Galateo (overo de’ costumi)

Il galateo è “l’insieme di norme comportamentali con cui si identifica la buona educazione: è un codice che stabilisce le aspettative del comportamento sociale, la norma convenzionale”. La pagina di Wikipedia è veramente povera, ma più o meno sappiamo tutti di cosa di tratta. In teoria, perché in pratica cosa sia “buona educazione” in una determinata situazione a volte è difficile stabilirlo… anche perché, come tutto, l’etichetta non è immutabile, ma evolve nel tempo.Cosa c’entra con il minimalismo? C’entra perché, spesso e volentieri, tutto ciò che è semplificazione si “scontra” con il cosiddetto galateo: o meglio, questo è quello che vorrebbero farci credere. Certe pratiche non sarebbero “eleganti”, non sarebbero “da signori”, che è come dire: evitatele perché (in base a certi criteri) vi squalificano. Esempio di cui abbiamo già parlato, qui e qui: la pratica, sempre più diffusa, di chiedere un bonifico come regalo di nozze. Chi la disapprova vi dirà, nove volte su dieci, che “non sta bene” e simili. Un rozzissimo scambio di denaro, che orrore! Molto meglio un bel regalo inutile, costoso ma non troppo… e che possibilmente lo sembri più di quanto lo sia.

Ora, io penso che le buone maniere siano fondamentali. Penso che ci distinguano dalle scimmie, che quasi sempre un gesto cortese non costa nulla e fa la differenza. Proprio per questo, penso anche che sia ora di sfatare il mito che il minimalismo non è chic, che semplificare significa rinunciare all’eleganza e passare da grezzi. I tempi cambiano, ed è ora e tempo che ci costruiamo un nuovo galateo, che non ha niente a che fare con la posizione delle forchette a tavola né (soprattutto) con la quantità di denaro che possiamo o vogliamo spendere in una determinata circostanza.

Semplicità ed eleganza in genere vanno a braccetto, non il contrario. Non conta quando spendiamo per un abito, l’arredamento di casa, la composizione di una tavola, le decorazioni di una festa, qualsiasi cosa vi venga in mente. Non facciamoci fregare da chi vuole convincerci che costoso equivale per forza a elegante e di buon gusto. Il buon gusto (ahimé) non si compra. E proprio perché non tutti ne siamo necessariamente dotati, ricordiamoci anche che, incidentalmente, la semplicità è molto più facile.
Esempio: se il vostro guardaroba è composto solo da pochi capi e accessori, tutti più o meno intonati tra loro (magari perché sono tutti più o meno dello stesso colore, come inizia a succedere a me) e accuratamente e faticosamente selezionati perché vi stanno bene, vi piacciono etc., difficilmente potrete sbagliare un accostamento o trovarvi in difficoltà perché non avete nulla che vada d’accordo con “quel” vestito o con “quel” colore. Nel dubbio, siate minimal e non potrete sbagliare. Osare va benissimo, ma bisogna essere adeguatamente attrezzati.

Semplicità non solo nell’apparenza, ma anche nella sostanza, ovvero nei rapporti con gli altri. Parlare chiaro (che non vuol dire essere sfacciati o cafoni). Non sprecare il nostro tempo e quello altrui. Evitare i bizantinismi. Andare oltre la facciata e cercare di arrivare al punto: quello che noi o gli altri vogliono dire o fare davvero, o di cui hanno davvero bisogno. Essere sinceri e diretti. Ma anche capire chi abbiamo di fronte e fin dove possiamo spingerci.

Accettiamo il fatto che, a volte, i nostri modi “semplici” metteranno a disagio gli altri. Questo non significa che siamo sgarbati o grezzi. Significa che la persona che abbiamo di fronte la pensa diversamente da noi su alcuni argomenti (o tutti…). Per la cronaca, di cosiddetto “disagio” non è mai morto nessuno. L’importante è che le nostre motivazioni siano valide.
Esempio: se offriamo a un amico o famigliare un qualsiasi oggetto che non usiamo più, e ci rendiamo conto che l’idea di accettare il nostro “usato” è per lui causa di immediato eritema con bolle, beh, pace. Sappiamo come comportarci per la prossima volta. È difficile, ma questo non ci deve scoraggiare o convincere necessariamente che siamo noi a dover cambiare: una volta per tutte, il problema non siamo (necessariamente) noi solo perché la maggioranza delle persone ha l’epidermide delicata.
E inoltre: perché il nostro disagio e la nostra difficoltà di fronte a chi non condivide le nostre scelte, e non fa assolutamente nulla per nasconderlo (anzi), dovrebbero contare meno di quelli altrui?

Nel galateo del minimalista, però, la regola più importante forse è questa: non fare confronti. Con il comportamento degli altri, con le cifre che spendono, con le scelte che compiono. Sviluppiamo un sano menefreghismo: e magari, dando il buon esempio, riusciremo finalmente a ottenere che anche gli altri smettano di giudicarci perché ci piacciono i negozi dell’usato, perché vendiamo il nostro superfluo su eBay, perché ci facciamo il sapone in casa. Del resto, cosa c’è di meno elegante che fare i conti in tasca al prossimo? 🙂

Ne approfitto anche per dire che, dato che martedì partiamo per Venezia, non so esattamente se e con quale frequenza aggiornerò il blog nelle prossime due settimane (anche perché la nostra sarà una vacanza part-time…). Conto di trovare il tempo per raccontarvi quasi in diretta come sta andando il nostro homesitting ma, se così non sarà, ci risentiamo al nostro ritorno. A prestissimo!

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9 thoughts on “Galateo (overo de’ costumi)

  1. Grazie per la bella riflessione prima di partire.
    Per me, che non posso fare a meno, pur volendolo, di pensare che di disagio si possa morire, e che sto vivendo le mie (forse) vacanze volutamente minime con uno strano senso di colpa, particolarmente importanti le parole: “perchè il nostro disagio e la nostra difficoltà di fronte a chi non condivide le nostre scelte… dovrebbero contare meno di quello altrui?”. Proprio vero: c’è una persona che me lo ripete sempre. Repetita iuvant.
    Buone vacanze!
    Paola di recente ha scritto Semini e piantine 2

    1. Grazie, anche se non mi sento di definirle vacanze a tutti gli effetti… l’occasione era ghiotta e l’abbiamo colta, ma non posso smettere del tutto di lavorare in questo periodo.
      Sono sicura che mi godrò comunque il cambiamento d’aria!

  2. “La regola più importante forse è questa: non fare confronti. Con il comportamento degli altri, con le cifre che spendono, con le scelte che compiono. Sviluppiamo un sano menefreghismo”

    Concordo, e anzi estenderei il concetto di “sano menefreghismo” anche nell’ambito del non “evangelizzare” i non minimalisti.
    Chi vive al minimo e crede nelle proprie scelte non per forza deve convincere il resto del mondo a seguirlo. Anche rispettare gli sprechi altrui è una forma di buona educazione.
    🙂
    Elisa di recente ha scritto Basta avvisi per i file scaricati dal web su mac!

    1. Molto vero!
      Io comunque ho rinunciato tempo fa a questo tipo di osservazioni. Se chiedono ne parlo, altrimenti zitta e muta 😉

  3. Ciao e buon sabato,
    ormai sono un affezionato lettore di questo blog ed in genere viaggio sulla stessa linea di pensiero degli articoli qui presenti, ma leggendo il presente ho storto un pò il naso, sopratutto su questo argomento: “tutto ciò che è semplificazione si “scontra” con il cosiddetto galateo”.
    Considero vera questa affermazione nel caso in cui la semplificazione sia fatta senza cognizione di causa, quando si cerca di semplificare in assenza delle conoscenze per farlo.
    Il risultato sarà disastroso e si passerà per approssimativi e superficiali.

    Nel caso in cui, invece, si padroneggi con sufficiente maestria l’ argomento, la semplificazione sortirà come effetto l’ armonia, la proporzione tra le cose e gli atteggiamenti e quindi si otterrà eleganza ed educazione.

    Alla base della semplificazione c’ è l’ impegno, la voglia di conoscere, la curiosità e lo studio, perchè quest’ arte non è semplice e come tutte le altre richiede tanto duro lavoro.

    1. Forse non mi sono spiegata: che la semplificazione e il galateo si scontrino è quello di cui vogliono convincerci, io penso proprio il contrario!

  4. (Buona) parte del problema sta nella ‘confusione’, chiamiamola così, tra buone maniere – correttezza – gentilezza & sofisticazioni – pose – manierismi.
    Come tu scrivi, le prime sono più spesso che no affini alla semplicità, le seconde (delle quali il classico ‘galateo’ è infarcito) sono… essenzialmente pretese.
    Non solo inutili, ma oserei dire dannose per la salute: essere ciò che non si è, e che non vi è ragione sensata di essere.

    Have a nice weekend.
    Denise Cecilia S. di recente ha scritto Sobriamente parlando

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