La vita dopo i debiti

strisciaQui l’originale. I miei commenti in fondo.

“La maggior parte dei miei conoscenti sa bene cosa significa vivere con il peso dei debiti sulle spalle; molti di noi erano talmente giovani, l’ultima volta che si sono trovati a non avere mutui, debiti sulla carta di credito e prestiti per l’università da ripagare, che probabilmente possedevano giusto una bicicletta e un pacchetto di caramelle… Com’è vivere senza debiti da adulti? È una possibilità concreta, realizzabile?

In due parole: vivere senza debiti è favoloso, e tutti possono arrivarci.

Cosa significa vivere senza debiti?

Respirare, finalmente

Non avere debiti significa non doversi preoccupare delle agenzie di recupero crediti che chiamano a tutte le ore; non provare quella sensazione di ansia paralizzante davanti all’estratto conto della carta di credito; respirare, finalmente, nella consapevolezza di non dovere nulla a nessuno.

Riuscire a risparmiare

Debiti significa interessi: ovvero, significa riuscire a tenersi in tasca una quota (più) misera del proprio reddito. Vivere senza debiti significa non dover regalare il proprio denaro a banche e similari: significa che, all’improvviso, il nostro stipendio ha più valore. Significa poter iniziare a risparmiare per fare un viaggio, comprare un’auto nuova, e molto altro ancora, che prima non era a portata. Senza debiti, possiamo vivere con molto meno.

Quel che è nostro è davvero nostro

Comprare qualcosa a credito significa non possederlo veramente. Tutti quelli che hanno perso la loro casa negli ultimi anni perché non riuscivano a pagare il mutuo, non la possedevano davvero; il vero proprietario era la banca. Vivere senza debiti significa che quello che compriamo è davvero nostro.

Essere autonomi

Quante volte i debiti hanno condizionato la nostra decisione di fare o non fare qualcosa? Vivere senza debiti significa poter essere autonomi: vivere una vita all’insegna dell’indipendenza, una che rifletta davvero le nostre priorità.

Essere più felici

L’idea di una vita senza debiti ci comunica una sensazione di felicità e di leggerezza, e a ragione. Sottrarsi alla spada di Damocle dei debiti significa respirare meglio e potersi permettere di sognare… almeno un po’.

Poter dire “Non ho debiti”

Ovvero la soddisfazione che deriva dall’aver ottenuto il risultato che ci eravamo prefissati.

Per molti vivere senza debiti è un’utopia (era così anche per me). Ma con l’approccio giusto, tanta disciplina e la volontà di non mollare anche quando la situazione si fa difficile, tutti possono arrivare a vivere una vita senza debiti e, di conseguenza, più libera.”

***

Qualche osservazione mia: ho voluto tradurre e pubblicare questo post anche se, come abbiamo ripetuto fino alla nausea, la situazione debiti in Italia è profondamente diversa rispetto a quella americana, dove la famiglia media deve alcune migliaia di dollari solo agli emittenti delle carte di credito, senza contare il mutuo per la casa e i prestiti eventualmente contratti per andare all’Università (che come saprete, negli USA, costano anche nell’ordine delle centinaia di migliaia di dollari); prestiti che, fatta eccezione per una minoranza di privilegiati, sono inevitabili se si vuole frequentare una scuola (mediamente) prestigiosa e quindi, almeno in teoria, assicurarsi un lavoro remunerativo.
Se è normale avere 250.000$ da ripagare appena usciti dall’università, una vita senza debiti diventa davvero un miraggio, un’utopia irrealizzabile.

Da noi, sebbene l’indebitamento medio delle famiglie stia purtroppo crescendo, l’unico impegno finanziario che viene dato per scontato è il mutuo per la casa. O meglio, lo era, perché con la crisi il vero miraggio è riuscire a farselo approvare, quel mutuo. Sempre più gente è costretta a restare in affitto perché comprare casa (che una volta era una tappa classica, quasi obbligata) è diventato un lusso per pochi.

Come sapete se mi leggete da un po’, noi abbiamo comprato casa quasi 8 anni fa, indebitandoci meno di altri ma comunque accendendo un mutuo che ci accompagnerà per altri quindici anni abbondanti. Ci è andata bene da molti punti di vista (principalmente, il fatto di aver scommesso sul tasso variabile), ma sull’argomento abbiamo riflettuto parecchio ed eravamo arrivati alla conclusione di voler vendere senza ricomprare. Insomma, di voler rimanere in affitto. Poi, anche a causa della crisi e delle sue conseguenze sul mercato immobiliare, abbiamo dovuto rinunciare all’idea, ma le conclusioni fatte all’epoca restano valide, almeno per me.
L’idea di indebitarsi per quasi tutta la vita, comprare una casa che non è veramente mia ma della banca, fare sacrifici anche grandi per acquisire un bene che, come in molti hanno scoperto dolorosamente, non è più un investimento a prova di bomba…. non mi pare allettante. Non voglio dire di essere pentita di aver comprato: se mai, mi fa rabbia non essere riuscita a sottrarmi alla pressione del “lo fanno tutti”, non aver riflettuto a sufficienza su cosa significasse davvero comprare e se avesse senso davvero per noi, anche se ricordo che all’epoca ne avevamo discusso parecchio.

In una parola: non è detto che la situazione attuale sia del tutto negativa. Perlomeno costringe tanta gente che, altrimenti, sarebbe “andata di seguito”, a riflettere un po’ di più sulle sue esigenze reali.

Naturalmente i debiti che ci pesano addosso sono anche altri: come i finanziamenti, in primis per la macchina, e poi per tutte le grandi e piccole cose delle quali ormai, nei negozi, non vediamo più neppure il prezzo ma solo l’entità della rata…
Per quanto ci riguarda, resta il “peso” della casa, ma abbiamo eliminato tutti gli altri, macchina compresa. Dato che non abbiamo mai concepito di comprare a rate cose non strettamente necessarie, in realtà si è trattato di un processo facilissimo: quando è scaduto il finanziamento per la macchina, che aveva appena tre anni e nessun problema, anziché prenderne un’altra abbiamo tenuto la nostra. Semplice come bere un bicchier d’acqua? Sì e no.
In qualche modo eravamo condizionati a cambiare macchina ogni tre anni: anche in questo caso abbiamo dovuto cambiare paradigma. Se ci penso ora mi sembra talmente assurdo che mi vengono i brividi, all’idea di aver seriamente preso in considerazione di cambiare, e di sborsare 30000 euro circa per un’altra macchina solo leggermente più nuova della nostra. Eppure abbiamo dovuto veramente pensarci su: ignorare tutti i discorsi del venditore che concionava di svalutazione, rivalutazione, valore d’acquisto garantito, e naturalmente anche la tentazione scintillante del nuovo modello appena uscito.

Per molti le “piccole rate” sono una tentazione troppo forte. Basterebbe fermarsi un attimo, riflettere sul prezzo che dobbiamo veramente pagare per saldarle: non solo in denaro, ma (come scrive l’autrice del post) in autonomia, libertà, consapevolezza che quel che abbiamo (non) è davvero nostro, perfino tranquillità mentale.

Pensiamoci, la prossima volta che ci propongono di pagare a tasso zero una cosa che non ci serve. Rispondiamo che lo sappiamo, che quel tasso non è veramente “zero”. E andiamocene via. Ci sentiremo immediatamente più leggeri, più soddisfatti, più liberi. Quello sì, non ha prezzo.

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27 thoughts on “La vita dopo i debiti

  1. Il tuo post è interessante anche se devo dire che io non capisco assolutamente la mentalità del debito facile: per me il debito ha un senso solo per i beni necessari e quindi rimane valido solo per la casa (perchè comunque gli affitti nella mia città sono talmente elevati che sono assolutamente equiparabili ad un mutuo ed è meglio secondo me una casa magari più piccola acquistata e poi perchè se sei in affitto non puoi trasformare quasi per nulla la casa e renderla tua), la macchina se serve per lavoro acquistata usata (e così dovresti farcela senza debiti diciamo; acquistare una macchina nuova senza averne i soldi è da pazzi), la lavatrice e pochi mobili tipo letto, materasso e cucina (che diciamocelo basta un po’ di risparmio prima per non dover fare debiti). Io non amo le rate neanche sulla tassa rifiuti e pago tutto subito così risparmio sui bollettini e non ci penso più.
    Certo negli USA purtroppo si devono indebitare per studiare oppure ancora peggio per potersi curare e io trovo che il loro sistema sia da “paese incivile”, però abbiamo delle mentalità troppo diverse in quanto noi abbiamo una tradizione di stato assistenzialista che ha anche i suoi limiti e soprattutto purtroppo i suoi sprechi.
    francesca m di recente ha scritto I primi 10 giorni del 2013 sono passati … per fortuna

  2. ci sono quasi, ci sono quasi…:-D Anche io ho ancora il mutuo della casa che durerà ancora per un po’, a meno che la situazione del mercato non migliori un po’ e mi decida anch’io a vendere,considerando che sta casa mi genera più spese e tasse che altro.Ultimamente ho fatto qualche piccolo debito per comprarmi lavatrice e tavolo e sedie della dimensione adatta per il miniminiappartamento azuréen,ma ben attenta a non superare le quattro rate….stesso ragionamento tuo per l’auto, che al ritmo con la quale la uso può vivere altri 27 anni…se ne può uscire da sto condizionamento farlocco del credito al consumo,se ne deve uscire
    elena di recente ha scritto Buon Natale!

  3. Mi piace questo tuo atteggiamento di dubbio verso il mutuo per la casa. E’ una cosa che non fa nessuno, di dubitare che sia effettivamente una scelta valida. Guai quasi a parlarne, come se fosse un’ovvietà che appena te lo puoi permettere devi andare di corsa a pagare una banca per i prossimi 20anni. Perchè compri? Chiedo agli amici e loro: beh perchè così poi “è mia”. Ah sì? E allora, cosa cambia? Anche il debito è tuo per un bel pezzo, quello non te lo toglie nessuno.
    Alekim di recente ha scritto Moving

  4. ciao a tutti! sono nuova quindi inizio con ‘blog interessante!’ 🙂
    ho apprezzato molto questo articolo, perché mi sono ritrovata a fare le stesse identiche considerazioni qualche giorno fa con il mio compagno, riguardo
    all’acquisto o meno di una casa. e ci siamo ‘felicemente’ accorti che le nostre idee in merito erano profondamente diverse da come avremmo parlato qualche anno fa
    riguardo allo stesso argomento. la cosa più bella era proprio la sensazione di libertà che provavamo nel prendere coscienza del fatto che un mutuo proprio non lo vogliamo.
    sto cercando, da un po’ di tempo, di concentrarmi sulla qualità della nostra vita.
    sto cercando di capire, e man mano togliere o sostituire, cose non necessarie a favore di ‘cose’ che ci rendono felici, sereni, appagati. e cercando di non dare nulla per scontato appunto.
    la casa è un bene necessario, da qualche parte bisogna pur vivere. ma la casa di proprietà lo è altrettanto? non ne sono più convinta. non per noi almeno.
    il punto è che quando esprimo un’idea simile, soprattutto dove viviamo, nord-est ricco ed estremamente operoso, vedo sguardi attoniti intorno a me. quasi avessi detto un’eresia.
    il peggio arriva quando aggiungo che preferisco usare i (pochi) soldi che mi restano per fare qualcosa che ci renda felici, che rafforzi i nostri legami e le nostre passioni.
    tipo un viaggio, magari breve, magari in campeggio. o un acquisto costoso. magari una fotocamera.
    che non importa se poi la usi per riempire in maniera eccitante il tuo tempo libero, o che sia un elemento di unione col tuo compagno, che ti permette di fare insieme a lui qualcosa che ti diverte ed appassiona. non è un investimento. non è un accumulo. non è ricchezza materiale.
    quindi è uno spreco.
    ci vogliono davvero tutti così, spogliati di idee ed interessi, chini sulla scrivania o sul tornio
    di turno, ubbidienti e ligi alle regole del ‘lavoro prima di tutto’?
    il lavoro è importante anche per me. MA NON VERRA’ MAI AL PRIMO POSTO. qualcuno lo dice ancora,
    ma troppi si sono dimenticati di cosa significhi davvero questa frase, a mio parere! e può facilmente tramutarsi in una ‘schiavitù’ moderna, perchè i tuoi bisogni (pagare il mutuo) diventano ricatti a discapito dei tuoi diritti di lavoratore.
    ciao 🙂
    ps. bel blog, l’ho già detto?
    naza di recente ha scritto i fichi

    1. Benvenuta e grazie per il commento. Credo non ci sia bisogno di aggiungere che sono completamente d’accordo: fregatene degli sguardi attoniti… 😉

    2. Non é che senza mutuo non spendi niente per la casa. Se devi pagare un affitto poco al di sotto di un mutuo …meglio il mutuo che ti consente di avere qualcosa in mano. Se invece avete intenzione di dormire sotto i ponti allora di sicuro sarete più liberi e senza spese per la casa

      1. Ciao Marina… il problema è che con il mutuo NON hai qualcosa in mano. Vivi in una casa che in realtà è di proprietà della banca, e in più hai pagato e stai pagando una quantità di altre spese (interessi prima di tutto, ma poi anche tutte le spese necessarie ad accendere il mutuo).
        Non si tratta di dormire sotto i ponti, ma semplicemente di pensarci un po’ di più e di non dare certe scelte per scontate.

  5. Concordo sul debito in generale, sul mutuo per la casa e soprattutto sulle rate per la macchina. Se esiste una cosa che si possa chiamare la negazione di un investimento, questa è l’acquisto di una macchina nuova (con o senza rate). Niente dimostra di più come le nostre priorità siano fondate su una prospettiva assurda ma condivisa (e imposta) da un sistema assurdo che ci fa letteralmente gettare palate di soldi dalla finestra per un bene inutile (almeno l’ultimo modello) per magari sentirei poveri. Per la casa ci indebitiamo per decine di anni (ora vanno molto i trenta, a noi venti quasi vent’anni fa sembravano un’enormità…) ma calcoliamo al centesimo quanto ci vorrà per ‘recuperare’ la spesa di un pannello solare (troppi dieci anni per recuperarla?) e decidiamo di non farla.
    Certo, vivere in un paese nel quale le persone non diventano gli aguzzini delle altre persone solo perché hanno una casa da dare in affitto e con la quale arricchirsi, e dove sia possibile avere un tetto sulla testa senza dover fare la fame non sarebbe male.
    Molte delle nostre priorità sono semplicemente sbagliate anche se ci sembrano irrinunciabili.
    Fa piacere però sentire che le cose cominciano un po’ a cambiare.
    Paola di recente ha scritto Seneca a Che tempo che fa: paesaggio, agricoltura, cibo e il futuro dietro di noi

  6. La mia famiglia è sempre stata anti-debiti, anti-rate, anti-mutui. I miei genitori hanno comprato la casa in cui tuttora abitano in contanti, con aiuti dai loro genitori. Mio fratello e io idem (grazie alla vendita di due seconde case dei nonni). Unico acquisto fatto a rate: i mobili della camera, 12 rate e poi mi sono detta MAI PIU’.

    Ora invece per la seconda volta in vita mia dovrò indebitarmi, perchè mio marito ha una casa mezza costruita: terreno comprato dai suoi, che poi hanno costruito la casa fin dove sono arrivati coi loro soldi… ora casa e terreno sono a nome suo. Decisamente non si può lasciare lì mezza fatta mezza no, vero? Ma l’idea di avere rate da pagare per 25 o 30 anni mi mette un’ansia!
    Certo possiamo andarci ad abitare e affittare il mio appartamento per pagare il mutuo, oppure possiamo vendere una delle due (ma se poi tra 10 anni divorziamo? Io il mio appartamento mio-mio e già pagato me lo voglio tenere…). Boh. Intanto dobbiamo finirla e quindi servono 150 mila euro: cappotto esterno, pannelli solari, riscaldamento a pavimento, tutti gli impianti, gli infissi, i bagni, le finiture, TUTTO tranne i muri e il tetto. ARGH.

    1. Se dovessi darti un consiglio così, spassionato, istintivo, ti direi: NON FARLOOOOOOO
      Vendete quel che c’è già e buonanotte 🙂

      1. Sab, stavo pensando la stessa cosa! Vendete quel che c’è e amen. Se proprio proprio proprio non riuscite a fare a meno dell'”una per ciascuno” che non si sa mai, e se col ricavato della vendita si riesce, vendete e col ricavato appartamento altrove, o terreno più piccolo e casa Rubner. Che costa meno la montano in un batter d’occhio ed è bella almeno quanto una casa classica 🙂 (quanto mi piacciono…)
        Alliandre di recente ha scritto An Irish blessing goes:

        1. A parte che mio marito non sarebbe mai d’accordo e rischieremmo di offendere i suoi genitori (tra l’altro con loro vado d’accordo e non e’ poco, anche perche’ i miei invece sono lontani), ma comunque ci serve un posto piu’ grande dove vivere perche’ vorremmo allargare la famiglia e con una sola camera dopo un po’ non e’ piu’ fattibile. L’idea e’ intanto finiamo questa, anche perche’ venderla ora sarebbe ben dura e ci ricaveremmo poco, mentre a rivenderla completa probabilmente rientreremmo della spesa del mutuo e ci guadagneremmo qualcosa (se non aspettiamo 10 anni a venderla e nel frattempo paghiamo solo interessi…). Intanto proviamo a viverci, perche’ comunque e’ un bel salto da come viviamo ora (ora in quasi centro e a 6 km dal lavoro, dopo in un paese 20 km fuori Roma e dal lato opposto al lavoro per cui saranno 50 km ad andare e 50 a tornare tutti i giorni nell’ora di punta… potrei decidere di vendere dopo 3 mesi!!!! 😛 ) Una volta che ci rendessimo conto della difficolta’ logistica o economica, probabilmente potremmo venderla e poi comprare altro piu’ piccolo o magari senza giardino. Non che sia una villa enorme ma e’ comunque una villetta su 3 livelli, totale circa 150 metri quadri, con un pezzettino di terra, e devo dire che la cosa al momento mi attira…

          1. Che posso dirti se non “ognuno fa le sue scelte” e “in bocca al lupo”.
            A me spaventerebbero soprattutto i 50 km per andare e tornare dal lavoro, quella è una cosa che incide moltissimo sulla qualità della vita.

  7. Non sono d’accordo sul ragionamento sull’affitto, comprare casa significa avere la certezza di un posto dove stare. Io in affitto mi sentivo precaria mentre ora sono serena. Piuttosto il problema è perché ci si indebita per comprare qualcosa di cui non si ha realmente bisogno? Restando alla casa perché se si è da soli o in due si fa un mutuo per un appartamento grande quando 30/40 mq sarebbero sufficienti? La durata e l’importo del mutuo sono sempre proporzionali alla tipologia di casa!
    Pe di recente ha scritto Prove di spignattamento

    1. Il problema è che, quando compri con un mutuo, NON hai la certezza di un posto dove stare, perché casa tua non è veramente tua, ma della banca: e considerato come funzionano le procedure esecutive in Italia, è probabilmente più complicato buttare fuori di casa un inquilino che non recuperare un immobile ipotecato…
      Comprando in contanti il discorso cambia, ma qui entrano in gioco altri fattori: io personalmente, in questo momento, se avessi dei soldi da parte non li investirei certo in un immobile!
      Poi naturalmente ci sono anche componenti psicologiche, che cambiano per ognuno.

      Sicuramente fino a qualche anno fa si esagerava *anche* con la casa, diciamo che si comprava la casa più grande che ci si poteva permettere indipendentemente dalle esigenze reali, in parte l’abbiamo fatto anche noi. Oggi credo che il problema non si ponga più, almeno per chi compra passando tramite le banche, visto che semplicemente i mutui non passano, nemmeno ridotti all’osso.
      Tieni comunque presente che le esigenze, anche reali, cambiano: 30/40 mq possono andare bene per qualcuno ed essere veramente claustrofobici per un altro…

      1. E’ esatto Elle, non solo non si ha la sicurezza di avere un tetto (non si sarà proprietari prima dello scadere del mutuo, questo lo si dimentica), ma per come sono le leggi in Italia è praticamente impossibile sfrattare un inquilino moroso. Quindi, razionalmente non può trattarsi di questo.
        Aggiungiamoci la somma degli interessi da “regalare” alla banca, i soldi da “regalare” alle agenzie e ai notai…Molto probabilmente facendo i conti risulta più oneroso l’acquisto che non l’affitto. Quindi…che cos’è che ci spinge in maniera così quasi viscerale verso l’acquisto della casa? E’ sempre un’altra forzatura del sistema di cui ancora non ci rendiamo conto? Oppure un fatto culturale?
        Alekim di recente ha scritto Moving

        1. Io non potrei metter becco nell’argomento comprare o no, proprio. Posso solo dire che secondo me quello della casa di proprietà è veramente un retaggio culturale fortissimo nostro, un sentire le proprie radici a tal punto che l’idea dell’affitto, che presume una possibilità di mollare gli ormeggi e andare altrove, lontano o vicino che sia, ci fa sentire terribilmente insicuri. Mi sono tatuata una rosa dei venti, per ricordarmi che sarebbe bello anche muovermi; ma devo confessare che il tatuaggio che preferirei avere è invece la frase di Tolkien Radici profonde non gelano… (e ci fregano, eccome se ci fregano.)
          Alliandre di recente ha scritto An Irish blessing goes:

        2. Sono d’accordo con Aliandre, credo sia soprattutto un fatto culturale. Che in passato aveva sicuramente anche una giustificazione economica, peraltro, perché comprare casa era prima di tutto un investimento, perché si tendeva a fare mutui da ripagare in poco tempo, magari con grandi (issimi) sacrifici, perché c’erano sempre dei figli cui pensare di lasciare qualcosa, perché difficilmente ci si spostava…

  8. Comprare qualcosa a credito significa non possederlo veramente. […]
    Vivere senza debiti significa che quello che compriamo è davvero nostro.

    Ecco, condivido soprattutto questo.
    Non ho esperienza di mutui, che non aprirei mai in ogni caso (sono anch’io intimamente anti-mutuo, anti-rata pure sull’auto figuriamoci per gli elettrodomestici, anti-dilazione il più possibile: l’ultima volta che ho pagato l’assicurazione ero in anticipo di un mese…).

    Però da piccola risparmiatrice e piccola ‘spenditrice’ mi è chiara e lampante la differenza, abissale, tra una carta di credito ed una di debito; infatti utilizzo esclusivamente quest’ultima tipologia.
    Non solo: quando parlotto di entrate ed uscite con una mia amica che – ahilei – ha davvero pochi soldi sul conto personale ed è fondamentalmente ostaggio del compagno, mi rendo conto ogni volta che ho un vantaggio non da poco: faccio i miei conti soltanto con il denaro che ho nel portafogli, e con la liquidità sul c/c, anche per le spese extra.
    Per la somma che ho invece investito in buoni dematerializzati vige la regola ‘non si tocca salvo in caso di tsunami’, ed essendo appunto dematerializzata non mi suscita neppure tentazioni perché non compare sull’estratto.
    Così, dovessi anche scendere vicino allo zero, in realtà avrei – per dirla alla francese – le chiappe parate. Intanto gli interessi maturano, ma non destinati ad un istituto, destinati a me.

    Mi ha sorpreso invece parecchio il discorso auto, e l’idea di cambiarla ogni tre anni circa (ho capito bene, almeno?).
    Questo sì è fuori dalle mie corde; nonostante stia cercando di vendere una delle due nostre auto la mia speranza è ancora di riuscire a ‘parcheggiarla’ a termine indefinito da qualche parte: primo, perché la Punto può fare ancora altrettanti chilometri (ne ha 128.000, 15 anni, una vecchia signora che non li dimostra), secondo perché dovessimo essere abbastanza sfigate da veder ridotta la Polo ad una scatola di sardine in un incidente, eviteremmo una nuova spesa e sfrutteremmo fino in fondo la vecchia signora.
    Denise Cecilia S. di recente ha scritto Gettare le reti nella Rete

  9. Post interessante.
    Per quel che riguarda l’auto di certo non è certo un investimento, basta pensare che appena esci dal concessionario vale già il 21% in meno, per me l’auto deve essere solida, spaziosa e consumare poco,i fronzoli non mi interessano, ma so che a molti piace avere l’auto bella e spenderai dei soldi.
    Per la casa invece non sono d’accordo, ha senso stare in affitto se si è propensi al cambiamento (di lavoro, di vita,…) ma quando si è deciso che va bene la situazione in cui ci si trova comprare mi sembra più saggio. Certo la casa non è tua finché non hai pagato il mutuo, ma non lo è neppure quella in cui sei in affitto (tralascio i commenti riguardanti il non pagare l’affitto perché tanto ci vogliono anni per lo sfratto) , se non hai contanti o qualcuno che paga per te non c’è altra soluzione che il mutuo. Io ho finito di pagare il mutuo del mio piccolo appartamento quest’anno dopo 10 anni, se nel frattempo non avessi avuto due figli adesso sarei senza debiti, ma ci serviva più spazio per cui il prossimo mutuo lo finirò di pagare tra 25 anni. Sembra da pazzi , ma io adesso posso permettermelo, i miei figli forse non potranno, male che vada vendo tutto, estinguo il mutuo e vado a vivere a Bali.

    1. Voglio solo precisare che il mio commento sullo sfratto a) era ironico b) si riferiva al fatto che in nessuno dei due casi l’immobile è *veramente* tuo

      1. scusami, non avevo colto l’ironia. purtroppo ho un caro amico seriamente nei guai perchè non riesce a mandare via un inquilino moroso e trovo difficile riderci su

  10. La mia esperienza è questa: noi abbiamo comperato casa con un mutuo che copre solo l’80% del valore dell’immobile il resto è stato pagatato con i nostri risparmi, l’abbiamo arredata e ci siamo sposati, ancora mancano i dettagli, tende lampade ecc., ma siamo stati bravi; noi e le nostre famiglie abbiamo risparmiato e non abbiamo mai fatto rate per nulla.
    Certo è che se avessimo avuto a disposizione altri 100.000,00€ saremmo stati bravissimi, oppure nababbi dipende dai punti di vista, tutto quello che ho letto sopra è pienamente condivisibile, ma il mutuo credo rimanga ad oggi il debito più importante per le famiglie; sul resto non credo se ne facciano molti come vogliono farci credere, insomma io devo ancora conoscere qualcuno che paga un viaggio a rate.
    Certo vengono proposti, ma quanti di noi entrano in un’agenzia sapendo di non poterselo permettere? ho fatto l’esempio del viaggio, ma credo che si possa applicare a quasi ogni bene.
    Flavia di recente ha scritto Spring little fae

  11. Devo fare una precisazione su quanto ho scritto sopra perchè leggendo i commenti sembra che l’acquisto della casa sia un po’ passato di moda ed avete detto voi i motivi. io vi spiegherò invece perchè per noi la casa era importante e la consideriamo nostra. Abbiamo acquistato una casa in costruzione in un paesino di campagna vicino ai genitori di lui, lo spazio ci è indispensabile e mio marito (geometra di titolo, ma che fa un altro lavoro) ha disegnato le modifiche ed in parte le ha realizzate con l’impresa edile.
    Il giardino l’ho progettato io su misura delle nostre esigenze, questa è casa mia con i pavimenti ed i cessi da me voluti idem i mobili e resterà casa mia fino a che non mi ci butteranno fuori a calci. Spero sia la casa in cui veder crescere i figli e dove potranno raccontare la storia di come ce la siamo fatta ai loro di figli.
    Questo è il nostro punto di vista, retaggio culturale… forse, ma a noi piace viverla così.
    Per il discorso auto passo la mano alla prossima occasione.
    Flavia di recente ha scritto Spring little fae

    1. Vorrei che fosse chiaro che io non sono per principio contro l’acquisto della casa (anche perché ne abbiamo comprata uno anche noi!). Quello che stupisce, preoccupa, spaventa, metteteci voi il verbo che volete, è il fatto che tanta (troppa) gente dia per scontato che acquistare è comunque la scelta migliore, per chiunque e in qualsiasi situazione.

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