fatica

RunningChe corro, lo sapete. Sono una runner improbabile, lenta, scassata, che da quasi tre anni tenta di preparare una mezza e poi succede sempre qualcosa. Questa volta, è successo che il mio piede malandato ha ricominciato a fare capricci, borsite e due settimane di fermo.

E poi sono cascata in mezzo alla strada, di rotule (rischiando anche di venire investita, ma se sono qui a raccontarvelo evidentemente mi hanno evitata). Ahia. Là dove c’era la ciccetta che faceva da buffer, ora c’è un ematoma per gamba.
Mi sono alzata, ho raggiunto la relativa sicurezza del bordo strada, HO FERMATO IL GARMIN (!), ho rassicurato il gentile signore che si era fermato per scoprire se fossi viva o morta. HO FATTO RIPARTIRE IL GARMIN (!!) e sono ripartita anche io. Tutto bene, solo un gran spavento e i successivi due giorni trascorsi a fare endovene di arnica e ghiaccio.

Ma per questi 21 km, che volevo fare il 4 maggio, proprio non ci siamo. Io, da tutta la vita, sono una che non si muove se non ha .IL.PROGRAMMA.DA.SEGUIRE., una che vuole i risultati, una che conta l’arrivo e non il viaggio, una che si prepara e se ti prepari poi NON PUO’ andare male.
E invece mi ritrovo con una gran voglia di dire “Sai che c’è, io mi iscrivo e li faccio uguale. Anche se non li ho preparati. Correndo, camminando, strisciando se serve (tanto le ginocchia andate sono andate) hashtagchemmefrega“.

Cose dell’altro mondo: correre mi ha fatto diventare anarchica.

Mi ha fatto venir voglia di provarci (!), di buttarmi (!!), di fare una cosa solo perché mi va, anche se non sono “pronta” e quindi i risultati non ci potranno essere. La corsa, che è fatta di numeri km-metri-ore-minuti-secondi, mi ha insegnato che i numeri non contano. Che i risultati che non sono proprio il punto. Manco so esattamente cosa sono, questi “risultati”, e non mi interessa saperlo.

Correre non è più una cosa che faccio, è una cosa che sono: e se smettere di fare qualcosa è abbastanza semplice, smettere di essere qualcosa è tutto un altro paio di scaldabraccia. E allora io non voglio smettere di essere una runner perché sono lenta, probabilmente (!) non correrò mai una maratona, ho la borsite, le viti nella caviglia, il culo peso, il piede sifulo, la struttura fisica sbagliata, il ginocchio gegno, le cavallette, il vibrione del colera. Io me ne frego di tutte queste cose, io mi infilo le scarpe e corro, e questo è il necessario-e-sufficiente che fa di me una runner.

L’ho capito definitivamente ieri mentre facevo una salita, e mi scoppiavano i polmoni, e invece di rallentare o di fermarmi (come capita e non c’è niente di male), ho guardato le vigne e le colline per distrarre i polmoni e ZAC, AH AH, fregati, ho accelerato e sono arrivata in cima e mi sono resa conto che mi era piaciuto.
La fatica serve per lavarti dentro e io sono tornata a casa tutta splendente e luccicante. No, non fuori, fuori ero viola in faccia, e sudata che sembravo una di quelle pubblicità del Gatorade in cui c’è un figone con la coda svolazzante che fa il suo PB sotto la pioggia. Tolti il figone, la coda svolazzante, il PB e la pioggia. Però sorridevo. Io, ogni tanto, mentre corro sorrido. Annuisco, come dire “Sì che ce la faccio”. Canticchio pure. Mi incoraggio da sola. Parlo con una persona che non c’è più ma quando corro c’è.

Correre mi ha insegnato che la fatica è una cosa buona, che dobbiamo andarci a cercare, in quest’epoca di tutto-in-punta-di-dita: per sfrondare e levare e togliere e arrivare a capire cosa siamo davvero.

E allora non so se ne farò 21, 10, 5, 4, 7, 12. So che ho una gran voglia di correre. So che sono una che corre. E se posso essere quello che sono, sarò felice, sarà un successo.

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13 thoughts on “fatica

  1. Ho il culo peso e il piece sifulo pure io, corro Alle volte poco Alle volte tanto pure io, come te morirei pur di tagliare il traguardo, mi conosci e sai che a cucciutaggine non temo nessuno ma quello ce hai scritto è uno stupendo manifesto del “cerca il tuo limite e prova ad avvicinarlo, forse un giorno ci riuscirai a superarlo ma se anche così non fosse avrai sempre lo stimolo a farlo”

  2. è verissimo quello che hai scritto, anzi grazie, perché mi incoraggi e quello che scrivi mi fa sempre star bene.
    Io, ad esempio, non sono di certo una sportiva (non lo sono mai stata), ma quando posso mi piace camminare, mi dà la carica giusta per affrontare la giornata!
    MartinaAloha di recente ha scritto A LOOK AT FASHION WEEK F/W 2014-15

  3. Brava, tieni duro e stai al tuo passo. Certo gli acciacchi rendono il tutto, già difficile, ancora più arduo. Ma la soddisfazione di avercela fatta sarà immensa.
    Io ho fatto la mezza 3 anni fa, preparata da sola un po’ così. Ma con tanta voglia di arrivare in fondo. Ce l’ho fatta, in 4 vergognose ore, prendendomi anche un temporale estivo che mi ha inzuppata completamente. Ma non ho smesso. Tutto funzionava, non avevo dolore, era solo fatica. I primi km fantastici, in mezzo alla gente, gli amici che li perdi subito perchè giustamente ognuno va al suo passo, i curiosi della domenica, le strade bellissime di Verona, poi il temporale che vedi avvicinarsi e non puoi fare niente per evitarlo, ma alla fine mi diverte, è un’emozione in più. Acqua dappertutto che mi rinfresca e piano piano si asciuga col calore del corpo. La sofferenza vera arriva intorno al 18°, rallento parecchio, i piedi si alzano poco da terra, sento di avere una vescica. Inizio a saltare i punti di ristoro…non ho più sete e rallentare per bere mi distrae e so che se mi fermo non ripartirò più. Dei compagni corridori intorno al 20° mi forzano a prendere al volo del Gatorade, lo faccio ma riesco appena a berne poche gocce. In fianco a me una ragazza è anche lei alle cozze e ci incitiamo a vicenda a non mollare proprio alla fine. Io sento che tutta la parte inferiore del mio corpo sta cedendo. Anzi, dalle anche in giù, praticamente non lo sento più, è come se fosse un blocco unico che si muove per inerzia, i piedi quasi si trascinano ed ogni passo è una conquista. Mi fa male tutto, così non riesco a concentrarmi su un dolore particolare. SO che sto facendo una cazzata nel continuare perchè il mio corpo è decisamente stanco e me lo sta dicendo in tutti i modi, ma la mia testa non molla. L’adrenalina non circola nemmeno più nei muscoli, ma solo nel cervello, che mi ripete non puoi mollare, non puoi nemmeno camminare. Perchè se cammino mi fermo, non riesco a rallentare e se mi fermo non mi muovo per almeno 10 minuti. L’ultimo km la mi amica di follia rimane indietro. Mi dispiace, ma non posso aspettarla. Vedo il cartello dell’ultimo km e inizio a ridere, poi a piangere. Credo ancora di non farcela perchè sto praticamente trascinandomi e la distanza diventa infinita. Voglio mollare ma mi sento stupida. Stupida se mollo, stupida se continuo. Beh, tanto vale, allora continuo. Un altro pensiero mi attraversa la testa: non lo farò mai più nella mia vita. Questa è la prima e l’ultima, quindi tanto vale finirla. Passo il traguardo, sono praticamente una delle ultime, stanno sbaraccando tutto. Lascio che le gambe si fermino molto molto lentamente, come una ruota che perde giri, come se fossero fragilissime. Poi mi fermo e piego il tronco in avanti, mi accascio sfinita, non parlo, lascio scendere le lacrime, insieme alla fatica. I miei amici mi chiedono se sto bane e prima che chiamino i medici riesco a fare un sorriso e dire: tutto bene, sono un po’ stanchina.
    Lostgirl di recente ha scritto Vita da Crociera 8

    1. Dispiace anche a me, anzi diciamo che ne avrei un po’ piene le balle. Ma alla fine è più un problema di testa che di piedi 🙂

  4. Anche io corro, arrivando a compiere fino a 90km in una settimana, eppure non ho mai partecipato a nessuna gara! Ho sempre cercato di correre cercando i benefici e non i risultati podistici e penso che questo sia il motivo per cui dopo 7 anni continuo a correre e pure di più: perchè la corsa è per me un qualcosa che mi fa star bene, è svago, occasione per rilassarsi e riflettere, per guadagnare in salute. Una valvola di sfogo, insomma, vissuta seriamente ma senza competitività (e per uno che ha – o aveva – il vizio della competizione è un buon risultato, diciamo…)

    1. Ti capisco perfettamente, per me le varie manifestazioni (rigorosamente non competitive, quindi “gare” per modo di dire…) sono solo un modo per ritrovarmi con altri runner, sentirmi ancora più parte di questo mondo così bello. Sentirmi un po’ meno pazza scatenata, insomma! Ma anche per me correre ha una valenza molto personale, e per fortuna, dati i risultati decisamente mediocri 😉

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