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Design minimo – Apple

Qui gli altri post della serie.

Per me Apple e minimalismo sono collegati inestricabilmente, non solo da un punto di vista estetico, ma anche perché il mio interesse per questo stile di vita è nato leggendo MinimalMac, che citava ZenHabits (dal quale sono arrivata agli altri blog sull’argomento); e poi entrando in contatto con Diego de Il Mac Minimalista. Sono un utente Apple dell’ultima ora: l’acquisto del nostro primo Mac risale a meno di dieci anni fa, ed è stato frutto quasi esclusivamente della curiosità. E di un’attrazione irresistibile per questi oggetti così belli. Perché, prima di tutto, i Mac sono belli: lo è l’ultimo MacBook come lo erano i primi iMac.

Quando poi abbiamo messo le mani sopra un iBook, ci siamo resi conto che c’era dell’altro: che semplicemente funzionavano, in un modo completamente diverso dai PC, ma che risultava stranamente naturale, anche per chi i PC li aveva usati per anni. Poco dopo sono usciti i primi Mac sui quali era possibile far girar Windows in virtualizzazione, cosa di cui continuavo e continuo ad aver bisogno per lavoro: il resto, almeno per me, è (stato) storia. Non tornerei più indietro, e potrei scrivere per ore elencandovi le ragioni. Tanto per tornare a bomba, una (non poco importante) è che il mio iMac è uno stupendo pezzo di design minimalista, che ho il piacere di vedere e sul quale ho il piacere di lavorare tutti i giorni per svariate ore al giorno.

Qui trovate una carrellata con tutti i modelli di Mac, fin dal primissimo. Alcuni meno riusciti, altri semplicemente spettacolari. Io sono innamorata di questo, credo come tutti ;)

Qui il famoso spot Apple “1984” e qui l’ancora più famoso spot “Think Different“, il cui testo recita (la traduzione è mia; esiste una versione italiana dello spot, recitata da Dario Fo):

“Dedicato ai folli. I disadattati. I ribelli. I piantagrane. Quelli che non trovano mai la loro collocazione.

Quelli che vedono le cose diversamente. Non amano le regole. E non hanno rispetto per lo status quo. Puoi citarli, essere in disaccordo con loro, esaltarli o denigrarli.

L’unica cosa che non puoi fare è ignorarli. Perché sono loro a cambiare le cose. A inventare. A immaginare. A guarire. Esplorare, creare, ispirare. A spingere l’umanità un passo più avanti.

Forse, che siano pazzi è necessario.

Altrimenti come farebbero a guardare una tela bianca e vedere un’opera d’arte? O a star seduti in silenzio e sentire una canzone che non è ancora stata scritta? O a fissare un pianeta rosso e immaginare un laboratorio montato su ruote?

È per queste persone che noi lavoriamo.

Dove alcuni vedono follia, noi vediamo il genio. Perché solo chi è pazzo a sufficienza per pensare di cambiare il mondo, alla fine ci riesce”

Qualcuno potrebbe dire che oggi Apple è passata dall’altra parte della barricata, affiancandosi a quelli che sosteneva di combattere negli anni ’80 e ’90. Può essere vero. Per me, al di là di tutto, restano geniali, e folli, nel fatto che dietro ogni dettaglio di ogni loro prodotto ci sono uno studio e una passione senza limiti, e si vede. Io lo vedo, ogni ora di ogni giorno, e mi comunica una profonda gioia. In qualche modo, si accorda alla passione e all’attenzione al dettaglio che anche io cerco di mettere nel mio lavoro, anche se non è sempre facile, e a volte viene la tentazione di prendere una scorciatoia. Dice Jonathan Ive, in un’intervista a Icon Magazine del luglio 2003:
“I think so many of the objects we’re surrounded by seem trivial. And I think that’s because they’re either trying to make a statement or trying to be overtly different. What we were trying to do was have a very honest approach and an exploration of materials and surface treatment. So much of what we try to do is get to a point where the solution seems inevitable: you know, you think “of course it’s that way, why would it be any other way?” It looks so obvious, but that sense of inevitability in the solution is really hard to achieve”

Ovviamente nella traduzione (come nel design o nella progettazione di un Mac) non esiste un’unica strada, o un’unica soluzione. Per rendere una frase ci sono tanti modi. Spesso, però, se non sempre, ce n’è almeno uno che è più corretto degli altri, e quando lo trovi diventa ovvio, diventa inevitabile: eppure è vero che per trovarlo, a volte, ci vuole una quantità di lavoro, di sforzi, di ispirazione e, naturalmente, di talento. Io sono grata a chi ha dedicato lavoro, sforzi e talento per regalarmi quell’oggetto bellissimo che sto usando per scrivere questo post, che è esattamente come dovrebbe essere, e non potrebbe essere diverso… almeno finché l’ispirazione di qualcuno in Apple suggerirà un modo per riprogettarlo completamente, ma in modo altrettanto “inevitabile”.

So che tanta gente non sopporta Apple per vari motivi: alcuni ritengono i loro prodotti troppo cari, altri non apprezzano la cosiddetta mancanza di apertura e di compatibilità con gli standard, altri ancora sono convinti che siano tutto marketing e niente sostanza. Non è questo il luogo per discuterne, sinceramente ho già pagato pegno più volte e non mi va in incastrarmi nella solita discussione a perdere. Io mi limito a invitarvi, se potete, a dimenticare tutti questi argomento per un momento e a guardare questo. Guardate come gli brillano gli occhi, quanto è orgoglioso. È lo stesso orgoglio che si vede qui, e in entrambi i casi aveva decisamente ragione d’essere.

“Never trust a computer you can’t lift”

[foto dell'imac per gentile concessione del fui]

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28 pensieri su “Design minimo – Apple

  1. Elisa

    Sono una di quelle che “se è brutto non voglio neanche sapere che fa” e che “se devo leggere le istruzioni allora non lo voglio usare”.
    Ho tirato avanti 18 (lunghissimi) mesi senza portatile, anche se ci avrebbe fatto molto comodo, perchè risparmiavo per comprarmi proprio il macBook.
    O quello, o niente.

    Adoro questi tuoi inserti di design minimalista.
    Scrivine ancora, mi raccomando!
    Elisa di recente ha scritto E’ una C!

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  2. Alliandre

    l’iMac blu era bellissimo. Quando l’ha preso l’inquilina architetto di mio papà (e gli ha chiesto aiuto per capire come funziava, lui che l’ultimo Apple che aveva visto era il IIe, secoli prima) sono andata anche io a curiosare e a momenti glielo rubo :-P
    BTW L’inqui ha dato il La a mio papà, che poi s’è preso un Apple anche lui :D (e ha fatto l’en plein: pc con win, pc con Linux, Macbook o come si chiama.)
    Prima dicevo anche io roba da fighetti. Prima di ereditare l’iPod di mamma e vedere come funzia bene e vedere mio papà giocare sull’Apple. Ora dico sempre prima o poi, ma poi rimando. Da minimalista, finché il pc va non lo sostituisco, e quando trovo un pc che costa meno dell’Apple ma fa tutto quel che mi serve (Trados compreso senza emulazione) prendo quello – e i soldi risparmiati vanno in ore di cavallo :-P – esperienze, non oggetti. Anche se poi resto senza Apple :-/
    Alliandre di recente ha scritto My cat is my Zen Master

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    1. elle Autore articolo

      Vabbè, ho capito cosa vuoi dire e sai che condivido il concetto di “esperienze non oggetti”, ma il mio iMac NON è semplicemente un oggetto… vista la quantità di ore che ci passo davanti, è più un’esperienza ;)

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      1. Alliandre

        LOL mi sa che abbiamo un’idea diversa di esperienza. Hai presente il runner’s high? Correre me lo dà, i cavalli me lo danno (problem: correre ora mi fa sentire come quando monto. Argh. ‘nantra droga :-P), stare davanti allo schermo di un computer non me lo dà, ma nemmeno fosse tutto tempesctato di diamanti :-P
        Alliandre di recente ha scritto My cat is my Zen Master

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  3. Alliandre

    p.s. la differenza tra un Apple e un pc all’ultimo acquisto che ho fatto, circa 3 anni fa, era sui 200 euro, e 200 euro sono *dieci* ore di cavallo. Non spendo di più in Apple nemmeno morta se posso avere dieci ore in più coi miei besti preferiti :)
    Alliandre di recente ha scritto My cat is my Zen Master

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    1. elle Autore articolo

      Beh, sai, allora non è questione di Apple o non Apple, è questione di priorità. Comunque, lo ribadisco perché non tutti lo sanno, per noi che abbiamo la Partita IVA esiste l’opzione noleggio che è veramente conveniente, quindi quando dovrai cambiare il PC valutala (basta andare in un Apple Store, o telefonare al numero verde). Noi abbiamo preso a noleggio sia i miei iMac che i MacBook di Marco, alla fine dei due anni li abbiamo cambiati o acquistati a un prezzo ridicolo, e abbiamo anche risparmiato qualcosina di tasse, che non fa mai male.

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        1. Alliandre

          Dicevo, prima che mi scivolasse il ditino, in effetti non è male, anche se scarichi comunque anche il prezzo pieno del pc. Non so, prendere a noleggio non me lo fa sentire veramente *mio*. So’ggelosa come un siciliano delle mie cose, io. Soprattutto di quelle che ho deciso di non declutterare ;-)
          Alliandre di recente ha scritto My cat is my Zen Master

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  4. Alliandre

    ari-p.s. udio, sul WebDesignerDepot c’è l’Apple II, ma caspita 1977? Cioè avevo dieci anni la prima volta che mio papà s’è portato a casa uno di quei cosi? Da non crederci O_o
    Mi ricordo l’Apple II e il IIe. Poi l’ing è passato al pc (quando è comparso Win a colori, se non erro. E probabilmente il IIe è ancora di là nel suo mitico stanzino. Quando, un giorno spero lontano, decluttereremo, lo metteremo all’asta come reperto storico :-P)
    Alliandre di recente ha scritto My cat is my Zen Master

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    1. iltrev

      Se non ricordo male, l’Apple IIE è rimasto in produzione qualcosa come 10 anni, quindi non è detto che tuo padre l’abbia preso proprio nel ’77.
      BTW, se è nel suo stanzino ma è tuttora funzionante, potrebbe anche valere un discreto gruzzoletto.

      edit: vedo ora che è sì rimasto in produzione 10 anni, ma dall’83 al 93, mentre nel ’77 è entrato in produzione l’Apple II base. (http://en.wikipedia.org/wiki/Apple_IIehttp://en.wikipedia.org/wiki/Apple_II)

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      1. Alliandre

        Sì poi gli ho chiesto direttamente, e lui dice che era l’80 o giù di lì per il II e l’85 o giù di lì per il IIe. Mi pareva che non ero poi così piccina…
        Dice anche che quello in stanzino è un IIe nemmeno suo ma di un amico che gliel’ha mollato lì non sapendo che farsene, che i suoi li ha declutterati lui (è incredibile anche solo che abbia declutterato qualcosa, laddentro ^_^)
        Comunque all’amico mica lo diciamo che può valer qualcosa eh ;-)
        Ah la tesi io l’ho scritta su un win3.1, nel 93, quindi eravamo già passati al nemico da almeno sei mesi.
        Alliandre di recente ha scritto My cat is my Zen Master

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  5. Gaia Sardegna

    Il mio primo computer è stato un iMac G3 (quello blu trasparente che faceva intravvedere maliziosamente tutto): caspita quanto l’avevo pagato!!!! Ma era una macchina perfetta, purtroppo poco aggiornabile….e fu allora che scoprì Linux. Insomma, il Mac era una macchina che mi dava una stabilità assoluta, e ora con Linux potevo avere questo e molto di più: morale della favola l’ho abbandonato (però è ancora li sulla scrivania, mi dispiace conservarlo, come diceva la pubblicità “potreste mai innamorarvi di un computer?” Si, io mi sono innamorata, e del mio G3 lo sono ancora) :).
    Oggi non mi comprerei un mac, purtroppo il prezzo è troppo alto per ciò che serve a me.

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  6. maxfui

    come avevi richiesto invano i commenti vanno tutti sul “costa di più” e nessuno vira su quello che hai scritto: semplicità, usabilità e soprattutto bellezza e pulizia nel design…

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    1. elle Autore articolo

      Che ti devo dire, probabilmente chi non usa Mac tende a concentrarsi sull’aspetto economico… tutto sommato è anche comprensibile…

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      1. Alliandre

        C’è Studio 2011 per mac? Senza emulazione?
        A me quello interessa, che giri bene un programma nato per win che sto aggiornando da un decennio. E dato che lo sto aggiornando da un decennio non vorrei che i furbastri di SDL decidano che se passo a Mac me lo fan pagare per nuovo invece che aggiornato.
        Insomma bisogna guardare ai due lati della medaglia :)
        (n.b. Ah, *finalmente* Crados funzica come il dio dell’informatica comanda! ^_^)
        Alliandre di recente ha scritto My cat is my Zen Master

        Replica
        1. Alliandre

          (ma che le cose mi venissero in mente tutte insieme mai eh)
          btw l’ho usato, quello dell’augusto genitore, e PIAC. Piac un sacc come funzica.
          Però fino a qualche mese fa sarei stata daccapo con l’emulazione win. Ora non so, ma mi sa che sto diventando vecchia per imparare un SO nuovo, anche se è semplice come quello. Io ci ravano, nel pc, e mi secca non essere assolutamente in grado di ravanare nell’iCoso di mio papà :-/
          Alliandre di recente ha scritto My cat is my Zen Master

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        2. elle Autore articolo

          Premesso che ho comprato Studio (ma non 2011) ma non lo uso, e che uso Trados il minimo indispensabile per far contenti i clienti: entrambi girano perfettamente su Parallels in virtualizzazione, così come qualsiasi CAT che abbia mai provato (e qualsiasi altro programma, del resto). Da quel poco che mi conosci, secondo te è possibile che io non usi CAT, oppure che mi adatti a lavorare magari 10 ore al giorno su un programma che crea problemi o è lento? :)

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          1. Alliandre

            No, certo che no :) è solo che usando già un pc (che comunque resterebbe qua a far da backup), per me non ha molto senso prendere un Apple solo per farci girare in emulazione un programma win – in fondo lo userei soprattutto per lavoro, appositamente per il CAT. Se devo usarlo praticamente solo in emulazione win tanto vale che uso un pc.
            p.s. tra 2009 e 2011 c’è un abisso di differenza. per dire, col 2009 litigavo tant’è che l’ho disinstallato. Il 2011 va che è un piacere :)
            Alliandre di recente ha scritto My cat is my Zen Master

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