Felicità? Partiamo dalle basi

Aprile è il mese della felicità

“Il nostro compito fondamentale è sforzarci di capire cosa dia la felicità: perché averla equivale a essere perfettamente soddisfatti, e se non l’abbiamo faremo di tutto per metterci le mani sopra.

Il vero saggio sceglie la qualità, non la quantità: nei cibi, ad esempio, ma anche nel tempo. Non il momento più lungo, ma il più dolce.

Ricordare che il futuro è nostro, ma non ci appartiene completamente, ci dà speranza nel fatto che riusciremo a vederlo, e viverlo; e, forse, ci aiuta a non disperarci all’idea del contrario.

E i desideri? Alcuni sono naturali, altri soltanto inutili; fra i primi, alcuni sono anche necessari; e tra questi, ce ne sono di fondamentali per la felicità, per il benessere fisico, e per la vita stessa.
Solo conoscendoli bene possiamo ricondurre ogni scelta al benessere del corpo e alla serenità perfetta dell’animo… che sono poi l’obiettivo di una vita felice. Allontanare la sofferenza e l’ansia, infatti, è il fine di ogni azione. Una volta raggiunto questo stato, ogni bufera interna cessa: non ci manca più nulla e non dobbiamo cercare altro.

L’indipendenza dai bisogni è una gran cosa: non perché ci si debba sempre accontentare, ma per riuscire a godere anche del poco quando ci capita di non avere molto. L’abbondanza è più dolce, quando non ne dipendiamo. In fondo, ciò che serve veramente non è difficile da trovare; è l’inutile a essere difficile.

Saper vivere con poco significa star bene e non essere in ansia rispetto ai bisogni della vita; ma anche poter apprezzare meglio l’abbondanza, quando c’è, e rimanere indifferenti agli scherzi della sorte.

Dicendo che il bene è il piacere, allora, ci riferiamo non al godimento in sé e per sé, ma a quel che aiuta il benessere del corpo e la serenità dell’animo: a rendere una vita felice, infatti, è un esame lucido delle cause di ogni scelta, che ci mette in condizione di rifiutare i falsi condizionamenti all’origine del nostro malessere.

Il massimo cui possiamo aspirare è la conoscenza delle cose. Chi la possiede, sa anche che non ha senso credere nel destino: le cose accadono per necessità, per caso, o perché noi lo decidiamo. Il caso è irresponsabile, la fortuna instabile: ma il nostro arbitrio è libero, e ne siamo responsabili. E allora, piuttosto che ammettere di essere schiavi del destino, o doverci affidare per forza al caso, atroce, e infallibile, tanto vale credere agli dei: quelli, almeno, possiamo sperare di placarli con preghiere e sacrifici…

Se riflettiamo costantemente su queste cose, da soli e con chi ci è simile, non saremo mai preda dell’ansia, ma vivremo come dei fra gli uomini: perché l’uomo che riesce a afferrare quel frammento di immortalità, diventa un po’ meno mortale”.

Solo un pochino svecchiata nella lingua (sperando che il traduttore originale non se la prenda), ma attualissima. È la Lettera sulla felicità di Epicuro, III secolo a.C. Non ci inventiamo proprio niente, insomma… oppure era lui a essere molto, ma molto avanti.

Siamo in grado di scegliere la qualità rispetto alla quantità? Nelle cose che facciamo e delle quali ci circondiamo, nelle persone che frequentiamo, nel lavoro? Siamo in grado di rendere più dolce il nostro tempo? E, allo stesso, di ammettere serenamente (o con la massima serenità possibile) che su questo tempo non abbiamo il controllo?

Di cercare quel che è davvero necessario, e di trovarlo subito? Di fare un bel respiro, e smettere di sbatterci e dibatterci alla ricerca di quello che invece non ci serve?

Quell’esame lucido, quel rifiuto dei falsi condizionamenti, sono alla nostra portata, o vogliamo fare in modo che lo siano?

Siamo in grado di riconoscere, finalmente, che a fare davvero la differenza sono le nostre scelte; che i veri e unici responsabili della nostra felicità siamo noi?

…Avremo l’incoscienza e il coraggio per buttarci, e per “vivere come dei tra gli uomini“?

Aspetto i vostri commenti.

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10 thoughts on “Felicità? Partiamo dalle basi

  1. Non so ancora cosa sia la felicità. So cos’è la serenità, ma è talmente fulminea che ci conosciamo poco. Il tempo di un caffè e già deve andare via.
    Amo il tuo blog, mi stai spingendo, giorno dopo giorno, posto dopo post, a lasciare traccia di me e del mio percorso, grazie 🙂

  2. Ciao Laura!
    Anche il mio Aprile sarà un mese particolare, sebbene un po’ diverso dal tuo…
    A maggio tireremo le somme!
    🙂
    Elisa di recente ha scritto Aprile

  3. Ritornare su parole lontane, di un altro tempo o, oggi, di altre culture, mi aiuta sempre a ricordare che non ci inventiamo niente. La tua proposta qui ne è dimostrazione lampante. Grazie!!

  4. ..in fondo è quasi tutto nelle nostre mani,ci ho messo circa 35 anni a scoprirlo ma da quando l’ho fatto la mia vita ha continuato a migliorare,e mi sento più ricca oggi -sebbene convenzionalmente lo sia molto meno di prima-di ieri…. alla fin fine abbiamo bisogno soltanto delle nostre mani per fare,di un cervello per pensare,di un cuore che non inaridisca (per tante cose che ci potranno accadere,nostro malgrado,rischiando di asciugarcelo un po’..) ed occhi sempre giovani per guardare ogni cosa come fosse la prima volta,come lo fa un bambino…e allora tutto può succedere,e la felicità è a portata di mano

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