Un karma pesante

Il karma pesante è quello di Patrizia, che da qui fa la cronaca del suo tentativo di preparazione del fatidico (famigerato?) piano B. Perché pesante? Perché Patrizia lavora in banca. Voi direte “embè? Fortunata!”. A me incuriosisce il punto di vista di una persona che (probabilmente) noi tutti percepiamo come “dall’altra parte della barricata”, e così le ho chiesto di scrivere qualcosa per minimo. Il risultato lo potete leggere qui sotto. A lei un grazie; e a noi l’occasione di fare qualche riflessione.

Ho “un karma pesante”, come cita il titolo di un libro di Daria Bignardi.

Non troppo, fortunatamente, nel senso che la pesantezza vera è altra roba, ma lavorativamente parlando e quindi per almeno un terzo della mia giornata, pago il fìo di una vita passata in cui probabilmente non ero esattamente uno stinco di santo.

Lavoro in banca: l’economia in genere, gli istituti di credito e simili sono quanto di più lontano dalla mia indole ci possa essere. Non è solo una questione di gusti, è anche un fatto di valori, di principi in cui credo, di etica.

E per cortesia, lasciamo solo un attimo da parte il dicosatilamentitucheunlavorocelhailagentecimetterebbelafirmaperunlavoroinbanca.

Senza voler essere anticonformisti a tutti i costi e sputare sul piatto dove mangio, la mia politica sul lavoro è quella di fare di necessità virtù e applicarmi quanto mai nel tentativo di imparare lezioni di vita e tutto quello che mi può tornare utile come bagaglio esperienziale e cognitivo.

Di qui, riprendo in maniera un po’ più esplicita un commento che avevo lasciato nei giorni scorsi sul simpaticissimo e interessantissimo e issimo blog di minimo in merito ad un suo post dove in parole povere, si chiedeva se sia sempre auspicabile guadagnare di più e quindi lavorare più del necessario e quanto ormai questo assioma sia dato per scontato e non più nemmeno valutabile in termini di eventuale  prezzo da pagare.

Ebbene sì, dal basso del mio sportello bancario posso senza dubbio confermare che non importa quanto denaro tu abbia, non importa quanto il guadagnare di più ti possa  costare in termini di relazioni, tempo, salute,vita; l’importante è guadagnare sempre di più. Costi quel che costi. Con poche, sparute eccezioni, ovviamente.

Certo, in situazioni dove la sopravvivenza e la dignità devono essere salvaguardate nessuno avrà niente da obiettare ma in dinamiche dove ad esempio hai una casa interamente pagata, un’altra vuota,  non hai figli e hai sul conto corrente 250mila euro direi che se il lavoro (da dipendente)  ti rende frustrato e nevrotico puoi anche pensare di scalare un po’ la marcia o crearti un’alternativa, no?!

E lo sapevate che una grande percentuale di persone benestanti o addirittura ricche fa ricorso quotidianamente o perlomeno abitudinariamente ad ansiolitici e antidepressivi o, in alternativa che fa più trendy, alla cocaina? E non di certo per andare ai rave party ma per lavorare!

Oppure vi potrei raccontare l’episodio in cui un signore ultra ottantenne lamentava di non dormire più la notte e di dover assumere farmaci anti ipertensivi perché uno dei vari investimenti di 800.000 euro dico ottocentomilaeuro  aveva un interesse dello 0,25% in meno di quanto riteneva d’aver firmato a suo tempo. Chè, io dico, possibile che non ti rendi proprio conto che esistono delle leggi della Natura?

Oppure di quella volta che sono stata io stessa me medesima ebbene sì un po’ me ne vergogno artefice di un finanziamento per l’acquisto di uno smartphone di ultima generazione della bellezza di 24 rate mensili di euro 37,50

E non vi racconterò, per pudore, del finanziamento finalizzato all’acquisto di un bel paio di tette nuove di zecca su ragazza con stipendio di 800 euro mensili. E non era una velina .

E infine come non raccontare di quel ragazzo molto wow wow wow con Suv bianco come dio comanda, week end a Ibiza per tutta l’estate, IPhone eccetera eccetera che al nostro richiamo telefonico di venire a versare almeno qualcosa sul suo conto corrente perennemente  in rosso è arrivato, ha parcheggiato il macchinone, ha prelevato al Bancomat esterno con la carta di credito (l’addebito si vede poi a inizio del mese successivo) ed è entrato a versare quegli stessi soldi!

Insomma, crisi sì, ma anche una marea di cavolate spacciate per necessità impellenti e irrinunciabili. E di conseguenza ovvio che i soldi non sono mai abbastanza ed è meglio guadagnare sempre di più a prescindere dal dove si spendono, mentre sarebbe già più dignitoso averceli almeno, questi denari.

E non importa che non ci si fermi mai a pensare cosa veramente vogliamo e quanto questo “essere dentro ad un’idea di modernità, di figo, di trendy, di giusto” possa richiedere in termini anche di non crescita interiore, spirituale, che parolaccia!, di aridità di sentimenti, di non evoluzione, standardizzazione.  Cioè alla fine dei conti, di benessere della persona.

È così troppo faticoso questo viaggio interiore che alla fine ci si riduce ad alzarsi ogni mattina e non farsi domande ma semplicemente andare avanti. Forse per tutta la vita, forse fino a un’illuminazione un giorno come un altro.

E intanto perdiamo la risorsa più preziosa che davvero non torna e non è comprabile: il tempo. Il tempo di essere noi stessi e di vivere la nostra vita, non quella che ci hanno proposto e che accettiamo così passivamente. Una vita in cui ci si riconosca perché io sono certa che in letto di morte non ricorderemo i nostri jeans firmati o gli aperitivi nei luoghi cool ma ci passeranno davanti luoghi, persone, emozioni, quello che abbiamo dato, che in fondo, è l’unica cosa che rimane di noi.

E i soldi in tutto questo non c’entrano nemmeno un po’, e forse in fondo questo lo sappiamo.

minimo è anche su Facebook e su Twitter

29 thoughts on “Un karma pesante

      1. Vorrei anche aggiungere: sempre facendo scaramantici, ma non sappiamo quanto tempo ci resta, per vivere e per vivere bene. È il caso di goderselo il più possibile, no?

        1. Il giochino di prelevare e riversare lo ha fatto mio marito qualche volta quando lavorava in proprio e non riceveva i pagamenti, per cui per evitare di andare in rosso doveva fare cosi’… Lui pero’ non aveva il SUV e nemmeno lo smartphone!! 😛

    1. A volte, quando mi è proprio dura recarmi in ufficio e le gambre sembra vogliano camminare verso la biblioteca vicina mi faccio forza e penso che ho la fortuna di non dimenticare mai attraverso il lavoro che faccio, come la ricchezza, i soldi, il benessere siano cosa assolutamente soggettive. Nonostante la personalissima visione di ognuno sono in una situazione dove posso comunque trarre delle conclusioni personali ed evitare errori o false credenze.Insomma, cerco un equilibrio attraverso le ca**ate degli altri !!!
      pattylafiacca di recente ha scritto Minimo

  1. Molto bello questo post. Continuo a rileggerlo perché si adatta perfettamente al mio stato d’animo.
    Sto tentando di scalare la marcia, di capire quale possa essere il mio piano B.
    Ho iniziato prendendomi una settimana al mese di congedo parentale per portare a scuola mio figlio in bici, preparargli il pranzo quando rientra, studiare le cose che mi piacciono e non quelle che “devo”.
    Amici e conoscenti che mi guardano storto, “ma come, sta a casa dal lavoro e non deve andare in ferie. Rinuncia ad una settimana di stipendio per stare a casa a fare niente. Ma è matto!” (Senza punto di domanda).
    Se sapessero che, di quel mese a stipendio ridotto, non mi sono assolutamente mancate le cose a cui ho dovuto rinunciare a comprare, ma ricordo perfettamente le cose che ho fatto e le persone che ho visto. Ricordo perfettamente l’espressione di gioia sul viso di mio figlio settenne quando mi vedeva all’uscita della scuola che lo aspettavo con la bici per rientrare a casa.
    E non c’è TV full HD, macchina nuova, abbonamento a Sky, che possa darmi quella felicità.
    I soldi sono importanti, il lavoro è importante e nessuno lo mette in dubbio, ma una volta soddisfatti i bisogni, tutto il resto è tempo rubato.
    E sempre più spesso mi ritrovo ad ascoltare Lettera di Francesco Guccini:
    “Ma il tempo, il tempo chi me lo rende? Chi mi dà indietro quelle stagioni
    di vetro e sabbia, chi mi riprende la rabbia e il gesto, donne e canzoni,
    gli amici persi, i libri mangiati, la gioia piana degli appetiti,
    l’ arsura sana degli assetati, la fede cieca in poveri miti?
    Come vedi tutto è usuale, solo che il tempo stringe la borsa
    e c’è il sospetto che sia triviale l’ affanno e l’ansimo dopo una corsa,
    l’ansia volgare del giorno dopo, la fine triste della partita,
    il lento scorrere senza uno scopo di questa cosa… che chiami… vita…”
    Scusate la lunghezza…

    1. a) Adoro quella canzone, a dire il vero mi piace da morire un po’ tutto l’album.
      b) Questa cosa del congedo parentale è geniale, e tu sei un coraggioso. Perché sì, prendersi una settimana al mese per “fare altro” di questi tempi è coraggioso. E anche questo è indicativo…

    2. L’anno scorso ho preso il congedo parentale per “crescere” con un po’ di calma mia figlia di 1 anno. Sono stati i 4 mesi senza soldi più felici della mia vita (gli effetti economici ancora un po’ ce li trasciniamo)… Solo che ora di congedo ne è rimasto poco e invece il tuo metodo è davvero eccezionale, lo userò per il prossimo figlio! 🙂

    1. Ma allora ditelo che volete gasarmi a mille ! Troppo gentile Francesca e ancora grazie per l’ospitalità Elle. Ovviamente, sa va sans dire, sono a disposizione !
      pattylafiacca di recente ha scritto Minimo

  2. “I soldi sono importanti, il lavoro è importante e nessuno lo mette in dubbio, ma una volta soddisfatti i bisogni, tutto il resto è tempo rubato.”questo pensiero merita una riflessione profonda,secondo me, e il verbo rubare sottintende tutte le cose che vorremmo fare e non riusciamo a fare..grazie

  3. Grazie per questo post, mi hai fatto capire a che punto siamo ridotti… Sara’ che io sono una che in 12 anni non ha mai cercato una promozione ne’ un aumento per non avere maggiori responsabilita’ e non doversi fermare di piu’ in ufficio, ma… oh che vi devo dire, io NON LI CAPISCO proprio!!! E brava Patty che da un lavoro a cui non senti di appartenere riesci comunque a trarre qualcosa di positivo!

  4. Bel post davvero, scritto da un insider, poi è perfetto!
    Io è un anno e mezzo che praticamente non compro più niente. Adesso che sto traslocando ho anche buttato via un mare di roba. E ancora non mi manca niente, ho un sacco di vestiti da mettere, cose da usare. Meno cose, più tempo. 🙂
    Alekim di recente ha scritto Un anno dopo

  5. Viviamo in un mondo dove i valori sono andati a farsi benedire…. nella parrocchia del Dio denaro!
    Com’è brutto qualificare una persona in base al reddito… eppure si ragiona prevalentemente in base al denaro…guagagni onestamente 1000 euro al mese? sei uno sfigato, porti a casa dieci volte tanto magari non pagando le tasse? sei un dritto.
    Il dramma si compie quando chi guadagna 1000 euro vuole emulare chi ne porta a casa dieci volte tanto….. e per far questo hanno inventato master card.
    Comunque cara Patty non ti preoccupare verrà per tutti il giorno del giudizio… comunque il tuo l’hai già avuto: sei stata promossa!
    Maurizio di recente ha scritto L’AVVENTURIERO

  6. Questa bella discussione mi fa venire in mente due cose:
    Primo che, forse, al di là di tutto, c’è un problema generazionale. Ovvero dopo venti-trent’anni che si fa un certo lavoro (per quanto soddisfacente possa essere) nasce un impellente desiderio di piantarlà lì, di rinnovarsi, di fare qualcos’altro. A maggior ragione se il lavoro attuale per quanto ben retribuito è lontano dai nostri ideali o da come siamo diventati nel tempo. Si cambia anche, si cresce, le prospettive mutano nel tempo. Quello che era il top una volta ora può non esserlo più.
    Ed è una situazione che oggi in italia – secondo me – accomuna molti 40/50 enni. Da un lato c’è la prospettiva di non andare mai più in pensione, dall’altra un senso di logoramento. C’è chi ha fatto carriera magari (ma non è detto che sia più soddisfatto). Ma tutti gli altri? La media delle persone di questa generazione con la prospettiva di lavorare ancora per anni e anni?
    Secondo: mi riconosco molto nella testimonianza di Patrizia anche se non lavoro esattamente in quel settore ma comunque in una grande azienda dove si parla sempre di competitività, di produttività, ecc.
    Io sono stanca, vorrei occupare il mio tempo in mille modi diversi, ci sono problemi di compatibilità economica (non parlo di superfluo ma di pagare bollette, scuola bambini, ecc..). E poi sento tanta gente che afferma di essere stanca ma purtroppo o non fa o non ha possibilità di mettere in atto un piano B. E quindi? rimane tutto velleitario, vorrei ma non posso, e intanto passo le mie 8-10 ore giornalieri (che sono tante!) a macinare frustrazione. Non mi va, cerco di mettere un sorriso davanti a tutto e di cogliere il meglio che c’è. Sarebbe troppo ‘pesante’ e a volte già lo è, alzarsi ogni mattina per andare al lavoro.
    Se ci dev’essere un piano B, facciamo azioni concrete per metterlo in atto. Un augurio a Patrizia per il suo progetto!
    Margherita di recente ha scritto Il gioco delle scarpe

  7. Per quanto mi riguarda non credo che manchi molto al passo definitivo verso il lavoro “alternativo”, mia moglie lo ha già fatto con la nascita del nostro secondo figlio ed io sono stato “punito” con il mancato rinnovo a fine anno del contratto da consulente (leggi “finto dipendente”) perchè riuscivo ad effettuare il mio lavoro spesso anche da casa talmente bene che nessuno se n’era accorto, finchè qualche collega invidioso non lo ha fatto notare.
    Certo, potrei trovare un’altro posto come consulente, a Milano non mancano, ma il problema (o la fortuna, dipende dai punti di vista…) è che…. non ne ho voglia. Mi sono talmente abituato in questi ultimi mesi a lavorare senza l’assillo dell’orario e prendendomi qualche giorno di libertà totale per stare con i bimbi o fare altre attività, che l’idea di entrare in un’altra azienda che ovviamente sarà più attenta al rispetto degli orari che al lavoro che svolgo mi fa andare letteralmente in bestia.
    E’ una cosa che fino a qualche anno fa non concepivo, anche solo entrare un’ora più tardi in ufficio era fonte di litigi paurosi con mia moglie. Adesso, dopo aver messo il naso fuori dai doveri e aver visto che la vita è un’altra cosa e si svolge al di fuori dell’ufficio, è come se non potessi più farne a meno. Mi manca l’aria ogni volta che entro in quell’open space e anche se non so cosa ci sarà dopo non vedo l’ora che arrivi la fine dell’anno e la fine di quel contratto che avevo tanta paura di perdere.

    E quindi sono ormai giunto alla conclusione che l’alternativa sia una sola: costruirmela da solo questa alternativa.

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