Quel discorso che non facciamo mai (ma dovremmo)

Anche per il post di oggi prendo ispirazione da qui, e anche nel post di oggi parliamo di soldi.
“Le statistiche rimangono allarmanti:
il 50% degli americani può contare su risparmi di emergenza per meno di un mese di sussistenza.
Un americano su quattro non ha risparmi da parte.
Oltre il 30% dei nuclei famigliari con reddito superiore a 100.000 $ non mette nulla da parte e vive paycheck-to-paycheck.
Tra i nuclei famigliari con debiti, l’importo media di indebitamento sulle carte di credito arriva a $15.000.
L’indebitamento medio della famiglia americana è pari al 136% del reddito famigliare.
Il 57% delle famiglie non ha un budget pianificato.
Quasi la metà degli americani muore con un patrimonio di valore inferiore a $10.000.
Secondo un sondaggio, è il denaro, più che il sesso, i figli o i suoceri, il principale motivo di scontro per le coppie americane.

Sembrano cifre incredibili, vero? Ci hanno abituato a pensare che la situazione USA sia molto peggiore rispetto alla nostra, gli italiani sono tradizionalmente risparmiatori, il prestito al consumo da noi ha fatto meno presa, le carte revolving (che in America sono la normalità, e rappresentano una vera piaga) ancora meno… In parte è vero, ma secondo una ricerca recente di cui si parla qui, “se nel 2011 una famiglia [italiana] su tre riusciva a mettere da parte qualcosa per il futuro, nel 2012 la percentuale è scesa al 28%. Il 40% degli italiani consumano tutto ciò che guadagnano, mentre il 31% è costretto a indebitarsi o erodere i risparmi degli anni passati”.
Non proprio un quadro roseo.

Aldilà delle statistiche, comunque, è molto vero che i soldi rimangono “un argomento che raramente viene discusso in modo specifico nell’ambito dei rapporti interpersonali”. Arriverei a dire che si tratta di una specie di cartina al tornasole: se parlate con qualcuno di soldi, siete davvero tanto in confidenza. È (molto) più probabile che l’italiano medio discuta delle sue abitudini sessuali, che non di com’è messo il suo conto in banca.

Perché? Perché ci hanno insegnato che parlare di soldi non è fine, non è elegante, non sta bene. “Se devi chiedere quanto costa significa che non te lo puoi permettere” è una delle frasi preferite di mio padre: e i miei nonni non erano esattamente miliardari (anzi). Le motivazioni dietro a questa mentalità sono tante, e nel post originale ne trovate un elenco. Ma, tanto per cominciare, l’eleganza non c’entra nulla: non abbiamo nessun problema a ostentare l’ultimo modello di iPhone, o la macchina nuova o i vestiti firmati; però ci fa orrore il pensiero che si sappia esattamente quanto guadagniamo, tanto o poco che sia. E non solo perché siamo un popolo di evasori.
E ancora: è perfettamente accettabile, anzi fa decisamente figo, far sapere a tutto il mondo quanto siamo bravi a spendere. Poco importa che, in tanti casi, grazie alle finanziarie spendiamo quello che non abbiamo. Ma se ci vantiamo (!) di quanto riusciamo a risparmiare, nel grande o nel piccolo, rassegniamoci: ci sarà sempre qualcuno che penserà che siamo un po’ pezzenti. Anche se forse la marcia, da questo punto di vista, si sta invertendo.

Intendiamoci: non è che i (propri) soldi debbano diventare per forza argomento di normale conversazione a cena in pizzeria. Però ci sono casi in cui sarebbe necessario parlarne, o più semplicemente sarebbe molto utile confrontarsi; e non lo si fa perché si tratta di un argomento difficile, “antipatico”, che a volte richiede anche un pizzico di umiltà e di coraggio.

Nel post che ho citato trovate qualche esempio, ma oggi mi sento di stomaco forte, quindi vediamo quella più “sgradevole”.
Un parente o un amico che potrebbe essere in difficoltà; ma tutti quanti facciamo finta di niente, perché non sta bene. E poi magari si offende. Che spesso è tutto codice per “lasciamolo nel suo brodo, se avrà proprio bisogno verrà a chiedere con il cappello in mano”. A volte abbiamo paura che ci venga chiesto un aiuto (leggi prestito! Argh!) che non vogliamo o non possiamo dare.
Ma non è un motivo valido. Provate a pensare alla situazione a parti invertite: se qualcuno vi facesse quella domanda che non sta bene, dareste per scontato che sia lì pronto con il libretto degli assegni in mano? O più semplicemente gli sareste grati anche solo per aver chiesto, e avervi dato la possibilità di sfogarvi? È vero, con il supporto morale non si mangia, ma è altrettanto vero che ci sono tanti modi per aiutare concretamente qualcuno senza necessariamente mettere mano al portafoglio.
Sono situazioni difficili per entrambe le parti, che richiedono delicatezza, diplomazia e anche un certo coraggio. Vi ci siete mai trovati? E com’è andata?
Più in generale, siete restii a “parlare di soldi”, oppure lo considerate un argomento come un altro?
Aspetto i vostri commenti.

[foto de Il Trev]

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17 pensieri su “Quel discorso che non facciamo mai (ma dovremmo)

  1. pattylafiacca

    Ciao! Lo sai che lavoro faccio e nel tempo ho deciso che è vero, non c’è niente di male a parlare dei propri soldi con le persone con cui abbiamo confidenza.E allora ho iniziato, quando si toccava l’argomento a fare domande osè, ovvero esplicite.Tipo: ma qual è il tuo stipendio? ma hai risparmi da parte?quanti? ovvio che metto in piazza anche i miei, di conti, ed effettivamente noto un certo imbarazzo iniziale (anche mio a dire il vero) però poi la situazione diventa molto spontanea, esplicita e questo ci permette di aiutarci, di consigliarci, di sostenerci.Lo trovo un arricchimento nel caso in cui domande e risposte siano fatte per affetto, sincero interesse, solidarietà.E’ un po’ come stare nudi in spiaggia: all’inizio ti sotterreresti dall’imbarazzo ma dopo 10 minuti è come se fossi stato nudo tutta la vita!
    pattylafiacca di recente ha scritto Ode ad Alberto

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  2. Fabio

    Uff, avevo scritto un commento lungo un chilometro ma è andato perso perchè ho dimenticato di inserire il nome :(

    Vabbè, la sostanza era che il post di oggi, guarda caso, capita proprio dopo che ieri ho passato una giornata a spulciare tutti i movimenti di conti correnti e carte di credito per stilare un resoconto dettagliato delle spese fisse mese per mese e sono rimasto allucinato da quante siano. A parte il mutuo, che nella mia testa era l’unica vera uscita, tra abbonamenti, bollette, micro finanziamenti, spese condominiali, tasse, spese scuola/palestra ecc. ho finalmente capito perchè il mio conto corrente è solamente un transito e finisce regolarmente in rosso e perchè la mia carta di credito a metà mese è già vuota :(

    Mi è costato molto “psicologicamente” affrontare questa cosa, così come mi costa ammettere soprattutto a me stesso che da 2/3 anni a questa parte le cose sono cambiate parecchio e mi sono sfuggite di mano senza che me ne accorgessi, ma credo sia il primo ed indispensabile passo verso una vita migliore.

    Da dicembre non avrò più il rinnovo del contratto come consulente e vorrei dedicarmi al 100% a quello che al momento è già un’attività parallela, la fotografia, per cui le entrate caleranno drasticamente: se non riuscirò a ridurre altrettanto drasticamente le uscite questo sogno resterà nel cassetto.

    Tra parentesi ho appena scoperto che la sospensione per un anno del mutuo viene concessa solo ai dipendenti che hanno perso il lavoro, mentre aziende e lavoratori autonomi al solito si attaccano….wow :(

    Vabbè, fine dello sfogo, mi armo di forbici e comincio a tagliare

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    1. elle Autore articolo

      Non iniziamo nemmeno a parlare della disparità tra dipendenti e autonomi (specie quelli iscritti alla Gestione Separata), che altrimenti mi metto a urlare…

      Quanto al resto, hai fatto un passo importantissimo, posso capire quanto ti sia costato. E grazie per averlo condiviso con noi!
      Consolati pensando che tasse, bollette e spese di condominio sono inevitabili, sul resto si può sforbiciare, anche se inizialmente sembrerà il contrario. (di nuovo) In bocca al lupo.

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  3. Denise Cecilia S.

    In genere non ho remore a discutere, o anche soltanto dar conto, in una conversazione informale, di quanto posseggo, guadagno o riesco a risparmiare (sia nel senso di quanto ho via in c/c, sia di quanto ogni mese riesco a salvare dalla perdizione; concetto quest’ultimo più calzante di questi tempi).
    Nonostante gli sforzi (attualmente non spendo più nemmeno un singolo euro, talvolta, per uno sfizio che sia uno) fatico ad arrivare a fine mese e le spese extra ma necessarie, tipo idraulico e simili, vanno a intaccare la riserva di liquidità – minima rispetto alla quota investita – che conservo in posta.
    Uno stato di cose che, è verissimo, in Italia non piace non dico sbandierare (che sarebbe lecito e sano) ma nemmeno ammettere in caso di reale necessità e con persone intime. Io lo faccio, è nel mio DNA non tanto italico quanto di persona oserei dire (concedetemelo) trasparente in pressoché ogni aspetto della propria vita. Ma non lo vedo fare ad altri.
    E poi, per esempio, noto la reazione di disagio, quando non di franco disprezzo, di chi mi sente fare cenni brevissimi alla mia situazione, con uno scopo concreto e non per ciarlare; come quando ammetto semplicemente che non posso permettermi la mensa universitaria – ed allora via di pasti portati da casa.

    In passato, quando ho tentato di uscir di casa e prendermi un appartamentino in affitto, ho pure richiesto un eventuale prestito alla mia migliore amica.
    Che sì, è tale, però ho tenuto a specificare che gliel’avrei effettivamente richiesto e non solo paventato se a conti fatti mi avrebbe fatto comodo per iniziare; altrimenti ‘grazie della disponibilità’, soprattutto.
    Credo infatti che parte della reticenza a raccontare di denaro, e a chiederne all’occorrenza; non dipenda dalla nostra capacità di restituirlo ma dalla sensazione di scarsa fiducia che abbiamo negli altri, in primis nel loro desiderio reale, profondo di spendersi per noi.
    Denise Cecilia S. di recente ha scritto David Foster Wallace: pareri

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  4. Valentina

    Io ne parlo sempre tranquillamente, non ho mai nascosto le mie difficoltà finanziarie, pur senza vittimismi e piagnistei, visto che nella sfortuna mi ritengo comunque privilegiata grazie ad ammortizzatori sociali e rete di aiuto di famiglia e amici (quando è nata la bambina è stata quasi un bebé a costo zero con tutto quello che mi hanno passato di seconda mano…). Conosco persone invece che si vergognano di dire che sono in cassa integrazione o che sono in gravi difficoltà, come se la crisi che ci ha colpito fosse una loro colpa…
    Valentina di recente ha scritto Martian co-sleeping

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  5. elena

    mah,io ne parlo tranquillamente solo in termini generali. Nel senso che tutti sanno che non sono ricca,che ho avuto gravi problemi finanziari,che ho dovuto emigrare per risollevarmi -sperando che pure la Gallia non vada a farsi benedire,perchè,se a casa si piange,manco qua si ride granchè. In effetti sono un po’ pudica nel parlare di soldi,soprattutto rispetto a quelli degli altri. Non so mai bene fino a che punto l’interesse verso eventuali difficoltà sia ben accetto…Ho la netta sensazione,in ogni caso,che in questo periodo di difficoltà generalizzata,siamo tutti un po’ meno “sboroni” e abbastanza più umili.Sarà il concetto del “mal comune”
    elena di recente ha scritto Alla ricerca del Graal

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    1. elle Autore articolo

      Sono d’accordo, credo che la crisi generalizzata in qualche modo abbia sdoganato questo discorso: nel senso che ammettere di avere problemi economici, meno lavoro o meno entrate fino a poco tempo era assolutamente tabù (o almeno io ho questa impressione). Adesso tutti o quasi sono in difficoltà. Anzi, in certi casi forse stiamo arrivando all’estremo opposto: non piangere miseria desta sospetto, e allora lo fanno tutti, anche quelli che non avrebbero proprio niente di cui lamentarsi.
      Del resto quella di fare le vittime è un’arte molto italiana :)

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  6. yliharma

    io ne parlo senza problemi, non mi vergogno a dire che prendo poco più di mille euro di stipendio netto e che riesco a mettere da parte solo perché vivo ancora con mamma. non è di sicuro la vita che sognavo di fare, ma ho comunque la possibilità di togliermi sfizi come viaggi, corsi interessanti, un week end fuori con le amiche.
    e decisamente sì: se fossi nei guai apprezzerei tantissimo un parente o amico che mi chiedesse come sto. a me è capitato di essere quella che chiedeva, e ho anche offerto un supporto economico (rifiutato): fa sentire all’altro che ci sei e che non è improvvisamente diventato un “paria” solo perché non ha i soldi per la bolletta del gas…
    yliharma di recente ha scritto Visualizzare il risultato

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  7. labaguette

    A vedere queste risposte al tuo post, le cose sembrano per fortuna cambiare ma devo dire che è una delle cose che non riuscivo a capire, appena arrivata in Italia, perchè in Francia non risulta vergognoso parlare di soldi e ancora meno di problemi di soldi che non sono mai una vergogna. Invece qui ho dovuto spesso scegliere le mie amicizie in funzioni delle mie possibilita economica per non dovere dire: no, non posso uscire stasera, non posso spendere…! Non riuscivo a capire quale doveva essere la vergogna a non potermi permettere tale o tale oggetto, tale viaggio ! Da noi non c’è mai stato tutto quel pudore e tu non conti perchè compri ma conti per quel che sei. Comunque sarà l’unico lato positivo della crisi: le mentalità stanno finalmente cambiando

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    1. elle Autore articolo

      Credo che chi legge questo blog faccia relativamente poco testo, comunque spero anche io che la mentalità stia cambiando.
      Essere un po’ più diretti e avere qualche falso pudore in meno non può che essere positivo.

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      1. elena

        E’vero:una cosa che ho notato qua in Francia è proprio quella,il denaro non è tabù. La gente chiede i prezzi delle cose, e se trova che siano care, lo dice,così come non è rara la risposta”non è il mio budget”. In compenso, quando in giro incrocio gli italiani,sento che parlano perennemente di denaro (affari,fatture non onorate,bollette,prezzi),cosa che non succede nelle conversazioni tra francesi (che origlio,un po’ per antropologia e molto perchè sono curiosa :-) )
        elena di recente ha scritto Alla ricerca del Graal

        Replica
        1. elle Autore articolo

          Insomma, i francesi parlano dei soldi che hanno, e che magari non vogliono spendere, e gli italiani dei soldi che non hanno e che vorrebbero spendere. Tipico ;)

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  8. unarosaverde

    Guarda, nel breve intervallo di poche ore in cui, qualche anno fa, sono stati pubblicati i dati delle denunce dei redditi, la mia inclusa, – ve ne ricordate? – ho pensato che finalmente, a parte per gli evasori, per i dipendenti pubblici e privati non poteva essere che una gran cosa. Resto ancora della stessa idea: a carte scoperte sarebbe tutto molto più semplice. Si vede che abbiamo ancora molto da nascondere.
    unarosaverde di recente ha scritto Avrebbe dovuto essere un commento

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  9. Paola

    Verissimo, di soldi non si parla ma molti amano far vedere che possono spendere… io poi da sempre consideravo “tirchio” mio marito che tiene i conti con le tabelle excel, e invece ho imparato ad apprezzarlo e a capire che ha ragione lui. Un saluto,
    collega Paola

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