei presunti o veri mancati introiti, bisognerebbe verificare quante uscite abbiamo. Io ho tagliato l’auto, ad esempio, e credo che in molti possano farlo ma non si siano ancora decisi.
    4) le persone che influenzano le nostre scelte: credo che cambiare vita possa essere un filtro naturale per tenere alla larga un po’ di persone (per il resto un po’ di sana misantropia può bastare)
    5) evitiamo accuratamente di pensare al futuro: e invece pensiamoci! Io credo che se ne abbiamo tanta paura, oppure un senso di vertigine ci prende quando tentiamo di farlo, è perchè non lo facciamo mai, ossia non l’abbiamo ancora riempito di sogni e aspettative (figurarsi progetti!). Bisognerebbe pensarci un po’ al giorno, serenamente, cercando di coglierne i lati positivi, innamorandosi di alcune idee che ci piacciono e convertirle in fatti. Io ci sto provando.

    1. Non mi riferivo ovviamente al piano esistenziale, ma a quello lavorativo che (purtroppo per molti, o per fortuna) ha una parte così essenziale per la felicità di ognuno

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