National Day of Unplugging

coffeeOggi, 1 marzo è (se lo dice l’Huffington sarà vero) il National Day of Unplugging 2013, in altre parole “il giorno della dieta digitale”. Potevo forse perdere questa occasione per segnalarvi un po’ di articoli interessanti sul tema… da leggere domani, ovviamente? 😉

Di digital sabbatical abbiamo già parlato in altre occasioni: ma lo sapevate che esisterebbe addirittura una sindrome chiamata “Social Media Anxiety Disorder” (SMAD)?
I sintomi:

1. Lo smartphone diventa il nostro accessorio fondamentale, non ce ne liberiamo mai e potendo lo porteremmo anche in doccia.

2. Se mandiamo un Tweet a qualcuno e lui o lei non ci risponde entro sei ore, ci viene l’ansia.

3. Siamo a cena e tutti i commensali, noi compresi, mandano SMS mentre mangiano senza dire una parola.

4. Postiamo una foto tenerella (tipo cane-gatto-bambino) su Facebook, Twitter, Pinterest, Instagram o similare, nessuno mette like o la condivide, ma noi continuiamo imperterriti a controllare ogni cinque minuti.

5. Non riusciamo a smettere di controllare il numero dei follower su Twitter e, se cala, la cosa ci turba terribilmente.

Banale? Mah. Esagerato? Forse. Ma non troppo.

Soluzioni?
Scegliere e utilizzare un solo metodo per comunicare con gli altri, che sia l’e-mail, i messaggi di Facebook o altro (senza dimenticare che NON dobbiamo essere disponibili 24/7); crearsi una routine per la gestione di queste comunicazioni, ad esempio stabilire che controlleremo la posta solo una volta ogni tot e mai dopo le sette di sera (o in orario non lavorativo), e cercare di rispettarla il più possibile; e quando ci troviamo fisicamente con altre persone, dedicare la nostra attenzione a loro, anziché al telefono (e magari stabilire un po’ crudelmente che chi guarda l’iPhone per primo paga per tutti).

Incidentalmente, sono un po’ gli stessi suggerimenti che trovate anche in questo post dove si parla bandire la tecnologia dalla camera da letto (TV compresa!). Cosa che, devo ammettere, a questo punto difficilmente riuscirei a fare, dato che leggo sull’iPad. La TV in camera però non l’abbiamo mai avuta, e mi sento di dire che non l’avremo mai.

Del resto parrebbe che il “buco nero” per eccellenza, da questo punto di vista, e cioè Facebook, sia oggetto di una sorta di esodo di massa, soprattutto da parte degli utenti più giovani. Non per niente il cosiddetto “information overload“, il sovraccarico da informazioni, al quale spesso si accompagna la necessità di fare/leggere/gestire/seguire più cose contemporaneamente, sta diventando anch’esso un vero e proprio disturbo, impedisce la concentrazione, riduce la produttività, in pratica “azzoppa” il cervello a tutti gli effetti.

Salto di palo in frasca e vi consiglio una serie TV inglese, Black Mirror (dove il titolo si riferisce allo schermo dell’iPhone, tanto per capirci). È appena terminata la II stagione, di soli 3 episodi come la prima ma densissimi e tutti centrati sul tema delle distorsioni della tecnologia.
L’ultimo parlava di elezioni, per dire; ma ad avermi veramente turbato è stato il 2×01, “Be right back”, di cui trovate una recensione qui. Cosa succederebbe se, dopo la nostra morte, tutto il materiale che abbiamo mai condiviso online fosse utilizzato per “ricrearci”?
Vi assicuro che non guarderete più il vostro smartphone nello stesso modo.

La mia opinione la conoscete già: della tecnologia, della “connessione”, non faccio a meno volentieri. Per lavoro non posso permettermi di controllare la posta due volte al giorno, e per piacere personale non voglio privarmi dei social e delle interazioni che rappresentano.
Fondamentalmente sono convinta che, se non sono io a riuscire a darmi un limite, nessuna “dieta” o digiuno avrà effetti duraturi.
Cerco di staccare almeno parzialmente durante il fine settimana, però, e vorrei provare a farlo in modo più deciso non appena avremo la possibilità di fare una vera vacanza (se tutto va per il verso giusto, tra un mese circa). Inoltre, dato che in questo periodo più che mai esco raramente, e quando lo faccio posso considerarmi “in vacanza”, a titolo di piccolo esperimento ho annullato il piano dati sul mio iPhone: in questo modo, connettermi mentre sono fuori casa è talmente costoso che mi limito effettivamente solo alle attività strettamente necessarie (cioè a controllare la posta ogni tanto).

Devo ammettere che mi è capitato di ritrovarmi a recuperare l’iPhone dalla borsa senza pensarci, con il dito pronto a far partire Twitter, o Instagram o un’altra app altrettanto in-essenziale.
Per ora, l’esperimento sta funzionando (e mi sento anche stranamente… libera); ma, come ripeto, è una misura estrema, impraticabile per chi conduce una vita “normale” e giustamente non vuole e non può privarsi della connettività quando in teoria è più comoda e necessaria, cioè in movimento.

Buona giornata della dieta digitale a tutti e… un milione di grazie a quelli che hanno comprato, diffuso, regalato, recensito “Dall’abbondanza all’abbastanza”, che al momento in cui scrivo staziona dalle parti il 106° posto nella classifica dei titoli (a pagamento) più venduti sul Kindle Store. Grazie davvero.

minimo è anche su Facebook e su Twitter

2 thoughts on “National Day of Unplugging

  1. Ciao 🙂 credo che una volta entrati nel vortice della connettività ovunque e dovunque è davvero difficile uscirne !! La socialità interattiva ha cambiato il modo di comunicare e i rapporti tra le persone ..
    Credo sia un ottimo strumento, a patto di non esagerare e dimenticare il contatto con la realtà !
    dm di recente ha scritto Voglia di cambiamento

  2. Io cominciavo a preoccuparmi, credevo di avere qualche problema legato appunto alla connettività perchè uso il pc tutti i giorni, ma vedo che c’è chi sta peggio.
    Mi connetto solo da casa, il mio telefonino mi fa solo chiamare ed i messaggi ancora non li so mandare bene, guardo le mail una volta al giorno, ogni tanto scrivo un post e curioso i bloggini e quando capita, quotidianamente vado su fb.
    Per fortuna non ci passo tutto quel tempo.
    Flavia di recente ha scritto W.I.P. Spring little fae

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