coraggio

craqueléVi ricordate di Patrizia? Patrizia, “Bonifici&Sogni”: bancaria, da cui i “bonifici”, si è presa un’aspettativa di due anni. Per cambiare vita. Da cui i “sogni”.  
Il piano b originale ha lasciato spazio a un piano c, d, e… perché (guarda un po’) quando fai un salto (il salto) non è detto che, come nei film, ci sia sempre un materasso pronto ad attutire la caduta. In questi mesi Patrizia non ha smesso di postare, ma l’ha fatto più con le immagini (bellissime) che con le parole, e anche questo secondo me la dice lunga. Io ho continuato a seguirla in silenzio: ma credo che questo post meriti di romperlo. Non aggiungo nulla, se non che la sua mi sembra tutto eccetto che una scelta fatta “a metà”. Ma forse è perché io sono molto, molto meno coraggiosa di lei.  

Una sfilza di sogni infranti, di gente gambizzata e progetti abortiti.

Scrivo di getto perché se mi ci fermo a pensare prendo i miei stracci e me ne vado .Dove non so ma lontano lontano chè non voglio parlare di politica o generalizzare scrivendo di questa povera Italia.

Però ero qui, stasera, ero sul divano e il pensiero ha raggranellato istintivamente una lista di amici e conoscenti che vivono un po’ sparsi ovunque in Italia, in Francia o in Spagna e coi quali ho legami più o meno di lunga data …

G e S che hanno abbandonato i loro progetti in Sardegna e si sono diretti a Minorca dove stanno comunque ancora lottando per crearsi il loro posto nel mondo
I. che si è trasferita lassù sulle montagne e a distanza di due anni sta ancora cercando di concretizzare un nuovo modo di vivere
E. che ha lasciato l’Italia per la Francia certa del suo bel posto di lavoro per trovarsi un paio d’anni dopo nuovamente punto a capo
G. che prova ogni giorno, qui in Sardegna, a guadagnare qualcosa dalla sua manualità e creatività
F. che ha una piccola idea che vorrebbe sviluppare e già la burocrazia richiede più soldi di quanti sia logico poter immaginare
C. che lavora come artigiana da 20 anni e ormai non ha nemmeno più i soldi per comprarsi la materia prima.
S. a cui ad Aprile non rinnoveranno il contratto a progetto come ricercatrice.
I. che vorrebbe cambiare ma non può assolutamente permetterselo.
N. che mi ha chiamato piangendo perché per un cavillo burocratico ha perso il diritto a qualche mese di disoccupazione
S. che doveva partire per la Puglia a gestire un Resort mentre è ancora a casa “sedotta e abbandonata”
Potrei andare avanti ancora. Persone che conosco, che sento spesso, quasi quotidianamente. Oh, sarò io che porto jella ma nessuno che conosco ha osato cambiare e ora gli sta andando bene. O benino. Infangati. Impantanati. Immobilizzati. Stanchi.

Non è periodo, questo, per l’American Dream.

Non c’è logica, non c’è speranza.

Sacrilego osare avere un progetto.

Vince la logica del accontentati di qualsiasi cosa, qualsiasi.

Dico che è uno schifo ed è eroico e stupido progettare, desiderare , volere, provarci. Stupido ed eroico… l’avreste mai detto che queste due parole riescono ad avere un senso nella stessa frase? Io no.

E comunque, nonostante questo possa sembrare uno scritto pessimista in fondo non lo è: è piuttosto la consapevolezza che forse non è poi vero che tutte queste persone, me compresa, abbiamo avuto coraggio. Me ne ero quasi convinta a forza di sentirmelo dire dalle persone. Ma non è così, non ne abbiamo avuto abbastanza probabilmente.

Il vero coraggio sarebbe quello di riscattarsi una volta per tutte dal meccanismo monetario, dal sistema consumistico, da questi cavolo di soldi, bollette, affitti, mutui, benzina, leggi del piffero. Dovremmo smetterla di convivere, quindi di accettare, queste leggi dell’economia, l’obsolescenza programmata, il consumismo ipnotico, la filosofia dell’usa e getta. Dovremmo aiutarci, dovremmo barattare, dovremmo imparare a fare con le mani, a pensare con la nostra testa, ad essere autonomi. Il più possibile. Ci vuole sì del coraggio a dire basta a tutte queste necessità, o forse, comodità. Allora saremmo liberi, allora saremmo coraggiosi.

E la strada è lunga, dura e impervia ma forse, dico forse, è l’unica via. Radicale, estremista, coraggiosa appunto.

Invece siamo solo creature a metà , il cuore e l’anima laggiù dove ci sono i sogni ed il corpo e la testa qui, tra lavoro, denaro, consumo. E mi chiedo fino a che punto si possa davvero fare, fino a che punto sia utopistico, fino a che punto ho voglia di spingermi.”

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3 thoughts on “coraggio

  1. Ciao Laura, ciao Patrizia, quanto mi ci ritrovo in questa vostra riflessione…a volte non basta l’intero alfabeto per elencare tutti i piani che ci sembrano falliti: sono giunta alla conclusione che l’unico modo per stare in piedi, comunque, è quello di essere coerenti con sé stessi, seguire l’istinto anche se non ci porterà dove speriamo, ma almeno non avremo rimpianti… un abbraccio!

  2. Ciao, condivido molto di quello che hai scritto. No, oggi non c’è logica o speranza, forse, almeno collettivamente. E’ il periodo in cui ognuno deve pensare a sè… nel senso che, come dici, bisogna affrancarsi completamente dal consumismo e dalle abitudini sbagliate apprese in mezzo secolo di abbondanza e sprechi sfrenati. Ce la si può fare!
    Complimenti per il blog, lo sto “sfogliando”!

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