Pasta, vino e un melone (aka la mia prima competitiva)

Metto le mani avanti: sono arrivata penultima. Non così per dire: sono proprio arrivata penultima. Dopo di me il diluvio, cioè no: dopo di me un’altra tizia, e il mai abbastanza temuto “carro scopa”, ovvero la macchina (in questo caso, ina) che chiude tutte le corse, e si occupa di raccogliere chi non ce la fa più, o si è fatto male.

Beninteso, lo sapevo che sarebbe finita così. Chiunque frequenti il circuito delle gare cosiddette amatoriali, sa che spesso di amatoriale hanno poco o niente; i partecipanti sono una schiera di agguerritissimi che, per un secondo in meno e una posizione in più, sterminerebbero la famiglia, figuriamoci gli sconosciuti che si trovano di fianco prima, durante o dopo la corsa. L’impressione è che, dalle nostre parti, gli agguerriti in questione lo siano particolarmente, e la corsa in generale particolarmente sentita: a giugno/luglio in Piemonte ma anche nella sola provincia di Alessandria, volendo si potrebbe partecipare a una corsa al giorno, e a giudicare dai numeri c’è chi lo fa…

Ma torniamo a noi: a fine maggio avevamo partecipato ai Gelsi di Villa Rosa (io, vagamente intimorita, alla non competitiva da 6 km circa; Marco alla competitiva, da 9), corsa FIDAL molto sentita a Valenza e organizzata impeccabilmente. Il percorso non è dei più facili, anzi (ve l’ho detto che stiamo in collina…), e nessuno dei due aveva pretese di classifica; ma ci siamo divertiti, è stata una bella festa su un bel percorso in mezzo al verde. Due giorni dopo, il team Brapido si è ricostituito (con alcune gradite aggiunte) per la Energizer Night Run, percorso di 5k all’interno del Parco Sempione, con un serpentone di 4000 persone e altrettante lucine frontali a incrociarsi nel buio.

Ora, a me gare e garette mettono sempre un po’ in soggezione. Anche se le facciamo senza pretese, per fare qualcosa di diverso e magari per avere l’occasione di incontrare degli amici; anche se so che ad aspettarmi c’è un bel percorso piatto, lungo qualche km, io che mi sono messa a correre 10k e più in saliscendi senza troppi problemi (diciamo senza rendere troppo l’anima, ecco). Mi piace correre e ognuna di queste manifestazioni è sempre una festa, con atmosfere, pacchi gara e personaggi variamente folkloristici (a volte PARECCHIO); al ritorno sono sempre contenta di essere andata, ma per decidere di partecipare, lo ammetto, devo farmi un minimo di violenza. Un po’ di ansia c’è sempre; e in questo caso, l’ansia era ancora maggiore, perché sapevo che le probabilità di arrivare tra gli ultimi, se non ultima proprio, erano elevate: voi direte “chissenefrega”, che l’importante è divertirsi, e magari migliorarsi, e io non posso che darvi ragione. Ma quando ci si trova lì in mezzo, tra cinquantenni maschi con la forma fisica di Thor, e cinquantenni femmine con la forma fisica del traslocatore, che però SAI che ti seppelliranno dopo un 1km… beh, potendo scegliere uno vorrebbe sempre vincere, no? O almeno non venire completamente umiliato. Quindi, insomma, erano passati un paio di mesi dall’ultima garetta, e abbiamo deciso di partecipare alla StraSale. Se fosse competitiva e quanto lunga, non era dato saperlo (!), la faccenda era un po’ carbonara: era già tanto avere un’idea vaga dell’ora della partenza e del luogo di ritrovo. Arriviamo con una mezz’ora abbondante di anticipo, e ci consegnano subito il pacco-gara: melone, bottiglia di vino e pacco di pasta (cosa dicevo, del folklore?). Siamo in 170, secondo lo speaker, e quando danno il via in 163 partono a razzo e in coda rimaniamo io, traslocatrice con marito, tizio che arriva di corsa completamente vestito di indumenti a compressione ma anche con cane al guinzaglio che lo trascina a zig-zag, tizia più o meno della mia età con zainetto (!), coppia di ragazzine quindicenni. La traslocatrice molla dopo nemmeno un 1k, la supero, dopo un po’ mi risupererà e arriverà prima di me (strano eh?). Tizio-col-cane è là davanti. Zainetto non pervenuta, dopo un po’ mi rendo conto di non vederla più. Sono comunque sola, con un vigile che mi supera e poi si ferma e poi torna indietro e poi mi risupera: seguo la prima regola e NON MI VOLTO, consapevole che dietro di me potrebbe pure non esserci nessuno, e questo non farebbe bene al morale. Intanto siamo arrivati su una strada asfaltata in mezzo ai campi che costeggia il cimitero: molto appropriatamente, aggiungerei, dato che comincia a mancarmi il fiato pesantemente il fiato e inizio ad avere visioni interessanti di marmotte che mi superano offrendomi cioccolata.
Mi rendo conto di aver impostato Runmeter per non darmi nessuna indicazione, e quindi non so a quanto sto andando: do un’occhiata e capisco perché mi sento mancare il fiato. Sto correndo a un ritmo per me impensabile, poco più di 5.30/km! E non sono l’ultima: vengo superata da una ragazzina che sprinta un paio di volte, ma poi si ferma e getta la spugna, e da un agguerrito con tanto di divisa sociale, che anche lui accelera e rallenta continuamente. Io cerco di tenere un’andatura più regolare possibile, ma sono arrivata al limite, e non aiuta il fatto che i volontari della Protezione Civile disposti lungo il percorso, per indicare la direzione, non siano sempre prontissimi, facendomi sprecare metri preziosi che nelle mie condizioni valgono km. Tiro come posso fino ai 5, so che il PB è nettamente a portata anche se ho rallentato: ci stiamo avvicinando al traguardo, tra le stradine del paese, incrocio sempre più runner che sono arrivati da tempo e si stanno già cambiando, e anche questo mi demoralizza un po’.

Marco mi viene incontro ma ormai ho esaurito tutto, taglio il traguardo cercando di non staccare la testa a morsi al povero speaker che mi applaude (!). Inizio a realizzare che, pur arrivando penultima, ho corso velocissima. Piano piano montano le endorfine, inizio a sentirmi bene come sempre dopo una corsa, a essere euforica per un traguardo che è minuscolo, mediocre, ma per me favoloso: a casa, più tardi, scoprirò di aver corso per la prima volta i 5k sotto i 30′. La corsa è fatta anche di questo, di tutte le prime volte: per i miei primi 5k, in novembre, c’erano voluti quasi 37 minuti, ero arrivata stravolta, strafelice, ma anche profondamente convinta che farcela in meno tempo per me fosse impossibile. C’è voluta una piccola corsa di provincia con 170 iscritti, un pasta party con la pasta che è finita subito, e dei volontari un po’ scazzati, per dimostrarmi il contrario.

Avrei un sacco di altre cose da raccontarvi: di come le mie fide Brooks Summon siano arrivate a fine vita (le nuove le vedete nella foto, insieme a un passeggero…), di come ci si sente a scalare di corsa il Ponte di Rialto, di come io stia correndo (anche) per una vecchia amica che, almeno per il momento, ha dovuto smettere, della sensazione che si prova guadagnandosi 5 km, penosi e favolosi al tempo stesso, con il 9000% di umidità e quasi 35°C; e anche di come questi due mesi e passa di caldo semi-infernale abbiamo stroncato le mie velleità di fare una mezza a settembre… ma per adesso ho solo un’altra domanda: dove si corre la prossima volta? 🙂

[EDIT: Questo post è apparso anche qui]
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30 thoughts on “Pasta, vino e un melone (aka la mia prima competitiva)

  1. Brava!! cavolo 7 minuti sono un’eternità!!
    Io accompagno il mio fidanzato e lo aspetto al traguardo. Quest’anno si è riuscito a classificare nella sua categoria al 25° posto (l’ultimo col premio) ad una gara in cui anno scorso all’arrivo ci ha messo -non scherzo- un’ora a riprendersi e io ero così preoccupata che lo volevo portare dalla misericordia. Invece quest’anno non era stravolto e si è ripreso subito e ci ha messo 4 minuti in meno. Ero così contenta che mi sono quasi messa a piangere abbracciandolo – con un asciugamano tra noi, ovviamente-
    MarinaMarea di recente ha scritto Cento chili continua

  2. il pacco gara è da competizione eh? io ci avrei aggiunto una cartocciata di prosciutto per il melone però… 😀
    comunque i proprio limiti bisogna conoscerli e poi spingersi un pochino più in là, piano piano (o anche di corsa, per te 😀 ) si superano sempre! complimenti! 🙂
    yliharma di recente ha scritto Essere, non fare

    1. Il caldo miete le sue vittime… ma i problemi alle ginocchia secondo me sono da corsa sull’asfalto con scarpe troppo poco ammortizzate. Pensaci su 🙂

      1. …troppo poco ammortizzate o troppo (e basta)?
        http://trainingclinic.vivobarefoot.com/running-the-skill/
        premetto che non corro e che ho provato ad applicare questi concetti solo alla camminata, ma il risultato è stato favoloso: ho tolto i plantari ortopedici e cammino bene (anche scalza) senza dolori 🙂
        mi è capitato anche di dover correre per necessità (ritardo mortale) con un paio di sandaletti minimal (anche se non proprio barefoot) e l’ho fatto applicando i principi del barefoot running: andavo velocissima (mi sembrava di volare), senza nessuna fatica (venivo da un trekking in montagna + 2 ore di rafting…) e senza nessun dolore O___O
        yliharma di recente ha scritto Essere, non fare

        1. Premettendo che non sono abbastanza esperta di minimal/barefoot per darti una risposta valida: tra camminare e correre c’è una differenza abissale in termini di sollecitazioni su articolazioni, muscolatura etc, così come tra correre una volta e farlo regolarmente.
          Per correre minimal ci vuole una preparazione graduale e molto pensata, e probabilmente non è comunque per tutti: provare un paio di scarpe zero drop mi alletterebbe molto, ma per ora non rinuncio alle mie Adrenaline manco pagata 😉

          1. All’asfalto avevo pensato anche io, le scarpe…sono nuove e da corsa 🙁 Credo che l’essere stata ferma per anni ed essere in sovrappeso (eufemisticamente) non aiutino…
            Stella di recente ha scritto Couch to 5k – news

            1. Voglio più dettagli sulle scarpe 🙂
              Fai sempre stretching e riscaldamento?
              Comunque a incidere è sicuramente più il sovrappeso: se continuano i doloretti valuta di camminare di più. Perdi un po’ di peso e poi ricominci con la corsa.

              1. Mizuno ma non so il modello, dopo ci guardo! 😀 Sì riscaldamento, stretching prima ammetto poco, lo faccio soprattutto dopo…per il peso, il punto è che se non mi muovo non scendo e se non scendo non posso muovermi! ahahah, io penso che andrò avanti e me ne fotterò delle ginocchia, se non peggiora (adesso per dire è completamente andato via con un po’ di riposo). PIuttosto cerco uno sterrato…
                Stella di recente ha scritto Couch to 5k – news

                1. Capisco il problema, però se le ginocchia ti fanno male rischi veramente di farti dei danni: e camminare (inizialmente) va benissimo. Ovviamente, dovrai allungare le distanze per avere benefici. Mi raccomando 🙂

                2. Mi intrometto per fare il grillo parlante: attenzione, perché il fatto che si tratti di scarpe da running non significa necessariamente che siano adatte per te. Le hai acquistate in un negozio dove prima hanno esaminato (o almeno ti hanno chiesto se sapevi) come cammini/corri? Una scarpa non adatta alla tua postura, anche se “tecnica”, potrebbe comunque essere la causa dei tuoi fastidi..

                  1. Grazie! 😀
                    Mi hanno guardato, sì. E’ vero che la mia storia coi piedi è problematica (potrei dire lo stesso di molte parti del mio corpo, ah ah), perchè da piccola portavo le scarpe ortopediche (anche se poi una fisiatra mi ha detto che non sembrava essercene alcun bisogno…boh, i medici dinceramente negli ultimi tempi mi ispirano pochissima fiducia). In casa ho un fisioterapista contrario per principio (professionale) alla corsa come attività sportiva; comunque mi tiene d’occhio. Senza fare sforzi eccessivi, che comunque non è nella mia natura, vedo fin dove posso arrivare. Se non passa non passa…boh, vedrò che fare…
                    Stella di recente ha scritto Couch to 5k – news

                    1. Sei hai un fisioterapista in casa allora non c’è problema, chi meglio di lui può tenerti d’occhio!
                      Consolati, anche il nostro fisioterapista ha storto il naso all’idea che corressimo, in particolare io che sono già sciancata di mio, però… mi piace troppo 😉

          2. beh sì, da quello che ho letto ci sono anche corsi apposta per imparare (e io non ho intenzione di correre 😛 ) però è un approccio secondo me valido: diciamo che se mi piacesse correre e volessi farlo regolarmente investirei di sicuro per farlo in questo modo 🙂
            yliharma di recente ha scritto Migrazioni

  3. Beh io ti lascio solo scritto che alla frase:
    “La corsa è fatta anche di questo, di tutte le prime volte” i miei occhi erano lucidissimi.
    Domenica durante la mia prima garetta di triathlon, ti penserò, orgogliosa se sarò penultima 😉
    Anne di recente ha scritto Io non ho paura?

    1. E io, se finalmente verrà questo benedetto temporale, ti penserò durante il mio lungo. In bocca al lupo e fagli vedere chi sei!

  4. Per me niente competitive, o quasi, sono già troppo impegnata a competere con me stessa. Durante una gara mi distrarrei troppo. Io quando corro resetto il cervello, impegnato in un’unica occupazione: tenere il ritmo. Annullare tutto il resto mi permette di ricaricarmi. Il lungo infatti è quello che preferisco.
    E comunque partecipando hai dato un’occhiata ai tuoi limiti, scoprendo che puoi correre più veloce di quanto credi. E per farlo sono convinta che ci voglia un pizzico di fegato!

    1. Ma in realtà di competitivo hanno solo il nome, alla fine l’unica persona con cui competi veramente sei sempre e solo tu… almeno a questi livelli.
      In ogni caso ho notato che è vero quello che dicono, in “gara” tendi sempre ad andare più forte senza rendertene conto. Ulteriore dimostrazione che la corsa è tutta o quasi questione di testa.

  5. Che bel racconto 🙂
    Mi fai quasi voglia di uscire a correre con il caldo. Quasi eh! PEr fortuna che domani arriva Beatrice ed è pure sabato (uguale: super mega ronfata e recupero di forze dopo la prima settimana di lavoro dopo il rientro).
    Eleonora di recente ha scritto La Stazione Centrale di Milano

  6. wow 🙂 vale la pena anche solo x scoprire di farcela in 5 al km 🙂
    Ho ripiegato sulla bici io x il momento, affatico meno il ginocchio e rinforzo il quadricipite. S’è comprato la bici perfino Entropia… Che comunque non rinuncia alle sue robe pazze: dopo il Marathon Trail s’è fatto una marathon di orienteering, a Folgaria, e a settembre farà quella follia a Rovereto. Io l’accompagno… Ma per infilarmi al Mart! 😉

  7. Devo proprio ringraziarti per questo post. L’ho letto, mi sono vergognato dei miei “fa troppo caldo” e simili, ho ritirato fuori le scarpe, l’iphone con l’app-osita app (serve un giocherello per invogliare) e ho ricominciato. Finora 4 volte, 4 km e circa 6 minuti e mezzo al km… E mi sono ricordato di quanto è bello 🙂

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