Un treno carico carico di realtà (dritto in faccia)

Post della Snob:
“[…] adoro fare quello che sto facendo. Mi piace questo lavoro. Mi piace da morire. […] vivo in questa situazione di perenne euforia e terrore, di cose nuove, di paura di fallire, di deliri di onnipotenza.”

Commenti al post della Snob (L = lettore; S = Snob, grassetti miei):

(L) “Snob, mi spiace distruggere la tua euforia, ma è il primo mese e a quanto ho capito dal tuo blog non sei neanche costretta a lavorare per vivere. Dovresti passare almeno qualche anno nell’open space con l’ansia di non riuscire a pagare il mutuo e allora sì che ti verrebbe lo sguardo da psicotica e l’esaurimento. Non vuole essere una cattiveria gratuita, ma mi sei sembrata molto snob-ingenua…”

(S) “Io non ho mai capito gli imbecilli che si fanno il mutuo. Pago tutto sempre in cash. Se non ho cash, non me lo compro. Non colgo il problema.”

(L) “è un discorso un po’ semplicino, ma intonato con l’età. Esiste una cifra sotto al quale non puoi scendere per sopravvivere, a meno di non fare scelte estreme, tipo vivere in un dormitorio pubblico. Io, personalmente, lavoro per i soldi. Non sono tanti, ma mi servono.
ll mio lavoro mi piace, ma è una cosa incidentale.”

(L) “Quando scrivi certe cose mi viene voglia di augurarti un bel treno carico di realtà dritto in faccia che ti faccia rinsavire. Purtroppo ti manca quel minimo di empatia che ti permetterebbe di capire che non tutti possono permettersi di ragionare come te e così chiami imbecille a chi prende il mutuo mentre tu vivi in una casa comprata dai tuoi genitori.”

(L) “Va bene essere felici, star bene economicamente ecc. Di te mi dà solo fastidio che devi sparare giudizi su chi non mantiene il tuo tenore di vita.”

(S) “Finché non capirete che il “tenore di vita” non è una questione di soldi ma soltanto una questione di mentalità sarete sempre degli schiavi.”

Fine dei commenti

La Snob, che seguo e con cui mi capita di chiacchierare sui social (ha anche collaborato a un post per minimo. Diciamo che molto spesso, da una sponda all’altra dei 15 anni che ci separano, ci troviamo d’accordo su una serie di questioni), ha chiesto la mia opinione su questi commenti.

E la mia opinione è che stiamo sbagliando qualcosa.
Quel “treno carico di realtà dritto in faccia, che ti faccia rinsavire”: ma rinsavire da cosa? Il fatto che, a oggi, una persona giovane non sogni la casa, che comunque non si potrebbe permettere di comprare senza mettersi sulle spalle un mutuo trentennale, che comunque non le concederebbero; che più in generale preferisca comprare non a credito; è sintomo di un disturbo o il problema ce l’ha chi le augura l’incidente ferroviario con la cosiddetta realtà?
La realtà dev’essere necessariamente uguale per tutti; lacrime sangue e miseria; un debito letteralmente grosso come una casa; un lavoro fatto per i soldi, “che poi mi piaccia è incidentale”? “Lo sguardo da psicotica e l’esaurimento”? L’equivalenza tra felicità e “star bene economicamente” (e vorrei far notare che il post parla del primo concetto, ma da nessuna parte cita il secondo)?

Non sarà che in troppi, per troppo tempo e in troppi ambiti, anziché porci delle domande (ad esempio: ma io la voglio davvero una casa di proprietà? Ma x euro al mese ogni mese per trent’anni non saranno tanti? Non saranno troppi?), abbiamo semplicemente fatto quello che facevamo tutti? E adesso, quando ci dicono che esistevano delle alternative, ci si ingrossano le vene del collo e ci mettiamo a sbraitare di realtà e di “quanto sei giovane ingenua fortunata”; perché non vogliamo ammettere che forse andando di seguito abbiamo fatto una serie di idiozie, e che siamo invidiosi come ramarri di chi è nella posizione di non ripetere gli stessi errori?

Io non ho più 24 anni, e i miei dubbi nei confronti della casa di proprietà e del mutuo trentennale (o poco meno, nel nostro caso), ve li ho espressi spesso. Ma penso che le cose andrebbero molto meglio se rivolgessimo la nostra energia a tirare le somme, ma le nostre, non quelle altrui; ad ammettere che magari, in qualche caso, il risultato è negativo; e a rimboccarci le maniche per trovare qualche addendo con davanti il segno più da aggiungere al conto. Sarebbe anche bello che ci lasciassimo contagiare dall’entusiasmo altrui, anziché cercare a ogni costo di diffondere il nostro cinismo e la nostra stanchezza. Ma qui, mi sa che entriamo proprio nel regno della fantascienza.

minimo è anche su Facebook e su Twitter

13 thoughts on “Un treno carico carico di realtà (dritto in faccia)

  1. Come ho già detto altrove, non mi permetto di giudicare le scelte di Snob, perché sono scelte personali e devono andare bene a lei e non a me, secondo perché in ogni caso le giudicherei con il metro della mia esperienza, della mia storia, del mio modo di vedere le cose. Sarebbero sbagliate le premesse, diciamo così.
    Detto en passant, però, credo che oggi, la scelta di Snob sia la più saggia che una persona possa fare, anche se sembrerebbe il contrario. Si, perché fa una cosa che le piace (da morire addirittura) e vive come vuole lei e non come le hanno insegnato, fatto credere dovesse vivere. Chapeau.
    Sull’acquisto a rate sono d’accordo con lei (e con te) è una forma di schiavitù perché ci lega ad un lavoro che serve per pagare le rate della TV, dell’auto o di qualsiasi altra cosa. Per forza poi abbiamo paura di cambiare lavoro, di fare “salti nel buio”.
    Diversa la questione casa, qui entrano in gioco storie ed esigenze diverse. Ovviamente per me, a 45 anni con un bimbo di 8, avere la casa è una sicurezza. So che, oggi, potrei anche perdere il lavoro e nessuno mi butterebbe fuori da casa perché non pago le rate o l’affitto. Però il mutuo è andato bene a me, non significa vada bene per tutti.
    Lo rifarei? Non lo so, perché sono cambiato, perché non sono più quello di 20 anni fa, perché il mondo è cambiato.
    Ha ragione Snob, (lei usa il termine “imbecilli”) oggi farsi un mutuo per la casa è da pazzi: per il lavoro che c’è e non c’è, per il prezzo delle case che è fuori dalla realtà, perché nessuna banca darebbe il mutuo ad una persona di 30 anni che lavora (forse) con contratti interinali o a termine da 4/500 euro al mese (se non impegnando i soldi dei genitori e dei nonni), perché ti lega ad un posto per la vita (o quasi).
    Mi è piaciuto molto il post di Snob, mi spiace solo essere arrivato alle sue conclusioni con 20 anni di ritardo, ma non sono invidioso come un ramarro per questo, anzi mi sprona ad accelerare 🙂
    Eugenio

  2. Non invidiosa ma grata per avermi aiutato, a tutti quelli che apparentemente rischiano un incidente epocale da un momento all’altro, a mettermi sulla giusta strada.
    Lo sarei anche se non avessi i miei (quasi) trent’anni ma ne avessi cinquanta, sessanta, ottanta: perché naturalmente sputare su chi se la cava e ti racconta come potresti cavartela anche tu è, sì, da imbecilli, cosa diversa da “persona costretta a pagare il mutuo” (e che non può permettersi il lusso della felicità).
    Nessuno, in nessun caso, è letteralmente costretto a rovinarsi la vita con un mututo. E’ una scelta, magari a viste altrui la migliore (ci mancherebbe: ognuno tira le proprie somme), ma comunque una scelta.
    Così come è una scelta cercare di essere felici. Cosa, questa, grazie a Dio gratuita.
    Denise Cecilia S. di recente ha scritto Nel nome della Rosa

  3. Siamo sempre allo stesso punto, il mondo è bello perchè è vario ed è giusto che ognuno faccia quello che meglio crede.
    Io sono ben contenta di essere tra gli imbecilli che pagano il mutuo, mi da la libertà di fare in casa mia quello che voglio , quando voglio e se ne ho la possibilità.
    Non che non abbia mai preso in considerazione di andare in affitto, ma tra il canone mensile e le spese condominiali avremmo speso la stessa cifra sborsata mensilmente per il mutuo. In più se voglio cambiare la tazza del cesso usata da altri 150 inquilini prima di me posso farlo senza dover render conto ad un padrone di casa a cui magari la tazza del wc va bene così (peronatemi è stato un esempio banale, ma esperienza vissuta da amici).
    Altri amici si sono trovati con la caldaia rotta propio i giorno dell’Epifania, il loro idraulico è andato subito,ha stabilito che la caldaia andava cambiata, ma prima di sborsare 1.500€ il padrone di casa ha voluto aspettare il parere del suo di idraulico, risultato: una settimana al mese di gennaio con la caldaia rotta. Io capisco che qualcuno preferisca comunque pagare l’affito, ma le nostre esigenze sono diverse e ci vanno bene così, quindi penso a vivere e lascio vivere come meglio si crede in affitto con il mutuo, con un lavoro in proprio o fisso.
    Flavia di recente ha scritto L’estate in cui tutto cambiò

  4. Io ero una di quelle persone che pensano che possedere una casa sia indispensabile, di quelle che “appena ho i soldi accendo il mutuo”. Poi il “treno in faccia carico di realtà” mi è arrivato, nella forma di “col cavolo che le banche ti daranno mai un mutuo” e “ma che cacchio ti leghi a fare ad un posto che non sai dove starai da qui a due anni” per non parlare del favoloso “ma che ti viene in mente di comprarti casa in una zona sismica”… E per mia grande fortuna ho potuto leggere le opinioni di minimo sulla casa e farmi qualche domanda!
    Il mio concetto era “se tanto devo dare xxx euro al mese ad un tizio allora meglio darli alla banca e alla fine possedere qualcosa di mio”.
    Concetto sbagliato per due ragioni:
    1) meglio i soldi darli al tizio reale (che magari ci conta per dare da mangiare alla famiglia) piuttosto che alla banca (coi tempi che corrono e le banche che falliscono)
    2) il “possesso” è solo un’utopia, non possediamo niente, neppure la nostra vita, le cose cambiano in un attimo, meglio essere liberi di poter accettare un’offerta migliore in un’altro posto che restare legati ad un lavoro di m..a solo perché abbiamo la casa…
    yliharma di recente ha scritto Primo aggiornamento da charity:water

    1. Come dice il protagonista di “Ci vediamo domani” oggi, l’unico modo per essere veramente liberi è non avere niente, non possedere niente.

    2. Aggiungerei una terza cosa: si ragiona in genere come se una volta acceso il mutuo fosse scontato portarlo a termine. In realtà molti a quel (distante) termine non arrivano mai, e perdono contemporaneamente la casa e tutti i soldi versati fino a quel momento.
      In affitto ciò che si versa non è mai a rischio in questo modo, e non mi pare sia la stessa cosa: altrimenti, per l’appunto, si sceglierebbe l’affitto e non il mutuo. I soldi versati non saranno mai soldi “riconvertiti” in un affitto, saranno persi; per quanto graziaddio nel frattempo un tetto sulla testa lo si è avuto. Ma a quali tassi di interesse e ammenicoli vari lo sapete voi (io non me ne intendo).
      Denise Cecilia S. di recente ha scritto Far pace con la morte

  5. Mi rivedo moltissimo in tutto questo.
    Ho la stessa età di Snob e lavoro da 4 anni. Ho sempre fatto lavori in linea con i miei studi, subito assunta, ottimo stipendio. Per tutti, amici e parenti, io sono la “fortunatissima”.
    Eppure non sono contenta, anche se mi sforzo di capire che a quanto pare “dovrei esserlo”.
    Il lavoro che vorrei fare (e che pratico solo nel week-end) mi farebbe guadagnare un terzo (forse meno) di quello che guadagno ora, non sarebbe fisso e la mia laurea sarebbe “sprecata”. Eppure sono convinta, dentro di me, che la dedizione con cui lo eserciterei mi renderebbe una persona felice.
    Cosa mi ferma? L’opinione delle persone che mi circondano e che, come la lettrice dell’articolo, mi sminuiscono.
    E’ una cosa che mi tormenta. Ho la fortuna di non dover pagarmi una casa, vivo con pochissimo, del mio attuale stipendio grandissima parte la risparmio senza nessuna fatica. Devo davvero farmi il sangue amaro tutti i giorni per guadagnare soldi che non bramo e – al momento – non mi servono?
    Quando provo a parlarne con qualcuno le risposte sono sempre le solite: “C’è la crisi”, “Bisogna risparmiare”, “Cresci!”, “Non è il momento di fare ca**ate”. Nella loro concezione non posso nemmeno provarci perché potrei non riuscire a tornare indietro, nel caso lo volessi.
    Insomma, sono pronta e vogliosa di fare downshifting… ma a quanto pare non ho ancora l’età.
    Scusate lo sfogo.

    Tina

    1. Ciao Tina, ovviamente nessuno può dirti cosa fare (né dovrebbe avere la presunzione di farlo, credo).
      Ma se proprio dovessi fare la trombona a tutti i costi e darti un consiglio, ti direi che sei nelle condizioni ideali per iniziare a mettere giù un piano preciso.
      Conti e calendario alla mano, prefiggiti un obiettivo in termini monetari e temporali: sfrutta la tua situazione attuale, in cui riesci a risparmiare, per mettere da parte quel che ti serve per cambiare vita tra (due/cinque/sette? Dipende ovviamente da te) anni.
      Il fatto di essere giovane ti dà un vantaggio enorme: sfruttalo.
      E all’opinione degli altri dai il peso che merita… che a volte è semplicemente zero 😉

  6. Wow..Da almeno 3 anni io e il mio compagno viviamo in un ottica decrescente. Abbiamo 31 anni e dopo 3 anni che vivevamo in città in una casa “nostra” (comprata grazie ad un piccolo aiuto dei nostri genitori ma avendo comunque un mutuo trentennale) abbiamo venduto e acquistato un’altra casa fuori città.
    Ora che abbiamo avuto un bambino il mio desiderio più grande sarebbe quello di prendermi una pausa dal lavoro e seguirlo il più possibile. Vorrei fare la mamma full time insomma. Naturalmente di questa cosa non posso parlarne con nessuno per evitare di essere linciata viva ho un posto a tempo indeterminato). Il mio compagno però è d’accordo.
    Forse ce la potremmo fare, forse no..non lo possiamo sapere e temo di rimanere ancorata ad una realtà che non mi piace perchè frenata dalla paura.

    1. Se posso permettermi: prendi tutta la maternità, anche quella facoltativa, rientra al lavoro più tardi possibile. Chiedi eventualmente altri due anni di aspettativa. A quel punto il tuo bimbo avrà almeno tre anni e potrai aver sperimentato se ce la potete fare e se, soprattutto, non lavorare per fare la mamma a tempo pieno per il resto della vita, anche quando il bimbo crescerà e ti dirà “ciao mà, me ne vado di casa”, è la scelta giusta per voi.
      Faccio sempre questo discorso con le aspiranti “solomamme”. Non è per rompere l’idillio e la poesia, ma prima o poi questi bimbi cresceranno. Saranno sempre la gioia e il cardine della vostra vita anche se abiteranno in un’altra città, si sposeranno o più semplicemente saranno diventati grandi e non avranno più bisogno ma nemmeno voglia, di essere custoditi e sorvegliati come un tesoro raro. Vi sentirete svuotate e private di qualcosa di importante? Continuando a lavorare avreste (forse!) altri interessi e sorgenti di soddisfazione personale e professionale a cui non viene la barba e il pomo d’Adamo.

      Giusto per mettere qualcosa anche sull’altro piatto della bilancia.
      MarinaMarea di recente ha scritto Ho iniziato a fare movimento.

      1. Grazie per il suggerimento! Ora infatti sto terminando la mat. facoltativa e a breve inizierò l’aspettativa (per ora ho chiesto 7 mesi, ma al massimo posso chiedere 12 mesi, purtroppo)
        Hai ragione sul discorso di volere avere altre soddisfazioni, infatti il mio obiettivo sarebbe quello di restare con lui solo per i primi anni.. Ma questo non è possibile, perchè una volta fuori non so e non ho la certezza che qualcuno poi mi offrirà nuovamente un lavoro.Ho qualche mese per pensarci, vedremo.
        Grazie ancora per lo spunto di riflessione!!

  7. C’è stato un tempo in cui lo stavamo per fare, ma poi ci siamo fermati. E’ stata la natura stessa a dircelo e l’abbiamo ascoltata. Se avessimo fatto quel “passo”, oggi ci toccherebbe tener stretto il posto fisso. Per fortuna non ne abbiamo bisogno e siamo liberi di ripartire verso nuovi orizzonti.
    Pasquale | noOmade di recente ha scritto Chi sta scrivendo, vive a Londra

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