Definire il minimalismo

On defining minimalism – The Minimalist Woman

Ogni medaglia (o quasi) ha due facce. Il minimalismo non fa eccezione: si tratta del lusso definitivo, da riservare cinicamente a pochi privilegiati, oppure è consapevolezza e capacità di apprezzare l’essenziale? O una combinazione di entrambi?

Pensiamo a una casa relativamente spoglia: questione di scelta o di mancanza di possibilità? Indipendentemente da quale sia la risposta, il risultato è comunque valido? Il televisore al plasma e relativo abbonamento Sky mancano perché creavano caos, fisico e mentale? O per una questione di budget?

Indipendentemente da cosa ha determinato quello stile di vita, o da come vogliamo chiamarlo, vivere bene limitandosi al necessario è una filosofia che apporta benefici a chi la mette in pratica. Ai privilegiati consente di rendersi conto dei costi sottesi al consumismo: tempo, denaro, impatto globale, sacrificio personale, spreco. Ai meno privilegiati dà la soddisfazione di sfuggire alla trappola dei bisogni indotti: quell’unica tazza sbeccata svolge la sua funzione quanto quella perfettamente intera e che fa parte di un set da 12. Cambiano i valori, non è solo una questione estetica.

Anche se la scelta non è definitiva, rimane la pratica della consapevolezza. Magari al momento siete minimalisti nomadi, occupati a trasferirvi spesso per lavoro (o solo perché potete farlo). Viaggiare leggeri e limitare quel che possedete è logico: non solo facilita le cose, ma determina anche una migliore allocazione delle risorse economiche. O magari siete completamente al verde, dovete cominciare o ricominciare da zero: un nuovo inizio, e una casa vuota o quasi. Col tempo la situazione potrebbe cambiare, potreste ritrovarvi con un divano, un pianoforte, tanti bei cuscini decorativi e una credenza piena di ammennicoli. Ma ci sono ampie probabilità che l’acquisizione di tutte queste cose avverrà in modo (più) consapevole.

Vivere bene limitandosi al necessario è un concetto che si fa meno definito quando viene applicato al rapporto tra estetica e filosofia. Il minimalismo come corrente estetica è effettivamente “pulito” ed essenziale, quasi sempre caratterizzato da ariosi spazi bianchi privi di soprammobili e oggettini vari attira-polvere. Se il vostro stile personale prevede più mobili e più elementi a vista, come tessuti, oggetti d’arte, libri, fotografie e oggetti legati ai vostri hobby, magari non siete minimalisti dal punto di vista estetico, ma lo rimanete dal punto di vista filosofico, se tutto quello che possedete ha un suo scopo e come tale viene goduto. Il minimalista “estetico” potrebbe tranquillamente possedere una cantina strapiena di roba vecchia dalla quale non riesce a separarsi o che non ha lo stomaco di affrontare. Potrebbe continuare ad avere un problema di eccessivo consumismo (la soffitta ricolma di una serie di esemplari del “vaso perfetto”); potrebbe essere affogato di debiti perché la sua idea di bello (un paio di jeans da $3.000) non va d’accordo con le sue entrate.

Minimalismo non significa solo “non comprare”. Anche una persona con poche risorse economiche può avere un problema di accumulo, e portarsi a casa tutto quello che trova in prossimità del cassonetto, che le serva o no. Fare shopping non sempre significa spendere denaro. Molte persone cosiddette “frugali” sono assolutamente colpevoli in termini di spreco di tempo ed energie rivolti ad acquisire cose di cui non hanno bisogno. Mettono gli occhi su qualcosa che sarebbe “come nuovo” con una mano di vernice e un’aggiustatina, e in un attimo eccolo aggiunto a tutta una serie di progetti analoghi (altri QUATTRO tostapane?), in vari stadi di completamento, nessuno dei quali veramente necessario.

Analogamente, l’accumulo di oggetti “perché non si sa mai” non è sempre anti-minimalista. Se siete proprietari di una casa, avrete bisogno di una serie di risorse per prendervene cura, a meno che non possiate permettervi di pagare qualcuno che se ne occupi (giardiniere, tuttofare, domestica…). Magari lo sturalavandini serve una volta all’anno ma, quando capita, di sicuro vale lo spazio che occupa. Eppure conosciamo tutti persone che portano il concetto di “non si sa mai” fino all’estremo, finiscono per affogare negli oggetti e non hanno la minima idea di dove sia lo sturalavandini, quando serve. O il martello. O lo scotch. O un estintore.

Tutto questo fa pensare che il minimalismo sia un valore relativo, con tante declinazioni quanti sono i singoli che lo applicano. Due persone possono condividere la stessa filosofia improntata all’essenzialità, ma all’una la casa bianca e vuota dell’altra potrebbe far venire una crisi di nervi. Ci sono anche minimalisti che possiedono solo l’essenziale, utilizzano tutto quello che hanno, ma vivono in case che sembrano sempre reduci da un tornado, perché chi le abita non sente l’esigenza di fare ordine. Forse perché pensa sia più sensato dedicare il proprio tempo e le proprie energie ad altre imprese, chissà.

Per quanto mi riguarda, oggi, il minimalismo è in gran parte consapevolezza. Tutto è iniziato dopo aver riorganizzato per l’ennesima volta il contenuto della cantina, quando sono arrivata ad alcune conclusioni:

– Le cose che avevo, anche se belle e di valore, erano troppe per la nostra piccola casa

– Probabilmente non avrei più avuto bisogno o occasione di utilizzare la maggioranza di quelle cose

– Trovare quel che mi serviva in mezzo al resto era troppo difficile

– Invecchiando, gestire tutti quegli oggetti stava diventando più complicato

– In caso mi capitasse qualcosa, non sarebbe giusto lasciare l’incombenza alla mia famiglia

– Il valore sentimentale di determinati oggetti esisteva solo per me (e comunque nemmeno io ne “godevo” adeguatamente)

– Continuavo ad accumulare perché lo shopping per me era un passatempo

– Il mio sistema di valori era decisamente fuori fase: tutto quella roba era negativa da un punto di vista economico e di tempo, per l’ambiente e per chi sarebbe rimasto dopo di me.

A ogni successiva riorganizzazione della cantina, del garage, degli armadi, dei pensili, degli archivi, delle mensole, dei cassetti, del guardaroba (e sicuramente sto dimenticando qualcosa) il quadro era sempre più chiaro. Il passo successivo è stato semplificare la mia vita lavorativa, eliminare le carte di credito e risolvere le questioni di salute e personali (peraltro collegate). Il risultato è uno stile di vita molto semplice, per certi versi frugale, per altri ricco e confortevole, che mi si addice perfettamente. Scrivere e creare per me è più facile di quanto lo sia mai stato.

In definitiva, il “mio” minimalismo è veramente solo mio: può essere simile a quello di altri, oppure no, ma non è questo che conta. O forse sì, forse è tutto qui: eliminare completamente tutto il superfluo e acquisire (o riacquisire) famigliarità con la persona che siamo veramente. Senza il caos, le distrazioni e il rumore, lo spazio per farlo aumenta esponenzialmente.”

***

Avrei tanto (issimo) da dire, soprattutto a proposito di quella prima fase sul minimalismo, lusso estremo per privilegiati o consapevolezza aumentata. Per ora preferisco lasciare (de)cantare le parole di Meg; mi limito a sottolineare una piccola cosa.
Ho sempre detto anche io che ognuno applica il minimalismo a modo suo e che ogni declinazione è valida; ma ogni tanto è anche necessario allontanare la prospettiva e tirare qualche conclusione generale… anche se così facendo rischiamo di scontentare qualcuno. Non per giudicare né per stabilire delle classifiche, ma semplicemente perché altrimenti va sempre tutto bene, è tutto un gran calderone, possiamo sempre giustificare tutto e tutti dicendo che “è una scelta personale”. Mentre io, riflettendoci sopra, sono arrivata alla conclusione (magari sbagliata, chi lo sa) che non va sempre tutto bene, che un minimo (!) di coerenza ci vuole anche in una questione così relativa. In prospettiva, questo potrebbe anche portarmi a concludere che è il caso di smettere di parlare di certe tematiche. Ci torneremo sopra, se vi va.

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11 thoughts on “Definire il minimalismo

  1. Il tuo blog è per me la rivelazione di quest’anno, perchè ho trovato qui conferma di cio che spontaneamente ho iniziato a fare da mesi, poco per volta!

  2. Sono reduce da un amattinata di decluttering totale di un rotowood che ho nella mia camera e che erano anni che dovevo sistemare. il risultato? : ora è completamente vuoto, tolta la rumenta, tolta la roba d anni passati, tolte le cose che nn servono e che non mi ricordavo di avere, tolte la tonnellate d scatole e di cavetti per cellulari ecc.. dio mio non è rimasto nulla.
    Dopo anni lo sto pulendo dentro con lo spruzzino, mi godo il bianco e il profumo di pulito dei ripiani e ora…. sto pensando di togliere questo mobile definitivamente! quante ne avrei da raccontarti!! complimenti per il tuo blog ! fantastico! ciaoo ^^

    1. Capisco perfettamente il tuo entusiasmo perché é lo stesso che ho provato anche io molte volte, e che continuo a provare.

  3. Finalmente, qualcuno che condivide quanto sto vivendo da qualche tempo!
    Il “trigger” del minimalismo è scattato quando ho fatto il trasloco dello studio di mia moglie a Milano, almeno 40 scatoloni di libri/musica.
    Poi c’è stato un notevole rinforzo dato dalla lettura di zenhabits.net.

    Infine minimoblog.it
    Parrà un’assurdità, ma mi sento veramente bene!
    Grazie
    Domenico di recente ha scritto Passione nordica – Kurt Magnus Atterberg

  4. anche io sono dell’idea che il minimalismo è anche un po’ soggettivo. Non so dirvi se sono una vera minimalista ma quello che è certo è che da diversi anni vivo una vita semplice,anticonsumistica,cercando di evitare sprechi e superfluo. Sto educando i miei figli in tal senso e devo dire che mi danno soddisfazione,soprattutto il maggiore che ha 16 anni. Quello che faccio più fatica a coinvolgere è mio marito,forse perchè la sua infanzia e la sua adolescenza sono state,per certi versi,frugali.
    Complimenti per il blog che leggo sempre con molto interesse. Lo seguo da un po’ ma non ho mai lasciato prima un mio commento.

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