Affogati in un oceano di oggetti

Articolo interessante scovato qui. I corsivi sono miei.

“Così viviamo: affogati in un oceano di oggetti”

Dal 2001 al 2005, un team di esperti in scienze sociali ha studiato 32 famiglie del ceto medio di Los Angeles, nell’ambito di un progetto finalizzato a documentare ogni aspetto, anche il più piccolo, della loro vita domestica. Lo studio è stato patrocinato dall’U.C.L.A. Center on the Everyday Lives of Families, e intendeva far luce sul rapporto tra le persone e quella che gli antropologi definiscono “cultura materialista”; gli oggetti, insomma. Oggetto dello studio sono stati nuclei famigliari con due stipendi, di etnicità, reddito, occupazioni e quartiere di residenza diversi, e con almeno due figli di età compresa tra 7 e 12 anni. In altre parole, i rappresentanti perfetti della vita famigliare.

I ricercatori hanno svelato una prospettiva implacabile sulla famiglia americana, con tutte le tensioni e le gioie che la caratterizzano. I risultati sono stati raccolti in un libro intitolato “Life at Home in the 21st Centurypieno di dati interessanti sul numero dei diversi oggetti posseduti dalle famiglie (nell’ordine delle migliaia), molti dei quali giocattoli. Messe a confronto con il clutter della famiglia, le donne subivano un’impennata dei livelli di ormone dello stress; gli uomini, non particolarmente. Infine, esiste una relazione diretta tra il numero di magneti sul frigo e la quantità di oggetti posseduti.

Uno degli autori, Anthony P. Graesch, 38 anni, assistant professor di antropologia presso il Connecticut College, all’epoca dello studio era un dottorando appena sposato e senza figli (i suoi co-autori: Jeanne E. Arnold, Enzo Ragazzini e Elinor Ochs). Ciò di cui il Dr. Graesch è stato testimone in qualità di primo ricercatore, come dichiarato in una recente intervista, ha influenzato profondamente il suo comportamento come marito e come padre.

Mi pare di capire che una volta sei saltato dalla finestra di una casa, per evitare una situazione di litigio tra coniugi? E che, come hai confidato a un collega, Benedict Carey, questo studio è “la migliore forma di controllo delle nascite mai concepita”. Potresti elaborare?

Lo studio è stato un’opportunità per vedere in che modo le famiglie riescono a conciliare lavoro e figli, ogni giorno, tentando al contempo di far funzionare anche il rapporto di coppia. Da molti punti di vista, quest’ultimo è l’ambito che soffre di più. Come genitori, si è portati allo stremo dello forze. Assistendo a questa dinamica, mi è venuto da pensare “Perché dovrei diventare genitore? È talmente faticoso, talmente impegnativo”. Ma ho visto anche molto calore, molta intimità, tanta positività quanta tensione (inclusa quella che mi ha fatto saltare dalla finestra).

Perché, secondo te, le famiglie non riescono a gestire l’impatto della cultura materialista?

Per tentare di ridurre il numero di viaggi da e verso i negozi, le famiglie tendono ad acquistare in grandi quantità. E, di conseguenza, comprano di più, si dimenticano di quello che hanno già comprato, e lo ricomprano doppio. Inoltre, vediamo che a questo contribuisce la sempre maggiore nuclearità della struttura famigliare.

Cioè?

La famiglia estesa non esiste più, non viviamo nelle vicinanze dei nonni, e siamo sempre più lontani dagli altri parenti. Andiamo al lavoro, poi torniamo a casa, e ci restano appena quattro ore da trascorrere insieme, in famiglia. Ci sentiamo in colpa e spesso, come conseguenza, compriamo cose, regali. I nonni contribuiscono non poco: Natale, i compleanni. Il flusso in entrata degli oggetti non smette mai, diversamente dal flusso in uscita. Non esistono rituali, meccanismi, per liberarci dagli oggetti.

Nel libro, sottolinei come anche il progresso tecnologico sia responsabile dell’accumulo incontrollato.

Sappiamo bene quanto ci sono costati quel tipo di oggetti. A mandarci in crisi è il concetto di valore: anche se abbiamo acquistato un ventilatore nuovo, per dire, non vogliamo separarci dal vecchio perché non sappiamo come recuperarne il valore. Pensiamo che magari potremmo venderlo su eBay, o organizzare una garage sale; e così lo buttiamo in garage e lì resta, perché siamo sempre così presi, così costantemente ultra-occupati.

Mi interessava la misurazione dei livelli dell’ormone dello stress. Cosa mi puoi dire al riguardo?

Se ne sono occupati i nostri psicologi clinici; il compito di noi antropologi era far parlare i membri della famiglia della loro casa, mentre ce la facevamo visitare. Madri e padri si esprimevano al riguardo in modo qualitativamente diverso: le prime erano chiaramente soggette a livelli di stress più elevati.

Non ho dubbi… Mi ha colpito anche il fatto che le madri fossero soggette a uno stress inferiore quando avevano la possibilità di parlare della propria giornata con i mariti, mentre a questi ultimi non succedeva lo stesso. Da quando hai partecipato a questo studio, in che modo tu e tua moglie vi dividete le responsabilità domestiche?

Decisamente parliamo di più, ci dividiamo i compiti in cucina e le commissioni, ma chi lavora di più in casa è sempre lei (vedi il bucato, ad esempio). Io mi occupo delle attività “esterne”, come tagliare l’erba o curarmi degli animali.

OK, parliamo di calamite: quante ne avete tu e tua moglie? 

Le tre superfici verticali del nostro frigo vantano un totale di 66 calamite (di cui 43 sono numeri e lettere con cui gioca il nostro bambino), 3 calendari, 8 fotografie e 6 utilizzate come fermacarte, per bollette e promemoria. Da quando ho partecipato allo studio, non riesco a smettere di contare gli oggetti sulle porte dei frigoriferi.

Per le 32 famiglie oggetto dello studio, la media era di 55 oggetti per frigorifero. In ogni caso, il rapporto tra clutter e densità “frigorifera” è puramente indicativo. Non abbiamo individuato alcuna rilevanza statistica. Il nostro campione è un po’ troppo limitato, ed esistono numerose variabili che possono influenzare la densità degli oggetti posseduti da una famiglia in ogni momento. Contiamo che qualcun altro si occuperà di verificare questo possibile legame.

***
“Life at Home in the Twenty-First Century: 32 Families Open Their Doors”: purtroppo disponibile (da agosto) solo in hardcover, e solo in inglese. Quando uscirà in ebook credo ci farò un pensierino, promette di essere una lettura affascinante.

Interessantissima, secondo me, l’osservazione per cui esiste un meccanismo consolidato, con tappe e occasioni precise, per acquisire nuovi oggetti, ma non per liberarcene. Compleanni, festività, saldi, per non parlare di tutti quegli eventi non codificati nei quali però ci viene spontaneo “premiarci con un regalino”. Quando vogliamo acquisire qualcosa, i percorsi e le modalità non mancano e li conosciamo tutti: possiamo infilarci in un centro commerciale, sfruttare lo shopping online, fare visita all’outlet più vicino o acquistare in un negozio dall’altra parte del mondo. Quando invece dobbiamo liberarci di un oggetto, i meccanismi sono molto meno consolidati e molto più confusi: e secondo me questo rappresenta (anche) un ostacolo notevole al decluttering, perché è facile scoraggiarsi ancora prima di cominciare pensando “Poi dove la piazzo, tutta questa roba?”. In realtà modi e occasioni ci sono (e si stanno diffondendo sempre di più): ne abbiamo parlato qui, se volete rinfrescarvi la memoria.

E voi, quante calamite avete sul vostro frigo? Noi nessuna… perché il frigo non è metallico, ma compensiamo con una lavagnetta magnetica, che vedete qui sopra (fate clic sull’immagine per ingrandire), dove fanno bella mostra di sé le calamite che abbiamo raccolto durante i nostri viaggi. Siamo nell’ordine della ventina, quindi direi abbondantemente sotto la media 😉

Da ultimo, sempre in tema di libri ma questa volta in ebook, vi segnalo che, solo per oggi, “Pecoranera: Un ragazzo che ha scelto di vivere nella natura
è in offerta su Amazon a 1,99€ (ne avevamo parlato qui). Buona lettura!

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20 thoughts on “Affogati in un oceano di oggetti

  1. 20 oggetti, 18 dei bimbi, ma secondo me vale lo stesso!
    Il fatto che a riempirci la casa si fa presto e a liberarla è un casino e pure costoso di tempo e denaro è verissimo. Noi usiamo il mercatino, più per liberarci lo spazio che come recupero del valore… Quando guardo una cosa in una vetrina e prendo in considerazione l’ acquisto mi chiedo cosa debba uscire da casa per far entrare il nuovo oggetto, sempre che sia realmente utile tanto da comprarlo. E sarà ossessivo, ma mi chiedo pure come lo smaltirei in futuro. Anche a me i giocattoli mettono stress. Se avessi un centesimo per ogni gioco che raccolgo…

  2. Io di calamite sul frigo ne ho una trentina, qualcuna in più, con tanto di pezzetti vari sparsi (ogni tanto cadono e si rompono ma continuo a utilizzare i frammenti). Quasi tutte tengono fogli, appunti, articoli, promemoria e roba varia. Sono sempre stata particolarmante “attratta” dalle calamite. Se le superfici del frigorifero sono collegate alla tendenza al cluttering (e chissà a cos’altro poi) mi sa che non è un buon segno. Ormai compro pochissimo, quasi nulla, eppure il processo di de-cluttering procede con grandissima fatica…
    Paola di recente ha scritto Questo l’ho riciclato: contenitore di yogurt e canottiera

    1. Smettere con gli acquisti inutili è parte integrante del processo… per il resto, magari quando farà più fresco andrà meglio, chissà…

  3. Zero calamite all’attivo 🙂
    Anche perché abbiamo il frigorifero al primo piano incassato; però quello al piano terra è free standing e non ce ne sono comunque.
    Diciamo che le calamite non hanno mai suscitato un grande interesse in me e le uniche che abbiamo avuto in casa sono quelle che trovavo nelle merendine da piccola.
    Questo significa che a casa mia (dove vivo con i genitori) regni l’ordine e il minimalismo?
    Purtroppo no! 🙁 Devo dire che per quanto mi riguarda cerco di essere il più ordinata possibile e ogni tanto mi libero di oggetti/vestiti che, effettivamente, non hanno più un’utilità per me. Ma c’è ancora da lavorare, come hai ben detto è più difficile disfarsene!
    Spero che nella casa in cui mi trasferirò con Marco io riesca a mantenere il proposito del minimalismo!
    Eleonora di recente ha scritto Project Ten Books

      1. ahahahah possiamo giustificarci (forse) col fatto che mangiamo un sacco di frutta e verdura alla settimana, senza contare i frutti dell’orto (zucchine, pomodori, ecc) che hanno bisogno di trovare un posto tra i formaggi e i salumi.
        Se è per quello abbiamo pure un congelatore free-standing con un sacco di vasetti di pesto home-made, zucchine a rondelle congelate per l’inverno, aglio congelato, prezzemolo congelato (oltre che carne e pesce congelati).
        Mi sa che ho aggravato la mia posizione XD
        Però nella casa dove mi trasferirò col boy solo un frigorifero con freezer 🙂
        Eleonora di recente ha scritto Project Ten Books

          1. Sì, siamo in tre B-)
            ahahahahah
            Però riforniamo periodicamente di cibarie dell’orto la famiglia di mio fratello (sono in 4, ma la più piccola mangia come 3 persone adulte).
            Eleonora di recente ha scritto Project Ten Books

  4. noi di calamite ne abbiamo una decina e direi che combacia con la “pienezza” della casa. Per me è sempre stata un po’ difficile buttare, però regalo tantissimo (soprattutto vestiti) alle amiche, ai negozi dell’usato, ai centri di beneficienza, è un modo meno “traumatico” di separarsi dagli oggetti sapere che vivono altrove e che sono nuovi per qualcuno.
    Poi, quando compro, mi chiedo sempre se serva davvero o se posso farne a meno, e in questo periodo di crisi economica seria lo faccio ancor di più e mi rendo conto di quanto superfluo ci sia. Però, per bilanciare, qualche giorno fa abbiamo trovato in strada un mobiletto carinissimo che vogliamo ridipingere, ci serviva? ovviamente no, almeno non ora, ma intanto l’abbiamo salvato dall’immondizia e probabilmente diventerà la nostra scarpiera 🙂
    cri di recente ha scritto Patti Smith, una donna fantastica in concerto

  5. che carine le tue calamite, soprattutto “Jesus is coming…” XD
    io ne ho solo tre e non sono sul frigo: l’occhio portafortuna turco, una paperella di legno (mah) e una con una frase pucciosa che mi ha regalato la mia amica del cuore 🙂
    io direi che siamo qui per colmare quel vuoto che hai segnalato tu e contribuire a diffondere i modi per liberarsi degli oggetti (e soprattutto per non acquisirne altri…) e mi pare che tu faccia un lavoro esemplare 😉
    yliharma di recente ha scritto Esperimenti cosmetici

  6. Io della tua lavagnetta apprezzo particolarmente le calamite di ER e della Guinness 😉

    Da parte mia, nessuna calamita in giro, per il semplice motivo che… le detesto. Non mi piacciono punto.
    Il fatto che il mio frigorifero sia incassato più che altro mi protegge da eventuali regalini indesiderati di questo tipo, da parenti ed amici vv. Ma in linea con i mie gusti mi piacerebbe averlo ‘normale’.
    Un indice alternativo di tendenza al cluttering potrebbe essere, per me, il numero di biro e matite sparse in giro: non per il numero in sè, ma perché solitamente dove c’è una matita o una biro c’è un deposito di appunti, fogli volanti, quaderni, agende, agendine, agenducce… hai capito, no?

    Dell’articolo mi ha colpito soprattutto una questione che mi piacerebbe poi approfondire: il diverso tipo di legame esistente fra gli oggetti in generale e una donna, piuttosto che tra gli stessi oggetti ed un uomo.
    Denise Cecilia S. di recente ha scritto Scite tu scontrinum

    1. Calamita di ER comprata direttamente allo Store del Rockfeller Center, ne sono MOLTO orgogliosa. Quella della Guinness viene da Dublino, ovviamente.
      Anche a me ha colpito quell’elemento, ma non mi ha stupito (purtroppo). Molto secondo me fa il perfezionismo che caratterizza (quasi tutte) le donne: se la casa è incasinata e in disordine, una donna si sente in colpa come se la responsabilità fosse tutta sua, un uomo semplicemente se ne frega e dà importanza ad altre cose.

      1. Probabile che questo giochi un ruolo centrale.
        Da parte mia più che in colpa mi sento generalmente in tensione per costituzione: grazie al cielo non sono ossessiva, non ho disturbi di questo tipo, ma l’ordine lo cerco non come mezzo di piacere sociale – diciamo così – ma per un benessere fisico che mi dà e che riconosco mancarmi quando… rimetto appunto in ordine.
        Denise Cecilia S. di recente ha scritto Scite tu scontrinum

  7. Non ho mai contato le mie calamite ma di sicuro sono tante… quasi tutte regalate da genitori e amici stretti di ritorno da un viaggio. La trovo una cosa positiva perché alla fine meglio il pensierino della calamita che passare la vacanza a cercare veri regali e spendere soldi inutilmente. Il mio problema è che ho due case e quindi due frigoriferi! Ma riuscirò a mollare l’appartamento in città prima o poi.

  8. Le calamite (che non ho) mi sono rimbalzate in testa per un paio di giorni, finché ho pensato di fare una sorpresina a mia mamma ed attaccarle sullo sportello interno del freezer incassato delle foto.
    Quelle che non ho ancora stampato delle ultime vacanze, sic. Sulle foto, almeno quelle migliori, non risparmio spazio.
    Denise Cecilia S. di recente ha scritto In soffitta

    1. Io amo le fotografie, e in effetti è da un po’ che dovrei “rinnovare” quelle poche che abbiamo scelto di stampare, visto che ormai risalgono ad anni e anni fa. Magari in questi giorni lo farò 😉

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