La scienza della felicità

Aprile è il mese della felicità.

Qualche tempo fa, mentre giocavo con iTunesU, mi sono imbattuta in una serie di TED sul tema della felicità. Una piacevole sorpresa, grazie alla quale ho dedicato una mattinata a farmi una cultura su quella che potremmo definire la “scienza della felicità”.

Il primo intervento che vi propongo si intitola proprio “The surprising science of happiness” (è in inglese, ma ci sono i sottotitoli e una trascrizione dell’intervento, quindi non fate i pigri :)).
La prima idea che mi ha colpito è una delle scoperte della psicologia positiva: felicità e infelicità non sono un continuum, ovvero essere meno infelici non equivale necessariamente a essere più felici. Stare un po’ meglio, provare un po’ meno dolore, mangiare quando si ha fame, non si qualificano necessariamente come situazioni “felici”.
Seconda idea interessante, secondo me anzi fondamentale: è dimostrato che la felicità deriva sempre da un qualche tipo di contatto con il mondo esterno, e in particolare dallo svolgimento di un’attività che ci realizza e ci assorbe profondamente (in inglese si dice “to be in the flow“).

“Positive psychology” tratta in particolare della psicologia positiva che, anziché limitarsi a eliminare il negativo (curare il disagio), vuole favorire il positivo, il benessere dell’individuo, e quindi studia letteralmente “tutto ciò che rende la vita degna di essere vissuta”: una vera e propria scienza della felicità, appunto.
Prima osservazione: i dati indicano che gli individui veramente felici sono tutti parte di una relazione di coppia soddisfacente e hanno una solida rete di amicizie. Di nuovo il tema dell’interazione con il mondo esterno come componente importante della felicità, quindi.
Seconda osservazione: dalla ricerca emerge che esistono tre tipi di “vita felice”. I primi due (the pleasure life e the engagement life, nella quale si realizza il famoso “flusso” di cui dicevamo primave li lascio scoprire, il terzo, the life of meaning, consiste nel vivere “nella consapevolezza dei propri punti di forza, utilizzandoli per diventare parte e per contribuire a qualcosa di più grande“. Avete presente il “fare cose significative insieme“? 🙂

Questo intervento mi è sembrato molto interessante anche perché sottolinea come, alla base dei risultati della psicologia positiva, ci sia una ricerca rigorosamente scientifica; che comprende, tra le altre cose, uno studio condotto su migliaia di persone, alle quali è stato chiesto quanto i tre diversi tipi di felicità (piacere, coinvolgimento, significato) contribuiscono alla loro soddisfazione.
Il risultato è stato che la componente del piacere è marginale, quella del significato è la più forte in assoluto, e quella del coinvolgimento conta ma non quanto la precedente; ma, soprattutto, che la prima componente diventa importante se sono presenti le altre, insomma è un po’ la ciliegina sulla torta. Ma se le altre mancano, non conta praticamente nulla. In altre parole, il totale è più grande della somma delle parti.

Altri interventi molto interessanti (e anche divertenti) sul tema:

“The Paradox of Choice”, o di come avere più alternative non sia necessariamente positivo (una filosofia che è ben esemplificata da Apple, ad esempio).

“Why are we happy”, ovvero della distinzione tra felicità “sintetica” e “naturale”, e del perché consideriamo la prima di qualità inferiore.

E infine, veramente divertente e illuminante, ancora sul tema della scelta e delle alternative:
“In search of the perfect spaghetti sauce”, ovvero di cosa c’entra la salsa pronta con la felicità (!).

Non sorprendentemente, comunque, di TED sul tema ce ne sono tantissimi, basta fare una ricerca per “happiness” per trovare un vero tesoro di spunti.

Suona male, vero, parlare di “scienza della felicità”? 🙂
L’abbiamo già detto, è un tema difficile, sfuggente, molto personale, molto poco “esatto”, e l’idea di affrontarlo con un approccio scientifico sembra quasi assurda. Io ci ho riflettuto un po’ su, anche in collegamento con il lavoro che abbiamo fatto sul Manifesto, e sono arrivata alla conclusione che invece può essere utile, anche in questo ambito, provare a rovesciare il paradigma, a percorrere altre strade.
Pensare alla felicità come qualcosa di evanescente, di non misurabile, di non catalogabile, che non si sa bene da cosa dipenda e che in fondo non è ricreabile a comando, ci fornisce (anche) un ottimo alibi, in qualche modo ci deresponsabilizza nei confronti di una delle componenti più importanti della nostra vita.
Questo non significa che esista una formula per essere felici (magari): ma penso sia importante rendersi conto che, in questo contesto, dobbiamo darci davvero da fare, utilizzando tutti gli strumenti a nostra disposizione (compresi alcuni che magari non ci verrebbero mai in mente). Abbiamo il dovere di andare oltre, di non fermarci né frenarci di fronte all’ovvio (“il segreto della felicità non esiste” e simili). La responsabilità della nostra felicità è solo nostra, nessun altro la cercherà per noi… quindi è meglio che ci diamo da fare!

Infine, tanto per tornare ai sistemi davvero minimi, ovvero alle cose che ci fanno felici (direi che qui ricadiamo contemporaneamente nella categoria “engagement” e “meaning“): domenica c’è la Milano City Marathon, e il Team BraPiDo sarà presente alla partenza sperando di non prendere troppa pioggia. La staffetta prenderà il via dopo la maratona, non so dirvi esattamente quando partirò né quando taglierò il traguardo, ma so già che sarà molto emozionante.
Buona corsa a tutti, maratoneti e staffettisti, buona domenica senza auto a tutti i milanesi e… se vedete passare un(a) runner con il pettorale 138 e questo sulla maglia, non fategli/fatele mancare il vostro supporto 🙂

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5 thoughts on “La scienza della felicità

  1. Grazie per tutti questi spunti, le TED sono una vera miniera! Per me la parte più difficile resta il mettere in pratica lo stare insieme significativamente, perché la vicinanza con gli altri comporta venire a compromessi e adattare i propri ideali, e non sempre si è disposti a farlo o si trovano “compagni di avventura” abbastanza rispettosi.. E’ una grande sfida!

  2. oh finalmente sono riuscita a leggere tutto e pure i trascript dei talk (che a sentirli mi ci voleva di più :D)
    e beh interessante davvero! non pensavo che ci potesse essere un approccio scientifico alla felicità…e invece mi hai messo davanti idee veramente interessanti. in particolare mi hanno colpito l’idea della felicità costruita e l’innalzamento delle aspettative in relazione all’aumento delle scelte a nostra disposizione. solo con queste due ci sarebbe da riflettere e parlare per anni…
    yliharma di recente ha scritto Sete di conoscenza

    1. Grazie per aver letto!
      Sono argomenti un po’ più impegnativi del solito decluttering, ma secondo me possono dare grandi soddisfazioni se si ha tempo, modo e voglia di spenderci un po’ di risorse 🙂

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