La corsa dà, la corsa toglie

Ho letto da qualche parte che la corsa ti dà tantissimo, ma pretende anche. Penso sia una grande verità.

A me la corsa ha dato e sta dando molto in termini di soddisfazione personale, di autostima, di belle persone conosciute grazie alla passione comune, di emozioni fortissime provate sbuffando e faticando in salita sulle “mie” colline, correndo insieme ad altri 2500 di sera al Parco Sempione, oppure ancora aspettando 4 ore sotto una pioggia battente che Marco mi passi il testimone.
La corsa mi ha dato, mi sta dando, una forma fisica che anche solo un anno fa (o sei mesi fa) non avrei mai sognato. Vedere il proprio corpo cambiare forma piano piano è affascinante, e ovviamente rappresenta uno stimolo in più, nel mio caso uno stimolo molto forte. Comincio ad avere un’età, e penso che sia importante curare il proprio fisico, non lasciarsi andare: l’elemento estetico conta, non lo nego, ma soprattutto conta il fatto di sentirsi bene, di stare bene, più di quel che pensavi fosse possibileE con una sorpresa, per quanto mi riguarda: il ginocchio malandato (issimo), la caviglia bionica, non fanno una piega. Quando ho cominciato a correre l’ho fatto con riserva, nella mia testa ero convinta che prima o poi uno dei due si sarebbe fatto sentire e mi avrebbe impedito di continuare (dovendo scommettere, avrei puntato sul ginocchio). In realtà sono ridicola, perché corro magari 10, 12 km, o anche di più, senza problemi; poi torno a casa, mi levo le scarpe, e magari zoppico dal “solito” piede. Ma non più di quanto mi succedesse anche prima. Per me questo è un piccolo miracolo, che spero continui a compiersi il più a lungo possibile.

Ma in cambio di tutte queste cose, la corsa pretende. Pretende la mia fatica e il mio sudore. Se ne frega se fuori nevica, o se ci sono 30° gradi abbondanti. Ho corso quest’inverno con 10 sotto zero, facendo lo slalom tra i mucchi di neve e le pozzanghere ghiacciate, e sto correndo in questi giorni. Ho perfino provato a puntare la sveglia un’ora prima per sfruttare il relativo fresco della mattina: ma non ha funzionato. Quello che guadagno grazie alla temperatura un po’ più bassa, lo perdo per il fatto di avere la pressione sottoterra. Ho ridotto nettamente le distanze: vado un po’ più a sentimento, e ho eliminato i lunghi. Questo non toglie che mi sembri sempre di correre nell’acqua della pasta. Che la gente che incrocio mi guardi come se fossi scema (e come dar loro torto). Che il mio corpo si ribelli, in vari modi. Soffro, davvero, faccio fatica da morire. E allora com’è possibile che ogni volta ne voglia ancora? Domenica sono uscita alle sei e mezza con l’asfalto che emetteva un calore da forno, ho fatto poco più di 4 km sputando anche l’anima, e mi sono goduta ogni singolo metro di sofferenza. Mistero.

La corsa pretende che cerchi di migliorarmi costantemente, e lo fa allettandomi con traguardi sempre più ambiziosi, inculcandomi l’idea che posso farcela. Beninteso, nessuno mi obbliga. Ma sento che devo almeno provarci. Che anche se il mio scopo è preparare una mezza maratona, quella mezza maratona, alla fine cosa conta di più? Quei particolari 21k di quel particolare giorno e in quel particolare tempo, oppure ognuno degli oltre 700 che ho percorso finora, e che a settembre saranno (speriamo) molti di più?
La corsa mi ha regalato il benessere fisico e mi consente di togliermi un sacco di sfizi a tavola; ma pretende che io mi prenda cura di me, che faccia stretching, che cerchi di mangiare il meglio possibile.
La corsa mi ha consentito di rientrare in una taglia 42, e si è portata via quei rotolini odiosi che avevo sulla pancia; ma mi chiede di fregarmene del mio aspetto fisico, del giudizio altrui, e di lasciare a casa le mie insicurezze quando esco per strada in pantaloncini, quando rientro sudata fradicia e paonazza; quando mi ritrovo l’abbronzatura a chiazze (piedi no-ginocchia sì-pancia no-braccia sì-polpacci meh), o le unghie dei piedi andate…
La corsa mi ha portato traguardi per me impensabili, ma mi sbatte in faccia ogni giorno il fatto che non ho un talento per il running, che non sono e non sarò mai fatta per correre. Che il massimo cui posso ambire è una felice mediocrità.
La corsa mi chiede di ascoltare il mio corpo, con attenzione, ma anche di spingerlo oltre, e di ignorarlo. Quando Runmeter mi chiama 1 km e so che ne mancano ancora… 10, 12, 15. Quando Runmeter mi chiama 15 km, e farne un altro oppure no che differenza fa? Quando i polpacci mi fanno malemalemale (ma so che poi passa). Ogni volta che attacco una salita, e la tentazione di fermarmi mi assale a tradimento. Ogni volta che la sofferenza fisica vince (temporaneamente) sulle endorfine e mi domando chi me l’ha fatto fare. Perché la corsa, prima di tutto e soprattutto, mi dà la risposta: non corro per superare i miei limiti, per dimagrire, per stare in forma.
Io corro per correre. È l’unico motivo valido 🙂

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34 thoughts on “La corsa dà, la corsa toglie

            1. Non lo puoi scrivere perché non ti è mai capitato, ma se non provi non ti capita (filosofia spicciola, però è vero)

  1. Magnifico quando ti senti morire e te ne freghi e il dolore alla milza diventa un mostro poi non così cattivo, per niente invincibile. La prova che si può affrontare qualunque cosa, se il fine è tanto forte quanto lo sono gli ostacoli che ci sono di mezzo. Bellissimo post, è come se l’avessi scritto io.

    7
    7di9 di recente ha scritto La città è il corpo

  2. … e mi viene da pensare, “ma quanta bella roba si scrive in giro al di fuori dei circuiti classici delle riviste.” Roba spesso più vera e di migliore qualità.
    (riflessione libera sulla libera editoria e su un mondo che cambia)
    Gianleo di recente ha scritto Discorsi tra amici

  3. complimenti per la costanza. ma quando hai iniziato ti piaceva correre ? perchè io ci ho provato, ma proprio non mi piace… forse perchè mi stanco subito e forse non ho la pazienza di aspettare, però potrei nuotare per ore senza problemi. per problemi di tempo, vado in palestra in pausa pranzo e correre sul tappeto mi pare ancora più brutto… però mi piacerebbe correre, è completo, fa bene, ha tutti i vantaggi che hai descritto tu… hai consigli ??? 🙂
    fiorella di recente ha scritto this moment

  4. Io, invece, dopo un buon periodo in cui correvo 2/3 volte a settimana, ho perso tutto quello che avevo guadagnato.
    Il lavoro mi sta togliendo tutto, anche il poco spazio che prima mi concedevo per l’attività fisica. Tornando spesso a casa alle 10 di sera (e con la sveglia alle 6e30), distrutta da quasi 2 ore di viaggio sui mezzi (spesso senza aria condizionata), non ho proprio le forze per calzare le scarpe da ginnastica.
    E sto diventando una palla. I rotolini sono aumentati, il sedere pure, i vestiti stringono e mi sento una gelatina molle. E ovviamente questo mio schifo mi porta a mangiare schifezze, in un circolo vizioso.
    L’unico movimento che faccio è camminare per circa 5 km dalla stazione al lavoro una volta arrivata a Milano. Ma non sempre riesco a farlo :'(
    Oltre a non avere il tempo, ora con questo caldo la voglia di muovermi è pari a zero. Come cavolo fai tu con questo caldo?! Svelami i tuoi segreti!
    Eleonora di recente ha scritto Oltre le porte del tempo

    1. Non c’è nessun segreto, mi faccio forza ed esco a correre (e il lunedì sera continuo ad andare a Pilates). Rispetto alle scorse settimane ho ridotto i km, semplicemente.

  5. Mi ci sono ritrovata molto nel tuo post. Io però sono più superficiale di te e ultimamente mi concentro solo sul fatto che mi sono resa conto di essermi fatta una stupenda abbronzatura da camionista (braccia sì ma fino all’altezza della manica corta e poi da sotto il ginocchio a sopra la caviglia)…e, cavolo, quanto la odio ‘sta cosa!

    😉

    1. Per le braccia ho ovviato con la maglia senza maniche (che è anche più indicata viste le temperature), ma per le gambe, malgrado i pantaloncini, vedo che comunque non risolvo… mi abbronzo di più le ginocchia, e naturalmente mi restano i piedi bianchi. Sono un babà.

  6. Sottoscrivo, semplicemente (ma il caldo eccessivo no, non s’ha da subi’: scelgo accuratamente giornate ed orari).
    Soltanto, io non corro, cammino.
    Ho avuto giorni di esaltazione quando ho letto L’arte di correre di Murakami; ha compendiato il succo della cosa e rafforzato le mie intenzioni (nessuna maratona per me: solo, andare avanti. Avanti).
    Denise Cecilia S. di recente ha scritto Su psicologia, psicanalisi ed autismo / 3

    1. L’ho letto anche io! È davvero un bel libro.
      Incidentalmente, ieri sono uscita di nuovo e forse (FORSE) mi sto abituando anche al caldo. FORSE.

  7. Se le concediamo un mínimo di riflessione la corsa rafforza fisicamente e mentalmente. Due-tre anni fa avevo più tempo e correvo davvero tanto, mi ero accorta che tutti questi lunghi, questi allenamenti in gruppo dove non puoi fermarti o rallentare solo per la stanchezza, le corse in montagna dove non sai dove finisce la salita, mi avevano dato anche una certa resistenza mentale, mi avevano fatto capire che con la propria andatura e senza rifiutare la fatica si arriva ovunque e con grandissime soddisfazioni, soprattutto se hai il coraggio di non metterti di passo. Seriamente, a volte, mentre avevo una voglia incredibile di mollare, nella mia testa mi dicevo “come pensi di fare l’università (faccio medicina, la resistenza sulla lunga distanza è importante 😉 ) se non riesci a finire un 21/non riesci a sopportare la fatica di questa salita?”. Certo, il mio era soprattutto un modo per non mollare a metà gara, però poi nelle situazioni extra podistiche mi facevo pure il discorso contrario: mi ero già data prova di tenacia, era il caso di applicarla anche in altri campi. Può insegnare il giusto equilibrio tra la gara con gli altri e quella con se stessi, capire quando la competizione con gli altri non ha senso e quando invece prendere di mira quella ragazza là con la maglia arancione ti stimola ad aumentare la velocità. In questi ultimi due anni ho dovuto rallentare (per carità, mica smesso!), calare i km, ma mi è tornata una gran voglia di correre con il mio gruppo, di preparare una mezza, di avere quel numero sul petto, quel chip sulla scarpa e quel sorriso tra l’ipossico e l’euforico.

  8. Mamma che brava 🙂
    Nonostante correre mi piaccia, la passione non sarà mai la stessa che ho per il cavallo, e questo mi frena. Per non parlare del ginocchio… ho mollato l’asfalto e ripreso in palestra, con i soliti esercizi per il quadricipite altrimenti non monto nemmeno più, mi odio a correre sul treadmill ma se non altro il ginocchio non rompe – e c’è l’aria condizionata ghghgh (ieri la mia pressione era a livelli di 54 minima 95 massima, per dire. Il marito si stava chiedendo se fossi ancora viva.)
    Alliandre di recente ha scritto Alliandre: RT @cesareserono: Primi risultati del Progetto Genoma del Cancro Pediatrico http://t.co/KMdojSGG

  9. Che bell’articolo!
    C’è tutto quello che ruota intorno al raggiuntimento di un obiettivo…
    Mettersi in gioco, superare le proprie resistenze, affrontare le difficoltà, vedere i risultati raggiunti, sentirsi orgogliosi e soddisfatti di sé…
    Emozionante! Complimenti! 🙂
    Paola di recente ha scritto Questione di cornici…

  10. Visto che dici “comincio ad avere un’età” ho dovuto indagare, e ho scoperto che siamo quasi perfettamente coetanee, sono più vecchia di te di 4 giorni! Università negli stessi anni precisi, traduttrice da 12. Io non corro però, ho cominciato il C25K ma poi altri progetti hanno prevalso. Mi accontento di zappare l’orto ma non è la stessa cosa.

  11. Bel post!
    Condivido tutto quello che hai scritto. La corsa ha dato tanto anche a me… Soprattutto una buona forma fisica. Purtroppo, la corsa, mi ha “regalato” anche il mal di schiena. Adesso corro meno, alternando corsa e camminata veloce e la schiena fa un pò meno male. Ciao!

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