Venezia

Quando: dal 31 luglio all’11 agosto 2012.

Come: in treno, sfruttando una notevole offerta Trenitalia che ci ha consentito di viaggiare con il Freccia Bianca da Milano a soli 18€ a testa A/R. Devo anche dire che non abbiamo avuto un solo problema, né all’andata né al ritorno, fatto salvo un lieve ritardo in arrivo a Pavia, causato peraltro da un passeggero che aveva tirato per sbaglio il freno di emergenza (!). Sul posto ci siamo mossi soprattutto a piedi e, negli ultimi giorni, abbiamo acquistato un abbonamento senza limiti di corse per le linee del vaporetto (72h * 35€). Considerato che la corsa ordinaria costa 4€, è sicuramente un affare; inoltre, in questo modo abbiamo preso un po’ di fresco, evitato di percorrere per un altro milione di volte il tratto casa-San Marco o casa-stazione (a seconda di quale fosse la nostra destinazione, e quindi il ponte da attraversare) e visitato Murano e il Lido. Entrambi totalmente dimenticabili, se volete la mia opinione (ma ce lo avevano detto).

Perché: perché qualche tempo fa su Homelink è spuntata una richiesta di catsitting e noi ci siamo detti “perché no?”. Sapevamo che non sarebbe stato l’ideale in termini di clima, ma ci piace visitare le mete turistiche classiche in periodi e modalità alternativi, e in questo caso avremmo avuto a disposizione un bell’appartamento in pieno centro (a pochissima distanza dalla fermata del vaporetto San Stae, per chi fosse pratico), e per quasi due settimane. L’appartamento si è rivelato perfetto, la gatta affettuosa, e la padrona di casa simpatica: cosa chiedere di più? 🙂

Cose notabili, in rigoroso ordine sparso:

Il fatto che a Venezia a ogni angolo ci siano un Tintoretto o un Tiziano. Questi due lavoravano veramente a cottimo, diciamocelo

Il Museum Pass, 20€ per entrare in tutti i musei civici di Venezia. Noi abbiamo trovato molto ma molto bello il Museo di Storia Naturale, interessante Ca’ Rezzonico (vedere sopra per quanto riguarda Tintoretto; in particolare veramente strabilianti le incisioni esposte), mentre siamo rimasti un po’ perplessi da Ca’ Pesaro (la Galleria di Arte Moderna è decisamente poco fruibile; e il Museo di Arte Orientale, ricchissimo, risulta molto penalizzato dall’allestimento e dalla mancanza di aria condizionata), dal museo Correr, dove per quanto mi riguarda le uniche cose degne di nota sono le sculture del Canova, e soprattutto dal Museo del vetro a Murano: la collezione sembra francamente molto povera, rispetto a quello che ci si aspetterebbe, e il fatto che per visitare una vetreria artistica e vedere fisicamente come funziona il processo occorra partecipare a una visita guidata, ovviamente a pagamento, ci ha lasciato un po’ basiti. Molto bella invece, ma era scontato, la visita al Palazzo Ducale.
Altri musei e mostre che abbiamo visitato: la mostra “Le macchine di Leonardo” in San Barnaba e il Museo storico navale della Marina Militare (la collezione è vasta e interessante, il biglietto costa una ridicolaggine, ma forse varrebbe la pena ripensare l’allestimento)

Il Bacareto da Lele: il nostro primo incontro con un bacaro è un’esperienza di quelle che non si dimenticano. Panini, anche fatti al momento, bicchierino di bianco oppure acqua o bibite, per chi non beve come me, a prezzi ridicoli: con 7€ mangiamo e beviamo in due. E poi, lo spettacolo costituito dai veneziani che stazionano intorno al locale, che è minuscolo, non ha prezzo, cosí come la seguente perla di saggezza, pronunciata da uno dei suddetti con tono ieratico: “Prima regoa nea vita: farsi i caxi propri” (!!!).
Peccato che il locale chiuda per ferie poco dopo la nostra visita, sennò sarebbe diventato una tappa fissa… com’è stato per la Birreria Forst: si mangiano, gomito a gomito con i gondolieri, quelli che per qualcuno sono i migliori tramezzini della città (pane nero, senape, insalata, carne di manzo: provatelo, se capita, e sappiatemi dire), e con nemmeno 15€ si pranza in due “in una delle vie più care di Venezia” (a detta di un simpatico signore con il quale abbiamo diviso un tavolo e fatto due chiacchiere; e, in effetti, siamo proprio dietro San Marco). Altro posto che ci era stato consigliato da tutti, e a ragione: La Zucca (qui le rece su TA), proprio a due passi da casa. Tutta un’altra parrocchia, ristorante “serio” con piatti da leccarsi le dita e prezzi non popolari, ma per una sera abbiamo voluto trattarci bene e ne è valsa la pena.
In generale, abbiamo come sempre sfruttato il fatto di avere a disposizione una cucina (e una Coop a poca distanza), e cercato di mangiare in casa il più spesso possibile, per motivi economici e di alimentazione: mangiando fuori, la tentazione della pizza, del tramezzino o del panino era sempre troppo alta. Questo non toglie che, affidandoci a TA e a consigli vari, siamo riusciti anche a mangiare fuori, soprattutto a pranzo, senza prendere fregature e spendendo decisamente poco. Che, soprattutto a Venezia, è un bel risultato. Insomma, le informazioni per evitare le trappole per turisti ormai sono a disposizione di tutti, basta solo aver voglia di consultarle: andare a caso può essere romantico e caratteristico (!), ma io preferisco affidarmi a TripAdvisor ed evitare brutte sorprese!

La scena pietosa della vecchia alla cassa del supermercato che passa davanti a tutti perché “no me sento, no me sento, chi è gentile e me fa pasare“, salvo poi recuperare la perfetta salute appena oltre le casse e scomparire, probabilmente in un anello di fumo rancido, subito dopo aver pagato…

La famiglia Melablu, di stanza al Lido, che ci ha omaggiato della sua compagnia per un paio di giorni. Grazie! 🙂

La Basilica di San Marco: la visitiamo un pomeriggio verso le 16, adocchiando la fila incomprensibilmente corta per entrare. Bellissimi, ovviamente, i mosaici e i pavimenti (questi ultimi in gran parte coperti da tappeti, presumo per evitare che i passi di milioni di turisti li usurino: ma se non si possono vedere, a che serve preservarli? Mettere delle passerelle trasparenti no?), però viene un po’ da ridere, per non dire altro, leggendo che “questo è un luogo sacro e per preservare il silenzio nessuno può dare spiegazioni all’interno della basilica”: non sarà invece per preservare il lavoro delle guide turistiche autorizzate (giustissimo, eh, però non tiriamo in ballo il luogo sacro)? E dov’è la santità del luogo quando si tratta di far pagare due euro per vedere la pala d’oro, e non so quanti altri per il tesoro e per salire sulla loggia? Per non parlare poi della bancarella di orrenda chincaglieria all’interno della basilica, appena prima dell’uscita…
Tutto sommato, il colpo d’occhio da fuori resta inarrivabile, in particolare quando si ha la possibilità di ammirarlo in vari momenti della giornata com’è successo a noi: alla luce della luna, quando tutto sembra una cartolina; il pomeriggio sotto il sole a picco, con una marea brulicante di turisti intorno; e soprattutto la mattina alle otto, sbucando di corsa da una delle calli per condividere la piazza giusto con qualche turista stroncato dal fuso, e una coppia di sposi con fotografo.
Sí, avete capito bene: siamo andati a correre, la mattina presto, a stomaco vuoto, ad agosto e a Venezia. Perchè a Venezia ci sono i ponti, e noi siamo abilissimi a massimizzare il numero di ponti sul nostro percorso, a includerci naturalmente la madre anzi il padre di tutti i ponti, quello di Rialto. All’andata E al ritorno, Scherzi a parte, la fatica è stata tanta, ma ne è valsa la pena.
Quella mattina, per l’occasione di fare il giro della piazza e poi di arrivare fino a Via Garibaldi e mettere la testa sotto una fontanella.
Una sera verso le 18, prendendo il coraggio a 2 4 6 8 mani. Caldo umido da collasso, turisti ovunque nella calli (ma va’), e gran florilegio di occhiate di commiserazione mista a compassione mista ad ammirazione, ma quando mi ricapiterà di correre sopra tre ponti di Venezia, e perdipiù al tramonto?
Conquisto la cima di Rialto vedendo la Madonna con la musica di Rocky in sottofondo (il tempismo dello shuffle dell’iPod), poi torno a casa sentendomi non bene, ma da dio, e rimpiangendo soltanto le occasioni perse durante tutti i viaggi fatti prima di cominciare a correre…
E infine la terza sera, da Piazza San Marco, dove arriviamo in vaporetto, fino a Punta della Dogana e ritorno. Sì, fa caldo, e sì, al ritorno il percorso da San Marco a casa è un incubo di folla tra cui sgomitare, ma il panorama sul lungomare è da levare il fiato. Cioè, il fiato non ce l’avevo più da quel po’, ma insomma… avete capito 😉

E poi naturalmente le calli, i campi, la luce, le gondole, i panorami, i vicini che si parlano da una finestra all’altra, i gatti che passeggiano indisturbati senza pericolo di macchine che li investano, i rumori, che sono tutti diversi rispetto a quelli di una città normale, le meringhe giganti, il Ghetto…

Homelink ha colpito ancora: e chissà dove ci porterà la prossima volta.

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9 thoughts on “Venezia

  1. Sono rientrata da poco dal nostro viaggione, e come benvenuto trovo questo bel post! Venezia e’ la mia citta’ e la tua descrizione mi ha fatto venire una nostalgia… Io la amo visceralmente come solo un veneziano puo’ fare (credo) e leggere parole come le tue, specie l’ultimo paragrafo, mi fa venire le farfalle nello stomaco! Davvero!
    Unico appunto: siete andati al Lido e a Murano e vi siete persi Burano, la piu’ meritevole delle tre??? Per non parlare della sconosciuta Pellestrina, paese di nascita dei miei dove ho passato le mie estati da 0 a 18 anni, abitato da pescatori, contadini e marinai dell’Actv :P, un posto di campagna in mezzo tra mare e laguna, il mio personale piccolo paradiso (anche se a 18 anni non lo sopportavo piu’, e forse a viverci d’inverno non so se mi piacerebbe troppo)…
    Bentornati!

    1. Re: Burano, sono allergica ai pizzi e dopo 10 giorni immersa nella turisticità totale globale e diffusa, non ce l’ho fatta. Non si può sempre indovinarla…

      1. A Burano mica ci si va per i merletti 🙂 Sono i colori delle case che mi fanno impazzire. Vediti qualche foto in giro 🙂
        E condivido Yliharma, Venezia d’inverno e’ mille volte piu’ bella. Pero’ anche d’estate, la sera e la mattina presto come l’hai vista tu, e’ meravigliosa… ma io sono di parte 😛

  2. Io sono una ex odiatrice di Venezia…l’avevo visitata in un paio di occasioni in primavera/estate e l’avevo trovata troppo caotica, troppi turisti, troppo grigiore, troppa puzza di marcio…insomma non mi piaceva per niente!
    Poi ho letto Fondamenta degli incurabili di J. Brodskij e lui la descrive d’inverno che sembra un posto magico…mi ha dato da pensare: ci sono tornata a gennaio in un periodo morto in cui gli hotel sono quasi tutti chiusi, dopo la Befana e prima del Carnevale. Una rivelazione. Città stupenda, nebbiolina leggera, freddo pungente, odore di mare, pochissima gente, atmosfera ovattata, colori rosati…un sogno.
    E per la prossima volta per spendere poco anche a pranzo ti consiglio un altro posto tipico https://www.facebook.com/pages/Bar-Al-Carcan/123644097707175 il proprietario è veneziano doc, clientela locale e studenti universitari, ottime birre e bruschette/panini vari 🙂
    yliharma di recente ha scritto Essere, non fare

  3. Bravi che siete andati a Venezia! Io ci devo andare l’anno prossimo per la trilogia mozartiana e mi avete dato ottimi indirizzi per non spendere un patrimonio, visto che già la Fenice mi farà stramazzare al suolo come costo. Ora devo solo trovare un B&B o simili dove stare ad un prezzo umano. Per ora ho trovato una casa religiosa che mi fa un buon prezzo, ma diciamo che non è proprio la mia preferenza.
    Ciao

  4. Melablu ringrazia a sua volta gli ospiti splendidi che non solo hanno sopportato il chiacchierino e il distruttore ma anche i loro genitori. E inoltre hanno dato l’avvio all’idea di venire al Lido, vacanza apprezzatissima!!!

  5. Pingback: NYC (II) | minimo.

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