Unpluggd (quasi)

Se non si fosse capito, sono appassionata di tecnologia. Amo i social network, ho un iPhone che non uso quasi mai per telefonare, passo davanti al Mac la stragrande maggioranza del mio tempo, anche quando non lavoro. Soprattutto quando non lavoro. Quando ho da tradurre, il Mac è uno strumento; diversamente, diventa un passatempo. Internet, i social media, il flusso continuo di informazioni, sono una cosa stupenda. Ma sempre più spesso, negli ultimi tempi, ho la sensazione di essere esausta, prosciugata letteralmente di energie, e penso (temo) che parte del problema sia da attribuire proprio a tutto il tempo che passo continuamente collegata, sempre disponibile, sempre “a contatto” con il mondo esterno anche quando magari non esco per giorni interi. Gli unici momenti della settimana in cui sono veramente disconnessa sono quelli in cui faccio attività fisica: l’ora di Pilates il lunedì sera (i telefoni restano direttamente a casa) e le mie tre uscite di corsa, durante le quali l’iPhone viene degradato al ruolo di semplice lettore musicale, a volte nemmeno quello: lo lascio a casa, oppure me lo tengo in tasca, ma esclusivamente per motivi di sicurezza. È evidente che qualsiasi cosa, anche la più urgente, può aspettare un’ora o mezz’ora. È evidente che nessuno pretende da me che io sia sempre disponibile, che risponda sempre alle mail nel giro di cinque minuti, che sia costantemente online su Skype: sono io l’unica che pretende tutte queste cose, e non è solo perfezionismo.

Da un lato mi attira l’idea del digital sabbatical. Ritrasformare l’iPhone in un telefono (non rappresenta un pericolo, non mi chiama mai nessuno fortunatamente!). Tenere il Mac spento. Staccare l’iPad dalla wifi. Niente più notifiche, suonini, plinplòn.
Dall’altra questo tipo di soluzioni estreme mi sembrano infantili, mi suonano di sconfitta. Siamo adulti, siamo esseri dotati di buon senso (in teoria), dovremmo essere in grado di trovare un equilibrio, anche senza bisogno di imporci di rinunciare tout court a qualcosa che ormai fa parte della vita, ed è uno strumento che non si può fare a meno di utilizzare.
E poi c’è il sempiterno (falso?) problema del lavoro, che per me viaggia a tutti gli effetti tramite la posta elettronica. Almeno per alcuni clienti, rispondere un po’ prima o un po’ dopo fa la differenza.

So che avrei veramente bisogno di una vacanza, e ho la sensazione che i benefici di qualsiasi vacanza verrebbero azzerati o quasi, se non mi prendessi una pausa anche dal web. Ma è pensabile, all’alba del 2012, “prendersi una pausa dal Web”? È sensato? Basta disattivare le notifiche dall’iPhone, “imporsi” di non usare Facebook e Twitter? Oggettivamente, tanto vale che eviti del tutto di portare con me l’iPhone. Che però mi serve anche (!) come telefono, e come macchina fotografica.

Le soluzioni tipo “niente Internet e niente social durante il weekend”, oppure dopo una certa ora della sera, sono sensatissime (quante volte mi è capitato di rovinarmi il sonno per una mail letta prima di andare a letto), ma continuano ad avere quel sapore di rinuncia estrema, un po’ di castrazione insomma, che non mi piace. E poi ho sperimentato personalmente che i digital sabbatical, di qualunque durata, servono sicuramente a ricaricarti, ma non hanno effetti duraturi: quando ti ricolleghi, tutto ricomincia esattamente come prima, fino al periodo di astinenza successivo. Come per molte diete, insomma: stai a stecchetto, perdi qualche kg, magari riesci anche a fare mantenimento per qualche tempo; ma a lungo andare le cattive abitudini riprendono il sopravvento, e nel giro di sei mesi hai ripreso tutto il peso che avevi perso (quando va bene).

Il digiuno non è la soluzione. La soluzione è imparare a consumare le risorse online in modo equilibrato, e soprattutto a fermarci quando siamo “sazi”, cioè quando ne abbiamo abbastanza, abbiamo svolto i compiti che dovevamo svolgere, e possiamo chiudere tutto e allontanarci senza rimorsi, scegliendo di fare altro anziché rimanere incollati allo schermo, grande o piccolo non importa, alla ricerca disperata di qualcosa che occupi il nostro tempo (indipendentemente dalla qualità di quello che consumiamo). Nel mio caso questo significa alzarsi dal Mac quando diventa un passatempo, e fare altro: mi fa molto bene dedicarmi a qualcosa di manuale come cucinare, o perfino fare le pulizie.

Con tutto questo, ovviamente, ogni tanto un periodo di disintossicazione più seria fa benissimo. Ma è importante evitare l’effetto yo-yo. Lo so, non sono osservazioni eclatanti, ma avevo voglia di parlarne da un po’. Ora vediamo se riuscirò anche a razzolare bene, oltre che a predicare.

Commenti/opinioni/esperienze come sempre benvenuti.

minimo è anche su Facebook e su Twitter

20 thoughts on “Unpluggd (quasi)

  1. da qualche giorno sto provando a disconnettermi almeno durante la pausa pranzo. Non è sempre facile, la pigrizia di mettersi a twittare sul divano con sottofondo di tv è sempre dietro l’angolo, ma ci sto guadagnando almeno un’ora e mezza al giorno di buona lettura. Ed è bello.
    L di recente ha scritto Ieri ho fatto un viaggio

  2. Ci ho riflettuto anch’io e scritto alcuni post tipo questo http://minimalitaly.wordpress.com/2012/04/15/sete-di-conoscenza/ e sono arrivata alla conclusione che non c’è soluzione: non si può (e non voglio) tornare indietro al “prima” ma il bisogno di prendersi una pausa ogni tanto è impellente…alla fine ho deciso di imparare ad usare un certo autocontrollo e soprattutto cerco di “lasciare andare” il bisogno di sapere sempre tutto, quella che ho chiamato la mia “sete di conoscenza” che spesso diventa solo “sete di informazioni” (spesso inutili, tipo le notifiche di Facebook). Intanto a inizio anno mi sono liberata di tutti i giochini e le app inutili che infestavano il mio account, ho impostato i feed in modo da avere solo le notifiche delle pagine e degli amici che mi interessano davvero e FB è sistemato. Quanto al resto non ho uno smartphone perché al momento non mi serve (sono comunque sempre davanti ad un computer e connessa), non ho Twitter (ma devo dire che inizia ad attirarmi…), guardo raramente Google+ e cerco di contenere i miei feed RSS ad un livello accettabile 😀
    Ho addirittura imparato a pigiare il tastino “Segna tutti come letti”!!!! Una vittoria 😀
    yliharma di recente ha scritto Quando perdi il lavoro

  3. Nel we mi sono ascoltata (c’è il video) l’intervento a Ravenna di Alessandra Farebegoli : “Sopravvivere all’informazione su internet”.
    Dà alcuni consigli utili: come il limite dei 150 contatti-relazioni che saremmo in grado di sostenere…
    Ciao!
    La solita mamma di recente ha scritto Insoliti Maya

  4. Non sono un “disadattato informatico” e non faccio “santa inquisizione” verso il “demonio della rete”, anzi, quotidianamente uso internet e posta elettronica, che scarico almeno 15 volte al giorno, rispondendo di conseguenza. Ho un lettore musicale, come moltissimi altri, che però uso soltanto per ascoltare la mia musica preferita quando vado lontano da casa per almeno due-tre giorni e non posso avere il mio classicissimo stereo a rack con casse acustiche autocostruite (come usava negli anni ’70 del 900) per farlo (a me piace ascoltare davvero la musica, in poltrona e senza fare altro che quello: quanti danni fa, alla musica, la musica “di sottofondo”…); uso il PC ma quasi esclusivamente per i miei lavori vari, e mai, e questo anche da ragazzino, per giocare nè per chattare (odio facebook e twitter e non sono iscritto a nulla); certo che uso Skype (più spesso Ekiga, l’equivalente open source di Skype), che domande, mica sono un retrogrado, ma solo se devo telefonare ai miei amici d’infanzia che abitano in USA, Svezia e Svizzera, per risparmiare un po’. Però navigo, guardo, m’informo, ecc. ecc. anche attraverso il web quotidianamente; uso Linux come sistema operativo che al contrario di altri (Windows e Mac, per esempio) per essere usato necessita anche di sbattersi a imparare alcune cosette che non sono proprio da “ingnorante informatico” e che ti “obbligano” a guardare e a sporcarti le manine con quello che sta “sotto il cofano” del PC e del software che usi. Altrimenti non funziona al meglio delle sue potenzialità.

    Premetto che io nasco come umanista, liceoclassicolatinogrecofilosofiaeccecc, e materie come matematicafisicageometriainformatica erano e sono, per me, un qualcosa di inquietante e destabilizzante. Eppure, negli anni, riconoscendo il valore e l’utilità assoluta, nel mondo d’oggi, di PC e quant’altro, mi sono autoformato e adattato. E sono contentissimo e interessatissimo nel farlo ancora oggi e di averlo fatto. Eppure non sono schiavo di tutto questo.

    Il telefono che ho telefona. Punto. Spesso lo lascio spento e/o a casa. Non per istinti “vegano-tecnologici” o di crociate sanguinarie, ma semplicemente perchè non mi serve, tante vplte, e sapendo ciò resta nel cassetto. Non sopporto e trovo inutili i cosiddetti “smartphone”, che non ho mai capito che cos’abbiano di così “intelligente”, tra l’altro…

    Spesso la sera esco, anzi, quasi tutte le sere, per fare musica, e questo certamente “aiuta” a non essere sempre attaccati allo schermo del PC, ma soprattutto aiuta a incontarare gente, a impegnarsi in una passione. Ma non avendo e non volendo avere ipad, iphone, iqualcosa, certamente anche fuori di casa non posso avere tentazioni di “essere costantemente collegato”. Mi piace farmi i c… miei senza doverlo dire sempre a qualcuno! Talvolta ancora leggo persino un libro, o scrivo a mano sul foglio di carta quello che mi viene in mente in quel momento: pensa un po’, giro addirittura con un taccuino in tasca. Sono antiquato non solo ad averne uno, di taccuini, ma anche a usare la parola stessa “taccuino”… ma chi la usa più? Chi sa più che significhi…?

    Tutto questo per dire che capisco benissimo e approvo la tua posizione di “tecnolgico-dipendente che ogni tanto si pone domande”, e sono io stesso un fruitore di internet, e-mail, telefoni portatili ecc ecc, ma non sento il bisogno di disintossicarmi, anche se capisco benissimo, ripeto, i tuoi dubbi periodici. In compenso, sulla dieta, ahimè, ho esperienze del tutto coincidenti con ciò che descrivi: io vado a eleastico…

    Scusa la pletorica e logorroica concione, di cui senza dubbio facevi a meno, e che altrettanto nulla aggiunge al tuo esame lucido e preciso, ma ti leggo da un po’, mi piace leggerti, spesso apprezzo il taglio di ciò che scrivi e di come lo scrivi, spesso anche partecipo emotivamente a ciò che dici. Ho colto perciò proprio questa volta e l’occasione di questo post, chissà perchè, per risponderti con le prime cose (fregnacce?) che mi ha suscitato il medesimo post, per prendere contatto con te.

    Ciao, a presto (è una minaccia…)

    Gian Marco

    1. wow! bello!
      anke io sono tendenzailmente umanista, ma non nel senso culturale ma in quello personale diciamo. mi piacciono le persone, mi piacciono i libri e i film ke parlano di persone, mi piace da matti guardare le persone intorno a me, percepire i discorsi, guardare le calze e le scarpe e i movimenti. e x questo non capisco niente di informatica e computer e social network e non mi interessano questi campi. anke io non sono iscritta a nulla di tutti quelli ke esistono adesso – ke non ho idea di quanti siano e di come funzionino – e non lo sarò mai: se voglio dire qualcosa ad un amico lo chiamo, o, questo si, uso il cellulare e gli mando un sms. telefono ke mi serve x telefonare, non è iphone e non ho l’ipad che non ho ancora capito bene cosa sia e ke differnza ci sia fra tutti “sti cosi”. il mio cellulare si connette ad internet ma non lo uso mai x questo motivo. ho un bambino di 4 anni col quale amo fare i lavoretti manuali, meglio se imprecisi e un po bruttini, mai fatti prima di avere lui, coi quali ci divertiamo tanto.
      ho il computer ovviamente. “ovviamente” perchè mio marito è tecnico di computer, che non sono solo il suo lavoro ma la sua passione, la sua vita, tutto. non è un computer portatile è un fisso, messo su un tavolo in lavanderia, in cui ho solo il mio profilo condiviso e stop.
      eh già, stop. magari.
      si, magari, perchè, come scrivevo in un mio commento al post di ieri, sono casalinga forzata con una situazione famigliare al momento non prorio felice e il computer e il telefono sono diventati ormai i miei soli mezzi di contatto col mondo esterno e mi rendo conto che sono in lavanderia molto + tempo che in tutte le altre stanze della casa, senza, x altro, aver steso o lavato nulla… mi rendo conto che sempre di + sto diventando dipendente del computer: salgo e scendo lasciando le cose a metà x leggere la posta mille volte al giorno, sperando che quello a cui ho scritto la mail mi abbia risposto, che questo commento venga letto e discusso, che qualcuno mi abbia mandato un messaggio, ed è proprio brutto perchè io sento, come dice Elle, che questo continuo uso di tecnologia mi sta prosciugando, e mi distoglie da quelle che sono le faccende normali e dal normale andamento di una giornata, che può essere noiosa e lunga a volte, ma che sicuramente sarebbe + profiqua se facessi altro tipo riordinare la stanza del bambino o preparare da mangiare x poi avere + tempo di stare con lui nel pomeriggio.
      ho capito che la teconologia non è male, non è cattiva, ma bisogna conoscerla e usarla attivamente, x lavoro appunto, o anke x informazione o passione, ma bisogna sempre starea ttenti perchè la tentazione di “dare una sbirciatina” è sempre lì, favorevolissima ad un digiuno quindi, ma non forzato, misurato magari, graduale, ma ke sia lungo quel tanto ke ci serva a ricordare il piacere ke si prova facendo altre cose in pace e attiva e positiva solitudine.
      solitudine: una cosa che la teconologia sembra aver eliminato appunto con tutte le possibilità di connessione nelle quali si casca, ma ke invece viene potenziata dall’uso individuale ke se ne fa. ci si “kiude” nelle cuffie ad ascoltare musica, ci si concentra davanti allo schermo del computer, si gioca con una macchina e/o con altri giocatori “virtuali” e non reali. certo si impara anche, ma mi piace portare mio figlio in biblioteca invece ke fargli vedere delle immagini al computer di spiderma per spiegargli chi è (non abbiamo nemmeno la televisione) o per spiegargli ke in altri Paesi ci sono usanze diverse e ke se qui è giorno in un’altra parte del mondo è notte.
      domanda da profana del decluttering: anke il digiuno dalla tecnologia non è una forma di declutter?
      buon martedì.
      S.

      1. Bello lo dico anch’io! Anche a me piacciono le persone, guardarle soprattutto negli occhi quando ci parlo, conoscere, incontrare, passeggiare e mescolarmi tra la folla mentre osservo gente e mondo intorno. E pensare.

        Sei scesa in lavanderia? Stai leggendo? Ebbene sì, ti sto rispondendo, occupando un altro po’ di spazio su questo blog… ciò che hai scritto, comunque, mi ha divertito, oltre tutto il resto. Solo una preghiera che mi renderà antipatico… la prossima volta, potresti evitare i “ke” e i “x”.. dai, cosa ti costa scrivere un “che” o un “per”… Lo so, sono un Accademico della Crusca perso e obsoleto, ma del resto, che t’aspetti da uno che gira con un taccuino in tasca e ci scrive pure sopra gli appunti?…

        1. Ehm, in effetti anche se non giro con il taccuino in tasca anche io sono un po’ allergica a k, x e + vari… senza nulla togliere al contenuto, anche il contenitore ha la sua importanza. E no, l’attenzione per la lingua non è obsoleta. Altrimenti quelli come me che ci stanno a fare? 🙂

            1. buongiorno. va bene, va bene, niente abbreviazioni, avete ragione, me lo dicono sempre anche tutti i miei amici. solitamente scrivo tutto per esteso ma al computer mi viene spontaneo abbreviare 🙂
              ecco, infatti sono al computer,stavolta però posso, ho anche fatto fare la centrifuga alla lavatrice! e poi ho passato la mattina da una amica per imparare come fare pasta frolla e pasta sfoglia senza dover comprare quelle pronte con alcool e aromi e non so cos’altro, e poi un giretto in biblioteca, quindi adesso un aggiornamento informatico ci stà, poi però salgo a pranzare e mi metto a far qualcosa, giuro.
              che fatica però senza abbreviare!!! 🙁
              ehehe, no dai, sto scherzando, anche io ci tengo al’uso dell’italiano corretto. però nessuno ha risposto alla mia domanda: è una forma di decluttering anche l’astinenza dalla tecnologia? rientra nel meccanismo?
              buona giornata.
              S.

              1. Se per te la tecnologia rientra nella definizione di “clutter”, direi di sì. Comunque la definizione di decluttering non è scolpita nel marmo…

  5. Credo semplicemente che dovremmo vivere il nostro tempo. E il nostro tempo è generoso di strumenti di comunicazione. È poco intelligente volerne fare a meno a priori. È invece fondamentale imparare a gestire il tempo da dedicargli. Io ho avuto la mia fase di onnipresenza su Facebook e Twitter. Dovevo capire cosa fossero, e una volta capito ho imparato a gestirli. Ho un blog e vorrei dedicargli più tempo. Per questo ora scrivo su una moleskine i miei post, e non più direttamente al computer. Mi aiuta a ragionare meglio, e mi permette di farlo anche quando non sono a casa. Insomma, nella parte ‘creativa’ mi sento meglio con carta e penna che col computer. Il resto è lavoro e studio. E lì il computer è inevitabile. Lo smartphone è telefono e musica. Ma è anche uno splendido organizer, uno strumento che per me diventa giorno dopo giorno più importante. Ma anche quello ho imparato a gestirlo e non mi porta via tempo, anzi me ne fa risparmiare. Insomma, dentro la tecnologia mi ci trovo bene, ma lo sforzo per non diventarne ostaggio è costante. Le mie due settimane in campeggio, completamente unplugged sono state strepitose. Ma quella era una vacanza. Il resto dell’anno è un’altra cosa. Ciao!
    Alberto di recente ha scritto Perdere il lavoro 1: Capovolgi la prospettiva

    1. Sono d’accordo, bisogna senza dubbio vivere il proprio tempo, ed è o sarebbe anacronistico e vagamente snobistico rifiutare a priori ciò che di buono, utile e addirittura, talvolta, necessario ci può offrire la tecnologia. Anch’io provai Facebook, tempo fa, più che altro “trascinato” da un amico che “se no, siccome vivo in Svizzera, non ci sentiamo mai” (Twitter no, non l’ho mai provato ma credo che non lo proverò nemmeno in futuro), ed è soprattutto per questo, che mi ci sono tolto: perché ora so cos’è e com’è… Poi, insomma, ci vuole tempo da spendere, per seguire tutte queste cose, e devo dire che di solito, il mio tempo, lo uso diversamente. Non voglio dire meglio o peggio, solo diversamente, appunto.

      Forse userei persino un tablet, ne avessi bisogno (e sempre solo per lavoro, così come faccio col PC) ma fino a oggi non ne ho sentito l’esigenza, né anche solo il “voglino” d’averlo (ogni tanto un “voglino” bisogna pur concederselo, che diamine!). Domani, sempre se mi servisse, vedremo. Appunto, vivo il mio tempo, e cerco di discernere tra le cose, senza preclusioni o “entusiasmi” parossistici di sorta. O almeno ci provo…
      Giangi di recente ha scritto Ma quanto tempo buttato via… (?)

    2. Alberto, come al solito sono d’accordo in toto con quello che scrivi…
      Io non ho un moleskine (ma li amo molto anche solo per motivi estetici, quindi capisco il fascino…), però non sono ancora riuscita a rinunciare alla classica agenda cartacea, sulla quale segno scadenze, consegne, compleanni e altro, e che staziona tra la base dell’iMac e la tastiera. Da un punto di vista funzionale potrei tranquillamente sostituirla; ma il colpo d’occhio sulla settimana (con tanto di codifica per colore, perché come ormai ben sapete io sono un filino autistica…) mi piace, in un certo senso mi tranquillizza anche. Sarebbe un ulteriore oggetto di cui liberarmi e di cui liberare la scrivania, ma anno dopo anno non mi decido mai.

  6. Ho iniziato a leggerti sul pc in ufficio. Ora devo uscire ma probabile che in coda al supermercato continuerò sul cell. Questa sera finirò di scorrere i lunghissimi post di risposta dei tuoi lettori su un tablet mentre guarderò e/o ascolterò qualcosa riprodotto sul pc che nell’intanto ha trasformato la tv in monitor… Poco fa leggevo : http://www.repubblica.it/scuola/2012/12/04/news/lettera_lorenzoni_libri_elementari-48057291/
    Ora esco ma magari continuo da qualche altro device? Anche no, vado a giocare in analogico con mia figlia…

  7. Io ultimamente non faccio nessuna fatica a non accendere il pc quando torno a casa dall’ufficio. Passo anche 2 giorni senza leggere la mail personale (che in ufficio è bloccata) e poi magari ci dò un’occhiata dallo smartphone perchè accendere il pc non mi va. Il suddetto smartphone viene usato quasi solo per telefonare e mandare sms, raramente (se sono in viaggio di lavoro) per leggere le notizie e poco altro.
    Uso Facebook più che altro per mantenere i contatti con gente lontana ma se lo leggo o ci scrivo ogni 2-3 giorni è grasso che cola. Poi quando sono in ufficio magari cazzeggio leggendo Corriere, Repubblica, e vari forum o blog che seguo, ma se non fossi costretta a stare davanti al pc non lo farei. Boh non lo so, sono un po’ stanca di stare davanti ad uno schermo e ho voglia di contatti di persona. Ne sono anche contenta, guarda un po’ 🙂

  8. “quante volte mi è capitato di rovinarmi il sonno per una mail letta prima di andare a letto”

    Been there, done that! Ora per me solo libri e Kindle, a letto non leggo più nemmeno le riviste sull’iPad perché poi la tentazione di un’occhiatina al Web è troppo forte. Adesso che dopo anni di resistenza ho anche la connessione 3G sull’iPhone sempre attiva, ci vuole un po’ di respiro almeno la sera.

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