E se facessi surf per vivere?

tettidiparma(Qui l’originale. Le considerazioni di Seth Godin sono come al solito folgoranti; questa volta mi permetto di usarle come punto di partenza, e di prendere una direzione leggermente diversa)

“Un giorno dopo l’altro, a cambiare sono solo le onde.

Rischio di melanoma. Cadute continue. Sabbia ovunque. Quelli che ti stanno continuamente dietro per rubarti l’onda. La pressione a fare sempre di più e sempre meglio. Gli altri surfisti sulla spiaggia che non apprezzano il tuo stile. La fatica di ripetere tutto anche domani, con un tempo da schifo. E poi ancora, e ancora, ogni giorno, senza pause.

Se questo fosse il tuo lavoro, dove andresti in vacanza?

Quello che è fatica quotidiana per te, per un altro è piacere puro. Il lavoro è lavoro solo se lo consideri tale. Poter lavorare, e avere il controllo su quel che prometti e che costruisci, è un privilegio enorme.”

***

Di solito succede in vacanza: succede di pensare “non sarebbe favoloso se potessi vivere così tutto l’anno?”. Il confronto con la nostra routine è grigio e impietoso. Al momento di ripartire, ci sentiamo soffocare, al rientro ci abbatte la malinconia delle valigie da disfare e delle lavatrici che cancelleranno anche le ultime tracce di quei giorni beati.

I casi sono due (credo).
Caso uno, quello descritto sopra: a parte i romanticismi da ripartenza, non potremmo mai vivere 365 giorni l’anno in quel modo, in quel posto.
Il mare d’inverno è una desolazione, la montagna a novembre è fredda da morire, le case costano un occhio. E il lavoro? Mettiamo su un diving? Facciamo le guide alpine? I maestri di sci?
Uscire con la barca quasi ogni giorno che dio manda in terra? Portarsi in giro sempre per gli stessi sentieri, o piste, quelli che sembrano sempre gli stessi turisti, magari maleducati, chiassosi, pieni di pretese?

Caso due: il mare d’inverno è stupendo, la montagna a novembre un paradiso pieno di poesia; e la casa, magari con uno sforzo, vendendo quella che c’è, ridimensionandoci, accettando qualche compromesso.
Uscire con la barca ogni giorno che dio manda in terra, percorrere sempre gli stessi sentieri, scendere sempre dalle stesse piste, condividere la propria passione, è un sogno che ci fa venire la pelle d’oca solo a pensare di poterlo realizzare.

Se ricadiamo nel caso uno, evitiamo i soliti “vorrei ma non posso” che in realtà nascondono un enorme “potrei, sarebbe difficile, (di conseguenza) in fondo non voglio davvero”. Se ricadiamo nel caso due, forse è il caso di pensarci su un po’ meglio.
Di rimboccarci le maniche: anche solo per vedere se continuiamo ad avere la pelle d’oca; se la direzione è quella giusta.

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One thought on “E se facessi surf per vivere?

  1. Detto che mi sono dato al surf alla tenera età di 43 anni, e che probabilmente riuscirei ad imparare per bene solo dedicandomici 7 giorni su 7, 365 su 365… credo fermamente in un assunto che nessuno, purtroppo, mi ha insegnato quando ero più giovane. Il lavoro è lavoro, e come tale è una grande quanto necessaria limitazione della propria libertà, del proprio tempo. Per questo, ognuno di noi ha il dovere morale di cercare, trovare, costruirsi un lavoro nell’ambito delle proprie passioni. In modo che sia meno costoso possibile il prezzo da pagare per vivere in questa società. È chiaro che un discorso così, oggi che molti di noi si ritrovano ad accettare qualsiasi tipo di lavoro pur di portare a casa la pagnotta, è difficile da mettere in pratica. Ma non significa che non sia l’unica, giusta, sacrosanta cosa da fare…
    Alberto di recente ha scritto Becoming Minimalist: newsletter n. 28

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