oggi

greenoggi è un giorno come un altro

oggi è un giorno molto speciale

oggi è un compleanno, il quarto di una serie che inizia l’11 agosto. Quattro amiche nel giro di due mesi, tre nate a distanza di una settimana.
L’anno scorso, dopo tantissimo tempo, abbiamo festeggiato insieme, con una crostata enorme e i nostri nomi sopra. Quest’anno la torta e i nomi erano gli stessi, ma una di noi non c’era più. O forse c’era, anzi sì: sicuramente c’era. Non saremo mai più quattro, saremo per sempre quattro.
Perci, ci manchi, facciamo tutto il possibile per ricordarti con il sorriso sulle labbra ma non è mica facile mannaggia

oggi è il primo venerdì del mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno. Non voglio ripetermi, tutto quel che ho da dire sull’argomento lo trovate qui

oggi il mio ufficio è un divano rosso e un portatile sulle ginocchia. Ovvero: sono in trasferta a Parma fino a domenica. Poi prendo il treno e rientro a Valenza (con un trolley veramente piccolo, giuro). Domenica prossima Marco mi riporta qui. E via così. La prima settimana è stato straniante, un pochino lo è ancora: io sono la donna dei giorni (quasi) tutti uguali, della confortante ripetizione degli schemi. Non sono stata trasportata nella giungla amazzonica, ma le mie abitudini se ne sono andate a farsi benedire, dal caffè che bevo all’ora in cui mi alzo, ai rumori che sento durante la giornata, al modo in cui lavoro, ai posti dove corro, alle cose che mangio (se non faccio qualcosa, diventerò 150 kg, ma questo è un altro problema…).
Per tanti versi è un cambiamento in meglio: ricordate quando vi parlavo della nostra voglia di vivere in una casa più piccola ma in una città più grande, più viva, di barattare l’interno con l’esterno (meno metri quadri in casa, più spazi e opportunità da vivere fuori)? È il risultato che abbiamo ottenuto qui: la casa dove stiamo è molto più piccola, ma in una zona centrale (e bellissima), con tutto a portata di mano. Il supermercato, il cinema, i negozi, le piste ciclabili, i parchi, il bike sharing, i musei, le mostre, i ristoranti, le pasticcerie… e infatti

oggi, come ieri, avrò voglia di uscire a spendere soldi per comprare cose che in realtà non mi servono. Sì, lo so. Non è affatto una dichiarazione da minimalista. Ma è sincera.
La verità è che essere frugali e risparmiosi viene molto meglio quando i bei negozi sono un lontano ricordo, o nel migliore dei casi sono distanti una ventina di km. Qui li ho sotto casa: una teoria di belle vetrine, di belle cose. Non il centro commerciale travestito che è diventato il corso di Alessandria, con i soliti negozi, sempre gli stessi, le stesse catene fast fashion di roba meh. Niente negozi tutto a un euro, niente cineserie.
E niente desolazione. Alle undici del mattino, all’ora dell’aperitivo, il sabato sera come il martedì, qui ristoranti e bar sono pieni, a volte decisamente traboccanti.
Non so come siano messe le cose da voi, ma io mi ero abituata a una situazione molto diversa, e mi fa effetto. Mi fa gola. Anche perché, dopo un periodo relativamente difficile dal punto di vista economico, ci siamo un po’ tranquillizzati. E allora, inutile raccontarsi balle, viene spontaneo, viene voglia, di spendere, “viziarsi”, “trattarsi bene” (!).
Sto resistendo, ma con fatica, più fatica di quella che ho fatto finora. Cerco almeno di indirizzarmi verso le esperienze anziché verso le cose, lasciar perdere i negozi e buttarmi su mostre, musei, teatri, cinema, parchi…
Voi direte: ebbrava, bella scoperta. A me fa molto pensare

oggi (come molte altre volte) ho scritto un post di getto, che non so bene se e cosa c’entri con il minimalismo. Ma so che voi siete molto pazienti.

Buon fine settimana a tutti 🙂

minimo è anche su Facebook e su Twitter

4 thoughts on “oggi

  1. I francesi dicono : Tout passe, tout casse, tout lasse
    che a seconda di ciò su cui sta riflettendo prende angolazioni diverse, ma in ogni caso sempre perfettamente attinenti
    è il concetto dell’impermanenza buddista à la Gaule, insomma
    Comunque
    Vedi a cosa mi riferisco quando dico che fare i minimalisti dove tutti paion pasciuti e appagati diventa un tantino più complicato? Mi sa che tra un po’ farò la tua strada, ma ll’inverso: dalla grande città al villaggio, passando per il lusso senza averlo mai sfiorato. Un abbraccio
    elena di recente ha scritto Fine di una storia

    1. Che siano pasciuti, ok, che siano appagati… Il problema vero è se siamo appagati noi, oppure se sentiamo che ci manca qualcosa. E se la sensazione è giusta (ma esistono sensazioni “sbagliate”?).

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