16 settimane in 30 secondi

afterrunning16 settimane è la durata del piano di allenamento che ho iniziato a fine gennaio, più per avere un programma da seguire (senza, tendo a perdermi), che nella convinzione di riuscire davvero a raggiungere l’obiettivo (correre 10k in meno di 65 minuti). Il mio PB era già sotto i 65, ma l’avevo ottenuto una sola volta in gara (oltretutto, alternando corsa e camminata per gli ultimi km: insomma, avevo “barato”), dopodiché ero tornato ai ritmi da brapida di sempre.  

4 mesi. 4 allenamenti la settimana (quasi sempre). 400 km circa. Pioggia, neve, vento, freddo, una primavera che non voleva arrivare mai. Pensieri. Salite. Discese. Giri in tondo, a volte. Spesso. Dolorini e doloretti. Musica, a volte. Ho imparato cosa vuol dire tempo run. Ho fatto variazioni. Ho fatto ripetute. A volte non sono riuscita a rispettare il programma, ad andare abbastanza veloce. Altre sono uscita senza convinzione, per scoprire che i miei polmoni e le mie gambe ne sapevano più di me, e avevano qualcosa da insegnarmi.
Ho corso nella zona industriale di Valenza e nei parchi a New York. Strada facendo, ho consumato un paio di scarpe. Ho rischiato di venire investita. Ho aspettato sotto la pioggia, o la neve, che il Garmin prendesse finalmente il segnale. Ho fatto finta di non sapere che chi aveva smesso di correre non avrebbe corso mai più. Ho cercato di offrire in sacrificio, puerilmente, stupidamente, la mia fatica, le mie salite, i miei km, in cambio di non so quale impossibile miracolo. Mi sono scoraggiata. Mi sono esaltata. Ho sentito le gambe pesanti e il cuore leggero, e viceversa. Capita.

Ma, in sintesi, si avvicinava la fine del programma e io non acceleravo, non quanto avrei dovuto. Ho continuato solo perché, alla fine, io corro perché corro. Tanto valeva farlo seguendo il piano e stare a vedere. Ma la convinzione era poca, o nulla.
A NYC ho corso poco e male, pur godendomi lo scenario fantastico. Subito dopo il nostro rientro, è successo l’inevitabile e mi sono ritrovata con il cuore pesante e le gambe pesanti, contemporaneamente. Capita.
Il piano di allenamento è andato a farsi benedire, le uscite settimanali sono scese a tre, il kilometraggio totale si è abbassato bruscamente, ho smesso di fare ripetute e altre variazioni.

Però è successo qualcosa. All’improvviso ho iniziato ad andare “veloce”.

È successo che ho corso i 6k alla Stralessandria in 30 secondi al km meno dell’anno scorso, ed è stato favoloso. Un po’ perché c’erano altre 6300 persone circa, a correre/camminare/pattinare insieme a me, e già questa è una bellissima cosa. Un po’ perché non mi sono mai sentita così bene. Perché non ho mai provato il minimo desiderio o bisogno di fermarmi. Non ho mai dovuto stringere i denti. Me la sono goduta, ho superato un sacco di gente, e all’ultimo km ho accelerato davvero e ho tagliato il traguardo “in volata”. Sorridendo, ridendo.

Soprattutto, è successo che domenica sono uscita, da sola, sotto il sole finalmente caldo. Con l’idea di farne 10, ma mettendo in conto di non riuscirci, e ben sapendo che era proprio l’ultimo giorno del famoso piano di allenamento, quello in cui avrei dovuto raccogliere i frutti delle 16 settimane (pioggia neve giri in tondo pensieri), e correre 10 km in meno di 65 minuti.
È successo che a un certo punto mi son sentita dire che ero al 7° km, e che stavo correndo da 45 minuti. E nella testa mi è lampeggiato, tipo scritta al neon, che 65-45 fa 20. Che era sufficiente correre gli ultimi 3 in meno di 20 minuti, insomma. Potevo farcela.
E infatti ho chiuso in poco più di 63 minuti.

Ora, sono tempi assolutamente mediocri. Ma io son stata travolta da una felicità indescrivibile e bambina. Ho provato un orgoglio assurdo, che mi ha letteralmente gonfiato il cuore: mediocre o no, è il mio risultato, il mio miglioramento. L’ho ottenuto io, e nessun altro poteva riuscirci per me.
Mi sono sentita, finalmente, le gambe leggere, e il cuore leggero, contemporaneamente. Capita.
E per un attimo, sotto il sole di maggio, ho sentito che era bello. E che non ero sola.

Potrà sembrare un’equazione, e piuttosto banale: corri tot km, con certe modalità, per tot settimane, e alla fine migliori di tot. È vero: ma per me è anche qualcosa di più, perché per trasformare 16 settimane in 30 secondi non bastano le equazioni. Ci vuole, credo, un po’ di magia.

Chi di voi non corre si starà domandando cos’è tutta questa fanfara per 30 secondi, 3 minuti, 10 km. Anzi, chi di voi non corre probabilmente ha già smesso di leggere da un bel po’. Gli altri… lo sanno. Alcuni l’hanno provato con tempi decisamente più “onorevoli” dei miei. Altri magari hanno iniziato a correre da poco, non vedono miglioramenti, fanno fatica, si devono fermare spesso e sono tormentati da fastidi e dolorini assortiti. A loro dico, dal basso del mio umilissimo e personalissimo record che non è un record: non mollate. Se non mollate, prima o poi vi sentirete il cuore leggero, e le gambe leggere, contemporaneamente. Prima o poi, riuscirete a fare una magia.

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16 thoughts on “16 settimane in 30 secondi

  1. 🙁
    sono appena “passata” da claudia nella sua casa nella prateria, e parla di corsa, arrivo qui e si parla di corsa… io, anche se non corro, ho letto tutto ma non è che adesso mi sento meglio, anzi! dopo aver mangiato 6 pizzettine da panetteria ed essere – haimè – cosciente di aver messo su + di 10 kg in 2 anni dopo la fine dell’allattamento, sono più depressa che mai! 🙁
    dai, smettetela di essere così sportivi tutti uffa! 🙁
    😉

    1. Lo sai vero che esiste una semplice soluzione? Basta che diventi “sportiva” anche tu… comincia camminando, da lì si arriva lontano!

      1. mmm…si, in effetti dovrei saperlo… ho cominciato a camminare quella mattina di 1 mese fa quando non avevo la macchina, era 1 bella giornata e ho deciso di portare il bambino all’asilo a piedi (col suo passettino 45 min 🙂 e poi ho continuato, fincheè, 1 settimana dopo, il bambino non ha preso la varicella: chiusi in casa 10 gg. poi pioggia, temporali e… e la poltronite acuta si è fatta risentire…anche se sento che camminare mi manca già un pò. massì dai, stavolta non lascio perdere, in fondo, “cammina cammina…” dicono le favole, no? 😉
        buon fine settimana.
        S.

  2. Io sto ancora lavorando sui 5k, ma stanno accadendo cose incredibili… Sono in quella fase della scheda dove si aumenta in modo vertiginoso da una settimana all’altra, o addirittura da un giorno all’altro. E ogni volta mi preparo ad andare dicendo: “no, stavolta non ce la faccio ma chisseneimporta, arrivo dove arrivo…”. E invece, meraviglia delle meraviglie, ci riesco, e anche senza troppe sofferenze… Immagino che allenarsi con costanza serva a questo… ma anche per me c’è una dose di magia… non c’è dubbio…
    Alberto di recente ha scritto Becoming Minimalist: newsletter n. 22

    1. Che aspetti? Esci e intanto fatti una camminata. Non c’è bisogno di abbigliamento strano, polmoni d’acciaio e scarpe da running, e nemmeno di fare due milioni di km 🙂

  3. Che bello 🙂 Io continuo con le mie solite mezz’ore a singhiozzo. Nel senso che il lunedì gira, e va tutto bene, il mercoledì dopo 15 minuti il ginocchio rompe, il venerdì a volte arrivo a 40 minuti, a volte passo del tutto dal male e faccio solo ellittica e attrezzi… per fortuna che l’ortopedico ha detto che da radio e risonanza non risulta niente, che il ginocchio non ha niente. Per fortuna, eh, perché poi l’ultima volta che son salita in sella una volta scesa camminavo come John Wayne senza cavallo… devo avere semplicemente un ginocchio che vive di vita propria. Ma insisto e prima o poi lo frego 🙂

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