minimo parla

Come sapete, visto che sono più o meno due settimane che vi stresso con questa cosa su ogni canale conosciuto all’uomo, mercoledì ero qui. Io sono stata poco diligente e non vi ho spiegato esattamente di cosa si trattasse, ma ora faccio ammenda: AccademiA è stata scelta da Action for Happiness come rappresentante italiana del loro progetto, che consiste nel diffondere “viralmente” la felicità nel Regno Unito e oltre. Si tratta di un’organizzazione paragovernativa fortemente voluta da David Cameron… un po’ come se Monti decidesse di costituire un ente per promuovere la felicità degli italiani. Vi suona strano? In realtà anche a me, ma solo perché siamo abituati a vedere la politica come qualcosa che, semmai, la felicità ce la toglie. Non per niente c’è chi sostiene l’esigenza di (ri)fondare una (nuova) politica per la felicità, e ci ha condotto uno studio (e chi ha avuto l’idea di tradurlo in italiano – se poi la traduttrice non fosse così leeenta… :))

L’incontro si inseriva in questo percorso: volevamo parlare di come eliminare il superfluo può contribuire alla felicità. Che già non è proprio un concetto scontato: qualcuno potrebbe anche dirvi che per essere più felici c’è bisogno di più cose, persone, affetti, relazioni, stimoli…
Io invece mi sto convincendo sempre di più che semplificare e ridurre sia la chiave per stare meglio: a patto di essere capaci di selezionare quel che è davvero importante per il nostro benessere. A quel punto possiamo concentrarci e dedicare a queste cose,  persone, relazioni, stimoli… tutta l’attenzione, le energie e il tempo che meritano. Il problema è che, per selezionare, devo prima capire cosa conta davvero per me, e qui i nodi vengono al pettine perché questo equivale a capire un po’ meglio chi sono e cosa voglio dalla vita. Hai detto niente. E io come faccio? Fermi tutti, ma io pensavo parlassimo di come svuotare gli armadi e fare un po’ d’ordine…

È stata un’esperienza bellissima, e devo ringraziare Francesca e Marco per avermi invitata e ospitata; ma soprattutto ringrazio chi c’era, cioè una ventina di persone che a me sono sembrate tipo ventimila 🙂
Che venti persone (o anche solo due) siano uscite dall’ufficio, o da una casa bella calda, per mettersi in macchina o salire sui mezzi e venire a sentire proprio me, dedicandomi una porzione del loro tempo, mi ha fatto effetto; l’altra cosa che mi ha fatto effetto è vedere queste persone animarsi mentre parlavo, fare di sì con la testa, o sorridere, o commentare sotto voce con il loro vicino: capire che quello che stavo dicendo non le trovava semplicemente d’accordo, ma anche in qualche modo rifletteva quel che pensavano o sentivano, magari senza averlo mai elaborato o espresso a parole.
In inglese esiste un verbo bellissimo per esprimere questo, ed è “to resonate“, che significa “produrre riverbero”, “entrare in risonanza”, e fa riferimento anche all’idea di “evocare o suscitare immagini, ricordi ed emozioni” ma anche, se applicato a un concetto, di “essere in accordo con l’idea di qualcuno”. Se qualcosa “resonates with me“, significa che mi trova d’accordo, ma anche che produce in me un effetto simile a quello del sasso buttato nell’acqua, o dell’eco, e mi suscita una serie di associazioni mentali, come onde o vibrazioni che si allargano sempre di più.
Non ho la pretesa di dire che è successo a chi mi ascoltava, ma sicuramente è successo a me ascoltando le vostre domande e osservazioni. Senza rendermene esattamente conto, ci avevo sperato: è il motivo per cui, alla mia primissima esperienza del genere, anziché preparare un intervento, provarlo e riprovarlo, e magari cronometrarmi (come si dovrebbe fare quando si parla in pubblico), mi ero fatta una scaletta abbastanza vaga. Sapevo dove andare a parare, ma speravo anche che il filo del discorso si sarebbe dipanato più o meno da solo. Anche se il prezzo da pagare sarebbe stato un intervento un po’ meno organizzato del dovuto… e il fatto che, anziché un’ora e mezza, siamo rimasti a raccontarcela quasi 3: e se Francesca non mi avesse fatto notare che in sala iniziavano a girare i pinguini, probabilmente sarei là ancora adesso a blaterare!
È andata così (segue sospiro di sollievo della sottoscritta), ma se è successo lo devo alla presenza di persone interessate ma anche (evidentemente) interessanti, che hanno avuto voglia di condividere tante piccole perle su tanti piccoli argomenti diversi.
Quindi, grazie per aver fatto riverbero.

Abbiamo parlato di decluttering, di tempo, di paradigmi, di Levi’s taglia 28 (!), di collezioni, di Ikea e simili antri di perdizione, di mensole da sgomberare, di cose di cui non ci vorremmo mai liberare e nemmeno dovremmo, e di altre di cui invece… pensiamoci su. Di amiche che ti chiedono “ma tu non compri niente?” (!!). Di libri. Di CD. Di dischi. Di fregarsene di quel che pensa il prossimo. Di lavori “alternativi” (per gli altri). Di cantine svuotate per riempirle di nuovo, e risvuotarle. Di case, di macchine, di caschi da moto.
Ci sono anche tanti argomenti di cui non abbiamo parlato, o ai quali abbiamo solo accennato: lavoro, spese e soldi, autoproduzione… ma spero che ci saranno altre occasioni.

Per finire, un grazie particolare al fido Trev, che mi ha accompagnato e scarrozzato, e senza il quale in realtà minimo non esisterebbe; e a Francesco, conoscenza “twittera” ormai risalente a più di un anno fa, che abbiamo conosciuto di persona proprio in questa occasione, e insieme al quale giusto ieri ci siamo iscritti alla Milano City Marathon a staffetta (ma di questo magari vi parlerò un’altra volta…). Entrambi hanno scattato foto e fatto una mini-cronaca della serata su Twitter, utilizzando l’hastag #minimotalk: in realtà, per motivi che non siamo ancora riusciti a capire, i tweet di Marco non appaiono nella ricerca, ma se siete veramente curiosi potete cercare qui e, per le foto, qui.

Termino con una nota doverosa: mi hanno fatto giustamente notare che, parlando, ho fatto riferimento a un lavoro “da impiegata a 1000€ al mese” in un modo che poteva essere frainteso. Non intendevo ovviamente dire che gli impiegati a 1000€ al mese sono persone necessariamente tristi e infelici: non è il tipo di lavoro (e nemmeno lo stipendio lordo) che rende, in assoluto, una persona realizzata. Il mio riferimento era a una persona in particolare che si trova(va), per sua stessa ammissione, in una situazione che le stava stretta.

Fatta questa precisazione, benvenuti a tutti quelli che erano presenti mercoledì e adesso stanno curiosando su minimo. Fatevi riconoscere, e speriamo di rivederci presto! 🙂

minimo è anche su Facebook e su Twitter

30 thoughts on “minimo parla

  1. Ciao e grazie a te…
    Tutto interessantissimo e piacevole mercoledì sera…sarebbe ancora più interessante riuscire a collegare sempre più persone ed esperienze. Metter in piedi una rete “concreta” di persone e di atteggiamenti..minimi..
    mi faccio riconoscere..ero quello all’ultimo posto dell’ultima fila!

    1. Ehehehehe ti avevo riconosciuto (anzi vi, perché se non sbaglio eravate in due)!
      Hai ragione, alla fine blaterare non serve a niente se non si riesce a mettere insieme le persone e a “fare” qualcosa di concreto.
      Chissà
      🙂

  2. Ci sono delle volte (e questa è sicuramente una!) in cui vorrei abitare a Milano. Questa “cosa” della felicità è interessante, se non fosse che io parto con un pregiudizio. L’anno scorso nella mia città è stato fatto il Festival della Felicità che tutto sembrava, fuorché quello che racconti in questo tuo post. Per me è stata una delusione, purtroppo. Ti seguo sul blog e vi seguo anche su twitter perché l’approccio che state portando avanti voi mi sembra davvero migliore, direi quasi “minimo” ;D!.
    La solita mamma di recente ha scritto Il solito fattore umano…

      1. L’evento era molto poco “minimo” e molto “politico-elitario”. Per farti un esempio, l’ospite d’onore è stato Benigni, traino per finire in televisione e far parlare dell’evento nel contesto nazionale. Benigni però era ovviamente riservato all’élite e aveva poco a che fare con la felicità più terra-terra. Grandi palchi, grandi nomi (tra cui una Kennedy) ma poca sostanza per il popolino a cui appartengo. Non so, forse non sono riuscita a capirlo. Vedremo se ci sarà una seconda edizione, magari con l’esperienza dell’anno passato sarà migliore!
        La solita mamma di recente ha scritto Il solito fattore umano…

        1. Mah, già in generale sentir parlare di “felicità” tende a generare diffidenza, è un concetto così ampio e così personale, si tende a pensare che difficilmente possano esserci delle formule, o anche solo degli accorgimenti per trovarla, o favorirla. Figuriamoci se si parte dai massimi sistemi.
          Secondo me, anche in questo caso l’unico percorso valido è partire dal basso, dal poco, dal semplice, dal “minimo” appunto. Dalle (apparenti) stupidaggini.

  3. complimenti! è andata benissimo, no? peccato essere lontana… appena ho tempo approfondisco la cosa della politica per la felicità, mi sembra proprio un discorso interessante 🙂
    yliharma di recente ha scritto Ritorno al presente

  4. grazie per la cronaca, ti avrei stressato di domande in privato altrimenti… ti rubo il riverbero, mi piace moltissimo, nella mia esperienza si declina nella (buona) comunicazione e nella (vera) fruizione dell’arte. I riverberi minimi che noto tutt’intorno mi fanno sentire bene…
    Stima Di Danno di recente ha scritto Poi basta…

  5. Uffaaaaaaaaa! Come ti avevo scritto mercoledì sera non potevo essere presente a causa del corso che sto facendo. E sai cos’è successo?! Il docente non s’è presentato! Quindi sono andata fino a Cremona per niente (mmm anche se niente non è esatto: ho conosciuto meglio alcuni miei compagni di corso, quindi la serata non è stata proprio infruttuosa)!
    Ero troppo incazzata per la maleducazione di quella persona che in teoria avrebbe dovuto insegnarci le basi del primo soccorso e per il fatto di essermi persa la tua serata.
    è_é

    Sono contenta che sia andato tutto bene 🙂 Se avete trascorso 3 ore senza nemmeno accorgervene, vuol dire che l’incontro era davvero interessante! Brava Laura!
    Eleonora di recente ha scritto L’inferno di Treblinkla

  6. ciao Marco dell’ultima fila e ciao tutti avete colto uno dei nostri intenti: mettere in contatto le persone, farle agire insieme, cambiare insieme. Non pensiamo di vendere ricette magiche per la felicità ma solo il fatto che le persone arrivano si fermano e fanno delle cose (iniziative attività corsi scambi) insieme ha un significato. Per i Milanesi e non se volete passare tisane e caffè e biscottini sono sempre a disposizione! (La felicità la prendiamo anche per la gola)

  7. ma che bel progetto avete tirato fuori!!!! sai quante domande avrei… Mi ricordo ancora che uno dei primi tuoi post che ho letto riguardava una certa cabina-armadio..
    Grande Minimo, peccato non esserci stata.
    Mamma C di recente ha scritto :: by now ::

  8. Pingback: Domande « minimo.

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