non venitemi a dire (sfoghi di fine estate di una minimalista ai minimi termini)

Non venitemi a dire che non avete tempo (voi), come se le mie giornate fossero di 32 ore e non avessi un lavoro (io).

Non venitemi a dire beata te che puoi. Io non “posso”. Io “voglio” (quasi sempre, almeno. Ma quando non voglio, non dico di non potere).

Non venitemi a dire che lo fareste, certo ce lo fareste, ma… [inserire scusa a caso tipo] vostro marito/vostra moglie non vuole – i bambini sono troppo piccoli – siete troppo vecchi – avete il gomito che fa contatto con il ginocchio – le cavallette – la peste bubbonica –
O state raccontando una balla a me, o a voi stessi. Vedete voi cos’è peggio.

Non venitemi a dire che non avete soldi, se poi pubblicate costantemente sui social le foto delle vostre sessioni di #shopping in tempo di #saldi. Ditemi che stabilite delle priorità di spesa (come tutti). Oppure (ancora meglio) non ditemi niente. Il fatto che io qui sopra parli di come (non) spendo i miei soldi, non significa (ripeto, non significa) che dobbiate sentirvi in dovere di giustificarvi su come spendete i vostri.

Non venitemi a dire che d’estate fa troppo caldo e d’inverno troppo freddo e in primavera è troppo umido e in autunno piove troppo. Accettate il semplice fatto che per voi fa troppo caldo o troppo freddo etc etc. Per me (e per tanti altri, non è che io sia speciale. Anzi) è una questione di priorità, di rapporto costi/benefici, di endorfine e di testa dura.

Non venitemi a dire senza offesa per poi proseguire con una serie di insulti più o meno velati. Fate più bella figura a insultarmi e basta. Tanto, eventualmente, m’offendo lo stesso.

Con l’età sono diventata abbastanza zen. Lascio correre, lascio fare, lascio perdere volutamente cose e persone che attentano all’integrità del mio fegato. Ma a volte non ce la faccio proprio. Di solito succede quando ho a che fare con chi si nasconde dietro un dito (o dieci), chi dà per scontato, non si capisce bene perché, che la sua vita sia molto, ma molto più complicata e difficile di quella di tutto il resto del mondo, chi accampa scuse non richieste, chi ti dice che vorrebbe ma non può, mentre semplicemente non vuole. Non che ci sia niente di male: basta solo esserne consapevoli.

… Chiedo troppo? Sì, forse chiedo troppo.

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25 thoughts on “non venitemi a dire (sfoghi di fine estate di una minimalista ai minimi termini)

  1. Super. E’ ora di finirla con le scuse. A ottobre appena rientro in città si riparte con C25K e palestra di arrampicata 🙂

  2. Io lo ammetto senza nessun problema: faccio attività fisica solo perché devo. Se avessi vent’anni di meno me ne infischierei. Quello che non sopporto, da entrambi i lati, è l’elevare la propria posizione a sistema (“io lo faccio perché sono fico” “Io invece no perché sono più fico di te”) farne una questione quasi metafisica o di principio, ma mi rendo conto che è un fastidio mio. Insomma, come diceva un mio amico su FB, una volta gli uomini di mezz’età aspiravano a comprarsi la Porsche, oggi a fare la maratona di New York. Ma per certi è sempre solo questione di vanità 🙂

    1. Per la cronaca, non mi riferivo solo all’attività fisica, anzi quella è proprio il meno.
      La questione di principio per me non è fare qualcosa (correre, andare in palestra, cambiare lavoro se l’attuale ci fa schifo, qualsiasi cosa) o no: è accampare scuse per giustificarsi di fronte agli altri, ai quali incidentalmente (almeno nel 99% dei casi) non interessa una mazza di quel che facciamo o non facciamo e del perché.

      1. Averne, gente così.
        Averne.
        Sincera, finalmente.

        E che bello lo scambio di pareri 🙂

        (per dire la mia: io non faccio attività fisica perché non c’ho voglia di farla. Per il momento. Però mi piace tanto chi la fa e lo dico senza invidia :))
        polepole di recente ha scritto Quando tutti dormono

        1. Vedo che il discorso si concentra sull’attività fisica, ma io mica mi riferivo solo a quella 😉
          È un esempio calzante perché quando parlo di corsa (e cerco di farlo il meno possibile, a meno che il mio interlocutore sia un runner) la conversazione si ripete quasi sempre uguale. I più mettono le mani avanti e mi spiegano per filo e per segno perché loro non possono correre. E ci sono anche quelli che cercano di spiegarmi perché io non dovrei farlo… ovvero perché correre “fa male” (!).
          Ma sto divagando.

          1. elle, ma è così bello divagare!
            per la cronaca, con me sfondi una porta aperta, in questo senso…

            Il discorso più ampio che fai lo capisco bene e lo faccio mio: ho imparato a smettere di trovare scuse, a smettere di sentirmi in dovere di trovare una giustifica per ogni mia non-azione. L’ho imparato grazie anche a chi ha scritto proprio qua sotto (;))
            L’onestà con se stessi e con gli altri è una delle prime regole per raggiungere quello che cerco e che cerchiamo un po’ tutti: la nostra piccola parte di felicità!

  3. Vero. Verissimo. Tutto.
    Un discorso di scuse che poi vale un po’ per tutto, se ci pensi: non solo per la corsa, il minimalismo o la vita green, ma anche per il razzismo, per la felicità, per il lavoro.
    Di scuse è pieno il mondo, e a volte ci farebbe proprio bene dire: non faccio questa cosa perché semplicemente non mi va, non è nelle mie corde, non mi piace. Invece che ritenere che la fatica degli altri sia solo una gran fortuna.

    Grazie per questo post.
    Mammafelice di recente ha scritto Qualcosa di rosso

    1. Grazie a te per aver letto e commentato.
      Non va di moda, sai, dire “Non lo faccio perché non mi va”. È come ammettere una nostra carenza, una colpa. Bisogna sempre trovare una motivazione “altra” che ci metta al riparo da qualsiasi critica potenziale.
      Sarebbe interessante indagare sul perché di questo atteggiamento che (come te) vedo dappertutto e che mi fa imbufalire.

  4. […] “ai quali incidentalmente (almeno nel 99% dei casi) non interessa una mazza di quel che facciamo o non facciamo e del perché.”
    Parole sante! 😀

  5. Il problema delle persone che sentono il bisogno di “giustificarsi” è che si sentono in colpa ma non sono pronte a “sbattersi” per ottenere il risultato desiderato. In fondo ti invidiano un sacco e vorrebbero con uno schiocco di dita fare tutte quelle cose di cui ci parlavi negli ultimi post, senza fatica e senza sudore.
    Magari, lo vorremmo tutti! 😀
    Peccato che non funziona così: è difficile e faticoso fare attività fisica in modo costante ma se vuoi risultati e ti piace lo fai. E’ difficile e faticoso non farsi coinvolgere nello shopping e ragionare su ogni acquisto, o magari scegliere una vacanza un po’ diversa dalla settimana al mare, ma ne vale la pena.
    Con i tuoi post hai dato “fastidio”, hai risvegliato sopiti sensi di colpa, hai smosso qualcosa (lo fai spesso sai? fai queste domande difficili che ci mettono in crisi 😀 ): non smettere eh? 😉
    yliharma di recente ha scritto Letture estive

    1. Mah, sì… confesso che questo post era lì tra le bozze da un bel po’, ed esitavo a pubblicarlo. In ogni caso, grazie a tutt* per avermi fatto da cassa di risonanza!

  6. Standing ovation per questo post. Quante volte mi sono sentita dire”vorrei leggere di più, ma non ne ho il tempo” balle, quando lavoravo 13 ore al giorno ho sempre trovato il tempo per leggere qualche pagina con il panino in mano, “anche io so ricamare a punto x, ma non ne ho il tempo”, balle preferisci fare zumba, ma mica è una colpa ognuno è libero di fare quello che vuole quando vuole , solo come dici te basta scuse!!!
    Flavia di recente ha scritto Il pane quotidiano

  7. Bel post, complimenti.
    chissà perché ci si sente in obbligo di scusarsi, soprattutto quando nessuno te lo ha chiesto.
    Per esempio quando dico che vado a lavorare in bici, vengo sommerso dalle scuse più fantasiose, come se lo dicessi per sentirmi migliore di qualcun altro. Racconto un esperienza e del perché mi fa stare bene, non esprimo giudizi.
    Invece qualsiasi cosa si faccia che esca dall’ordinario (notato che nessuno accampa scuse se gli dici che hai guardato Zelig in tv?) apre alle scuse, alle giustificazioni.
    E sai quando l’ho capito? Quando ho iniziato, io, a fare cose fuori dall’ordinario (dal decluttering, all’andare in bici, a leggere più di 30 libri all’anno e smettere di guardare la tv, per esempio). Quando, io per primo, ho smesso di accampare scuse, ho messo da parte la pigrizia e ho iniziato a fare quello che mi piace.

    1. Zn effetti no, hai ragione, a nessuno viene in mente di giustificarsi per aver guardato Zelig in TV… 😉
      È un’osservazione molto interessante. Succede anche a me abbastanza spesso di parlare di un’esperienza per il solo gusto di condividerla, e di percepire che dall’altra parte l’interlocutore si mette immediatamente sulla difensiva.
      Alla lunga è veramente stancante, e devo ammettere che, nel corso del tempo, mi ha portato un po’ a evitare di parlare di certe esperienze o scelte.

  8. Sfondi una porta aperta .Proprio in questi giorni ho deciso che non voglio più giustificarmi (io) perché mi si fa sentire in colpa se ragiono e agisco fuori dalle regole “di mercato”….ho anche deciso che non frequentero’ più persone che mi ritengono “fortunata o che posso permettermelo o che sono egoista”o qualche altra scusa per non ammettere che sono loro a non avere coraggio .Toh, ecco
    pattylafiacca di recente ha scritto From Proofs to Prime Numbers: Math Blogs on WordPress.com

    1. Vedi risposta a Eugenio: alla lunga è veramente stancante scontrarsi con questi atteggiamenti. Dico “scontrarsi” perché io, per carattere, tendo non a giustificarmi ma a fare presente (più o meno diplomaticamente) che non sono io a essere fortunata, benedetta dal caso o altre fanfaluche del genere, ma che è solo una questione di voglia, di scelte e, come dici tu, spesso anche di coraggio.
      Ma alla ventesima conversazione/discussione consecutiva identica alle altre, dove vengo guardata come se fossi il grillo parlante (nel migliore dei casi)… mi stufo, ecco 😉

  9. Questo post l’hai dedicato a me.
    che ho camuffato la mia pigrizia in matrioske di scuse.
    che ho deciso che il talento altrui mostrasse il mio fallimento.
    che ho scelto di non faticare per accomodarmi sull’altrui successo.
    per fortuna il mio vivere è poco convenzionale, quindi forse un giorno ce la farò a strapparmi dalle mie prudenze sicure, come a volte sono riuscito. A strapparmi da questa f**********a fissità lavorativa che genera radicamento pantanoso.
    forse? perché forse? perché ehm.
    iniquum di recente ha scritto il luogo teorico

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