dedicato a chi ci prova

splashContinua il viaggio di Patrizia (che, come lei, ho battezzato “piano B”, anche se in realtà quello ce lo siamo giocato quasi subito, ahimé). Qui gli altri post.

“…per due anni no, ma per un periodo ho scelto di mandare a quel paese il sistema… un piccolo grazie va al tuo blog”

Queste righe me le sono ritrovate tra i messaggi privati di Facebook. J. è un ragazzo che conosco dalle medie, un anno più avanti di me e mia prima cotta adolescenziale, di quelle che a ricreazione ti impappini estasiata a guardarlo mentre lui, più grande, non ti si fila di striscio. Di quelle che una volta, durante gli allenamenti, lui di pallacanestro e io di pallavolo, gli ho scritto Ti Amo col rossetto sullo specchietto retrovisore del motorino e dopo mezz’ora c’era tutta la sua squadra a guardarmi e a ridere mentre m’allenavo… È forse per quell’episodio che ho deciso di tornare ad essere abbastanza riservata nei sentimenti. Ma non è questo il punto. J. io non l’ho quasi più visto, a 21 anni me ne sono andata da mio paesino di provincia per approdare inizialmente a Madrid, poi in molti altri luoghi tornandomene solo sporadicamente alla terra natia. Insomma, come succede nel 99% dei casi, ci siamo persi. Senza esserci nemmeno mai trovati a dire il vero. Ma non è nemmeno questo il punto. Divago perché c’ho un febbrone da cavallo e la tonsillite, colpa mia, rea di aver voluto fare il bagno sia ieri che l’altroieri in un’acqua che era a dir poco freddina. Quindi sono autorizzata a delirare. Di J. conosco poco, pochissimo: penso si sia sposato e comunque ha una compagna dalla quale ha avuto due bellissime bimbe. Una passione per la speleologia e una vita che si potrebbe definire normale se normale non fosse sinonimo in alcune menti bacate di banale, ovvio, noioso, comune. E oggi leggo queste due righe. E mi commuovo. Potete immaginare qualcosa di più bello che essere da ispirazione a qualcuno?! Io al momento no; immagino che la genitorialità includa anche questo, forse un bravo cantautore, ecco… gli artisti, gli eroi, gente che con me davvero non ha nulla da spartire se non il fatto che entrambi abbiamo bisogno di respirare e mangiare per sopravvivere. E invece qualcuno mi ha scritto questo ed io lo trovo meraviglioso. Questa persona non so nemmeno che farà, dove andrà, non conosco i dettagli ma non sono importanti in certi frangenti, come questo, dove il punto è che un essere umano prova, prova con dignità, coerenza e coraggio ad andare incontro alla vita, ad essere libero, prova nella normalità delle nostre vite normali a fare un salto dove tutto e tutti ci sconsigliano di andare, tenta una sua via, si impegna in qualcosa di suo, che gli somigli, che gli piaccia, con l’umiltà di sapere in ogni passo che potrebbe non funzionare, che potrebbe tornare sconfitto, che la verità la si scopre solo durante il cammino. È questa la regola. E io continuo a trovarlo stupendo, chiunque provi, chiunque si lanci nel vuoto, chiunque dia ascolto alla propria testa, non dico al cuore, ma almeno alla propria di testa, ecco, io ne sono ammirata e condivido l’entusiasmo e le titubanze, chè ogni volta che devo fare una scelta importante quello che mi chiedo sempre è: se domani muoio sarò orgogliosa di me stessa? E lo sappiamo bene tutti che in questo gioco che è la vita non ci sono vincitori o perdenti però sì, ci sono persone che ci provano e persone che non lo faranno mai. E non si parla ovviamente di gesta epiche, anzi, sono quelle piccole le scelte che più emozionano, perché si somigliano alle nostre: l’andare a vivere da solo, il viaggio della vita, cambiare lavoro, inventarsi un progetto, scegliere di provare a stare con una persona per tutta la vita, riallacciare rapporti logorati, buttarsi in una nuova avventura… sono i tentativi delle persone normali che fanno dell’umanità e del mondo intero un qualcosa per cui valga la pena di metterci del nostro. E fanculo il risultato.”

Come al solito, poco da aggiungere. Se non che tutti gli esempi che fa Patrizia sono positivi, in qualche modo rappresentano un provarci per addizione. Io penso anche al provarci per sottrazione, che forse richiede addirittura più coraggio. Non “cambiare lavoro”, ma lasciarlo proprio (come ha fatto lei!). Non “provare a stare con qualcuno tutta la vita”, ma guardarsi in faccia e avere il coraggio di ammettere che è finita; o troncare un rapporto di cosiddetta amicizia con una persona negativa. Non “comprare” una casa, ma venderla (anche se è piena di ricordi, anche se ci siamo affezionati, anche se le abbiamo dedicato un sacco di tempo e di soldi). Non “inventarsi un progetto”, ma rendersi conto che bisogna abbandonarlo perché non è (più) quella la nostra strada; o semplicemente dire “no” a qualcosa (o a una serie di qualcosa) per concentrarci su quello che ci interessa davvero. L’espressione è semplicistica e un po’ forte, specie se la pensiamo applicata ai rapporti con le persone!, ma anche per liberarsi del superfluo, per fare spazio, ci vuole coraggio.

Cosa ne pensate?

minimo è anche su Facebook e su Twitter

3 thoughts on “dedicato a chi ci prova

  1. Ma lo sai che non ci avevo proprio pensato nei termini in cui fai riferimento tu?! Ma è vero, verissimo, funziona anche con la legge della sottrazione. Anzi, a volte serve addirittura più coraggio; ci vuole sempre il coraggio della coerenza, termine così desueto in quest’epoca ma filo conduttore , assieme alla dignità, delle più grandi e onorevoli azioni dell’umanità, dalla più piccola alla più grande. Grazie dello spunto !
    Pattylafiacca di recente ha scritto Photo week 12

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