Guida pratica(bile) alla vita con un solo stipendio

Qui l’originale

“Comincio col dire che questo è un argomento molto personale. Per una serie di ragioni, non tutti coloro che leggeranno questo post vorranno vivere con un solo stipendio. Questo ovviamente va benissimo. Quel che segue non vuole farvi cambiare idea o convincervi; ma fungere da incoraggiamento per chi è orientato in quella direzione. Nel corso degli anni, ho conosciuto una serie di famiglie con due stipendi che volevano diventare monoreddito, spesso contestualmente alla nascita di un figlio. Questo post è dedicato a loro.

Mia moglie io abbiamo vissuto tutta la nostra vita matrimoniale (13 anni) contando su un unico reddito, non di grande entità. Siamo la prova che è possibile. e se noi possiamo riuscirci, potete farlo anche voi. Questo post vuole fornirvi riflessioni pratiche e incoraggiamento.

Dieci anni fa è nato il nostro primo figlio. Com’era sempre stato nelle sue intenzioni, mia moglie ha dato le dimissioni dal suo posto di assistente amministrativa per diventare una casalinga a tempo pieno. All’epoca, il mio reddito lordo era inferiore a $40.000/anno + assicurazione sanitaria. La cifra vuole essere indicativa: sicuramente ci sono famiglie monoreddito che vivono con entrate superiori, o inferiori. Negli anni, ho beneficiato di una serie di aumenti (com’era prevedibile), ma la mia carriera nel settore delle organizzazioni no-profit non è mai stata guidata dalla componente economica.

Eppure siamo riusciti non solo a sopravvivere, ma a vivere bene, con un solo stipendio, perché abbiamo adottato alcune misure estremamente pensate in relazione alle nostre vite, finanze e decisioni:

1. Chiedetevi quando e perché, non se. Pianificazione finanziaria e calcoli sono sicuramente importanti, ma penso lo sia altrettanto correre qualche rischio e imparare ad affrontare le situazioni man mano che si presentano. Quando mia moglie ha smesso di lavorare, abbiamo ovviamente esaminato il nostro flusso di cassa; ma alla base della nostra analisi non c’è mai stata la domanda “Ce la faremo?” La decisione era già stata presa; tempi e motivi erano già stati stabiliti. L’approccio che abbiamo adottato alla gestione del bilancio famigliare consisteva nel considerarlo un mezzo, necessario per definire come raggiungere il nostro obiettivo, e non un fattore determinante.

2. Se possibile, preparatevi in anticipo. Quando ci siamo sposati, un amico ha dato a me e mia moglie un consiglio molto valido: “Decidete già oggi di vivere con un solo stipendio… anche se lavorate entrambi. Il secondo mettetelo da parte”. La decisione di vivere solo con il mio stipendio ha contribuito in modo notevole a consentirci di versare l’anticipo per la nostra prima casa. Ma, molto più importante, ha mantenuto il nostro stile di vita a un livello tale da garantirci delle alternative quando è nato il nostro primo figlio (oppure, nell’eventualità che uno dei due perdesse il lavoro improvvisamente). Se possibile, iniziate oggi a compiere certe scelte per facilitare la vostra futura vita monoreddito: evitate di accendere debiti, di vivere al di sopra delle vostre possibilità e di stipulare mutui con rate eccessivamente elevate.

3. Be content with less. Per definizione, una famiglia monoreddito guadagnerà meno di una con due stipendi. Sarà necessario fermare la corsa all’accumulo: avrete una casa più piccola, un’auto meno lussuosa. La buona notizia è che non vi perderete granché. Andare alla ricerca del meno dà molta più gioia che possedere di più. *All’epoca non vivevamo ancora da minimalisti (una decisione che è venuta dopo). Ma se così fosse stato, la transizione sarebbe stata anche più semplice.

4. Siate consapevoli dei vantaggi. La scelta di fare il genitore a tempo pieno, all’origine di tutto, comporta una serie infinita di vantaggi, in termini di stabilità, rapporti, esperienza, opportunità educative, flessibilità nella pianificazione della vita quotidiana, coerenza della disciplina, riduzione delle spese. Eravamo consapevoli di questi vantaggi e abbiamo sfruttato l’opportunità di trasformare in realtà il nostro piano.

5. Pianificate. Una buona comprensione dell’arte della programmazione finanziaria è quasi sempre necessaria. Ma, in base alla mia esperienza, le uscite che impediscono a una famiglia di vivere con un solo stipendio alla fine sono poche: un mutuo troppo alto, le rate per l’auto, mangiare fuori troppo spesso, spese eccessive per svaghi come biglietti per eventi, vacanze e/o alcolici, e finanziamenti vari. Partite da quelle, e avrete risolto l’85-90% dei vostri problemi finanziari. Per chi volesse adottare tecniche di pianificazione finanziaria valide, online sono disponibili tutta una serie di strumenti appositi. *Corollario: in una famiglia monoreddito tutti i redditi sono “nostri”, non “miei” o “tuoi”. Se per voi non è già così, iniziate subito a modificare il vostro approccio.

6. Individuate una valvola di sfogo per i vostri rapporti interpersonali. Una delle difficoltà legate all’abbandonare il lavoro è il venir meno di una rete di rapporti costruita nel tempo. Le relazioni interpersonali sono assolutamente fondamentali per il vostro benessere, quindi attivatevi per individuare un contesto dove trovarne e costruirne di nuovo: parrocchia, comunità, gruppi genitoriali, gruppi legati a hobby…

7. Individuate una valvola di sfogo per sfruttare i vostri talenti. Tutti abbiamo talenti, esperienze e competenze che possono risultare utili a chi ci circonda: ed è ampiamente probabile che vorremo continuare a impiegarli anche dopo aver smesso di lavorare. Lasciare il lavoro non significa rinunciare a mettere i propri talenti al servizio del cambiamento del nostro ambiente. Cercate opportunità per impiegarli su una scala più ampia. Dopo tutto, le organizzazioni (scuole, comunità, organizzazioni nonprofit) che hanno bisogno di quel che potete offrire sono innumerevoli: trovatene una e sfruttatela.

 8. Valutate alternative a tempo (parziale). Se per motivi vostri preferite evitare di diventare un genitore casalingo a tempo pieno, valutate un’occupazione temporanea o part-time. Non è necessario uscire definitivamente dal mondo del lavoro; potete mantenere il piede in due scarpe, trovandovi un posto a tempo parziale adatto alle vostre esigenze. E con l’aumentare del grado di auto-sufficienza della famiglia, potrete sempre decidere di tornare definitivamente al lavoro.

Di nuovo, questo post è nato dalle infinite discussioni avute con una serie di famiglie che desideravano diventare monoreddito. Non racchiude la soluzione perfetta per tutti: ma ha funzionato bene per noi, anche con un reddito relativamente modesto. E, di conseguenza, può funzionare benissimo anche per voi”.

Per molti non si tratta di una scelta, lo so; e nemmeno trovare un lavoro a tempo parziale è così facile.
C’è anche il fatto che pianificare va benissimo quando si sa esattamente quanti soldi arriveranno ogni mese: ma se (com’è il caso mio e di Marco), in famiglia nessuno ha uno stipendio fisso, bisogna invertire la prospettiva e partire dalle uscite, anziché dalle entrate, ovvero stabilire qual è la cifra minima necessaria ad arrivare alla fine del mese e muoversi di conseguenza. Inoltre, come tanti credo, noi siamo monoreddito a momenti: capita che io lavori e Marco no, oppure il contrario, oppure che lavoriamo entrambi, per periodi di durata variabile. Ci siamo abituati, ma a volte diventa stressante: in particolare quando uno dei due è fermo da un po’ e anche il lavoro dell’altro inizia a rallentare (!).

La grande verità, provata sulla nostra pelle, è quella del punto 5: a prescindere dal fatto che si voglia o si debba vivere con uno stipendio solo, o semplicemente vivere con il minimo, le uscite che fanno veramente la differenza sono poche e sempre quelle. Casa, macchina, finanziamenti, divertimenti. Soprattutto i primi tre, secondo me: vacanze, cene e serate fuori, aperitivi, cinema… sono già percepiti come piccoli lussi, un superfluo che, quando serve, può essere tagliato subito; si può smettere di uscire a cena tre volte la settimana o di viaggiare da un giorno all’altro (che poi metta magari tristezza, è un altro discorso).
L’acquisto della casa o della macchina, invece, è una decisione molto più a lungo termine, e con conseguenze molto più difficili da ridimensionare se diventa necessario. Non ho bisogno di venirvi a spiegare cosa succede a chi non riesce più a pagare il mutuo, le rate dell’auto o anche il semplice finanziamento per un frigorifero o una vacanza: nel migliore dei casi si vende in perdita, sempre che vendere si possa. Nel peggiore la banca o la finanziaria si riprende il bene. In entrambi, si tratta di una procedura lenta e dolorosa che richiede mesi o anni, e che può avere conseguenze devastanti su una persona o su una famiglia, non solo dal punto di vista economico.
Fino a poco tempo erano situazioni da film, anni luce lontane dalla nostra realtà quotidiana; e quindi non venivano considerate neanche lontanamente al momento di prendere una di quelle decisioni, e di indebitarci per un tempo variabile da 30 anni a 12 mesi, per una casa (magari con una stanza in più, magari con un pezzo di giardino), una macchina (magari con i cerchi in lega) o un televisore, un cellulare, una vacanza, i mobili nuovi… Oggi, forse, è il caso di pensarci. È il caso di chiederci cosa possono voler dire, il pezzo di giardino, i cerchi in lega e l’arredamento nuovo. Se ne valgono davvero la pena.

Buon fine settimana a tutti.

[foto de Il Trev]
minimo è anche su Facebook e su Twitter

25 thoughts on “Guida pratica(bile) alla vita con un solo stipendio

  1. Ciao,

    leggo da diverso tempo il tuo blog, ricevendo tutti gli aggiornamenti via mail.
    Spesso (come in questo caso) leggo l’articolo in inglese, ma rileggerlo nella mia lingua madre fa sempre piacere, e mi permette di fissare i concetti.

    Mi chiamo Matteo, ho quasi 28 anni, e sono felice marito, oltre a felicissimo padre di una bellissima bimba da quasi due anni, e da poco più di due anni siamo una famiglia monoreddito.

    Questa cosa ci è stata imposta in maniera più che mai forzata (mia moglie è stata licenziata subito dopo aver comunicato all’azienda di essere in dolce attesa), ed ovviamente non c’è stato verso di trovare un’altro lavoro.

    Prima perché, in questo paese, nessuna azienda si prende l’onere di assumere (anche solo part-time od a tempo determinato) una persona incinta (posso ben capirlo come ragionamento).
    Successivamente alla nascita, nessuna azienda si prende l’onere di assumere una neo-mamma per diversi motivi: probabilità di assenze frequenti causa bebè e, soprattutto, alta probabilità di mettersi di nuovo in gravidanza (statisticamente, in Italia, molte donne dopo aver avuto il primo figlio, ne hanno subito un’altro e – magari – un’altro ancora, motivo per cui alla fine tutte applicano il metodo -parafrasando- “per colpa di qualcuno, non si fa credito a nessuno”).

    Avevamo pensato ad una soluzione come lavoro part-time, mandando la bimba ad un asilo nido per la mezza giornata in cui mia moglie avrebbe lavorato.. Probabilmente la sfortuna nel nostro comune è che l’asilo ha costi esorbitanti e quello che si guadagnerebbe da un lavoro part-time andrebbe in toto (e forse non basterebbe neanche) nell’asilo rendendo, di fatto, inutile una soluzione del genere (ai meri termini economici, si intende).

    Quindi viviamo con un solo stipendio, il mio, per altro non particolarmente alto, ma non mi lamento considerando la situazione media che si vede da queste parti in questo periodo.

    Che dire…. è difficile… è molto difficile…

    Viviamo ormai da un’anno sull’orlo di un rasoio, sempre li a ritardare i pagamenti dei vari conti; tenendo presente che mutuo+spese casa (condominiali, luce, gas) portano via quasi 3/4 di quello che guadagno (e non è una reggia, siamo in 3 + 3 gatti in 50 mq scarsi, per intenderci), ci troviamo a dover vivere (anche se, ultimamente, forse il termine migliore sarebbe sopravvivere) con il rimanente.

    Come avrai capito, il momento non è dei più rosei, anzi lo definirei tra i più bui che abbia mai passato, e continuo a colpevolizzarmi su come avrei potuto vivere gli anni precedenti per evitare questa situazione.

    Detto questo, l’articolo è molto motivante, e credo che chiunque dovrebbe leggerlo almeno per pensare ad una situazione ipotetica in cui, tutti quanti, potremmo un giorno o l’altro trovarci (o imboccare volontariamente), anche se alcune cose mi risultano poco probabili se applicate in un contesto italiano (parliamoci chiaro, €40.000 dollari l’anno lordi, in Italia, ed arrotondando per eccesso, si traducono a €1600 al mese, per *tutto*).

    Ma alla fine sai cosa importa???

    Tornare a casa alla sera ed avere mia figlia che mi corre incontro urlando “Papà”, mi da un bacio, mi prende per mano e, tutti e tre, ci sediamo sul tappeto a giocare.

    E questo non ha valore.
    Matteo di recente ha scritto LinkList, a new way to talking about yourself

    1. Ciao Matteo! Spero intendessi “non ha prezzo” 😉

      Scherzi a parte, incidentalmente i 40000$ di cui si parla nel post fanno riferimento a più di 10 anni fa… ma sicuramente non sono le cifre esatte il problema.
      Anche io spesso penso a quanto avremmo potuto risparmiare in passato vivendo diversamente, ma è inutile piangere sul latte versato, come si dice. Sono contenta del fatto di aver speso in esperienze (viaggi etc.), molto meno di quello che abbiamo sprecato in cose, ma tant’è, sono convinta che sia già tanto essere arrivati alla consapevolezza che abbiamo oggi.
      In bocca al lupo 🙂

  2. Ciao. La mia è stata una famiglia monoreddito per circa 4-5 anni. Ovvero da poco prima che nascesse mio figlio, fino a quando mia moglie ha cominciato una nuova attività diametralmente opposta a quella di prima (era un’impiegata con contratti a tempo determinato, durante la ‘pausa’ si è messa a studiare per prendere il patentino ed è diventata agente immobiliare). Il mio stipendio all’epoca era buono, diciamo medio-alto. Non è cambiato molto nelle nostre abitudini di consumo, ma si sono aggiunte le spese per il bambino che all’inizio come noto sono piuttosto alte. Insomma ci siamo ritrovati a spendere più di quello che entrava, erodendo presto i risparmi che avevamo accumulato negli anni precedenti. Con la sciabola del mutuo sul collo, mia moglie si è rimessa in moto e ha deciso di ricominciare a lavorare, anche se l’avvio della sua attività è stato piuttosto difficile. Il tempo di mettersi in carreggiata ed è arrivata la tempesta: ho perso il lavoro. In casa quindi sono mancati una buona parte del mio stipendio (il resto fra ammortizzatori sociali e qualche lavoretto volante, entrava) e soprattutto la sicurezza di quell’entrata mensile. È stato questo a fare i danni maggiori. Perché se hai un mutuo e una spesa media mensile di (per dire) 1000 euro, un conto è sapere che comunque 1000 euro o almeno 800 di sicuro entrano, un conto è non avere la minima idea di cosa avverrà fra un mese o due. Ti mancano completamente i parametri di riferimento, e allora devi tagliare tutto il tagliabile, non puoi dire “mi entrano dieci di meno, taglio dieci”, devi tagliare più possibile e basta, non hai alternative perché non sai quanto ti entrerà. E questo può mettere in seria crisi una famiglia. Data la natura estremamente altalenante del lavoro di mia moglie, e la pochezza del mio introito medio mensile, economicamente è un po’ come se fossimo rimasti una famiglia monoreddito (anche se nessuno dei due ha la giornata completamente libera). È vero che in definitiva ho un po’ di tempo in più per stare con mio figlio, ma la situazione mi pesa eccome. Famiglia monoreddito? Ok, ma deve essere una scelta, non una costrizione.
    Alberto di recente ha scritto Becoming Minimalist: newsletter n. 7

    1. Ovviamente il post voleva essere solo uno spunto di riflessione. Possiamo capirti/capirvi benissimo perché, come scrivevo, anche noi non possiamo contare su un’entrata fissa; e anche se le cose non vanno male (ma non vanno male anche perché in tempi non sospetti abbiamo ripensato pesantemente le nostre spese e oggi, a parte il mutuo, non abbiamo *nessun* debito: questo fa una differenza enorme, anche psicologicamente), dobbiamo sempre stare un po’ sul chi vive.

  3. Grazie di averlo tradotto, l’ho letto anche in originale ma tante riflessioni sono sfuggite per il fatto di concentrarmi sulle parole più che sul significato.

    Io ci sto provando. Da un anno e mezzo circa sto facendo pesanti tagli alle spese e adesso che ho perso il lavoro (però non ho avuto la “fortuna” delle mogli di Matteo e Alberto, io ho dovuto lavorare fino a 8 mesi del bambino, con 20 giorni di congedo, fichissimo vero?) ebbene adesso mi prenderò 3 mesi per vedere se son capace di fare la brava. E non spendere.
    E chissà che anche mio marito, che in pratica tra lavoro e bambino è rimasto un po’ in disparte, non possa apprezzare il valore del mio essere semplicemente a casa e se la senta di fare il reddito-mono.
    Perchè non credo che sia un caso che i primi due commenti siano proprio di uomini, di padri. Essere una famiglia monoreddito significa che ti deve andare bene il lavoro, per forza.

    1. Giusta osservazione… sarebbe interessante trovare una famiglia monoreddito in cui a rimanere a casa è il papà. No eh? 🙂

  4. Anche noi (coppia con una figlia) monoreddito ma non per scelta. Io non lavoro dal marzo 2011, ma mi ritengo comunque fortunata perché fra maternità, cassa integrazione e, fra pochissimo, mobilità qualcosa ho portato a casa, a differenza di altre mamme con contratti peggiori che rimangono a spasso da un giorno all’altro. Mi piacerebbe continuare a stare a casa con la mia bimba, ma presto dovrò cercare un altro lavoro perché fra mutuo della casa (25 anni totali, 20 rimanenti… Argh) e debiti per le macchine (ancora per un anno e mezzo…) un solo stipendio (e magro tra l’altro) non basta proprio. Ormai è già stato tagliato tutto il sacrificabile e per fortuna abbiamo come rete di sicurezza i genitori, altrimenti ci sarebbe di che non dormire la notte…
    Valentina di recente ha scritto Martian co-sleeping

    1. Lungi dal voler fare i conti in tasca a chichessia ma davvero non capisco le famiglie ma anche i singoli individui che, con mutuo da pagare (agli inizi per giunta), si imbarca in altri finanziamenti per beni che possono essere tranquillamente acquistati usati a poco prezzo (leggasi l’auto). E’ chiaro che non tenendo conto di avere due debiti pesanti sulle spalle alla prima difficoltà ci si ritrova nei casini fino al collo. Il mio consiglio è di non pensare all’auto (come bene da acquistare nuovo, con tutte le spese che essa comporta) fino a quando il mutuo non sarà estinto o quanto meno ridotto di molto (su 30 anni almeno averne pagati 25).

  5. Noi siamo in 5, a periodi siamo stati monoreddito anche per anni. Ora io lavoro come educatrice comunale (1800 compresi assegni 12 mensilità precaria), mio marito lavora a giornata in nero come operaio massimo cinque ire e nn tutti i giorni e frequenta l ultimo anno delle serali. Abbiamo scelto di avere solo un’auto e piccola (a rate ma più che usata di cinque anni quando l’abbiamo presa). Uniche vacanze tre giorni alle terme in appartamento 2/3 volte all’anno. Per i bambini quasi solo vestiti passati ( il grande non me li passano purtroppo!). Casa, 67 mq in affitto ater per fortuna, che si scaldano subito. L uscita extra più pesante è judo che i tre pargoli praticano a livello agonistico e stage e gare all’estero sono tutti da pagare (3000 euro all’anno in tutto) ma lo considero un investimento in salute, edicazione, crescita e svago. Siamo vegetariani in casa, mangiamo tanto tanto ( siamo spirtivo tutti e cinque) e al 50% biologico, autoproduco pane yogurt, dado, salsa e poco altro, fuori usciamo solo in coppia ma non più di una volta ogni due tre mesi.non fumiamo.
    Qui un mese tipico

    Benzina 250
    Banca 650 (affitto rata auto telepas telefono palestre)
    Spesa 700
     bar , serate 100
    Elettricità e gas 100
    Extra 300 (  tagliandi , abiti, spese mediche, feste di compleanno)
    Judo 200

    Temo moltissimo di diventare monoreddito completamente, ma so che puó succedere. Mio marito prossimo anno vorrebbe iscriversi ad infermieristica e sarebbe la soluzione migliore che per tre anni non lavorasse. E io ho pure un ottima paga e affitto basso quindi non dovrei temere tanto un ‘ evenienza simile, quando ci sono famiglia che affrontano difficoltà molto più grandi di me per arrivare a fine fine mese.
    L di recente ha scritto Disegnare con i bambini con le matite acquarellabili

  6. Come al solito i tuoi post sono molto interessanti.
    Nel caso di oggi io passo, perchè l’idea di stare a casa proprio non la sopporterei. Lo so che suona male e mi sento in colpa per provare ciò che provo, ma io sarei infelice ad occuparmi per tutto il giorno di mio figlio e della casa. E tengo anche molto alla mia indipendenza economica. Non ne faccio un discorso di reddito perchè guadagno poco e molto meno di mio marito e quindi il risparmio che avrei a stare a casa coprirebbe quasi tutto il mio stipendio. Ma non mi sentirei realizzata!
    Tra le spese che incidono molto vedo che non hai messo quelle mediche, io le aggiungerei, ma forse è perchè ho appena elargito 900 € al dentista :-(. In ogni caso, pur stando bene (e spero che sia sempre così), quando faccio il 730 vedo che le spese mediche non sono così ridotte.

    1. Fermi tutti! Chi lo dice che suona male e soprattutto che ti devi sentire in colpa? Scherziamo? E soprattutto, chi lo dice che famiglia monoreddito = donna che resta a casa? Certi “miti” bisogna sfatarli, altrimenti non andremo mai da nessuna parte. E soprattutto: il fatto di tenere alla tua indipendenza economica è un plus, non il contrario, depone a favore del fatto che sei una donna intelligente e previdente.

      1. Però anche se non c’è scritto famiglia monoreddito = donna che resta a casa, bisogna essere onesti e ammettere che se la famiglia monoreddito è una scelta (e non è dovuta a licenziamenti o malattie o altre sfighe varie) allora nel 99,9999999% è la donna che rimane a casa. Ma il mio essere simpatizzante femminista mi fa sperare che interveniate numerosi a dire che non è vero e che siamo almeno al 75% (ammesso che ci siano da qualche parte statistiche al riguardo).

  7. Mi è piaciuto molto questo post, in linea con i nostri valori familiari. Quel che voglio aggiungere è che vivere monoreddito è proprio una filosofia di vita, a prescindere se si sia veramente monoreddito o no. Noi per esempio, abbiamo come obbiettivo quello di comportarci come se lo fossimo (io lavoro part-time, ma ancora in parte in congedo parentale). E’ una scelta di vita, quella di vivere il più semplicemente possibile, al di là delle questioni economiche. Ogni famiglia (e il suo conto in banca) è a sè, ma questi valori e questa vita all’insegna della semplicità possono e devono essere condivisi con chi crede che non sia possibile. Grazie del post!
    Ludovica (http://www.vitadimamma.it) di recente ha scritto Meno carne…sulla nostra tavola!

  8. ciao, giungo sul tu blog cercando consigli per risparmiare. Il mio compagno è un lavoratore autonomo che è rimasto schiacciato dalla crisi e proprio in questi giorni ha toccato il fondo (ha dato fondo ai suoi risparmi e non ci sono per lui prospettive di guadagno concrete entro breve termine) perciò rimane il mio magro stipendio che peraltro già da circa un anno è quasi l’unica entrata. Abbiamo in realtà già stretto tanto la cinghia e ridotto di molto le spese (mai a cena o pranzo fuori, cinema una volta la settimana ma in seconda visione, no spese per abbigliamento o solo abiti usati etc.)però vedere che non riesco più a mettere niente da parte mi mette ansia: ho dei piccoli risparmi da parte ma temo che dovrò intaccarli. La fortuna è che non abbiamo debiti, però viviamo in affitto è la casa di proprietà è un sogno lontanto e ora che l’unica macchina che abbiamo mostra i segni del temo non sono in grado di prevedere se potremo mai permettecene un’altra. Insomma, da un lato vedo che finora ce l’abbiamo fatta, dall’altro il timore di non riuscire a facela più è sempre presente.

  9. Anche qui famiglia monoreddito, anche qui sono io, la mamma ad essere a casa e non so nemmeno dire se per scelta o per obbligo, nel 2009 vengo licenziata su 2 piedi ( ciao, domani scade il contratto e noi dobbiamo ridurre le spese…ah ok,ciao eh), decido di restare a casa, occuparmi della ristrutturazione della casa che finalmente compriamo dopo 6 anni insieme, in campagna, via dalla città eureka, a maggio facciamo il salto, ok vogliamo un figlio, ma? abbiamo solo un reddito!! pace, si fa! devo dire che l’aver “scoperto” il movimento della decrescita è stato un coronamento ma è anche un modo per tenermi dentro ad un certo schema, noi non facciamo troppa fatica lo ammetto ( il mio compagno guadagna bene, non abbiamo rate x le macchine, di fisso abbiamo il mutuo e mezza giornata al nido) anzi ci permettiamo anche alcune cose, ad esempio il nido, però non per necessità ma per svago della bimba, che si diverte come una matta, è un nido attento alla sostenibilità ambientale, con la natura come progetto didattico quest’anno e l’alimentazione l’anno scorso, certo io non faccio shopping folle ( e se finisco il un centro commerciale trovo che sia folle fare shopping, non mi piace nulla e se mi piace non mi serve), non usciamo molto spesso a cena fuori ( ma ci facciamo delle splendide cenette in casa), non siamo iscritti a palestre, non abbiamo debiti/rate e devo dire che anche autoproducendo ( sopratutto con l’orto e il forno, miei grandi alleati) la spesa maggiore resta l’alimentazione perché cerchiamo di mangiare sano. E’ difficile, è vero però io piano piano sto riuscendo a farlo anche diventare una cosa interessante, 6 mesi fa ho preso in mano la contabilità e sforavamo di 100/200 euro al mese, ora ne risparmiamo almeno 300, significa che ho tagliato 500 euro di spese che evidentemente ( se siamo ancora vivi) erano inutili. Ho tutte le intenzioni di continuare a tagliarle, sto anche contagiando il mio compagno e i prossimi passi saranno sigarette ( mie sigh) e Tv ( calcio suo). so che ci sono famiglie che non possono prenderla con il sorriso, però sono contenta che questa situazione mi abbia messo nella condizione di farmi certe domande sul mio stile di vita, sui nostri consumi non solo economici, in un certo senso questa situazione ci sta dando la possibilità di essere le persone che “volevamo diventare” ( cosa farai da grande??).

  10. Io lo trovo fattibile solo se chi lavora ha un bello stipendio, se no credo che alla lunga ci siano troppe rinunce che pesano e chissà l’ansia per le spese impreviste. Quello che però mi preoccupa di più, e per cui farei un part time ma mai abbandonerei il lavoro, è la possibilità di una separazione. Già è difficile trovare un lavoro da giovani, se una è rimasta a casa 5-10 anni e poi il matrimonio finisce e deve ritrovare un impiego mi sembra troppo alto il rischio di non riuscire più a reinserirsi.

  11. Ciao L ! Io ti ribloggo il mio Post dove mi facevo i conti in tasca per spiegare le mie scelte e le decisioni conseguenti . Magari è di spunto a qualcuno, ovvio non è la Bibbia ma a conti fatti io vivo tranquillamente con 800 euro al mese (di cui 260 di mutuo). In due basterebbero 1400. Si può fare ma bisogna aver ele idde chiare, molta motivazione e una preparazione pregressa. Secondo me.

    http://bonificiesogni.wordpress.com/2013/07/18/facciamomi-i-conti-in-tasca/
    Pattylafiacca di recente ha scritto Photo week 41

  12. Scovo questo articolo perchè da un anno e mezzo siamo una famiglia monoreddito. ho perso il lavoro e ho deciso di sposarmi proprio mentre ne cercavo un altro,facendo colloqui a meno di 15 giorni dopo le nozze ,non abbiamo fatto il viaggio di nozze,avevamo 25invitati compresi noi sposi,e cmq abbiamo avuto un matrimonio strepitoso,a noi interessava diventare una famiglia e non farci frenare dalla società che perchè hai 30 anni e sei sposata e con ovaie funzionanti allora sei una lavoratrice da non assumere.con i risparmi ci siamo potuti sposare, sistemare casa (ci restano 11 anni di mutuo)arredarla con mobili da esposizione di design e avere dei risparmi da partex sicurezza . le auto sono esenti da rate x fortuna e seminuove,abbiamo iniziato a fare un orto,tagliato le cene fuori,i giri inutili nei weekend che spendi più di benzina e autostrade,niente payTV,shopping limitato al necessario durante i saldi,spesa oculatissima privilegiando una alimentazione sana di frutta e verdura ho scoperto che si risparmia in soldi e in salute…non è facile….ero abituata ad uscire,godermi la vita con spese anche folli e invece traggo molta soddisfazione in questo risparmiare nella vita! mio marito fortunatamente ha un lavoro sicuro e uno stipendio medio buono. sto continuato a cercare lavoro x una questione di soddisfazione personale ma pensiamo di avere un figlio anche se il lavoro non arriva per me…non siamo ragazzini i 30 anni li ho superati da un po e mio marito ne ha 40….abbiamo comprato libri che parlano di ecologia della nascita e consiglio a tutti “bebè a costo zero”….nonostante tutto mi chiedo se sarà abbastanza per dare una vita dignitosa ad un figlio,la scelta di risparmiare è nostra non del bambino che vogliamo ….non sarà forse un atto estremamente egoistico farlo vivere nei sacrifici dei suoi genitori?non si sentirà un giorno inferiore di fronte a coetanei che hanno di più di lui e più possibilità economiche e agevolazioni nella società?….questo il nostro grande dilemma…vivere monoreddito è spesso un lusso che si puo fare quando due persone decidono insieme che possono farlo o perchè uno dei due guadagna molto bene o perchè con uno stipendio medio si conduce una vita “diversa”….ma un figlio non può scegliere….Complimenti ancora per il tuo articolo ! Saby

    1. Posso capire le tue preoccupazioni ma per quel che vale (detto da una che non vuole figli) non le condivido. Penso che per il vostro bambino o bambina conteranno la serenità e l’amore che potrete dargli, più che tutto il resto; e se questa scelta di frugalità fa stare voi genitori, questo non potrà che ripercuotersi positivamente su di lui o lei.

      1. Come ripeto sono neofita in questa ” nuova vita ” e sono felice di aver trovato in rete questo e altre risposte ad uno stile diverso, eco sostenibile o semplicemente un economia del saper vivere, sono felice xè purtroppo i vecchi retaggi culturali, dovuti spesso a paure ed insicurezza, sono difficili da sradicare ma non per questo impossibili ! Il cambio di rotta nella mia vita non è stato facile, anche io figli non ne ho mai voluto, ma abbandonarmi all essere piuttosto che al possedere sta portando grandi vantaggi e non parlo solo dal punto di vista del risparmio ma da un punto di vista etico . Grazie x la tua risposta , ho ancora molto da imparare e tutto ciò mi entusiasma!

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