gira la ruota (aka l’acqua al mio mulino)

Oggi mi permetto di parlare di un argomento che con il minimalismo, credo, c’entra poco (ma chissà).

Come alcuni di voi sapranno, io nella vita non faccio la minimalista (apparentemente non paga il mutuo; almeno non in questa configurazione e non ancora): faccio la traduttrice, e anche da parecchio, a luglio saranno 13 anni. Sono una libera professionista senza ordine e senza tariffari: e questo personalmente mi sta bene. Penso che albi, tariffari e simili siano anacronistici; e che, se vogliamo fare gli imprenditori, per quanto piccoli, dobbiamo saperci confrontare con il mercato e con la concorrenza senza “aiutini”, forti solo della nostra competenza e delle nostre capacità.

Come vi confermerà chiunque sia nella mia situazione, sono parole più forti di quello che sembrano, specie in periodo di crisi. Mercato libero e libera concorrenza significa che chiunque può fregiarsi della qualifica di traduttore (come del resto ho fatto io, che non sono certo laureata in Lingue, all’inizio), e nel farlo decidere di praticare qualunque tariffa, comprese quelle che un professionista definirebbe scandalose.

Ma il vero problema non è chi fa dumping; chi traduce “per arrotondare”, spesso senza pagare le tasse sui compensi che riceve; o il neo-laureato in Lingue, che approda bel bello sul mercato, pensando che basti mandare quattro e-mail rabberciate, con il CV in formato europeo in allegato, per trovare clienti, e che se si fa un’idea delle tariffe è solo per proporsi “a meno” pensando di aver trovato l’uovo di Colombo per ramazzare clienti.

Il problema non è il mercato. Il problema è la percezione che tanti, troppi (facciamo pure quasi tutti), hanno della mia professione. E dato che senza volerlo potrei aver contribuito anche io a darne un’immagine falsata, colgo oggi l’occasione per chiarire la questione una volta per tutte. E se vi sembrerò antipatica, per non dire arrogante, spocchiosa e piena di me, abbiate pazienza, ma per me tradurre non è quella cosa che faccio (solo) perché devo per riempirmi il frigorifero, e appena posso smetto, timbro il cartellino e scappo via cercando di dimenticarmene.

Per tradurre bene ci vuole talento, ci vuole pazienza, ci vuole costanza, ci vogliono anni di pratica, ci vuole la volontà di mettersi in discussione a ogni lavoro che arriva.
Bisogna amare di amore assoluto la propria lingua materna. Che a volte non ti ricambia (e allora ti scappano gli errori di ortografia, che al resto del mondo non importa ma tu vorresti morire).
E bisogna adorare anche tutte le altre lingue di lavoro, ovviamente. Non smettere mai di imparare, di perfezionarsi, di ascoltare con l’orecchio innamorato le inflessioni, gli accenti, i modi di dire, le sfumature. E allo stesso tempo, anche dopo anni, anche quando tutti (colleghi compresi) ti dicono “ma tu sei praticamente bilingue!”, bisogna avere l’umiltà di non crederci mai.
Di sapere che, se ci mettessimo a tradurre verso una lingua che non è la “nostra”, prima o poi ci scapperebbe l’errore-che-il-madrelingua-non-farebbe-mai.
E bisogna avere la pazienza di spiegarlo a chi dà per scontato che tu lavori verso l’inglese, il francese, il tedesco; e quando gli dici che no, che un professionista di madrelingua italiana traduce solo verso l’italiano, sopportare l’espressione da “ma allora a che cosa servi” che invariabilmente gli spunta sulla faccia.

Bisogna ricominciare da capo ogni volta, per ogni testo, non importa quanto “umile”; lavorare nella consapevolezza che la nostra traduzione magari non verrà letta da nessuno, magari verrà esaminata al microscopio: e quindi dare per scontato che venga sempre esaminata al microscopio. Non abbassare mai la guardia, non rilassarsi mai. Puntare sempre alla massima qualità possibile (anche quando onestamente della qualità importa solo a te): ma sapendo che la perfezione non esiste, o quanto meno che l’ispirazione spesso non ha granché tempismo. Lo sapete quante volte mi è venuto in mente il termine perfetto, il giro di frase perfetto, DOPO avere consegnato? Magari settimane dopo avere consegnato?

Lo sapete quante volte (e qui, bontà mia, mi avvicino finalmente al punto) ho modificato corretto rivisto le traduzioni pubblicate su questo blog? Quante volte me la sono presa per un errore, una svista, una frase che suonava male?

Io non so se e quanto vengano apprezzate le traduzioni pubblicate su minimo in quanto tali. Di sicuro sono consapevole del fatto che non tutti attribuiscono alla lingua l’importanza che (per forza di cose) le attribuisco io.
Però spero che sia chiara una cosa molto importante: il fatto che io pubblichi queste traduzioni gratis; il fatto che abbia tradotto un intero ebook (per quanto minimo) concludendo con l’autrice un accordo diverso da quello che normalmente regola le traduzioni editoriali, non significa che tradurre è facile e lo possono fare tutti… macchine comprese

NON SIGNIFICA CHE LA TRADUZIONE NON HA VALORE

o che ne ha talmente poco che è quasi la stessa cosa. A prescindere da quanto bene, o male, riesca a me in particolare.

Non significa che potete mancare di rispetto, a me come professionista, a tutti i miei colleghi, e al mio lavoro, mandandomi senza pensarci troppo messaggi del tipo “vorrei mettermi a tradurre come secondo lavoro per arrotondare, conosco un po’ l’inglese, dove trovo dei clienti?”; oppure “che sito mi consigli per tradurre BENE verso l’inglese (sottinteso “gratis”, naturalmente, perché mica sono disposto a pagare per una cosa così idiota. Però che sia fatto BENE eh)?”.
Fareste la stessa domanda a un avvocato, un architetto, un commercialista, un medico?

E questo non vale solo per la traduzione, naturalmente.
Pensateci, la prossima volta che avete bisogno di un prodotto o di un servizio.

Molto semplicemente: chi si fa pagare un tanto al kg, è perché lavora un tanto al kg.
Chi butta il sangue in quel che fa, non dico che di quel sangue rivuole indietro il peso in oro… però ci tiene. Ci tiene davvero. E gli si stringe il cuore, quando deve dar via il suo lavoro a qualcuno che lo svilisce, come se fosse niente… anche se da sé non è capace di farlo.
Cercate di avere un pochino di rispetto. Non costringeteci a buttar sangue per una carruba e un calcio nei denti, “tanto c’è Google”, o chi per lui.

minimo è anche su Facebook e su Twitter

25 thoughts on “gira la ruota (aka l’acqua al mio mulino)

  1. Da laureata in Lingue e appassionata della materia ti faccio tanti complimenti per questo post che sottoscrivo pienamente. Non ho mai fatto il tuo lavoro né aspiro a farlo, ma all’interno del mio lavoro impiegatizio mi è capitato diverse volte di dovere fare traduzioni per l’azienda, spesso su argomenti tecnici a me sconosciuti dall’italiano all’inglese, e ho riscontrato nei miei colleghi e datori di lavoro tanta “faciloneria” e ignoranza nei confronti del mio perfezionismo e del mio volere cesellare e ricontrollare che prevedeva, per forza di cose, tempi lunghi.
    Valentina di recente ha scritto Walking talking Alien

    1. Di solito la traduzione (e magari pure la capacità di interpretare!) è una competenza inclusa tra le altre, en passant, tra quelle che devono avere impiegate, segretarie, receptionist e simili.
      Senza nulla togliere ovviamente a questi lavori, ci mancherebbe altro, anche questo purtroppo è molto indicativo…

  2. Mi suona molto familiare… anche nella consulenza informatica si casca nello stesso paiolo!
    Probabilmente in tante altre attività capiterà la stessa cosa.
    Peccato che “l’informatico” è un tuttologo a 360 gradi che puo’ e deve risolvere qualunque problema aggratis o a basso costo.
    Che di norma costi ad un’azienda 500€ al giorno poco importa; “tu che ne sai ci metti niente a risolverlo” quindi perchè parlare di remunerazione..
    Ieri dal dentista, conoscente di vecchia data, dopo la detartrasi mi fa vedere, e usa su di me, il suo nuovo gioliello, un apparato per panoramiche digitale dal costo pari ad un SUV… Che ovviamente non comunica con il pc.
    “tu che sei nel settore” sai mica come mai non vede la rete e devo collegarlo diretto al pc?
    In una decina di minuti ho resettato e riconfigurato il suo router wifi, trovato in conflitto con il router di telecom, applicata la stessa subnet dell’apparato e risolto il problema.
    Ovviamente aggratis ma una volta tanto c’ho rimediato qualcosa… una panoramica omaggio!
    Di solito si limitano ad un grazie…neanche tanto caldo!

    1. Infatti con Marco ci ritroviamo spessissimo a confrontare i relativi settori di attività e a renderci conto che le cose in comune sono parecchie, da questo punto di vista…
      Tu però hai sbagliato, al dentista avresti dovuto dire “ben volentieri, ti faccio un preventivo?” 🙂

    2. Verissimo ubyone! La cosa che a me personalmente manda più in bestia del “aggratis” sono le persone che pretendono di dirti quanto tempo ti ci vuole a fare un determinato lavoro, o se si tratta di una roba facile o difficile.
      Il “tanto è una roba veloce, no?”, mi fa vedere rosso: NON STA A TE STABILIRLO!
      Io non vado dal dottore a dirgli quanto tempo ci metterà a fare una diagnosi e non vado dall’architetto a dirgli che tanto fare una casa è una cosa facile, che ci vuole, massimo 10 minuti no?
      Ognuno si occupi del suo lavoro, con competenza e professionalità: se ti fidi di me tanto da assegnarmi un compito, allora ti devi fidare di me anche quando preventivo tempi e costi.
      yliharma di recente ha scritto Very Inspiring Blogger Award: ho fatto bis!

  3. “quando gli dici che no, che un professionista di madrelingua italiana traduce solo verso l’italiano, sopportare l’espressione da “ma allora a che cosa servi” che invariabilmente gli spunta sulla faccia.”
    Da neolaureata in lingue anch’io ho fatto spesso traduzioni, e molto più spesso IN lingua straniera piuttosto che in italiano. E sono dannatamente difficili. Ho smesso perché mi facevano venire l’ansia…ho scelto altra strada perché era mentalmente prosciugante, e perché sembra che si trovino solo richieste in tal senso.
    Peccato perché invece tradurre DALLA lingua straniera mi piace tantissimo.
    Grazie davvero di questo post, ci voleva proprio e me lo salvo in Evernote 🙂
    yliharma di recente ha scritto Very Inspiring Blogger Award: ho fatto bis!

  4. La parola “professionale” in italiano non è traducibile in nessun altra lingua. Fortunatamente.

      1. Che solo da noi una cosa fatta alla c*** è venduta come professionale e pure pagata (poco) mentre in altri paesi se è il tuo hobby lo fai gratis oppure vieni pagato il giusto!

  5. Prendi l’articolo, sostituisci “fotografo” alla parola “traduttore” e qualche altra lieve variazione e lo puoi postare pari pari su un blog di fotografia…..ad allungare l’elenco di quelli che hanno scritto, chi prima chi dopo, la stessa cosa.
    Stessi problemi di gente che improvvisa a tariffe impossibili (tariffe? Quali tariffe? Eh vabbè, per fare quattro foto….)
    Stessi problemi di aziende che ti chiamano per “fare due foto”, e poi vorrei farti vedere le “due foto” che pretendono a costo 0.
    Chissà perché però, ma diciamo che sarà stato un caso, quando è capitato di fare lavori per committenti esteri siamo stati pagati “il giusto” sia come cifra che come tempi e gli accordi sono stati rispettati in maniera ineccepibile da ambo le parti.
    Ma sarà stato un caso, ovviamente. 😉

    1. Certo, ovvio, è SEMPRE un caso 😉 (ma nel mio settore, grazie al dumping dei colleghi italiani, le cose stanno peggiorando anche all’estero, purtroppo)

  6. Carissima, condivido pienamente gli argomenti del tuo post.
    Conosco veramente bene una sola lingua, l’italiano, ma ho avuto la fortuna e il privilegio di avere fra i miei insegnanti dei traduttori dal greco e dal latino, che mi hanno insegnato la cura, l’attenzione e la fatica che richiede la scelta di ogni singolo termine. Dietro ogni parola c’è un’intera cultura e cercare una traduzione adeguata è una sfida talvolta molto ardua, perché non sempre, fortunatamente, due culture sono perfettamente assimilabili l’una all’altra.
    Ma è un discorso troppo complicato…….o troppo raffinato per chi pensa che un traduttore sia inutile dopo l’invenzione di Google translator……

  7. Alle parole “fotografo” e “traduttore” ci si può aggiungere benissimo anche la parola “musicista”. Io ho scelto che nella mia vita voglio fare soltanto una cosa, suonare, ovvero la cosa che so fare meglio e per cui ho studiato moooltii anni. Ma quanti avvocati, medici, hobbisti ci sono che la sera invece di giocare a carte con gli amici prendono la chitarra o la batteria e vanno a suonare in locali pubblici? Tantissimi. E sicuramente vanno gratis o a meno di noi “professionisti” perchè per loro è un gioco. Ovviamente non si può redarre un albo dei musicisti, perchè la musica è di tutti e non si può dire che solo chi ha studiato musica accademicamente sia musicista, ma in Italia manca un filtro. Ci dovrebbe essere un’etica interiore…diceva qualcuno “il miglior governo è il non governo”.

  8. Io non traduco, non potrei mai farlo perché litigo già abbastanza come la mia lingua madre (so già che urlerai per i miei errori grammaticali ma prendimi per come sono), ma non posso che immedesimarmi con il tuo pensiero. Come dico spesso per prendermi un po in giro io “coloro”, cosa faccio? E’ una domanda alla quale non riesco a rispondere mai, alla soglia dei 40anni ancora faccio fatica a far capire a mio padre il mio lavoro. Sono un creativo che non si è mai fermato nel suo “apprendere cose”, è passato dalla carta stampata al web, dal mobile all’interaction design ed ancora oggi dopo più di 20 anni di onorato servizio si sente ancora dire “beh ma lei lavora con il computer per cui non è giustificato il suo costo”… E’ difficle far capire che il mio lavoro è importante perché racchiude anni di esperienza, sono maniacale nella mia perfezione talmente che dopo aver consegnato un progetto lo rifarei subito in mille modi.
    Nessuno percepisce la qualità, l’amore che metto nel mio operato, la professionalità che ti fa sembrare tutto quello che faccio “SEMPLICE”. Tu senti spesso “beh ma con gugol io ci metto 10 secondi e traduco uguale” io mi sento dire “mio figlio/nipote/amico con questo programma lo fa in meno tempo e magari anche gratis”…

    Oddio lo sai che mi sono perso?… ecco di nuovo la sindrome del “e quindi?” vabbè lascio il posto così com’è tanto tu sai chi sono e mi capirai lo stesso.

    P.S. far capire che il proprio lavoro è come una pietanza ben cucinata è un miracolo ogni volta… “tu mangeresti carne avariata solo perché costa 2 euro?”

    1. Incidentalmente, lo dico per chi non conosce Max, in questo caso “colorare” = essere un grafico di quelli con i controcavoli :-*

  9. Ciao Laura! Tre cose apprezzo tantissimo del tuo blog: una è ovviamente l’argomento generale attorno a cui ruota e gli spunti che proponi, la seconda sono proprio le generose traduzioni che ci regali (giuro che proprio con il post di Minimal Mac mi sono chiesta “ma quanto ci metterà a fare una traduzione così lunga e ben fatta? “, terza, ma non ultima, la tua schiettezza. Non cambiare nulla!! 😉
    Approvo ogni riga, ciao !

  10. CHAPEAU. Avrei potuto scriverlo io.
    E il filmato che posto di seguito mi sembra la risposta più appropriata quando il cliente pensa che tradurre sia “battere a macchina in italiano l’articolo inglese” (grunt) e per giunta “lei costa troppo, non posso darle più di così perché so che ci mette poco, e poi potrebbe farlo anche la mia segretaria, che ha fatto il linguistico, ma non ha tempo” (!!!)

    ALLIANDRE di recente ha scritto Un futuro da falsaria?

  11. Il sono fissata per le traduzioni e per i refusi, non come professionista ma come utente, dato che non so l’inglese così bene da poter leggere in lingua originale mi aspetto che la traduzione sia perfetta e curata, che la lettura scorra fluida e senza intoppo dovuti a una mancata rilettura del testo, etc, etc
    Molte case editrici hanno ricevuto diverse mie mail di reclamo 🙂

  12. Sai che invece salto a pie’ pari tutte le tue traduzioni? Vado a leggere i testi originali e poi ricomincio quando inserisci le tue riflessioni personali. Sono piu’ interessata a quanto scrivi tu che non ai post che riblogghi interamente da altri siti.
    Al di la’ di questo, concordo con te su quanto osservi. Il lavoro intellettuale soffredi due malattie: da chi non e’ in grado di farlo viene sottovalutato ma, nello stesso tempo, temuto e invidiato in silenzio perche’ pecepito come inaccessibile e, proprio per questo, osservato con sospetto. Non vale solo con le traduzioni ma con molte altre cose.

  13. Premetto che purtroppo non conosco le lingue straniere, ma mi rendo perfettamente conto di quanto valga una buona traduzione nel momento in cui leggo certi romanzi.
    Perle di letteratura tradotte “un po’ così…” e da povera ignorante mi accorgo comunque che qualche cosa non va.
    Mi viene un esempio “la gloria di mio padre” di Marcel Pagnol te lo consiglio in lingua originale, ma nella traduzione di Neri Pozza sono certa che troverai mooolto da ridire.
    Flavia di recente ha scritto Considerazioni culinarie

    1. Io sono molto snob da questo punto di vista: potendo leggere in originale, raramente lo faccio in traduzione, e di solito solo per curiosità professionale. Stessa cosa, moltiplicata alla enne, vale per film e serie.

  14. Pingback: ElleDi Traduzioni

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