Uno

unoOggi vi parlo di oggetti, ma di quelli rimasti: dopo aver venduto, regalato, cambiato taglie, svuotato gli armadi, smesso di preoccuparmi di “cosa pensa la gente se porto sempre con la stessa borsa le stesse scarpe la stessa giacca”.

Una borsa, di pelle rossa.
Un paio di scarpe stringate che virano al bordeaux, quasi da uomo.
Un paio di stivali
Un cardigan nero senza bottoni
Un vestito nero (in effetti sono tre vestiti neri, e uno viola)
Un dolcevita nero
Un anello, enorme soprattutto per la mia manina
Un dispositivo che mi sta in tasca e che mi permette di telefonare, controllare la posta, scattare foto (e modificarle, e pubblicarle), lavorare sui social, chiacchierare con un’amica mentre sono sul treno senza rompere le scatole a tutto il vagone, leggere le ultime notizie, controllare in tempo reale se riuscirò a prendere la coincidenza e se il mio autobus sta arrivando, fare un bonifico, verificare i miei allenamenti, scegliere un ristorante, approvare i commenti sul blog, ascoltare musica, prenotare un albergo. Scusate se la cosa continua a sembrarmi straordinaria
Una giacca, che in realtà è “la” giacca. Dovrei farla cerare e sarebbe da uomo (ma la porta anche la Regina Elisabetta, quindi credo di potermi adeguare)

Dopo anni passati a comprare tanto, troppo, di tutto, nei colori e nei modi che andavano di moda, anziché in quelli che andavano a me, sono finalmente arrivata a capire (bontà mia) che non mi serve il tanto, il troppo, il tutto e quello che va di moda.
Ho distillato. Compro pochissimo, mai se ho un dubbio, e sempre nelle stesse declinazioni di colore. Anzi, più che comprare, investo: che vuol dire, prima di tutto, applicare a ogni potenziale acquisto la regola dell’uno. Se voglio una borsa, una camicia, una giacca, mi domando se potrei portare sempre e solo quella. Se può diventare “la” borsa o “la” giacca. Quando la risposta è sì, passo alle valutazioni successive: altrimenti lascio perdere.

C’è chi pensa di sicuro che ho sempre addosso le stesse cose (il che sembra anche quando non è), che il nero è un triste colore (il che, per me, non è vero) e naturalmente che non sono alla moda (il che è vero).
Ma da quando ho adottato questo approccio mi è capitato raramente di guardare nell’armadio e di chiedermi sospirando “Cos’avevo in testa quando l’ho comprato”. Fare le valigie è diventato facilissimo. Mi sento sempre a mio agio e non mi capita mai di essere troppo (poco) elegante per qualsiasi occasione.

Borse, scarpe ed eleganza sono problemi da primo mondo. Ma sorridere (quasi) sempre quando mi guardo allo specchio la ritengo una conquista non da poco. Il minimalismo è anche questo.

Serendipity: trovo in giro questo (a proposito di bellezza ed essenzialità; di non-minimo c’è il cartellino del prezzo, purtroppo) e questo.

Che ne pensate del fascino dell’uno? E quali sono le vostre regole, se ne avete, per essere certi di non fare acquisti sbagliati?

minimo è anche su Facebook e su Twitter

26 thoughts on “Uno

  1. La mia regola è non comprare nulla se non strettamente necessario. Ho solo un difetto, un grande difetto. Faccio fatica a risparmiare sul cibo.

    Sono diventato minimalista scegliendo di trasferirmi a Londra per un po’. Quando vivi in una stanza e non in un appartamento sei costretto a non comprare nulla. A un certo punto ci fai anche l’abitudine.

    Ci tengo a sottolineare che non mi sento realmente “costretto”. E’ stata una scelta con tutto ciò che ne consegue.

    Devo ammettere di aver fatto un paio di acquisti sbagliati. Ho preso tre t-shirt low cost. Dopo il primo lavaggio ho capito il perché di quel prezzo.

    Ecco, d’ora in poi applicherò la regola. Se quel che sto acquistando è essenziale, deve essere anche di qualità accertata.

    Buon inizio settimana
    Pasquale
    Pasquale di recente ha scritto Chi sta scrivendo, vive a Londra

  2. Compro pochissimi vestiti, per pigrizia e disinteresse. Da quando ho ripreso a sferruzzare con entusiasmo mi faccio i maglioni che dico io, con i colori che dico io e i filati che dico io. Però sui filati non conviene tirare al risparmio, in effetti.

    1. Ecco, stessa regola applicata agli abiti. Prossima tappa: imparare a cucire per benino. Perché QUEL vestito deve essere mio senza pagare i dollari che sono scritti sul cartellino!
      Per il resto, sto lavorando su questa strada da un po’. LA regola, a volte, diventa legge grazie (e meno male, mi viene da dire!) a questa benedetta crisi. La paura, quella che si sente e si tocca in giro, comincia ad attecchire qui intorno e allora si corre ai ripari prima che sia troppo tardi: che sia la volta buona che impariamo a ridurre gli sprechi?
      polepole di recente ha scritto Lo zen e l’arte di riordinare gli armadi. Capitolo 2

  3. Questo approccio l’ho sempre avuto e non per minimalismo…proprio per comodità, per come sono fatta io.
    Una sola borsa per volta: la porto finché non la distruggo e quando si rompe ne prendo un’altra.
    Un piumino corto, un piumino lungo, un cappotto, una giacca di mezza stagione, tutti rigorosamente neri che vanno bene con tutto.
    Un paio di stivaletti sportivi, un paio di stivaletti meno sportivi, un paio di ballerine, un paio di scarpe col tacco, tutto sempre nero 😀
    Sui maglioni e magliette oso più colori e forme…la mia unica debolezza sono le sciarpe, ne ho tante, colorate e di tessuti vari!
    La moda è un concetto astratto per me: se una cosa che va di moda non mi piace non la compro neanche se mi serve, piuttosto continuo a mettermi lo stesso vestito tutti i giorni…che vita difficile 😀
    Comunque l’ideale per me è comprare capi di buona qualità, anche se costano un pochino di più, perché dato che li metterò molto spesso non voglio che si rovinino subito.
    yliharma di recente ha scritto Raccolta differenziata: la plastica

  4. Il mio metodo è contare quante ore o giorni di lavoro mi costa quell’oggetto e mi chiedo se davvero la fatica che ho fatto in quelle ore vale quanto quell’oggetto oppure no, se la sua qualità giustifica il prezzo. Poi mi chiedo se allora lo desidero ancora, visto che mi costa tot giorni di lavoro. In quel caso aspetto qualche tempo, controllo di non avere davvero nulla id simile. Se dopo un po’, giorni o mesi a volte, non me ne dimentico e ho la disponibilità economica, vado a comprarlo o lo ordino. Per alcune cose, ad esempio un buon balsamo posso spendere anche “molte” ore. Dipende. In linea generale con questo ragionamento compro quasi solo cose di qualità, che durano tanto, mi piacciono molto e mi fanno sentire bene quando le uso.
    MarinaMarea di recente ha scritto Ho iniziato a fare movimento.

  5. Mi sembra un bel metodo, soprattutto se hai investito (quanto mi piace ‘sta parola) del tempo e delle energie a sapere chi sei e come sei.
    A volte si guarda fuori e si fanno acquisti pur di non guardarsi in faccia.
    Ci vuole tanta concentrazione ed onestà per essere fedeli a se stessi, alla faccia delle mode e delle pressioni all’acquisto però la libertà e la leggerezza che si guadagnano sono impagabili.

  6. Dopo la grande rivoluzione dello scorso anno all’insegna del decluttering, il mio armadio è comunque ancora bello pieno di robe che non uso più. Sto per iniziare il primo ‘richiamino’ approfittando dell’ormai inevitabile cambio di stagione (ebbene sì, qui a Roma comincia a fare fresco solo ora…). Per me ormai da un anno valgono le regole dei Minimalists: per ogni cosa che entra, una esce e si acquista solo roba buona e duratura (se poi si riesce a comprarla a meno, ben venga…).
    Alberto di recente ha scritto Il pescatore messicano e il banchiere americano

  7. Non sono ancora a questo livello di “riprogrammazione”, ma mi piace da matti l’idea di avere un solo capo (o poco più, se strettamente necessario) per tipo.
    Intanto, comunque, da un paio d’anni non ho comprato nulla di nuovo ad eccezione di una gonna usata (i 5 euro meglio spesi della mia vita in fatto d’abbigliamento: io che sono refrattaria alle gonne da sempre, quest’estate ho portato quasi solo quella!).
    E soprattutto, in questo periodo autunnale sto verificando la mia resistenza: jeans ultra-indossati oppure vestito di panno a scelta, in alternativa gli uni all’altro, punto e stop. Stivali oppure scarpe da ginnastica (gli stivali voglio decisamente arrivare a sfondarli, per ora hanno quattro anni). Giubbino nero imbottito oppure cappotto leggero.
    Funziona: a patto di avere a disposizione capi giusti, ben scelti, c’è bisogno davvero di poco. E posso migliorare, s’intende.
    Denise Cecilia S. di recente ha scritto Il nostro “pane” quotidiano

  8. Io sono fortunata, ho una personal shopper che paga di tasca sua e poi mi passa i vestiti con ancora il cartellino attaccato.
    Non è uno scherzo, la cugina di mio marito acquista un sacco di cose che spesso non riesce neppure a mettere, alcune invece le usa pochissimo, una volta al max e me le passa, non tutto anche se di moda è di mio gradimento in quel caso cestino e passo oltre; mi sono ritrovata con giubbotti di tutte le lunghezze e stagioni. A parte questo anch’io applico un principio, ogni anno mi faccio a maglia due capi invernali e due capi estivi, saranno quelli che faccio ruotare per tutta la stagione e visto che su lana e cotone cerco un ragionevole rapporto di qualità/prezzo ho capi che fanno più di una stagione.
    Così mi ritrovo l’anno successivo con un capo da indossare a casa ed uno “della festa”, cerco anche di farli un po’ diversi, ad esempio ho dei top estivi con delle spalline sottili che vanno bene indossati anche sotto a golfini e magliette in modo da farli diventare da mezza stagione ed altri con la manica per le serate al mare.
    Il nero non mi dona lo uso solo per la borsa o il giubbotto, ma le magliette le faccio rigorosamente colorate, già sono pallida di mio se non uso un po’ di colore sui vestiti sembro uno scheletro.
    Flavia di recente ha scritto Il colore del latte

  9. Ciao, ti seguo da ormai un anno…avresti consigli per chi come me di tecnologia non capisce molto? Tu hai un computer
    portatile? Per internet, io vorrei staccare il telefono ficco..Hai consigli? Grazie, Miranda

    1. Come ti dicevo non è semplice darti un consiglio senza sapere cosa ti serve, come usi il computer etc. Io ho un portatile E un fisso E uno smarthpone E un tablet… non credo di fare testo. Per quanto riguarda Internet, mi risulta che sia possibile avere un’ADSL anche senza una linea fissa.

  10. Anche io seguo abbastanza la regola dell’uno, ma a differenza di te ho il problema che mi piacciono molto i colori, quindi tshirt e maglioncini in tutte le sfumature possibili. Adesso mi sto limitando molto pero’. L’inverno scorso ho preso solo un maglioncino turchese (sono riuscita a non prenderlo da Primark a 6£, ma almeno da Benetton in saldo a 22£). Si’ perche’ e’ difficile non essere tentati ad entrare in questi enormi negozi di abbigliamento in cui la merce cambia tutte le settimane e una tshirt costa 1.95£. Poi pero’ il maglione di Primark dura una stagione perche’ l’acrilico fa i pallini dopo due giorni e si infeltrisce anche solo indossandolo. E invece il maglione di cachemire grigio, un super classico, (regalo di 6 o 7 natali fa) e’ ancora bello, oltre che il mio preferito.

  11. Ciao! Seguo da un po’ il tuo blog che è davvero interessante e ben scritto!
    Mi affascina moltissimo questa regola dell’uno. Anch’io prima di ogni acquisto seguo un “rituale” simile e così facendo ho praticamente svuotato l’armadio.
    Devo ammettere però che non avevo ragionato sul fatto che avere davvero pochi vestiti significa anche dover fare la lavatrice più spesso, e dunque consumare energia, detersivo ecc.
    E mi capita anche, soprattutto in stagioni grigie e piovose come questa, di trovarmi ad indossare il costume perché tutti i miei slip sono in attesa di asciugatura, o calzini diversi o ancora la maglietta del pigiama sotto il maglione 🙂
    Chiamiamola “resistenza” 😀

  12. Secondo me alle volte il minimalismo produce riflessioni distorte.

    Se la moda non diventa una schiavitù, l’acquistare capi di abbigliamento che si sposino con l’occasione, la stagione o lo stato d’animo è un divertimento: aprire un armadio e trovarci scarpe colorate, cravatte, calzini, camicie di ogni foggia e stile può essere un gioco molto divertente e appagante (a chi piace naturalmente).

    Altrimenti, per fare un paragone, potrei fare lo stesso ragionamento per il cibo: a me che non interessano neanche lontanamente discorsi sulla spezia giusta da usare per condire la cicoria di campo, sul pomodoro docg biologico, sulla migliora bietola dell’Algeria da abbinare al kebap, scriverei un articolo intitolato: “1 solo cibo per qualsiasi occasione: la pizza” (e lo penso davvero!). Però non criminalizzo chi sceglie di impiegare il suo tempo alla coltivazione di un angolo di terra per avere sulla tavola una verdura genuina e speciale.

    Oppure potrei dire, e moltissimi non avrebbero niente da obiettare: 1 solo sito internet per informarsi, 1 solo social network per condividere, 1 solo avatar, 1 solo indirizzo mail. Follia, vero? (e su questo concordiamo tutti noi qua dentro, vero?)
    il Limo di recente ha scritto Come funziona il sale antighiaccio sulla strada

    1. A ognuno il suo, ovviamente, ma sinceramente non condivido i paragoni che fai, in particolare quello con siti Internet, giornali etc., mi paiono cose completamente diverse, come confrontare pere e mele.

  13. ciao, ti seguo da un po’ e mi piacciono molto i tuoi consigli, sopratutto li trovo molto utili per chi, come me, sta adottando da poco uno stile di vita che può essere definita minimalista. Non è facile adottare la tecnica dell’uno sui vestiti nel mio caso, sono un’appassionata di tutto ciò che concerne l’abbigliamento (e meno appassionata della moda e del suo meccanismo consumistico) e laureata in fashion design.
    Quello che cerco però, è trovare il giusto equilibrio, cioè trovare il mio numero, che non sia 100, naturalmente, altrimenti non avrebbe senso.
    Ad esempio, ho 2 paia di scarpe da ginnastica, 2 con il tacco, 2 stivaletti invernali, 3 cappotti, ogni cosa da utilizzare per diversi abbinamenti (i miei soliti sono il nero, il marrone o il grigio).
    Quello che faccio ora è spendere di meno in magliette da 10 euro da HeM, e continuare ad utilizzare le 2-3 camicie che mi continuano a far battere il cuore nonostante siano passati un po’ di anni. Mi chiedo se realmente ho bisogno di un’altra camicia di poliestere nel mio armadio o se posso spendere quei soldi in acquisti piu costruttivi, come comprare del tessuto quando mi andrà di farlo, e farmi un vestito con le mie mani, che, oltre a divertirmi, è anche allenamento per me, invece di indossare l’ennesima camicia di poliestere.
    Il mio è un inizio, ma spero di essere sulla strada giusta.
    Un abbraccio
    MartinaAloha di recente ha scritto DIY: RECTANGLE AND OVAL TOP

    1. Ma ci mancherebbe, ognuno deve trovare il suo equilibro, quel che va bene per me può essere assurdo per te e viceversa. Voglio comunque chiarire che non ho un solo paio di scarpe o una sola borsa (ahimè), e che ovviamente in tanti ambiti questa “regola”, che che non pretendo certo sia universale, diventa difficile o quasi impossibile da applicare. Ma ci provo, come tutti, cercando man mano di liberarmi di quello che in realtà uso poco o niente e di evitare il più possibili acquisti sbagliati.
      Grazie per esserti fermata su minimo!

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