Donne e soldi

Come saprà chi mi legge da un po’, sono stata in Accademia all’inizio dell’anno: una bellissima serata, durante la quale abbiamo parlato di decluttering, di felicità (naturalmente!), del nostro percorso, di armadi, e anche di soldi, intesi come spese (evitate) e come risparmi. Naturalmente non abbiamo potuto sviscerare i vari argomenti (anche perché sia io che Francesca volevamo qualcosa di meno strutturato possibile): e quello dei soldi, e più particolare del rapporto tra noi donne e la sicurezza economica, la pianificazione finanziaria e così via, secondo me merita grande attenzione. Quando ho notato sulla pagina Facebook di Accademia i seminari sull’argomento ho ripensato alla questione e ho chiesto a Francesca se avesse voglia di scrivermi un post al riguardo. Lo trovate di seguito.

“Insieme al mio socio Marco Bonora nel marzo del 2011 ho dato vita all’Accademia della Felicità, un nome un po’ pretenzioso che si traduce in supporto di coaching e workshop formativi per chi desidera un cambiamento (di vita, carriera, di paese). Molta parte del nostro lavoro si svolge con donne di tutte le età, di tutte le estrazioni sociali e culturali, di tutti i portafogli. Molte di queste donne si rivolgono a noi per lavorare sulla loro autostima e sulle loro relazioni sentimentali, spesso emergono anche tematiche legate alle insoddisfazioni lavorative, al rapporto con l’autorità e soprattutto alla relazione con il denaro (troppo poco, speso male, problemi con la banca, carte di credito, chi più ne ha più ne metta). Per rispondere a queste esigenze abbiamo creato due workshop uno sulla leadership ed uno sulla gestione del denaro. Bene, entrambi questi corsi non sono partiti perché COMPLETAMENTE VUOTI, ma non solo, neanche una mail di chiarimento, di richiesta, di curiosità. Li abbiamo addirittura lanciati con la formula “Pay as You Can”, ma nulla silenzio tombale da parte del nostro pubblico.
A questo punto abbiamo iniziato a farci delle domande e la risposta non ci è piaciuta. Troppa inconsapevolezza, troppa deresponsabilizzazione, troppo affidamento al sogno delle nostre nonne e a quello del Principe Azzurro. Ho clienti con posizione prestigiose che non si preoccupano di coltivare la loro professione, ma passano il tempo in chat con il ragazzo del cuore e questo riassume un po’ la situazione. In ogni caso per le donne e le giovani donne che hanno capito che è doveroso proteggersi ed essere consapevoli nella gestione del denaro, ecco i miei suggerimenti:

1) Proteggiti. Sempre. Niente o nessuno è più importante della tua sicurezza personale.

2) Tieni sempre almeno un conto corrente intestato solo a te.

3) Sappi esattamente in questo momento quanti soldi hai, quanti ne devi e quanti ne dovresti spendere.

4) Tieni traccia delle tue spese. Questa è una abitudine del mondo anglosassone – consiglio di utilizzare il quaderno delle spese soprattutto se si devono ridurre o si deve capire dove tagliare per poter risparmiare dei soldi.

5) Se non riesci a contenere le tue spese personali (quindi aldilà di affitto/mutuo, debiti fissi, utenze, spesa, spese per la famiglia), assegnati una cifra e tienila in contanti in una busta. Preleva solo da quella busta e non dal bancomat o dalla carta di credito.

6) Non essere in rosso ti farà sentire meglio di qualunque tipo di shopping.

7) Prometti a te stessa che non comprerai mai più qualcosa che dovrai nascondere, o sul cui prezzo dovrai mentire.
A volte ci sembra di non esagerare con lo shopping, ma poi scopriamo che magari sendiamo 50 euro alla settimana in libri, o ci compriamo 2 paia di scarpe al mese e sono minimo 140 euro oppure siamo pazze per le lenzuola e visto che “sono utili” le compriamo anche se non ci servono o senza pensare a quanto costano.

8) Non è (quasi) mai questione di soldi. Si tratta sempre della quantità di paura che hai di non farcela.
Il punto 8 è il mio preferito non è mai una questione di libri ma di tempo per leggerli, non di lenzuola ma di sane dormite, non di scarpe ma di appuntamenti ai quali metterle, non di trucchi ma di voglia di sentirsi belle. Insomma non è questione di denaro ma di emozioni e di persone e di ricordi e di benessere: tutte cose che non si possono comprare.”

Intanto grazie grazie grazie a Francesca per il post, tra l’altro mandato a tempo di record (precisione molto albionica, mi verrebbe da dire).
In secondo luogo, avevamo accennato trasversalmente alla questione qui, parlando del downshifting e di come per alcuni sia un modo nuovo di vestire a festa la scelta, vecchia come il mondo, della donna che diventa mamma e sceglie, o è costretta a scegliere, di rimanere a casa; rinunciando così, di fatto, alla propria indipendenza economica.
Non ho cambiato idea al riguardo, ovviamente, penso ancora che mettersi in una situazione di dipendenza (economica e non solo) da un’altra persona sia da irresponsabili. Penso che sia perfettamente inutile parlare di quote rosa, di aumentare la presenza femminile nei luoghi di potere e altre amenità, se poi non siamo in grado di arrivare a fine mese (indipendentemente dal nostro reddito) perché dobbiamo assolutamente avere quel paio di scarpe, o quella nuova palette di ombretti; se non abbiamo la minima idea di quanto spendiamo ogni mese, e per cosa, della somma che ci è assolutamente necessaria per sopravvivere e di quella che possiamo dedicare agli sfizi. Della pianificazione finanziaria a lungo termine non parlo perché di questi tempi fa quasi ridere. Comunque, per mettere da parte (o almeno provarci) una piccola, piccolissima somma mensile in un conto di deposito, da utilizzare solo ed esclusivamente in caso di vere emergenze, non ci vuole una laurea in Bocconi.
Conoscevo una ragazza che si era fatta letteralmente sequestrare la carta di credito per dare un taglio agli acquisti online. D’altro lato, conosco troppe donne che non hanno idea di come si apra un conto in banca o di come si paghi una bolletta, perché nella migliore tradizione del Principe Azzurro e della Bella Addormentata (dove “addormentata” è la parola magica…), cui accennava Francesca più sopra, per quanto riguarda la gestione economica si sono sempre affidate a un uomo. Vi sembra fantascienza? Eppure non lo è. Sono stereotipi duri a morire, quelli della donna che si occupa della casa e dei figli e dell’uomo che gestisce le finanze della famiglia.
Il risultato non è a lieto fine: perché se quell’uomo viene a mancare per qualsiasi motivo, e magari si scopre che non solo non era un principe, ma era anche un tantinello farabutto, oppure semplicemente poco avveduto finanziariamente, la nostra principessa si ritroverà sola, con il cuore infranto e con il portafoglio vuoto. Pensarci prima forse è meglio, che dite?

Commenti, riflessioni ed esperienze come sempre benvenuti.

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31 thoughts on “Donne e soldi

  1. nella migliore tradizione (anche meglio di quella del principe azzurro) Marito guadagna e io spendo. Il budget mensile e annuale è comunque pianificato e aggiornato assieme e, in controtendenza rispetto alla media, il conto cointestato. A volte mi capita di pensare che se non fosse per quest’ultimo dettaglio non riuscirei ad essere così attenta e responsabile nelle spese… Perchè anche se di cose “oggetti” non se ne vuole più le cose da fare sono una tentazione continua – tipo OGNI singolo corso di Accademia!

    1. Niente di male nel conto cointestato, ne abbiamo uno anche noi – l’importante (secondo me) è che poi ciascuno abbia il proprio personale.

      1. Non sono d’accordo con elle. La dipendenza economica è frutto di un modo vecchio come il cucco di impostare un rapporto, non di quanti soldi si guadagnano e di chi li guadagna lavorando fuori casa. Il problema è il tipo di rapporto affettivo costruito, non il resto. Io lavoro part time e come freelance, e per scelta mi occupo notevolmente della casa. Ne consegue che senza lo stipendio (più che buono, per carità) di mio marito non potrei certo “mantenermi”…Bene, chi gestisce le finanza di casa sono essenzialmente io, il conto è rigorosamente cointestato, le spese concordate. Mai abbiamo litigato per questioni di soldi. Scaramucce, ma nulla di che. Mai mio marito mi fa i conti in tasca, mai mi chiede quanto spendo per questo o quello, mai io gli faccio le pulci. Semplicemente, ci fidiamo. Tutti gli investimenti sono concordati. La casa è cointestata. Come si può pensare ad una famiglia se c’è il mio e il tuo? Conosco coppie in cui, se è il marito che paga l’abbonamento a Sky, la moglie non ha il diritto di vedere la tv con lui. Ma i conti separati o cointestati non vogliono dire nulla. Mi sembra un falso problema. Il punto è quanto si condivide delle idee e dello stile di vita. Certo, sia io che mio marito abbiamo le stesse idee in merito a downshifting o decluttering, pur declinate in modo diverso. Ma questo è essere coppia, per me, e fare famiglia.

        1. P.s. Forse pensate che credo ai “cuoricininuvolette”, come dice elle. Io credo di essere una persona pratica e razionale, ma se dovessi vivere male con mio marito, ad un certo punto, lo lascerei, a prescindere dai soldi. L’indipendenza, per me, quella vera è poter scegliere. E si può sempre scegliere (tranne davvero in situazioni estreme), a patto di avere un’estrema consapevolezza di sè. Scusate la lunghezza. 🙂

          1. Ciao omonima 🙂 Hai ragione, l’indipendenza è poter scegliere. Ma aldilà delle dichiarazioni di principio, parliamoci chiaro: se una donna non ha un lavoro, non ha una fonte di reddito e non ha risparmi da parte, difficilmente (in caso di fine del rapporto) potrà scegliere. A meno che non sia disposta a vivere sotto un ponte e a fare la fame. Voglio anche chiarire (se ce ne fosse bisogno) che tenere una contabilità esatta di chi spende cosa non significa che io e Marco non ci fidiamo l’una dell’altro, o che alla fine del mese ci presentiamo vicendevolmente i conti.
            E c’è anche un altro aspetto: noi siamo tutte donne e quindi più o meno implicitamente diamo per scontato che, in una situazione problematica, sia la donna a trovarsi in difficoltà. Senza entrare nei dettagli, io sono stata testimone diretta di una situazione in cui la finanze di una famiglia dove tutto confluiva in un unico conto sono state quasi rovinate… perché la donna ha iniziato a spendere e spandere senza limiti. Capita anche questo. Per me è una questione di tutela dei singoli membri della coppia, ma anche della famiglia nel suo complesso (specie nel momento in cui ci sono dei figli).

            1. Grazie Veronica 🙂 e grazie Laura. Credo che l’importante si la CONSAPEVOLEZZA e che questa la abbiate entrambe sia nelle scelte che nella gestione. Personalmente consiglio un conto personale anche piccolo completamente indipendente da tutti perchè è meglio comprare un ombrello bello e che ci piace quando c’è il sole che un ombrellino d’arrembaggio sotto una pioggis scrosciante.

  2. Ciao a tutti, sempre molto interessanti le argomentazioni qui su minimo. Eh che dire.. è penoso rendersi conto che ci siano ancora donne che affidino totalmente la gestione money esclusivamente al marito. Posso capire persone che ora hanno dai 70 anni in su.. forse hanno una mentalità ed una impostazione old style e hanno vissuto una realtà diversa dalla nostra. Ma vedere donne che ti dicono “ah io non ci capisco niente di quella roba li della banca” , che quasi quasi non sanno pagare un bollettino alla posta, che non sanno il loro numero di conto (nel quale magari va pure a confluire il loro stipendio) ecc…è spaventoso.
    Mai come di questi tempi bisogna pararsi il di dietro. Non ci vuole un master per capire di operazioni bancarie elementari, o per andare alla posta ecc…
    Avere un (anche mini) conto personale è basilare, c’è poi una vastissima casistica di casi e problematiche ok, pero’ una donna media che lavora DEVE trovare il modo di mettere in un suo conto personale anche una minima somma ogni mese, possibilemnte (tanta o poca sia la cifra) parlarne il meno possibile, marito compreso, e senza farsi prendere da sensi di colpa “perchè si sottrae alla famiglia “.
    Piangete miseria e dimenticatevi del vostro conto personale. Verrà poi il momento in cui tornerà utile e sarete grate a voi stesse per averci pensato.
    Secondo me capisci molto di una persona quando la tocchi nei soldi. Coppie che si amano alla follia, “mio marito è generossissimo” bla bla bla, state certi che nel momento in cui si devono dividere gli stracci capite chi avete davanti.. conosco persone che si sono divise anche le fettine di carne che erano nel congelatore e la busta dei piselli surgelati… o chi ha tagliato a metà i lenzuoli matrimoniali….
    Se comprate casa, e comprate esclusivamente di tasca vostra mobili, elettrodomestici ecc tenete tutti gli scontrini, vi fate una cartellina con tutte le spese che avete sostenuto nel corso degli anni , xchè quando vi trovate davanti ad un avvocato per sbranarvi via a vicenda il mobiletto ikea da 23.90 €, potete dimostrare serenamente che lo avete acquistato voi e quindi vi rimane.
    (ora ci sono cose decisamente piu’ importanti del mobiletto ma era per farvi un esempio del meccanismo del “pensarci prima e pararsi il fondoschiena per tempo”)
    Le mamme che lasciano il lavoro per i figli sono una categoria troppo vulnerabile… capisco dover accudire i primi anni in modo molto intensivo.. ma al massimo quando iniziano le elementari bisogna trovare un lavoro anche solo per il mattino, o guardate piuttosto andare a fare delle pulizie nelle case nelle ore in cui i bimbi sono a scuola e raccimolare qualcosa da mettere da parte. E’ difficile nell’applicazione lo capisco, perchè son tempi veramente grami, pero’ non sedetevi, non affidatevi esclusivamente a vostro marito (per quanto adorabile possa essere) perchè basta un niente per spazzare via tutto e ritrovarvi in mutande.

    1. Sono d’accordo su tutto quello che dici, eccetto sul discorso del “parlarne il meno possibile, marito compreso”.
      Anzitutto perché sono per la trasparenza totale. E poi perché non vedo il motivo per non dire a mio marito o al mio compagno che ho un conto mio e che cerco di risparmiare. Sarà che per noi non si è mai posto il problema di eliminare i conti personali (non lo potremmo fare nemmeno volendo, del resto, per motivi fiscali).
      Comunque dicevamo anche con Francesca che il discorso “finanze di coppia” è delicatissimo e spinosissimo, e meriterebbe un post a parte. Ho sempre considerato doveroso tenere una contabilità precisa delle spese, per una questione di equità e di rispetto reciproco, e non solo per tutelarsi in caso il rapporto finisca. Ma so benissimo che molti inorridiscono, la considerano mancanza di fiducia, un elemento prosaico e gretto che non si accorda con l’ideale cuoricinienuvolette che molti (troppi) hanno del rapporto di coppia…

      1. Eh si Laura soprattutto nel mondo mediterraneo l’idea di tutelarsi finanziariamente sembra un “tradimento” del commitment invece è solo una forma avanzata di autostima e fiducia. Il tema delle coppie conviventi poi in Italia è piuttosto spinoso tipicamente accade che uno dei due partner si accolla una serie di spese che non vengono considerate dalla coppia. In questo senso il suggerimento di Illy è un pò categorico ma perfetto.

        1. Uno dei motivi per cui ci siamo sposati dopo 10 anni di convivenza è anche questo, che in caso fosse successo qualcosa di brutto a uno di noi l’altro si sarebbe trovato (non solo devastato, ma anche) per niente tutelato dal punto di vista economico, come minimo con una serie di grane di cui occuparsi; e questo anche se mutuo e casa sono comunque cointestati, abbiamo un’assicurazione sulla vita di cui siamo i reciproci beneficiari etc.

  3. Io per fortuna mi discosto molto dalla donna del post e con mio marito teniamo la contabilità delle spese anche se non così precisa come dovrebbe essere.
    E penso pure che l’indipendenza economica della donna sia molto importante e che, dovendo scegliere, è meglio mandare i bimbi al nido che rinunciare del tutto al lavoro. Io per mio figlio posso rinunciare alla carriera e accettare un lavoro meno soddisfacente, ma che mi lascia più libera, ma non rinunciare in toto alla mia indipendenza economica. E mi terrò i sensi di colpa inculcati dai pediatri che sostengono che i bimbi fino a tre anni dovrebbero stare con la mamma (mia mamma insegnava e ha ripreso il lavoro quando avevo 6 mesi, non credo che ciò mi abbia in alcun modo segnata, anche se non posso averne la certezza).

    1. Non sono la più indicata per commentare la tua scelta, probabilmente. A me sembra più che sensata… Ho sempre pensato che una mamma realizzata e serena = bimbi tranquilli e felici, ma forse semplifico troppo 😉

      1. Non c’è bisogno di una laurea in psicologia, secondo me, per arrivare alla tua equazione. Alla faccia di tutti i pediatri del mondo, se sto a casa ma sono tesissima il figlio vien su nervoso, se lavoro e lui è felice al nido o con la tata, viene su meglio.
        Adesso le altre mamme mi seppelliscono viva. Ma non importa. Ero a casa, ma lavoravo, e non mi pare che al pargolo sia mai mancato alcunché anche se lavoravo 🙂
        Alliandre di recente ha scritto Un ferraristino triste

        1. Mi permetto di aggiungere anche la situazione contraria, perchè l’ho visto accadere ad una vicina.
          Piuttosto che lavorare e poi mattina e sera urlare contro ai figli in età scolare, meglio rivalutare la vita lavorativa. La suddetta vicina se n’è resa conto, ha cambiato lavoro passando ad uno che le permette di gestire la famiglia più serenamente, e non si sente più nemmeno un grido nè al mattino nè alla sera 🙂

  4. “Se una donna non ha un lavoro, non ha una fonte di reddito e non ha risparmi da parte, difficilmente (in caso di fine del rapporto) potrà scegliere”
    Basilare. Secondo me, lavoro conto separato e sapere cosa si ha da parte sono una cosa che si deve fare iniziando a lavorare e poi da non smettere più, nemmeno se vai a sposare un nababbo.
    Poi vai fuori da scuola e trovi le mamme mantenute che spendono e spandono e basta, per trovarsi poi nei guai… mah.
    Avrebbero bisogno tutte di una suocera come la mia: lavorava il marito, ma il conto lo gestiva lei, era lei a dare a lui la ‘paghetta’ (era una grande, mia suocera!). Quando lei è mancata il suocero ha perfino scoperto di aver sposato una formichina… aveva messo da parte un gruzzoletto, altro che spendere e spandere :-9
    Alliandre di recente ha scritto Un ferraristino triste

    1. Ehi…non tutte le mamme “fuori da scuola” sono spendaccione e soprattutto “mantenute”: magari lavoravano come precarie da anni e l’asilo nido costava più dello stipendio o il figlio si ammavlava sempre e lei non aveva i nonni che hanno molte mamme-lavoratrici che tengono “ostaggi” i genitori anziani, ma loro almeno sono autonome!, magari hanno visto che la scelta obbligata al 90 per cento di fare la mamma a tempo pieno si è trasformata in un miglioramento della vita (nel senso di maggiore serenità) e in fondo si conciliava con l’idea di famiglia “sobriamente” monoreddito (di cui si discuteva tempo fa)che vive rinunciando a molte delle cose per cui generalmente si lavora in due e magari riprenderà a fare un qualunque lavoro, anche le pulizie, quando e se il rapporto con colui che la “mantiene” eventualmente finirà .

      1. Il fatto di poter contare sull’aiuto dei nonni è una grosso fortuna, non solo per la mamma, ma anche e soprattutto per i nipoti, che vivono un rapporto speciale, diverso e complementare a quello con i genitori (e me ne rendo conto ora, io nel mio passato non ho potuto viverlo per la lontananza). I genitori “anziani” non sono quasi mai ostaggi, se si usa un po’ di buon senso e ci si viene incontro. Intanto 60enni=anziani è un’equazione che noi ci scorderemo in quanto alla loro età staremo ancora al lavoro per dieci anni. Poi almeno nel mio caso sono contenti di fare i nonni e già magonano all’idea che il prossimo anno c’è la scuola materna. Certo bisogna fare in modo che l’impegno non sia troppo gravoso, e infatti io mi accontento di un lavoro non molto appassionante, ma che non ha un orario troppo impegnativo. E che se sta male posso seguirlo io.
        Se non avessi avuto l’aiuto dei nonni avrei optato per il nido, anche se la spesa quasi equivale lo stipendio, perchè in fondo il nido dura 2 anni (che il primo più o meno si sta a casa) ed è un buon investimento.
        In ogni caso non trovo corretto che se il rapporto finisce la donna, magari dopo molti anni in cui si è dedicata alla famiglia, debba avere la peggio trovandosi costretta a reinserirsi alla meno peggio nel mondo del lavoro facendo qualsiasi occupazione.

  5. D’accordo su tutto e aggiungo: un compagno/ marito che vi vuole davvero bene vi spingerà a tenere un conto/ gruzzoletto tutto vostro da parte (come ha fatto il mio, anche se io già lo facevo 😉 ). Le relazioni possono finire (anche se ognuna di noi pensa e spera sia per sempre) e anche il marito più generoso, quello che non vi fa mai i conti in tasca e non vi chiede conto di scarpe e borsette che portate a casa, può rivelarsi uno spietato calcolatore in sede di separazione (lo dico perchè l’ho visto succedere di recente in una coppia che conosco …). Tutelate voi stesse e i vostri figli, perchè non basta che un tribunale vi assegni la casa coniugale, se quello che era vostro marito non vi passa l’assegno stabilito dal giudice e voi non avete un lavoro e risorse vostre, siete comunque nei guai! Scusate il fervore e l’off-topic …

    1. Concordo su tutta la linea, purtroppo non possiamo mai sapere come andranno le cose in futuro. Una storia che finisce è già devastante di per sé, è il caso di riuscire ad affrontarla almeno senza preoccupazioni economiche, che contribuiscono a incattivire il tutto.

  6. ma com’è che un post sui soldi è diventato un post su quanto ci amano i mariti e su quanto sia bello andare al nido? Mi sa che il corso avremmo dovuto farlo tutte… Mi piacerebbe tanto che i soldi fossero solo soldi, e marito e figli un’altra cosa che non c’entra niente. Voglio il minimalismo affettivo! Il riduzionismo emozionale!

    1. Veronica, non hai tutti i torti… Il discorso “situazione finanziaria femminile” è diventato immediatamente “situazione finanziaria della coppia/famiglia”. Forse prima di essere madri e mogli e compagne dovremmo imparare a essere donne.

      1. il problema è che l’uomo è sempre stato più o meno indipentente economicamente e l’essere compagno, marito, padre non ha mai intaccato in modo estremo la sua indipendenza mentre per noi donne è tutto cambiato nel giro di mezzo secolo e questo, se pur bellisimo, ci ha creato un’infinità di dilemmi d’identità in più…forse le prossime generazioni saranno più “libere”

  7. eh…ke dire…nel mio caso soldi/benessere famigliare/autostima ecc stanno sempre + andando di pari passo, e di questo ne soffro, ma non posso/so come uscire da questa situazione.
    appena iniziato un periodo di prova in un ufficio, sono rimasta incinta (lo ero anche prima del colloquio ma non lo sapevo…) così, allo scadere del contratto, ke è (s/fortunatamente) coinciso con la maternità, mi hanno ovviamente lasciato a casa. ho ovviamente usato il tempo che avevo per curare il mio bambino, e di questo non mi pentirò mai, ma la mia non è stata una scelta e, abituata a lavorare dai 17 anni (ne ho 38) e a portare soldi a casa, questa situazione di “casalinga forzata” mi è pesata molto. e questo si ripercuoteva sul mio bambino, che ho preferito mandare al nido sia x avere del tempo x me che x cercare lavoro, ovviamente chiedendo in modo umile e quasi x favore, l’approvazione di mio marito, unico portatore di stipendio, essendo convinta di dover naturalmente accettare la sua risposta qualunque fosse dato che io non contribuivo al bilancio famigliare.
    questa mia situazione di “auto-sottomissione” perdura tuttora che continuo a non aver lavoro e che il mio bambino va alla scuola materna(cioè sono a casa da + di 4 anni) e che le prospettive, in questo momento di crisi, non sono certo rosee (nè grigie).
    i nonni non vicini/comodi/reperibili quindi non ho nessuno che mi tenga il bambino in caso di malattia o altre cose anche + semplici, a meno di non cercare una babysitter, che dovrei pagare, col mio stipendio, che sarei disposta ovviamente ad usare x questo, come tocca fare a tutte le mamme che lavorano.
    ma sapete cosa vuol dire questo quando si va ad un colloquio di lavoro?
    e la cosa + piccola che potessimo fare era eliminare anche le spese bancarie x tenere 2 conti, d cui 1 – il mio – inevitabilmente andava solo prosciugandosi dato che non c’erano e non ci sono entrate. ad oggi, io e mio marito abbiamo 1 solo c/c cointestato e lui ne ha 1 suo aziendale (è un lavoratore autonomo) e, benchè lui non mi abbia mai mai mai chiesto di rendergli conto di quello che spendo e di come lo spedo nè mi ha mai negato nulla, benchè io creda di non essere superficiale ne superflua nell’uso dei soldi, ora stiamo vivendo anche un momento di crisi coniugale e la mia preoccupazione maggiore è proprio questa: se dovessimo separarci, io dove andrei? non sto pensando alla separazione, ma sicuramente non lo sto facendo anche perchè non avrei un posto dove andare, non avrei niente di cui vivere, e il bambino dove lo metto? e non sono una di quelle persone che si appoggiano proprio alla separazione per “pretendere” dal marito. noi ci siamo sposati 2 anni fa, anche, e soprattutto, x questo motivo: la sicurezza del bambino in caso di…
    leggendo di questi corsi e della mancata accoglienza di questi sono davvero rimasta meravigliata perchè mi tocca constatare che, ripeto, purtroppo, l’autosufficienza economica coincide anche con la tranquillità mentale e quindi con il benessere famigliare. o x lo meno nel mio caso è così.
    grazie, e scusate lo sfogo.
    buona giornata.
    S.

    1. Ciao Sere! Anzitutto non scusarti, io sono sempre contenta quando qualcuno sceglie minimo per “sfogarsi”.
      Mi dispiace per la tua situazione, e spero che le prospettive migliorino al più presto. Sicuramente il tuo è un caso emblematico…
      Io non mi sono stupita più di tanto leggendo che i corsi di Francesca sono andati deserti: basti vedere cos’è successo qui nei commenti. Come dice Veronica, da un post sui soldi (e sull’indipendenza economica personale) siamo passate immediatamente a discutere di mariti, compagni e figli. Questo vuol sicuramente dire qualcosa.

      1. sai cosa, penso ke ci sia differenza fra chi alla fine, coscientemente e non, sceglie di stare a casa, vivendo come ci si aspetta che una donna faccia(??) – casa,figli, faccende, cucina… – mentre il marito lavora e chi invece vuole veramente mantenere la propria indipendenza. tu hai ragione quando dici che scegliere di non essere indipendenti o, comunque, non fare attenzione e lasciar passare come cosa marginale la propria indipendenza, non è molto “furbo”, ma io ci sono arrivata solo ora, quindi magari anche altre ci arriveranno pian piano. io mi sono stupita perchè adesso voglio cambiare le cose e ho avuto “l’illuminazione”, ma anche io ho lasciato passare la mia indipendenza per tanto tempo come cosa marginale, e adesso eccomi qui. se sto cercando di cambiare questa situazione 1 po alla volta col decluttering – come dicevo in 1 altro commento ho buttato i miei vekki diari di scuola ma non ho intenzione di gettare i disegni cartacei fatti da mio marito a scuola, ho ancora molta strada da fare – è anche perchè mi sono imbattuta in post come questo o come altri tuoi e io sarei stata davvero entusiasta di sentire cosa francesca avrebbe potuto consigliarmi! se ci sarà in progetto una cosa simile verso brescia, fatemelo sapere!!! 😉

  8. Ho 29 anni, mi sono appena iscritta ad una facoltà che dura 5 anni, vivo coi miei genitori e faccio dei lavoretti per cercare di non chiedere soldi ai miei genitori, mentre cerco un lavoro vero. Fino a 3 anni fa avevo un lavoro a tempo indeterminato, che mi piaceva anche e l’ho lasciato di mia spontanea volontà per finire il mio primo corso di laurea. Ho fatto una scelta, contestabile, ma ho scelto me, il mio percorso di vita e non i soldi di un lavoro. Ora sono tante le difficoltà che ho a livello economico, ma stringo i denti e non mollo. So che ce la farò e il lavoro lo troverò presto. Ma non devo e non posso accontentarmi di qualcosa che mi mortifica pur di far cassa. Ho il privilegio di poterlo fare perché non ho figli, anche se è molto molto dura e soffro perché ho un fidanzato con cui vorrei una famiglia, ma tutti e due sappiamo che è giusto così e che sarò una donna completa solo seguendo la mia strada fino in fondo.
    MarinaMarea di recente ha scritto un anno è passato

  9. Sul punto 4 “tieni traccia delle tue spese” devo ancora lavorare.. e parecchio.
    Ho la fortuna di avere un lavoro che mi piace con uno stipendio che basta per le spese correnti, per risparmiare qualcosa, e per togliersi qualche piccolo sfizio. Grandissima fortuna di questi tempi.
    Dovrei cercare di segnarmi meglio le spese e impormi un risparmio mensile fisso, fare un pochino la formichina adesso che posso.
    E avere comunque un’idea delle cose in cui spendo i miei soldi.
    Posso fare un buon proposito per l’anno nuovo?

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