La minimalista, la spiaggia e il fortino

Il nuovo post di Elena, alias Rapanello Urbano, è planato leggiadro nella mia casella di posta in un sabato pomeriggio di gran caldo, e per un attimo mi ha trasportato dritta dritta sulle spiagge di Nizza, con i loro galets (che son davvero terribili, confermo), dove ho passato parte dell’estate della mia maturità, e dove sono tornata qualche anno fa per uno scambio casa.
Un bel post estivo, leggero (ma non troppo), fresco e luminoso allo stesso tempo: direi che ci voleva proprio. Ve lo giro sperando che anche voi lo apprezzerete, e rinnovando i ringraziamenti a Elena, che è stata ufficialmente nominata “inviata minima da uno dei posti meno minimi del mondo” (il suo primo post lo trovate qui).
E la prossima volta che preparerete la borsa per la spiaggia, ricordatevi del fortino! 😉

“Dalla mia scrivania di fianco a una grande vetrina vedo passare frotte di turisti diretti alla spiaggia, che si trova proprio qua dietro l’isolato. Attraversi la Prom’, et voilà, la spiaggia di Nizza, spiaggia di galets, ciottolosa, stretta e ripida, ma pulita e soprattutto libera. In Francia il rapporto tra zone libere e stabilimenti balneari è opposto a quello italiano: la maggior parte delle persone si attrezza come può e si gode il mare gratis. Per tutti gli altri c’è Mastercard, considerando che gli stabilimenti stanno di fronte ad alberghi come Negresco, West End, Le Royale, Martinez, Carlton e via così.

Certo che lo spettacolo dalla vetrina è comico: coppie vecchie e giovani, famiglie o gruppi di amici (soprattutto italiani, diciamocelo) carichi come l’asino di Buridano! Lettini pieghevoli, almeno due. Ombrellone da piantare tra i ciottoli. Stuoie di varia dimensione e foggia. Eventualmente passeggino e/o figli piccoli per mano con relativo corredo di giochi, giochini, gommoncini, tubi galleggianti. Borsoni delle dame strabordanti di ogni. Borsone con cibo e rinfreschi vari.

Io che sono minima anche nell’arredamento da spiaggia, credo che possa bastare una stuoia cadauno con relativo e meraviglioso fouta – spettacolare scoperta. Si tratta di un asciugamanone di cotone robusto ma morbido, che si utilizza tradizionalmente nell’hammam nordafricano per coprirsi le pudenda durante il relax o negli spostamenti tra un massaggio e uno scrub. Qua si trova ovunque, dalla versione basic a quella superfiga: la discriminante è solo il prezzo, l’oggetto è più o meno quasi sempre lo stesso, basta scegliere il colore che si preferisce. Il mio fouta è blu carta da zucchero, sta bello piegato nel mio borsone di cotone organico senza prendere troppo posto, e divide lo spazio con un cappello in paglia morbida, un solare, una borraccia d’acqua, una rivista o un libro, o tutt’e due, un pareo leggerissimo che funge da cabina, da cuscino per la testa o da scialle se il sole è troppo forte, le varie ciaramelle che noi donne abbiamo sempre con noi. Gli occhiali, sul naso. Costume e copricostume addosso, infradito ai piedi (necessari anche per entrare in acqua ed essere gettate poi sul bagnasciuga. L’esercizio, a Nizza, è uno dei più dolorosi possibile. I galets sono terribili). Niente sedie, sediole, materassini ciccioni, borse termiche rigide, cannocchiali nautici, fucili ad aria compressa e putipù.

Porto un cellulare da 20 Euro senza internet, 3G o fotocamere. L’ebook se ne resta quietamente a casa. Portafoglio ridotto a un documento e 10 euro in contanti.

Voglio prendere il sole e magari addormentarmi, mica montare la guardia al fortino.”

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