Domande

Qui l’originale

“Perché certe domande ci fanno così paura? La vita ne è piena: alcune sono destinate a rimanere senza risposta, ma altre meritano un vero sforzo in questo senso. A volte la risposta la conosciamo già: ed è proprio per questo che ci rifiutiamo risolutamente di ammettere che sarebbe il caso di porre la domanda. Tutto va bene (apparentemente): perché cercarci delle grane?
Ecco qualche esempio di domanda, semplice ma sconvolgente, che non ci poniamo abbastanza:

Perché ho dei debiti?

Perché non sono felice?

Perché non riesco ad andare d’accordo con Tizio?

Perché faccio un lavoro che mi rende profondamente infelice?

Perché non faccio sport con regolarità?

Perché sono sempre stanco?

Perché sono sovrappeso?

Perché ho scelto di accontentarmi?

Perché la mia idea non è piaciuta?

Perché ho fatto buon viso a cattivo gioco?

(In) cosa devo cambiare?

E potrei continuare. Per chiunque, porsi queste domande significa rompere l’equilibrio, e ci mette a disagio. Significa ammettere che la  nostra vita non è tutta rose e fiori. A volte ci fa sentire in colpa: non dovrei essere felice? Merito di esserlo, con tutta la sofferenza che mi circonda? Quello che ho non è abbastanza?

Mettere la questione sul piatto ha come conseguenze l’esigenza di assumerci le nostre responsabilità, di muoverci di conseguenza, e può produrre risultati imprevedibili. Questo ci spaventa. È molto più semplice schiantarci di fronte alla televisione e preoccuparci dei problemi di un gruppo di dottori troppo belli per essere veri…

Ovviamente, trascorrere la giornata meditando sul significato della vita non è pensabile. Possiamo, però, porci anche una sola delle domande davvero importanti: ripeterla ad alta voce, metterla nero su bianco e prepararci ad accettare le risposte.

Come porsi una domanda sconvolgente

1. Fissa un appuntamento con te stesso. Prenditi un po’ di tempo da dedicare solo a questo: è importante e merita la tua completa attenzione.

2. Preparati. Hai allocato una certa quota del tuo tempo; adesso è il tempo di pensare allo spazio. Sgombra una superficie, tieni a portata di mano una penna e un foglio, spegni il telefono ed elimina le altre fonti di distrazione.

3. Svuota la mente. Prima di cominciare, vai a fare una passeggiata o dedicati a un semplice esercizio di meditazione. Svuota e calma la tua mente, cerca di liberarti dall’ansia e preparati all’impegno che ti attende.

4. È il momento. Siediti al tavolo, da solo, e scrivi la tua domanda (o domande). L’ideale è cominciare con una, ma sii consapevole che, con tutta probabilità, ne seguiranno altre. Inizia a rispondere. Se ti viene spontaneo partire dalla domanda meno spinosa, non fermarti. Continua. Arriva al punto.

5. Ascolta le risposte. Ha ripetuto le risposte ad alta voce e le hai messe nero su bianco: adesso è il momento di prestare loro l’attenzione che meritano, di ascoltarle sul serio.

6. Agisci di conseguenza. Le cose non diventeranno più facili, anzi: probabilmente la situazione è destinata a peggiorare parecchio, prima di migliorare. Come reagirai dipenderà dalla tua forza, darà dimostrazione della tua capacità e della tua volontà di impegnarti sul serio, metterà in evidenza i tratti migliori del tuo carattere.

7. Riduci le aspettative. Ti sei posto la domanda. Hai risposto, hai prestato ascolto, ti sei mosso. Eppure le cose non sono migliorate automaticamente. Perché? In realtà, un miglioramento, anche se piccolo, c’è stato. Hai fatto una scelta. Se porre la domanda ha richiesto magari anni, non puoi aspettarti che tutto cambi dall’oggi al domani. Ci vorrà tempo, ci vorrà aiuto dall’esterno, e dovrai metterci tutto te stesso.

Queste domande sconvolgenti, e le relative risposte, ti metteranno paura. Ti perseguiteranno. Ti porteranno a scuotere forte la testa, come per negare la loro esistenza. E poi, quando sarai pronto, quelle stesse risposte daranno forma al tuo prossimo passo e ti cambieranno la vita”.

***

Qualche osservazione mia (elle): chi di voi era presente all’incontro in Accademia di qualche settimana fa mi ha sentito parlare dell’importanza delle domande: “farsi domande consapevoli e darsi risposte oneste”.
Per me e Marco, tutto è iniziato proprio così, da una domanda (“È un’impressione mia o abbiamo troppe cose?”), che ne ha portato altre con sè. Ad alcune abbiamo risposto (sì, decisamente sì, avevamo troppe cose), abbiamo ascoltato e ci siamo mossi di conseguenza. Altre sono ancora lì che aleggiano ed è vero, un po’ ci perseguitano, nel senso che ancora non siamo sicuri di quale sia la risposta giusta (sempre che ce ne sia una), e di come agire. Però esserci guardati in faccia ed esserci messi in discussione è già stato un grosso passo.

Ci vuole coraggio, per farsi certe domande. E bisogna essere nello stato d’animo giusto per ascoltare davvero la risposta. Vi faccio un esempio idiota. È tutta la vita che combatto con i kg di troppo, un po’ di meno o un po’ di più a seconda dei periodi. Sono consapevole che non avrò mai il fisico che voglio (anche perché nessuna donna è mai contenta del suo fisico!): ma oggi, alla mia verde età, dopo una dieta finalmente riuscita e dopo aver iniziato a correre regolarmente, posso dire di non farmi più troppo schifo quando mi guardo allo specchio.
Però mi ricordo molto bene la sensazione che si prova facendo il cambio degli armadi e non riuscendo a rientrare nei jeans dell’anno scorso. Quando succedeva, ovviamente, che avessi messo su peso non poteva essere una rivelazione sorprendente; ma nei mesi precedenti avevo evitato accuratamente di pormi la domanda. In compenso avevo bell’è pronta la risposta, o meglio la non-risposta, un bel “dai non sono così ingrassata” che rimaneva lì a galleggiare sull’orlo della coscienza.
Quando poi il fatidico bottone che non si allaccia arrivava a darmi torto senza se e senza ma, domanda (“Sono ingrassata?”) e risposta (“Sì”) mi cascavano addosso e non c’era più niente da fare. Eppure la fase successiva, l’azione (mettermi a dieta e/o mettermi a fare sport) interveniva raramente, oppure non durava abbastanza.
La mossa dello struzzo, invece, era duratura eccome. E so anche perché: perché in fondo, malgrado la taglia che aumentava e il tono muscolare che ci salutava,  io ero convinta di “non stare poi così male”. Di non mangiare poi così male. Di non essere poi così sedentaria (!). Non lo volevo proprio ammettere, di stare facendo qualcosa di sbagliato: insomma, rifiutavo di mettermi in discussione. Bastava riappendere i jeans (ovviamente, NON liberarsene: non si sa mai…), comprarne un altro paio, e ficcare la testa nella sabbia fino al prossimo cambio di stagione.

Come e perché le cose siano cambiate, non lo so con sicurezza; ma anche questa è stata una forma di decluttering, venuta naturale insieme alle altre.

Detto questo, porsi la domanda, darsi la risposta e agire di conseguenza sono tre fasi molto ben distinte tra loro, tutte difficili per motivi diversi, e che possono anche intervenire in momenti separati. Verrebbe da dire che, senza la terza fase, le altre non hanno molto significato: ma penso che non sia del tutto vero. Mettendo da parte le reazioni chiamiamole “di sabotaggio” (ignorare volutamente la risposta anche se la conosciamo, ad esempio), se siamo onesti possono succedere un sacco di cose, alcune anche imprevedibili. Perché, senza rendercene conto, anche se non agiamo subito ci mettiamo comunque nell’atteggiamento mentale giusto.
Se abbiamo finalmente stabilito che il nostro lavoro ci fa schifo, anche se licenziarci in tronco non è fattibile ce ne andremo comunque in giro per il mondo con la mente finalmente aperta alla possibilità di cambiare.
Se decidiamo che vogliamo scappare dalla città (o dalla campagna…), o trasferirci all’estero, senza volerlo finiremo per entrare in contatto con opportunità per farlo. Magari remote, magari nessuna concreta, però sapete come si dice, da cosa nasce cosa.
Se riusciamo finalmente ad ammettere con noi stessi che spendiamo troppo, magari (dico magari) alla prossima voglia di acquisto impulsivo ci penseremo due volte. E così via.

In questo momento, la mia “domanda sconvolgente” principale riguarda la casa, il fatto di venderla, di trasferirci, tutte cose che sapete già. Abbiamo avuto un po’ di visite di persone interessante, ma la reazione è sempre la stessa: “La casa è bella, vale quello che chiedete, ma noi non possiamo permettercela”.
Questo pone il problema: vogliamo veramente vendere, nel qual caso dobbiamo evidentemente considerare di abbassare il prezzo? Ne vale la pena? Fino a che punto siamo disponibili a subire una perdita economica pur di “liberarci” di questa casa che comunque amiamo, per perseguire il nostro obiettivo di downsizing?
Stiamo volutamente fissando un prezzo troppo alto per fornirci un comodo alibi e poter dire che ci abbiamo provato?
Oppure è sensato tenere duro, visto che si tratta in assoluto dell’investimento più importante che abbiamo fatto e sarebbe da irresponsabili “svendere”, non avendone reale necessità? Il discorso “liberatene anche a poco, lo spreco c’è già stato“, che ha perfettamente senso per candele, abiti e stoviglie, si può applicare anche in questo contesto (magari si applica a maggior ragione?)?
È necessario, una volta di più, cambiare il paradigma e pensare a modalità alternative alla vendita per ottenere il nostro risultato che (lo ricordo), sarebbe quello di trasferirci a Milano, per facilitare Marco e anche per fare un po’ di vita cittadina? Dovremmo valutare seriamente l’affitto? Con lo scambio casa ci ho già provato, ma come potete immaginare è quasi utopistico pensare di poter trovare una persona o coppia che debba o voglia trasferirsi da Milano nel verdeggiante Monferrato…
Oppure anche questo è solo un altro alibi che tento di costruirmi per non mollare l’appartamento? Per non ammettere di avere in un certo senso “sbagliato”… e sarebbe uno sbaglio bello grosso?
In tutta sincerità, non credo che sia così (malgrado i contatti, per fortuna occasionali, con l’amministratore di condominio sembrino volermi convincere del contrario), ma la domanda devo pormela, perché alla fine gira tutto intorno a quello.

Non vi chiedo di condividere le vostre “domande sconvolgenti” perché si tratta di argomenti molto personali, ma… rifletteteci e ditemi che ne pensate.

E poi, insomma ci si mette anche Tascabile. Mi sa che vado a guardarmi Grey’s Anatomy ;)

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35 pensieri su “Domande

  1. Massimiliano ["Nick Adams"]

    Ciao elle, detto che ogni situazione è diversa e sono casi del tutto personali, il discorso “liberatene anche a poco, lo spreco c’è già stato“, secondo me NON si può applicare anche alla casa.
    Io e la mia compagna abbiamo messo in vendita la nostra casa per trasferirci fuori città. Avremo il mare, il giardino, gli spostamenti brevi in bici, un quarto dei chilometri (e del tempo) per andare al lavoro e aria pulita per la nostra bimba.
    Ma tutti i soldi spesi solo 3 anni fa per la nostra casa attuale non sono uno spreco, anzi non devono essere sprecati. Quella casa è attualmente la nostra unica “ricchezza” e quindi ci siamo detti che non accetteremo proposte indecenti.
    Questo non significa rigidità o tempi biblici ma, nel nostro caso, solo un po’ di pazienza prima di scendere di prezzo.

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  2. Eleonora

    La tua riflessione sulla linea potrei definirla così: Story of My Life.
    :(
    Non ho particolari problemi di peso e mai avuti, ma so che starei meglio (fisicamente e mentalmente) se perdessi qualche chilo. Ne sono consapevole da un bel po’, eppure nonostante la consapevolezza mi manca quel passo in più per risolvere il problema. Ogni tanto ci provo, cercando di combattere la stanchezza da pendolare milanese, ma non dura molto :(
    Ora ci sto riprovando con camminate mattutine da Lambrate fino al centro e camminate quando possibile durante la pausa pranzo. E quando ho le forze vado in palestra dove ho cominciato a correre.
    Vediamo quanto dura.
    Eleonora di recente ha scritto Cosa tiene accese le stelle

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      1. Eleonora

        Abito a Crema (che forse è peggio) ma facendo da pendolare sto iniziando ad apprezzarla.
        Certo a Milano c’è un’offerta generale incomparabile, però non ne vale la pena per me ;)
        Però se vieni a Milano ci potremmo trovare in pausa-pranzo e conoscerci dal vivo :D
        Eleonora di recente ha scritto Cosa tiene accese le stelle

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          1. Alliandre

            LOL io ho iniziato ad apprezzare Como (che ‘la nòcc l’è morta’) dopo essere stata all’estero, dopotutto ci sarà un motivo se giòrgclùnei e mezza òllivud viene in vaccanza qui no? :-P
            Vuol dir tanto anche la distanza da Milano, 50 km non sono 100, e se si ha voglia di fare a Milano ci si arriva. (Il problema più che altro è la voglia di fare, una volta andavo anche a teatro io, adesso non faccio proprio più niente del genere… nemmeno alle mostre che han fatto qui sono andata, shame on me.)
            Alliandre di recente ha scritto Toh, un oroscopo minimalista

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            1. elle Autore articolo

              Credo anche che tra Como e Valenza ci sia qualche differenza… Comunque sarebbe un tentativo, fatto un trasloco se ne può fare anche un altro (specie se nel frattempo se n’è approfittato per eliminare un altro po’ di zavorra)

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  3. Sara

    Le domande son domande e già farsele è una scelta e un inizio. Io personalmente dovrei dare l’ultima fondamentale stretta all’alimentazione che ho corretto dopo le gravidanze e iniziando a correre seriamente: a 35 anni una deve guardarsi in faccia e incominciare a dirsi che occorre manutenzione…. Mi occorrerebbe anche un gran chissenefrega circa dei dettagli estetici post operatori, esistono nell’esistenza cose davvero più importanti! Abitiamo in un piccolo meraviglioso paese. La casa ènostra e misurata per noi. Secondo me -personalissima opinione- la proprietà di una casa a misura vale cento volte un affitto. Con le case niente fretta arriva il momento giusto per vendere o per comprare…

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    1. elle Autore articolo

      Tutte le considerazioni sull’acquisto e l’affitto le ho già fatte e rifatte e non ve le ripeto, ma in sintesi non penso proprio che acquistare sia sempre una scelta valida. Come non penso che casa nostra si possa definire “a misura” per noi, dopo tutto, per quanto io la ami e l’adori.
      Cicatrici?

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      1. Sara

        Già, cicatrici. Liberarsene, anche di quelle dentro, è un po’ complicato. Ti ricordano sempre il fattaccio che le ha provocate. Ma ci sto lavorando.
        Non dico che per quanto riguarda la casa l’acquisto sia sempre la soluzione, però durante le nostre peripezie e spostamenti abbiamo riscontato che una casa propria ( potendosela permettere) e grande il necessario è un’ottima soluzione. L’affitto ti toglie dei pensieri, ma aggiunge piccole rotture….ma abbiamo imparato che casa e fretta in tutti i casi non vanno d’accordo!

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        1. elle Autore articolo

          Le mie cicatrici le porto con orgoglio, direi anzi che quasi le esibisco. Sai come si dice: quel che non ti ammazza ti rende piú forte :)

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  4. gloria

    Te l’ho già detto che ti adoro, vero?
    Trovo questi tuoi post sull’auto-consapevolezza e auto-riflessione delle chicche meravigliose, dei sassolini concreti in un percorso che ci porta a dirci la verità, nuda e cruda.
    A prenderci la responsabilità della nostra vita, che poi a pensarci respons-abilità (mia fissazione professionale del periodo) significa avere la capacità di dare una risposta. Magari senza pensare che esista UNA risposta definitiva ma tenendo presente che tutto si muove molto rapidamente e quello che vale oggi già tra 3 gg potrebbe essere cambiato. Dentro o fuori.
    :)

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  5. yliharma

    se non ricordo male volevate andare a vivere a Milano per risparmiare sui consumi giusto? sicuramente ci avete già riflettuto e avrete le vostre buone ragioni…ma io te la lancio comunque: siete assolutamente sicuri che in città non rimpiangerete i ritmi di vita che avete adesso in provincia? non vi mancheranno i paesaggi aperti, le strade di campagna in cui correre spensierati, l’assenza di traffico, l’aria generale di “calma” e “lentezza”?
    e lo dico con cognizione di causa perché io sono nata e cresciuta in un paesino di 1000 abitanti in cima ad una collinetta soleggiata in Umbria e quando ci siamo dovuti trasferire in città a Terni (100000 abitanti) siamo andati proprio a scegliere un quartiere periferico e tranquillo in cui potessimo vedere le montagne dalla finestra perché la sola idea di abitare in centro ci faceva ribrezzo…e anche ora ogni volta che mi trovo ad andare in qualche città (Roma è la più vicina) mi ritrovo a pensare che se ci dovessi vivere mi verrebbe un esaurimento nervoso e sentirei così tanto la mancanza dell’erba da sentirmi male…vabbè che il mio sogno nel cassetto è andare a vivere in montagna… :P

    comunque le domande “scomode” tendo ad evitarle accuratamente anch’io :P
    quella dell’ingrasso poi….tralasciamo eh?? comunque mi sono ritrovata a farmi un paio di domande scomode in questi ultimi due anni e ti dirò: una mi ha rivoluzionato la vita, l’altra potrebbe…potrebbe essere come dici tu una specie di miccia innescata :)
    yliharma di recente ha scritto I "bisogni" e la possibilità di tirarsi indietro

    Replica
    1. elle Autore articolo

      Ehm, no, in realtà il motivo principale sarebbe facilitare Marco che tendenzialmente lavora su Milano, e ne ha le scatole piene di viaggiare su una delle linee ferroviarie più disastrate d’Italia :)

      Replica
  6. Pi

    Ti seguo da un po’ e mi stai dando infiniti spunti di decluttering e di questo ti ringrazio. Ed oggi scopro che siamo anche vicine di colline. Io sono sulla sponda langarola :)

    Replica
    1. elle Autore articolo

      Sono io che ringrazio te. Sto iniziando a pensare che la mia folle idea di organizzare un raduno minimo potrebbe non essere così folle… :)

      Replica
  7. pervinca

    le domande me le faccio, ma poi non proseguo, ho difficoltà nei passaggi ulteriori. pigrizia? anche…Sto seguendo il tuo blog da dietro le quinte da un po’ e mi stai dando tantissimi spunti, che sia la volta buona? Buon percorso!

    Replica
    1. elle Autore articolo

      Beh, come scrivevo già farsi domande e darsi risposte è un passo. Certo, poi bisogna concretizzare, ma in tanti casi anche i tempi sono importanti…

      Replica
  8. silvia

    avevo commentato tempo fa ad un post sul cambiare lavoro (o meglio licenziarsi senza avere prospettive).
    rispondersi (e attuare) alla domanda “perché continuare con questo lavoro che mi fa schifo?” non è facile. forse una delle più dure.
    scegliere, sempre che si possa, è sempre difficile per me. quando scelgo mi lamento. forse prima andava meglio, vedi che avevano ragione gli altri…etcetc. per me il problema è attualmente questo: io so cosa accidenti voglio. non so se gli altri son disposti ad accettarlo. la fase a, prenditi tempo, domandati, risponditi, è fatta. ma c’è una fase b quando non si è da soli che è “attua con l’altro”. le mie risposte in questo momento non son attuabili in questo senso. allora stringo i denti. chi ha più ragione? chi deve cedere?
    getto le mie parole “al vento”. magari qualcuno le raccoglie. magari mi dice qualcosa di nuovo. (come succede a me quando incontro parole che fino ad un minuto prima volevo e sentivo di dover ignorare).
    silvia di recente ha scritto Leaving Melvin

    Replica
    1. elle Autore articolo

      Posso commentare solo con una banalità, e cioè che esiste una sola persona al mondo per la quale vale la pena (per me) scendere a compromessi su questioni così importanti. Anzi, nel mio caso non ho mai dovuto farlo, ma mi rendo conto di essere particolarmente fortunata…
      Mi hai fatto riflettere però… mmmhhh

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      1. neb

        se intendi “me stessa” con sola persona al mondo…mi vien da dire “è ciò che penso anche io” ma tra “me stessa” e basta (che equivale ad una vita grama da soli a vita) e “con l’altro” (che può equivalere a scendere a compromessi a volte) scelgo (ho scelto sempre) la seconda. a volte è “semplice” la risposta, a volte occorre aspettare che l’altro si risponda come ti rispondi tu. e non accade sempre mi sa.
        neb di recente ha scritto Leaving Melvin

        Replica
        1. elle Autore articolo

          Certo, hai perfettamente ragione, meglio scendere a compromessi che vivere soli a vita. Il problema è che (naturalmente non nel tuo caso) tanta tanta gente, più che scendere a compromessi, si annulla completamente. E poi naturalmente ci sono questioni per cui non vale proprio la pena, e altre in cui invece non si può e non si deve cedere.

          Replica
  9. silvia

    A costo di sembrare ripetitiva…la sottile linea rossa è quella che divide ciò su cui cedere da ciò su cui non cedere. ma è un filo che tende a spostarsi, a mutare, a tendersi o ingrossarsi. le domande. sto ancora riflettendo. provo a farmi domande nuove…forse serve questo no?
    silvia di recente ha scritto Leaving Melvin

    Replica

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