La teoria della relatività

randomIl viaggio di Patrizia continua. Qui gli altri post. Corsivi miei.

“Mi capita spesso in questo periodo di libertà di riflettere su un concetto nemmeno troppo complicato ma che, se la vita non ti mette in condizioni di osservarlo, passa un pochino in secondo piano, dopo il lavoro, le bollette da pagare, il regalo per la prima comunione di Tizia, cosa faccio per cena stasera, mannaggia che mal di denti mi doveva venire proprio di venerdì sera, chissà che tempo farà domani…

La relatività delle percezioni e delle prospettive.

La vita in realtà è assolutamente soggettiva, la visione delle cose, degli eventi e delle persone si basa su concetti interiori, totalmente personali e relativi al nostro vissuto, al DNA, all’indole e a come abbiamo elaborato le esperienze.

Insomma, non vi è nulla di realmente brutto o bello, giusto o sbagliato, buono o cattivo.

Osservo questo, dicevo, in quanto vittima di frequenti sbalzi d’umore e di equilibrio interiore.

Capita di svegliarmi di soprassalto la mattina col cuore in gola e la visione nera di un futuro catastrofico che mi getta nello sconforto più totale. Poi, incomprensibilmente, come era arrivata così se ne va lasciando posto a una serena fiducia in ciò che sarà e a un entusiasmo per la vita che sto progettando.

Eppure sono sempre io. Sono sempre la stessa. E mi domando se abbia una tendenza alla bipolarità. Oppure se i 40 mi battono in testa o peggio se mi sia sopravvalutata e in effetti non sia in grado di reinventarmi.

Penso invece, nei momenti che mi sembrano più di lucidità, che semplicemente la paura di non essere all’altezza, l’ansia da prestazione porti il cervello istintivamente a difendersi e fa poca differenza tra il rischio di morire di fame e quello di un semplice cambiamento di luoghi, lavori, stipendi, modi di vivere. Per lui è codice rosso.

Per lui non c’è una sveglia che suona alla mattina e un ufficio dove andare e quindi è emergenza, siamo senza lavoro e senza doveri e senza stipendio = si muore.

Tutto traballa, tutto gira, nulla è dove era prima.

Provate voi a spostare i mobili di casa ad un cieco.

Se devo essere sincera, e qui lo voglio essere per me e per chi dovesse passare per questi tragitti in vita sua, se devo essere sincera dicevo, mi sono anche chiesta se davvero volessi tutto questo, in certi momenti di stanchezza mi sono domandata se non sarebbe stato più facile continuare con la mia vita di sempre, edulcorarla con un po’ di shopping, qualche viaggio scaccia frustrazione e sogni da decorare sapendo bene, in fondo, che non avrei nemmeno provato a realizzarli. Ma la risposta è sempre stata no. Un no che mi sale dalle viscere, un no che sento dentro e fuori di me, un no che arriva anche da più in alto e da dove le cose si vedono da un’altra prospettiva, più alta appunto, che livella quei dossi che dal basso sembrano così invalicabili.

Lì ci arrivo solo con il sesto senso, con l’intuito che però è stranamente forte e stabile in questi frangenti e mi permette di osare, di avere coraggio, di sapere aspettare e di essere felice.

Forse non è un caso che l’unica cosa che avevamo progettato per bene, la casa ed il b&b sia scivolata via dalle mani nel giro di qualche giorno, forse non è un caso se tutto, davvero quasi tutto non ha più il posto di prima, i mobili sono stati spostati e a volte mi sembra pure le porte ed i muri … forse è così che deve andare, per vivere davvero , per diventare davvero sé stessi.

Mi cammino a fianco, un po’ intimorita, un po’ curiosa di vedere come va a finire e un po’ anche orgogliosa perché ragazzi ci vuole coraggio. Non è questione di lavoro o di soldi, davvero, ci vuole coraggio e coerenza ad accettare di non sapere come sarà domani.

Serve imparare ad essere elastici e adattabili, serve imparare che non siamo nulla e il mondo va avanti indifferentemente, serve umiltà, serve guardarsi in faccia e a volte non piacersi, trovarsi piccoli, serve avere fiducia, in sé stessi, nella vita, nelle persone, nella provvidenza dice mia madre, serve imparare che non puoi correre dietro ai tuoi sogni se non ci credi abbastanza, serve capire che la felicità non può essere che oggi, qui, adesso, serve accettare di stare fermi il chè è difficilissimo! Serve respirare, serve fare pace con tutto e sentire, nel profondo, che nulla è contro o per noi ma semplicemente che è la vita che fluisce e questo davvero è un grande motivo di serenità.

Noi Occidentali, così arroganti nel pensare di determinare le nostre vite e quelle degli altri.

E quindi eccomi qui, un po’ in bilico ma molto, molto viva. Consapevole che la vita è davvero immensa e che abbiamo infiniti sentieri pronti ad accoglierci se solo vogliamo intraprenderli.

E sono più coraggiosa di ieri, meno di domani.”

Vabbé, gente, cosa volete che commenti? Ha detto veramente tutto lei. Io posso solo aggiungere che, al momento, queste parole mi toccano davvero, anzi più che toccarmi mi prendono proprio a spintoni, e fanno parecchio riverbero.
Che accettare di stare fermi a volte è davvero difficilissimo: più ancora, è difficile capire quando è la cosa giusta da fare, e quando invece ce lo raccontiamo per sola pigrizia o peggio ancora per paura.
Ma, soprattutto, che “accettare di non sapere come sarà domani” è un qualcosa con il quale dobbiamo scendere a patti, a tutti i livelli. Accettare che la mancanza di sicurezze, che siano paracaduti o siano ancore, diventerà (è già diventata) la nuova normalità, e allora tanto vale farcela piacere e cercare di cogliere quello che ha da offrirci.
Probabilmente la cosa più difficile è proprio questa, specie quando non hai vent’anni, non ci sei in qualche modo “nato dentro”, quando volente o nolente certi (pre)concetti te li hanno inculcati e liberarsene è proprio difficile.

Vi segnalo anche questo.
A tutti un sereno weekend e a Patrizia ancora un grazie per aver accettato di condividere i suoi post e il suo viaggio qui su minimo.

minimo è su Facebook, su Twitter e su Scoop

7 pensieri su “La teoria della relatività

  1. elena

    Grazie per la segnalzione, carissima! Io e Pattyla fiacca ci siamo incontrate qui da me, ed è stato come se ci conoscessimo da sempre…vite e luoghi diverse, ma sensazioni di vita praticamente identiche
    elena di recente ha scritto Vertigo

    Replica

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