notizie

butterfliesUn post che mi ha fatto pensare. Forse, il problema non sono la crisi economica, il lavoro, i soldi, ma siamo noi: Tutto ma non liberi. È indecente
“Eccola la nostra cultura, invidiosa, malevola, maliziosa, che augura a tutti il naufragio mentre affoga, che spera nella caduta, che sogna che nessuno possa, se noi non possiamo”

Sulla stessa falsariga, una notizia che mi ha fatto rabbrividire: Prestiti per le ferie, gli italiani impiegano più di 3 anni per ripagarsi la vacanza.
Ma che vacanza è, che relax è, se sono lì stesa al sole e so che per ripagarmi una micragnosa settimana ci metterò tre anni?!

Ma ci sono anche le notizie che mi danno un po’ di speranza:
Operai in cassa, “rivoluzione” della Alessi: Lavorano per la città e anche l’ad fa il giardiniere
“[…] si sta già alimentando un circolo virtuoso che spinge i cittadini ad occuparsi della comunità. […] c’è il giardiniere disoccupato che vuole sistemare il giardinetto, il muratore che rattoppare il marciapiede. Credo sia una buona cosa, perché per molti di loro l’alternativa sarebbe stare a casa a deprimersi, magari bere o giocare alle macchinette del video poker. Il lavoro […] in questo senso ha davvero una valenza sociale”.

Qualche giorno fa, qualcuno commentava a proposito dell’equivalenza lavoro = dignità della persona. Ci hanno insegnato a dare al lavoro un valore enorme, che forse non ha completamente. Ecco, secondo me in questa faccenda dei dipendenti Alessi, che hanno scelto di fare qualcosa anziché limitarsi a prendersi dei soldi per grattarsi, c’è una grande lezione. Anche se quel qualcosa, tecnicamente, non è nemmeno il loro lavoro vero e proprio (!).
E poi c’è il fatto di contribuire, nel nostro piccolo (o grande), a rendere più vivibile il posto dove abitiamo. Sul giornale locale compaiono spesso segnalazioni e proteste di gente che si lamenta perché l’arredo urbano è lasciato a se stesso, erbe ed erbacce crescono ovunque, alcune zone della città sembrano quasi abbandonate. Naturalmente il “colpevole” è il Comune, che si prende le nostre tasse e chissà come le impiega. Ovviamente il comune di Valenza è in crisi quanto molti altri, e ha risposto dicendo che stanno facendo il possibile.
Senza voler negare le responsabilità degli amministratori della cosa pubblica, mi chiedo: ma se invece di attivarci per scrivere al giornale con tanto di fotografie (!), dedicassimo lo stesso tempo a strappare due erbacce? È così ingenuo e assurdo pensare che della nostra città (o del nostro quartiere) possiamo occuparci (anche) noi? Che si possa creare ovunque quel circolo virtuoso di cui parla l’articolo?
Io ci sto pensando su da un sacco di tempo, vorrei davvero fare qualcosa e non so da dove cominciare (siamo privi di strumenti adeguati e di qualsiasi nozione di giardinaggio, altrimenti al verde di troppo qui in zona ci avremmo pensato).
Cosa ne pensate voi?

minimo è anche su Facebook e su Twitter

11 thoughts on “notizie

  1. Anch’io sono rimasta colpita dal “sistema Alessi”. Mi pare un’azione di un rivoluzionario totale. Lamentarsi è una delle caratteristiche di noi italiani, tanto è sempre colpa di qualcun altro (ma pure i Galli sono dei lamentatori mica da ridere, e in più son biliosi). Comunque, seppur in uno scenario generale di cattiveria,ingordigia, aggressività eccetera, ci sono pure molti segnali di rivoluzione “dal di dentro”, che mi fanno sperare che il genere umano sia portatore anche di sentimenti sani e sorridenti.
    Per le erbacce e seminagioni, io avevo iniziato a interessarmi un po’ di Guerrilla Gardening. Poi, una volta arrivata quaggiù, figurati: mai visto aiuole così belle 🙂
    elena di recente ha scritto Vertigo

    1. Eheheh in effetti tutto si può dire di Nizza ma non che l’arredo urbano non sia curato, forse lo è quasi troppo (tutta la Costa Azzurra è un po’ così, tutto ultra perfetto, alla fine fa un po’ effetto “casa delle bambole”)!

      Dici bene, i segnali di rivoluzione ci sono e sono tutti “dal di dentro”, vengono dal piccolo, dal basso, sicuramente non dalla politica e dai piani alti; e per questo hanno anche meno visibilità. Fanno notizia, quando la fanno, come curiosità, come “stranezza”; mentre le notizie negative (crisi, disoccupazione, suicidi e quant’altro) ormai sono la normalità…

  2. Laura, grazie!

    Perché fai girare notizie che ci fanno esseri pensanti, perché poni domande, perché insinui dubbi, perché hai lo sguardo lucido e attento…tu stai già facendo qualcosa.

    Credo che questo sia il punto di partenza per chi prevalentemente naviga tra le parole, da qui poi si può fare e agire qualcosa di più concreto. Ci siamo scordati in tutta questa virtualità di quanto siano sacre le azioni concrete, anche le più piccole, anche quelle più banali.
    In questo periodo socio-economico però sta riemergendo anche qualcosa che avevamo dimenticato.

    Non è forse quello che abbiamo fatto anche con la corsa? Anche di questa esperienza ti voglio ringraziare: un anno il 1°luglio ( 🙂 ) che macino km, che sudo, che imparo e che sperimento la prima cosa concreta che abbiamo, il nostro corpo.

    Forse è la concretezza che ci piace, forse sentire la terra sotto i piedi ci ricorda le nostre radici.

    Mi sa che la strada l’abbiamo individuata, adesso tocca andare.

    1. Sono io che ringrazio te (voi). A volte faccio fatica: in tutti i sensi. A pensare, a guardare, a scrivere (e naturalmente anche a correre…). I commenti come il tuo mi fanno pensare che alla fine serve a qualcosa 🙂

  3. Favoloso il post di Perotti e bellissima l’idea della Alessi, due segnalazioni che meritavano davvero tantissimo! Grazie mille della segnalazione!
    La tua domanda per me ha una sola risposta: che sono un po’ “legata” dalle convenzioni.
    Mi piacerebbe fare qualcosa, ma poi non mi ci vedo ad andare al parchetto a raccogliere cartacce, mi “vergogno” un po’. Se tu non hai questo mio assurdo limite mentale allora la prossima volta che vai a correre porta un paio di guanti da giardinaggio e se vedi un’aiuola piena di erbacce strappale via con le mani, senza stare a pensare a strumenti e nozioni che tanto sono sicura che sai distinguere benissimo tra una gramigna e un fiore 😉
    Io purtroppo sono di quelle persone che hanno bisogno della “spintarella” degli altri per fare le cose, ho bisogno di avere altri che fanno le cose insieme a me…solo che poi per fare in modo organizzato ci vuole molto più tempo (che non ho) di quello che ci vorrebbe a raccogliere una lattina trovata per strada…mea culpa 🙁
    yliharma di recente ha scritto Clutter e personalità

    1. Io non ho troppi problemi di quel tipo, sinceramente, ma a) quando corro… corro 😉 decisamente non è pensabile che mi fermi a ogni metro, né tantomeno che vada in giro con i guanti da giardinaggio b) nello specifico qui ci vorrebbe un tosaerba (che io non possiedo), e le aiuole sono da potare e sistemare, ci vuole davvero qualcuno che ne capisca un minimo per non fare danni.
      Comunque il punto non è l’erba che cresce troppo tra i sanpietrini di Valenza, è il fatto che siamo sempre tutti troppo occupati a lamentarci e a dare la colpa chi sta sopra di noi (e mi ci metto anche io, ovviamente), anziché pensare se sarebbe fattibile rimboccarsi le maniche e fare qualcosa.
      E non parlo solo di sistemare un’aiuola: penso ad esempio a organizzare una banca del tempo, mercatini del baratto che non siano (come spesso succede) di una tristezza unica, e poi sì, magari anche trovare il modo di organizzare un po’ di volontariato, ciascuno secondo le sue competenze, per migliorare la vita di tutti.
      Poi penso a quello che succederebbe se proponessi una cosa del genere anche solo a livello di condominio, figuriamoci di quartiere!, e mi cascano le braccia.

      1. Tu pensi in grande, io mi accontenterei di riuscire a raccogliere la lattina 😀
        Tutte le cose che hai nominato sono interessanti, utili e mi piacerebbe tantissimo partecipare…il problema è che realisticamente mi è impossibile perché ho priorità più alte (e che per ora non intendo cambiare) che mi consumano tutto il tempo che resta una volta uscita da lavoro.
        E sono tutte attività che richiedono molto impegno, soprattutto per coordinarsi con altre persone e metterle in piedi (che poi magari se ti inserisci quando già il sistema è in piedi è meno impegnativo).
        Per il proporlo in giro invece credo che qui non mi andrebbe male (non so a livello di quartiere o condominio…) perché ho la fortuna di conoscere persone eccezionali che sarebbero entusiaste di partecipare a quei progetti che hai nominato 🙂
        Facciamo uno scambio: io ti mando su persone volenterose e tu mi regali un po’ di tempo? 😉

  4. […] ma se invece di attivarci per scrivere al giornale con tanto di fotografie (!), dedicassimo lo stesso tempo a strappare due erbacce? È così ingenuo e assurdo pensare che della nostra città (o del nostro quartiere) possiamo occuparci (anche) noi?

    Ingenuo, assurdo o magari impraticabile no, certamente.
    Eppure da brava cinica (e italiana?) non ho potuto fare a meno di pensare che in molti casi, forse, azioni simili (se non addirittura fermate dalle autorità) verrebbero sfruttate da quest’ultime come scusa per darsi da fare ancor meno di prima. Tanto, il cittadino esasperato prima o poi ci pensa da solo: a che pro sbattersi?

    La prossima settimana ho in programma di “visitare” un parchetto pubblico di fronte a casa di un’amica, che viene regolarmente tappezzato di monnezza (buttata a terra proprio davanti al cassonetto, per altro…). Breve raccolta e posizionamento di un cestino nel punto di maggior scarico, con cartello adeguato.
    Ci si prova.
    Denise Cecilia S. di recente ha scritto Minimalismo in pillole / 2

    1. L’osservazione “cinica” viene spontanea a tutti, e in parte è anche giustificata. Però se la pensiamo così ovviamente nessuno alzerà mai un dito e ci ritroveremo quartieri e città invasi dalle erbacce… in tutti i sensi.

      1. Probabilmente dipende da tipo ed entità dell’intervento che ci può interessare mettere in atto.
        Di certo il menefreghismo delle istituzioni non mi indurrebbe mai a tenermi i rifiuti dove stanno per puntiglio, tuttavia il problema esiste e non è secondario: ci sono situazioni come quella cui ha dato la spinta la Alessi, ma c’è anche l’esser presi per il culo. Cosa non buona e non giusta.
        Più che depositare un sacco pieno di ciò che ho raccolto davanti al municipio, o a casa di chi lo ha gettato, però, io non ho armi, parola a parte. Che non è poco, ma come sempre sveglia i cittadini, non chi “di dovere”.
        E io a ciò che mi è dovuto non vedo perché debba rinunciare.
        Denise Cecilia S. di recente ha scritto Minimalismo in pillole / 2

  5. a me a volte vengono di quelle rabbie!!! sul marciapiede verso la scuola dei bambini avrei tanta voglia di mettere dei cartelli fluorescenti infilati in ogni cacca enorme di cane.. chissà se magari?…

    però la gente è tanto strana. Tante scelte non le capisco.
    Ho degli amici che vanno a fare la coda alla Caritas ma si comprano l’auto nuova invece che usata.

    E tante persone (donne, uomini, ragazzi) che non hanno “lavoro”, lo cercano, ma che nel frattempo non aiutano in casa (per dire) neanche se li ammazzi.

    Dignità=lavoro…=impegno e responsabilità, fare qualcosa, fare qualcosa per sé e per gli altri.
    Sto studiando un particolare approccio alla riabilitazione psichiatrica, si chiama Recovery College: uno degli obiettivi principali (http://www.imroc.org/what-is-recovery/recovery-top-tips/) è:
    Pay particular attention to the importance of goals which enable the person actively to contribute to the lives of others

    e se lo si guarda bene, per certi versi rapportarsi con gli altri e a se stessi con questo approccio farebbe bene a tutti, non solo alle persone che stanno male…

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