Bisogni e desideri

Quella confusione tra bisogni e desideri – Seth Godin

“Quando le nostre necessità essenziali sono soddisfatte, non è inusuale che i nostri desideri assumano magicamente lo status di bisogni. È un istinto primordiale.

Questo funziona ottimamente per chiunque abbia convinto il proprio mercato di riferimento che ciò che vende rappresenta un bisogno. Ma gli si ritorce contro quando questi cosiddetti bisogni vengono finalmente percepiti per quel che sono realmente: lussi, e come tali superflui.

Quando si vende un “lo voglio” anziché un “mi serve”, è necessario lavorare (più) sodo, letteralmente sedurre il mercato: perché i desideri sono volatili, difficili da esaudire, e assolutamente non facili da instillare.”

Di Seth Godin vi avevo già parlato qui.
La sua prospettiva è quella di un esperto di marketing: che, apparentemente, con minimo non c’entra nulla.
In realtà, nessuno più di un marketer è tenuto conoscere le forze e i fattori che ci spingono a barattare i nostri sudati guadagni con un bene o un servizio: e credo sia per questo che mi capita così spesso di leggere nel suo blog riflessioni che si trovano esattamente all’incrocio tra l’interesse per il minimalismo e il mio lavoro. Questo è uno di questi casi.

Vi butto lì qualche riflessione sparsa.
Mi viene immediatamente da chiedermi quali sono i bisogni primari, ma la vera domanda è piuttosto “primari per cosa”?
Se lo scopo è sopravvivere, possiamo accontentarci di cibo e riparo. Ma se avessimo la pretesa di non limitarci a quello, se volessimo stare bene, se volessimo essere felici? In quel caso, almeno secondo la scienza della felicità, diventa bisogno primario l’interazione significativa con gli altri, lo svolgimento di attività che ci realizzano, quel che dà significato alla nostra esistenza. Capite che la faccenda si fa molto più complicata rispetto al semplice “ho bisogno di mangiare e di coprirmi”. È complicato, anzitutto, perché tutti arriviamo a capire che per mangiare ci serve cibo e per ripararci ci serve un tetto; mentre stabilire cosa ci dà significato non è per niente scontato. Metterci le mani sopra, ancora meno.

È verissimo che siamo dotati di un istinto primordiale a soddisfare i nostri bisogni (anche a costo di crearli da zero), per il semplice motivo che farlo ci provoca piacere. E dato che più o meno tutti, almeno in questo emisfero, abbiamo i mezzi per sfamarci e ripararci, tenderemo naturalmente a crearci dei bisogni ulteriori. Il problema è la direzione che prendiamo quando questo succede.
Alla fine, dato che comprare un iPhone o un televisore più grande resta incommensurabilmente più facile che non trovare significato, non è stupefacente che la maggior parte di noi si convinca che i suoi veri bisogni consistano in una serie di oggetti, per i quali basta sfoderare la carta di credito; anche fare qualche debito richiede molto meno sforzo, lavoro e fatica di un nuovo progetto di vita, che ci obbliga a metterci in discussione e a sottoporci a sacrifici reali. Forse non è questione di confusione tra bisogni e desideri, anzi, forse abbiamo le idee molto più chiare di quanto sembra: vogliamo soddisfazione (piacere), e cerchiamo di procurarcela nel modo più rapido e semplice possibile.

La fregatura, per così dire, è rappresentata dal cosiddetto adattamento edonistico (ve ne ho parlato qui); nel bene e nel male, siamo animali profondamente adattabili, forse pure troppo, e allora ecco che un giorno, una settimana o un mese dopo aver comprato il nostro bellissimo iPhone, ci sentiamo esattamente come prima. E allora ci tocca trovare qualcos’altro da desiderare (pardon, qualcos’altro che ci sia profondamente necessario) in modo da riprendere il ciclo e assicurarci la nostra dose di felicità a buon mercato. Non dal punto di vista economico, ma mentale, di impegno e di tempo.

Soluzione? Semplicissimo. Dedicarci a individuare e a mettere le mani su tutto quello che ci offre un periodo di adattamento edonistico il più lungo possibile… o tendente a infinito. Di cosa si tratta? Beh, adesso pretendete troppo da una povera traduttrice…

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11 thoughts on “Bisogni e desideri

  1. http://www.fabiotordi.it/blog/img/20090504-maslow.jpg

    Ho scoperto la piramide di Maslow, la conoscevi? Una gerarchizzazione dei bisogni.
    Perchè anche i bisogni hanno delle priorità: si diceva in qualche post prima che se uno fatica a mangiare e a procurarsi la sopravvivenza di base, non può permettersi di pensare all’autorealizzazione. In fondo è vero, i bisogni di base base base sono molto pochi.

    Sono ancora rinmbambita e non ho molto messo a fuoco, quindi sono pensieri sparsi i miei, suscitati dal tuo post.
    Verso la cima della piramide…non c’è la felicità?
    Stella di recente ha scritto Watercolour sketch: Dragon’s kiss

  2. Grazie Elle, dei tuoi scritti e delle tue riflessioni. Proprio ieri sera ho terminato questa mia sul Walden di Thoreau –
    http://dinghymirror.blogspot.it/2012/05/vivi-e-svegli.html
    – che mi pare magicamente a tema. Ma ad essere sincero, ultimamente le cose “a tema” intorno a me diventano sempre di più, quasi una valanga ogni giorno… spero non sia una distorsione della mia percezione orientata in tal senso, ovvero nel senso di ciò che desidero percepire (e scusate il gioco di parole!)
    Buona giornata a tutti.
    Amikus di recente ha scritto Vivi e svegli

  3. Ho appena letto il post di Amikus, e questa frase di Thoreau mi ha colpito in pieno: “gettar via la maggior parte della vita umana guadagnando denaro per godere di una libertà piuttosto dubbia nel periodo meno prezioso dell’esistenza” E’ esattamente quello che sento, e che vorrei cambiare.
    Io credo che soddisfare i desideri sia un bisogno, anche se sembra una contraddizione. Naturalmente viene dopo i bisogni di base, ma se abbiamo cibo, acqua, salute, vestiti e una casa poi naturalmente si passa al livello successivo. Certo e’ molto piu’ facile soddisfare un desiderio materiale che uno immateriale, come possono essere relazioni positive con gli altri, amicizie, amore. Purtroppo la facilita’ e velocita’ di realizzazione sono diventate un criterio fondamentale al giorno d’oggi…
    Sab di recente ha scritto Anonimato o no?

    1. in realtà subito ho pensato: ok, il soddisfacimento dei bisogni ci dà piacere, ma teoricamente come per tutti i piaceri DOVREMMO avere anche un sistema di autoregolazione.. Se la mettiamo come provi a dire tu, anche col cibo potremmo dire di avere una sorta di dipendenza: tolta la fame dopo un po’ ci ritorna, come con le gratificazioni, dopo un po’ abbiamo ancora bisogno di un sorriso e di un abbraccio. Ma lo stomaco ce lo dice quando non abbiamo più fame, e se mangiamo ancora stiamo male. E così pure.. se siamo fuori la sera con gli amici ci stiamo divertendo e non vorremmo mai smettere, ma a un certo punto sappiamo che il giorno dopo staremo male e non riusciremo a fare quello che vogliamo/dobbiamo allora ci diamo un limite. Perché non ascoltare anche la voce che ci parla degli altri limiti? Cosa cambia con gli altri “bisogni”?

      1. Va’ che te l’ho già detto, io sono solo una povera traduttrice, a queste domande sei tu quella attrezzata a rispondere! 😉
        (ebbene sì, ti ho dato una risposta da svacco e so che le odi – giuro che ci penso su)

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