Una parete vuota è terrificante

breakfast“Le persone a basso reddito tendono ad accumulare, quelle più ricche riescono a vivere in uno spazio più minimalista. Se non hai molto, ti aggrappi disperatamente a quel poco. Compri un televisore nuovo, ma tieni anche quello vecchio, perché le cose si rompono. Conservi in dispensa qualche latta in più di zuppa, perché prima o poi ci sarà una settimana in cui non avrai soldi per fare la spesa. Ti aggrappi alle pile di libri e ai mucchi di vestiti, e non li molli. Sono il tuo patrimonio. Le prove fisiche di dove è andato il tuo denaro. È dura liberarsene. Quando non hai molto, una parete vuota è terrificante.”

(preso da qui, grassetti miei)

Un concetto simile viene espresso (anche se in modo più leggero) qui:
“Perché hai voglia a dire il decluttering, ovvero lo sgombro sistematico di tutte le varie cose che ci accumuliamo in casa e che creano caos fisico e mentale, io nei momenti di crisi mi aggrappo alla roba, che Mastro Don Gesualdo in confronto era un figlio dei fiori tutto lov&peace.”

Voi che ne dite? Quando le cose vanno male, provate l’impulso di aggrapparvi agli oggetti? A me succede il contrario: faccio fatica a non entrare in un loop per cui tutto mi sembra superfluo, eliminabile, vendibile. La parete vuota mi parla di tutte le spese che per fortuna ho evitato e che (evidentemente) non erano così necessarie: soldi risparmiati che equivalgono a più libertà.

(E poi, cosa vuol dire “avere poco”, “non avere molto”? Di cosa? Di cose?)

Se avessi davvero poco o pochissimo, la “parete piena” sarebbe un promemoria costante di tutto il superfluo che ha contribuito a farmi arrivare dove sono, ovvero a non riuscire a procurarmi il necessario. Non sarebbe terrificante: ma tremendamente triste, e frustrante, quello sì.

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10 thoughts on “Una parete vuota è terrificante

  1. Anche per me lo scaffale vuoto è terrificante ma non perché significa “mancanza” di qualcosa, quanto perché significa che prima quello spazio mi “serviva” ed era pieno di cose, di cui in fondo non avevo bisogno se poi le ho eliminate, e che potrebbe in futuro riempirsi di nuovo (sono recidiva…)
    Il discorso poveri-accumulatori, ricchi-minimalisti mi ricorda “Il morbo di Mida”, romanzo di fantascienza di Frederik Pohl…inquietante.
    yliharma di recente ha scritto Primo aggiornamento da charity:water

  2. Lo sto affrontando ora, questo momento importante: svuotare un’intera parete dalle ragnatele dei ricordi (che siano libri, oggetti inutili, biglietti e disegnini) sta diventando un’attività terapeutica per me.
    Non posso dire di essere una persona ad alto reddito ma sì, sto diventando sempre più minimalista e mi sento molto più leggera e felice: ora come ora le pareti piene mi danno l’impressione di “fare troppo rumore”, come spiegartelo?
    polepole di recente ha scritto Quando ti immergi nella lettura… #iomivizio

  3. Secondo me la propensione all’accumulo non dipende dalle condizioni economiche. Nel senso che le due cose non hanno una correlazione diretta. Se anzi guardo alla mia esperienza personale, quando stavo meglio (economicamente) accumulavo, e quando ho cominciato ad avere problemi ho iniziato anche a disfarmi… quindi se correlazione c’è stata, era in senso opposto… Ciao!

  4. io sono per il “poco ma buono”.Senza strafare: è ovvio che nelle mie condizioni non posso permettermi ,per dire,un cappotto di baby alpaca come vorrei o un forno a vapore superfigo. Però,finchè non ho denaro abbastanza,non compro nulla che non sia meno che di qualità: basta schifezze fatte in Estremo oriente, per di più sulla pelle degli altri.,comprate solo perchè” costa poco”
    Così,oltretutto,non accumulo e pratico il distacco 🙂
    elena di recente ha scritto Fine di una storia

  5. E’ una riflessione interessante e condivido entrambi i punti di vista, perchè anche io quando avevo più reddito avevo più cose, ma ne avevo comunque molte meno di chi aveva un reddito più basso del mio. Forse chi è più benestante si fa meno problemi a consumare, cioè buttare via le cose vecchie quando ne acquista di nuove. Non si pone mai nella condizione di pensare se un domani quella cosa potrebbe servirgli, perchè nel caso, ne comprerebbe un’altra. Almeno, io ero così. Ad ogni cambio di stagione buttavo sacchi di vestiti, sapendo che se avessi avuto bisogno di un maglione nuovo ne avrei comprato uno piuttosto che usare quello vecchio.
    Alekim di recente ha scritto Colloqui, cv e binari

  6. Anche per me è così, vedere la roba che non uso e che ho accumulato senza un reale bisogno mi ricorda che avrei potuto tenere quei soldi per altro.
    Ad esempio quando vedevo gli album delle figurine e le figurine doppie accumulate da bambina per riuscire a finire gli album e che immancabilmente non riuscivo a scambiare mi ricordavano di tutti i soldi spesi innutilmente; che ho fatto? li ho buttati anche se in questo caso ero una bambina mi rimprovero perchè avrei dovuto pensarci già a quei tempi che i soldi in futuro mi sarebbero seviti meglio.
    Flavia di recente ha scritto Torta caprese di Cristina Lunardini

  7. E’illuminante l’ultimo tuo commento: la casa piena di oggetti nei momenti di vacche magre e’il memento migliore di tutto il superfluo accumulato in passato che mi impedisce di avere il necessario nel presente. Da incidere a lettere dorate nel libro della vita, davvero.

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